Sun Tzu, ne L’arte della guerra, afferma che bisogna intraprendere solamente le battaglie che possiamo vincere. E in linea generale sono abbastanza d’accordo con lui. Come già sapete, cari viaggiatori ermeneutici, sono fondamentalmente pigro, figuriamoci quindi se ho voglia di impegnarmi in battaglie di principio, il cui esito è inesorabilmente scontato. Eppure.
Eppure, anche nella mia trascendentale pigrizia, riconosco che ci sono battaglie che vale la pena intraprendere a prescindere dal possibile esito.
La Flotilla era un’idea fallimentare. E questo, fin dall’inizio era il suo esito scontato: il fallimento. Ma solo attraverso questo fallimento è emersa un’assurdità: l’idea che portare cibo e acqua a 2 milioni di persone che muoiono di fame sia un atto criminale.
Non sono andati a portare viveri, ovviamente non era quello l’obiettivo. Sono andati di fronte alla nostra cattiva coscienza, di fronte ai sensi di colpa dell’occidente per costringerci ad aprire gli occhi.
Un estremo, disperato, fallimentare tentativo per risvegliare le coscienze. Quando il potere normalizza l’orrore, ovvero rende ragionevole ciò che in realtà sarebbe assurdo, l’unico gesto che rimane è fallire così clamorosamente da rendere assurdo ciò che dovrebbe essere ragionevole.
Non lo so se questo fallimento aiuterà a risolvere la situazione. Non so se contribuirà a fermare il massacro. Invidio molto quelli che in questa situazione hanno certezze e sono sicuri di sapere dove sia la ragione e il torto. Ma questo tentativo andava fatto.




