Quote rosa, politically correct e altre amenità

Voglio essere scorretto, sincero ma scorretto. Perché lo ammetto, il politicamente corretto mi fa veramente salire il veleno. Mi fa perdere di vista la mia missione su questa terra (che come sapete è diffondere luce e dolcezza), mi svia, mi fa arrivare a pensare quello che non penso, ad essere quello che non sono.

Arrivato a questo punto (non so bene quale punto, ma sicuramente ad un punto sono arrivato) non sopporto più l’ipocrisia. Non sopporto più le maniere di facciata, il dover fare le cose perché sta brutto non farle, l’assecondare usi e costumi antiquati, irragionevoli, inutili se non dannosi. Tra un po’ rischio di diventare come quei vecchietti afflitti da malattie nervose, che però rimangono lucidi al punto da fare ragionamenti sensati: quelli senza inibizioni, che dicono pane al pane e vino al vino, senza pensare troppo alle conseguenze. Purtroppo a volte un po’ di diplomazia invece non sarebbe inutile.

Ad esempio leggevo su repubblica di una polemica nata all’Università di Leida, in Olanda, dove era esposto un quadro con sei uomini intenti a fumare sigari o sigarette, tutti bianchi e di una certa età. E’ successo che una studentessa si sia risentita e lo abbia denunciato alla preside della facoltà di giurisprudenza, scrivendo poi su Twitter, che sarebbe stato almeno opportuno aggiungere una didascalia in cui si stigmatizzassero le cattive usanze del tempo: il fumo non è ecologico e le compagnie di maschi senza donne non è politicamente corretta. Il quadro in questione fu dipinto nel 1978 da Rein Dool, che è ancora in perfetta forma a 89 anni, e si dichiara divertito e stupito: all’epoca, risponde, fumavano tutti, lo facevo anch’io, e i dirigenti alle università erano tutti maschi. Insomma, in nome del politically correct qualcuno vorrebbe arrivare a cambiare il passato.

Altro esempio. Stanno girando un film sulla conferenza di Monaco del ’38, quando l’Europa si arrese a Hitler che si prese la Cecoslovacchia. Sembra che il regista sia in difficoltà perché è obbligato a inserire almeno un personaggio di colore: cosa evidentemente inverosimile nella Monaco del III Reich. Ma che senso ha? E soprattutto, a chi giova? Inventarsi cose che non esistevano aiuta a ristabilire una parità di genere? E’ funzionale al superamento della disparità e del razzismo?

Ovviamente no. Anzi, comincio a pensare che oltre ad essere inutile, questo revisionismo sia persino dannoso. Eppure basterebbe poco per affrontare seriamente le questioni. La New York Philarmonic quest’anno per la prima volta è composta da più donne che uomini. Perché hanno messo le quote rosa? Ma neanche per sogno. Semplicemente hanno fatto audizioni alla cieca, ovvero dietro un paravento, così da giudicare eslusivamente il talento di chi suona, senza nessun tipo di preconcetto.

L’inclusione contro ogni forma di discriminazione non si fa con la salvaguardia di “quote” garantite. Bisogna far valere il merito, che è l’unica discriminante che al giorno d’oggi dovrebbe avere diritto di cittadinanza. Tutto il resto sono solo chiacchiere inutili

13 thoughts on “Quote rosa, politically correct e altre amenità

  1. Non potrei essere più d’accordo, il politically correct è già ampiamente sfuggito di mano e si sta rivelando controproducente. Un altro esempio? I remake e i live action dei film della Disney, in cui devono necessariamente essere presenti: un personaggio omosessuale, un personaggio di colore, una donna emancipata…

  2. Con me sfondi una porta aperta. Odio il politically correct, tanto da avere scritto una volta, mi pare proprio in un post sul mio blog, che se mi fossi candidata a una qualche elezione avrei messo l’abolizione del politically correct nel programma elettorale. Forzature ipocrite, fuori della realtà, che rischiano di stravolgere storia, geografia, statistiche e buon senso, alimentando l’ignoranza senza minimamente debellare il pregiudizio. Ribollo d’ira al pensiero delle elezioni quando, se indicavi due nominativi, uno doveva essere maschio e l’altro femmina: cioè, due uomini e due donne si possono sposare ma non essere eletti insieme? Follia pura! Se, tra i candidati che si presentano, i due che ritengo capaci sono dello stesso sesso, io dovrei votare una persona valida e una capra in nome della parità di genere? Sarebbe ridicolo se non fosse pure dannoso.

    L’abbattimento del pregiudizio passa attraverso ben altre strade, come per esempio quella da te citata, adottata dalla Filarmonica di New York.

  3. Mi unisco al coro dei “Hai assolutamente ragione”. Un po’ di tempo fa, ho visto il remake di un film ambientato in epoca vittoriana: una donna nera recitava nel ruolo di consigliera di fiducia di un uomo bianco. In epoca vittoriana??? Una donna consigliera di un uomo??? E per di più di colore??? Ma quando mai??? Lo trovo stucchevole, oltre che storicamente insensato.

  4. Quando si arriverà a capire che il politically correct estremo è una grande cretinata che produce effetti devastanti sarà troppo tardi.

  5. Eccomi qua. Sono una grandissima sostenitrice del politically correct e se anche non lo fossi mi basterebbe ricordare che mia madre per dieci anni ha insegnato ai “mongoloidi” – no, non era la dicitura informale con cui ne parlavamo a pranzo in famiglia, era proprio il termine ufficiale del contratto e dello stato di servizio. Poi, certo, le leggi si interpretano e anche i provvedimenti si applicano con buon senso. Credo che converrebbe ridere alle spalle di chi denuncia la presenza di quadri che raffigurano gruppi di maschi con incarichi dirigenziali intenti a fumare ma anche ricordare che l’uso di addomesticare il passato in funzione della cultura presente c’è sempre stato, e gli americani sembrano da sempre incapaci di farne a meno.

  6. Il problema non è neanche cancellare il passato. Se io oggi voglio fare un’opera d’arte con tre uomini bianchi che fumano, chi può impedirmelo? È l’artista che sceglie cosa rappresentare, al fruitore resta solo da dire se gli piace o meno l’opera…

  7. È vero, un po’ di diplomazia non guasta, ma capisco che tutto questo stato di cose faccia rabbia, Romolo. Hai ragione.
    Che senso ha stare a rimettere in discussione le cose del passato?
    Come se oggi i problemi mancassero. Non so davvero dove andremo a finire continuando di questo passo.

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