There Will Be The Time

Ci sarà tempo per ripensare alle scelte sbagliate, alle alterne fortune, ai colpi della sorte e ai sentieri interrotti sul nascere. Ai silenzi delle parole non dette e alle cattiverie di quelle dette di troppo, ai troppo e ai troppo poco.

Ci sarà tempo per arrabbiarsi con se stessi per l’incapacità di capire la situazione, di cogliere l’opportunità, di comprendere quello che ci stavano dicendo, di prendere l’ombrello prima di uscire di casa.

Ci sarà tempo per immaginare cosa sarebbe stato se non avessimo dato ascolto alla prudenza e se avessimo seguito gli entusiasmi. Se avessimo dormito un’ora in meno o se avessimo bevuto un bicchiere in più.

Ci sarà tempo per rimpiangere la grinta lasciata da parte, l’aver dato ascolto alla pigrizia e aver ignorato la voglia di cambiare le cose. Il non aver dato libero sfogo alla giusta indignazione di fronte ai torti e alle prepotenze.

Ci sarà tempo per pensare diversamente. Ora è tempo di vivere (ascoltando questa in sottofondo)

Mille e non più mille

Vorrei potermi prendere tutto sulle spalle. Anche il rischio di non farcela. Vorrei poter dire che dipende da me, sempre e comunque. Perché sbagliare non mi ha mai spaventato. Preferisco sbagliare, preferisco cadere, se so di avercela messa tutta. Piuttosto che non averci provato. Piuttosto che inventarmi scuse. Gli alibi mi atterriscono. Non voglio dare la colpa alla cattiva sorte, al destino cinico e baro, alla luna storta, ad un parrucchiere che fischia un rigore che non c’è, agli altri che non capiscono. Meglio, molto meglio, poter dire colpa mia.

Quindi grazie mille novecentonovantanove lettori (davvero siete così tanti? Mica ci credo sul serio) stasera, isolato dal mondo, vi dirò una confidenza. Anzi, ve la lascio dire dai Mumford & Son, di cui come ho già detto ultimamente, sono diventato un apposionato estimatore.

Ma non eri tu a dire che non ero libero? Non eri tu a dire che mi serviva pace? E adesso sei atterrita dalla paura di ogni cosa. Ma quando senti il mondo strozzarti il collo, stringi le mie mani intorno alle tue. Quando senti il mondo strozzarti il collo, non soccomberai. Va tutto bene. Piuttosto prenditela con me. Va tutto bene, prenditela con me.

Awake my Soul

Mumford & Son. Quest’estate a Rock in Roma me li sono persi, mannaggia la pupazzetta! Chi c’è stato racconta di un concerto travolgente (altro che quella rana gracidante che le mie sorelline si vanno a sentire domani sera…). Sono un gruppo straordinario, due CD oltre quello uscito quest’anno, uno più bello dell’altro. In oltre sette anni di concerti cominciati per strada (ma anche oggi so che a volte è lì che tornano). Melodie che non puoi ascoltare senza stare fermo, anzi senza aver voglia di salire sul tavolo e metterti a ballare. Testi che colpiscono senza mai annoiare. Senza scomodare paragoni ancora prematuri, fra le nuove generazioni, secondo me, i talenti emergenti più promettenti.

Lo so, fino ad oggi vi avevo scassato i minchioni solo con i consigli non richiesti in campo letterario. Ma stasera mi girava così e poi questi ne valgono davvero la pena. Non ci credete? E allora ascoltate questa

Quanto è mutevole il mio cuore e quanto storditi sono i miei occhi
Lotto per trovare una qualche verità nelle tue bugie
Ed ora il mio cuore si imbatte in cose che non so
Questa debolezza che sento, dovrò mostrarla alla fine
Dammi una mano e li conquisteremo tutti
Prestami il tuo cuore e ti farò innamorare
Prestami i tuoi occhi, posso mutare quel che vedi
Ma devi mantenere la tua anima completamente libera
In questi corpi vivremo, in questi corpi moriremo.
Dove investi il tuo amore, dove investi la tua vita
In questi corpi vivremo, in questi corpi moriremo
Dove investi il tuo amore, dove investi la tua vita
Risveglia la mia anima, risveglia la mia anima
Risveglia la mia anima, risveglia la mia anima
Risveglia la mia anima, risveglia la mia anima
Sei stato creato per incontrare il tuo creatore