Razzista a chi?

Chi frequenta da un po’ questo luogo virtuale sa come la penso riguardo le differenze razziali e soprattutto riguardo chi si lascia condizionare dal colore della pelle o dal credo religioso di qualcuno. Per chi fosse capitato qui per caso, lascio parlare il mio amico Jake

Odio i pregiudizi e ho una bassissima considerazione di chi si lascia condizionare da idee preconcette, da paure insensate o da valutazioni aprioristiche che non tengono conto della effettiva realtà di chi ci sta di fronte.

Premessa necessaria per spiegare come mi sono sentito ieri sera quando, parlando con l’Amministratore di condominio, sono venuto a sapere chi verrà ad abitare nel piano sotto a noi, nell’appartamento lasciato vuoto dopo la dipartita di una coppia di simpatici vecchietti. Domenica pomeriggio avevamo visto una ditta di traslochi che aveva appoggiato nell’androne dei materassi: qualcuno diceva quindici, altri venti, ma insomma una quantità davvero insolita. L’appartamento, affittato da una ditta edile il cui responsabile è il nipote dei precedenti proprietari, verrà abitato da otto (qualcuno dice dieci) operai egiziani, che lavorano appunto in questa ditta.

Mentre assimilavo questa informazione gli altri condomini urlavano allo scandalo, minacciavano ricorsi ai vigili, alla guardia di finanza ai Power Ranger ed io ho cominciato ad immaginare i prossimi mesi, l’odore di spezie che dalla loro cucina fluttuerà per le scale, l’aroma di cumino che pervaderà l’androne e stazionerà nell’ascensore, i canti e le feste notturne durante il Ramadan, mia figlia che torna a casa in tarda notte vestita come si vestono le belle fanciulle ventenni e quindi mi sono ricordato quello che diceva Bergonzoni. Non mi fa tanto paura il razzismo in sé, quanto il razzismo in me.

14 thoughts on “Razzista a chi?

  1. Sono molto d’accordo

    anche se pur’io sarei partita piena di pregiudizi: gli appartamenti affittati dalle ditte edili generalmente diventano teatro di grandi disastri 😬

  2. Bergonzoni ha ragione. Il fatto è che noi non conosciamo a fondo noi stessi, ma siamo convinti di quello che andiamo asserendo.

  3. Non so quanto sia grande l’appartamento affittato (non credo molto ampio giacché ci abitava una coppia di anziani), in ogni caso nessuno si è chiesto come facciano a viverci 8 o 10 “esseri umani” ? nessuno ha avuto un briciolo di comprensione per questa gente che è costretta a dividere le spese di vitto e alloggio, forse anche mandare i soldi ai familiari rimasti nella loro nazione e… chissà magari son qui per rincorrere un sogno di civiltà?

    ps: il cumino in cucina lo uso anche io 😉 così come tante altre spezie esotiche… 😊 sapessero che gusto i miei piatti

  4. Il commento che volevo mandarti era un altro. Ma da un po’ di tempo il telefonino sforbicia dei pezzi qua e là. WP ci mette del suo vietandomi l’ingresso. È una congiura! Provo a rimandartelo ma non garantisco niente.

  5. Bergonzoni ha ragione. Il fatto è che noi crediamo di conoscere noi stessi, siamo convinti di sapere fronteggiare qualsiasi situazione. Invece si dovrebbe sempre immaginare di essere dell’altra parte del fiume, cioè l’altro lato di noi, quello che magari qualche volta fa capolino  e che noi ricacciamo giù in fondo. Quante volte abbiamo sentito ripetere che “io non sono razzista però…”. Certo non ci sconvolge il fatto che nella classe dei nostri figli ci siano bambini mussulmani, né che la badante della nonna sia rumena,  così  come ci piace comperare la frutta al mercatino dal pakistano così simpatico. Ma queste situazioni non bastano a fare di noi una persona al di sopra di ogni sospetto. Basta un frangente insospettabile  che parte in sordina per risvegliare il peggio di noi, il nostro lato oscuro.

  6. No, ma neanche fossero stati otto svedesi o piemontesi o di qualsiasi altra parte del globo! Il problema è pensare di trasformare una palazzina residenziale in una specie di pensione per lavoratori stagionali

  7. Come si dice, tra il dire e il fare (in questo caso anche pensare) c’è di mezzo il mare (mediterraneo 😂 pessima battuta), anche se involontariamente.. tante volte ci si autoproclama non razzisti, paladini dell’integrazione, ma in autobus ci stringiamo la borsa addosso, per strada ci spostiamo di lato, e se si avvicinano ci pervade il sospetto… è un “timore”, non saprei come definirlo, comune, nel senso che un po’ ci si lascia condizionare, quando da entrambe le orecchie si sentono persone gridare accuse contro una non ben identificata razza (che è razza soltanto per loro)… da quando ho sentito che alcuni vengono ancora definiti negri, termine che pensavo fosse sparito il secolo scorso, non mi stupisco più di niente. Perdona il commento divagante 😅

  8. Io mi preoccuperei di 8-10 uomini che condividono un appartamento, pur grande, a prescindere dalla nazionalità. Insomma, tanta prossimità non li renderà troppo tolleranti…

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