Sempre e per sempre

Come il negozio di alimentari che rimane aperto anche dopo l’ora di chiusura, perché sa che anche i ritardatari come te hanno bisogno di un pezzo di pane per cena.

Come quella banconota da 50 euro che tieni nel cassetto, perché non si sa mai, magari potrai averne bisogno quando non ti andrà di andare ad un bancomat.

Come quando alzi gli occhi di notte e trovi il grande carro dell’Orsa maggiore e la stella polare, perché anche se di astronomia non capisci nulla di astronomia, almeno quella la sai riconoscere, sai che è lei, sai che sta lì e non ti puoi sbagliare.

Come un bicchiere di rum, dopo una bella cena nel terrazzo d’estate con il vento tiepido che ti accarezza il viso e fa danzare il fumo di un buon sigarillo.

C’è una conseguenza nascosta nella situazione che stiamo vivendo. Più o meno consapevolmente, ogni giorno di più, ci rendiamo conto della nostra precarietà, del fatto che ogni cosa può cambiare in un attimo, ogni progetto può essere sconvolto, ogni previsione cancellata. I punti di riferimento vacillano, come un segnale intermittente, che dà e toglie la linea in maniera imprevedibile.

Forse impareremo, forse riusciremo ad apprezzare di più l’hic et nunc, godendo del presente, perché il futuro resta un’incognita. Forse sì. Ma il bisogno di certezze, la necessità di punti fermi, almeno per me resta imprescindibile. E certe cose, per fortuna, neanche una pandemia mondiale potrà portarmele via.

Come quella canzone, la tua canzone, che in qualsiasi stato d’animo ti possa sentire, appena la ascolti ricordi e sorridi, perché ha improgionato dentro le sue note e le sue parole i sentimenti più profondi, i ricordi più dolci, l’essenza di quello che sei stato ieri, di quello che sei oggi e di quello che sarai domani.

Pioggia e sole cambiano la faccia alle persone
Fanno il diavolo a quattro nel cuore e passano
e tornano e non la smettono mai
Sempre e per sempre tu ricordati
dovunque sei, se mi cercherai
Sempre e per sempre
dalla stessa parte mi troverai.

 

A proposito del qui e ora

A volte mi chiedo cosa stiamo aspettando
Silenzio
– Che sia troppo tardi, Madame

Fra le tante cose che dovremmo imparare dai nostri amici a 4 zampe è il saper vivere il presente. Il cane passa sopra in un attimo alle angosce passate e non dà la minima importanza al futuro. E’ felice se sta con noi, è triste quando ce ne andiamo, riesce a vivere pienamente il qui e ora, senza farsi condizionare più di tanto da quello che è successo prima o da quello che succederà dopo. Solo chi non li conosce può pensare che non abbiano memoria: ricordano tutto, ma a differenza nostra riescono a non farsi condizionare da quello che è accaduto.

Che noi umani al contrario non sappiamo apprezzare il quotidiano è storia antica. Spesso siamo nostalgici verso un passato che probabilmente non è mai realmente esistito e allo stesso tempo viviamo con questa proiezione a quel che accadrà domani, oscillando fra l’ansia e l’attesa di quello che potrebbe succedere. A volte aspettiamo da così tanto tempo qualcosa, che alla fine neanche ricordiamo più bene quello che stavamo aspettando. O come dice Baricco nella bellissima frase di Oceano Mare, forse stiamo aspettando che il tempo passi e ci sia una scusa concreta per non affrontare la realtà.

Se ci pensate, l’elemento che esemplifica chiaramente questo stato d’animo di insofferenza verso il presente sono gli smartphone: mentre siamo in un determinato posto, da soli o con altri, attraverso il cellulare riusciamo ad essere altrove. Ascoltiamo chi ci sta vicino, ma parliamo con quello che è dall’altra parte del mondo, guardiamo l’interlocutore e nello stesso tempo leggiamo i commenti di uno sconosciuto alla foto di un conoscente. Senza alcuno motivo apparente, perché se qualcuno ci chiedesse “scusa, ma cosa stai guardando di così importante?” il più delle volte non sapremmo rispondere.

E’ innegabile che l’altrove – nello spazio o nel tempo – possa avere un suo fascino, com’è altrettanto certo che stare in fila alla ASL o pigiato dentro una metropolitana rendono interessanti anche le foto del collega d’ufficio con cui non ti saluti in ascensore (ma chissà perché sei amico di FB). Il rischio però è perdersi il qui e ora. L’espressione sognante di quella nonna che parla con la nipotina in fila insieme a te. La faccia arrabbiata ed intrigante della fanciulla nel tuo scompartimento. Ma allora, siamo proprio convinti che quello che andiamo cercando altrove valga di più di quello che perdiamo nel qui e ora?