Avatar di Sconosciuto

Che fa la notizia? Striscia! Un po’ come me

– Ma dai, non sei contento? Stasera ti vedranno 7 milioni di Italiani.

– Pierpi, mi vedranno in 7 milioni, ma in 6 milioni novecentonovantanovemila penseranno, “ma guarda ‘sto cojone che figura di merda che sta facendo!” 

– Come si dice, l’importante è che se ne parli.

– Ma io non ho proprio alcun bisogno che si parli di me!

Pennac è forse il mio autore preferito…ma non è che morissi dalla voglia di impersonare Malaussene. Tra l’altro vicino a Staffelli che supera il metro e novanta sembrava uno gnomo da giardino! E poi, invece di parlare dei Buoni Postali avrei preferito, che so, parlare della Fenomenologia dello spirito di Hegel. O delle monadi di Leibniz. Al limite forse avrei volentieri intrattenuto la platea con l’appercezione trascendentale in Kant. Magari avrei potuto recitare a memoria la formazione della Lazio del primo scudetto… PuliciPetrelliMartiniWilsonOddiNanniGarlaschelliReCecconiChinagliaFrustalupiD’Amico. A quel punto forse mi sarei anche potuto lanciare in una gara di rutti. Ma la cosa peggiore è stata prima della registrazione del servizio.

Mi ripete il suo nome e il suo ruolo?

A quel punto avrei voluto tirar fuori una battuta di quelle storiche, una minchiatona come se non ci fosse un domani, una di quelle cose da raccontare ai nipoti. Che ne so…ehi bello, puoi chiamarmi Al! Invece, ligio al dovere

– RG, sono responsabile dei rapporti con le Associazioni

– Ah! Davvero?

E mentre dice così mi guarda – ovviamente dall’alto in basso – con aria perplessa. E vi assicuro che è brutto quando uno come Staffelli dubita del tuo ruolo. E allora un dubbio viene anche a me: vuoi vedere che avrà letto i post minchioni sul mio blog?

Avatar di Sconosciuto

Ma io preferisco scrivere di cose belle (e minchione!)

Un amico è la cosa più preziosa che tu possa avere e la cosa migliore che tu possa essere

Un bell’articolo di Monia metteva in evidenza come anche fra i blog, come nella carta stampata, in tv, ma più in generale in qualsiasi mezzo di comunicazione, sia evidente la preferenza per le sfighe, per le lamentazioni, per le tragedie, rispetto alle cose belle.

La distanza fra quello che è e quello che dovrebbe essere, è un fatto incontrovertibile che ognuno di noi vive ogni giorno. E non credo neanche che le cose belle si vivono, mentre quelle brutte si scrivono. Non per me almeno. Non in questo blog che al contrario si fregia di essere orgogliosamente e rigorosamente minchione. Però a volte capita che anche a me di avere il morale sotto i tacchi e mica solo perché si perde il derby. E se vedo le statistiche del blog salta agli occhi il fatto che quando mi lascio andare a sfoghi e paturnie, ho molte più letture ed apprezzamenti rispetto ai post più minchioni. In ogni caso io scrivo sempre e comunque quello che mi passa per la mente e quindi preferirei di gran lunga avere qualche lettore in meno, ma qualche motivo in più per scrivere cose divertenti.

Purtroppo, come scrivevo altrove, è sotto gli occhi di tutti che viviamo in un mondo difficile. Capita di imbattersi e di dover avere a che fare con  perfetti idioti, cialtroni senza arte né parte, che si trovano in posti strategici, apparentemente baciati dalla fortuna, stimati ed apprezzati dal resto del mondo. Che fare dunque? Tenersi strette le cose belle, le gioie di amici veri, quelli che quando ti saluti già pensi e pianifichi quando rivedrai. Quelli che ti raccontano storie belle e inaspettate. Che non puoi scrivere sul blog, anche se vorresti. Storie che ti tieni strette, ci pensi e sorridi, pensando che forse è vero che fa più rumore un solo albero che cade di un’intera foresta che cresce. Ma finché avrai amicizie così puoi essere certo che non sarai mai un albero solo.

 

Avatar di Sconosciuto

Noi e Loro

Sento sussurri di ipotetici accordi per un pareggio al derby di domani. Non scherziamo. Il derby si può vincere e si può perdere e fermo restando che fra loro ho amici fraterni, in quei 90 minuti si affrontano due visioni della vita incompatibili e inaccordabili. Giochiamolo e vinca il migliore!

Avatar di romolo giacaniViaggi Ermeneutici

Se er Papa me donasse tutta Roma e me dicesse lassa annà chi t’ama. Io je direbbe NO sacra corona. Vale più l’amore mio che tutta Roma!

Noi siamo nati prima. Loro no

Noi non abbiamo bisogno del nome di Roma. Loro sì

Noi sappiamo benissimo che Giulio Cesare non tifava Lazio. Loro no

Noi non abbiamo bisogno di altre storie, ci basta la nostra. Loro no

Noi abbiamo i colori del mare e del cielo, degli spazi infiniti. Loro no

Noi non abbiamo mai ucciso un tifoso avversario in uno stadio. Loro sì

Noi siamo nati sulle sponde del Tevere, per iniziativa di alcuni ragazzi romani. Loro sono stati creati a tavolino da un gerarca. Abruzzese.

Noi abbiano come simbolo un’animale solitario. Loro hanno l’animale del branco

Noi saremo sempre minoranza consapevole. Loro sono sempre la folla

Noi abbiamo avuto tanti capitani, alcuni amati altri meno. Ma la maglia è sempre stata…

View original post 25 altre parole

Avatar di Sconosciuto

Nel migliore dei mondi possibili

Il migliore dei mondi possibile è un punto di vista. Non è il migliore dei mondi in assoluto. Nel migliore dei mondi in assoluto nel fine settimana c’è sempre il sole. Nel migliore dei mondi possibile fuori piove e allora si sta a casa e si gioca a risiko (poi magari si tromba pure). Nel migliore di mondi in assoluto non serve dare troppe spiegazioni, gli altri ci capiscono con un’occhiata, non ci sono incomprensioni, né fraintendimenti. Nel migliore dei mondi possibile si tenta di capirsi, ci si prova a spiegare e alla fine si rinuncia, ci si dà un bacio e magari però va bene lo stesso.

Nel migliore dei mondi in assoluto non si festeggia il 24 maggio. Il Piave non mormora, non c’è nessuna bella che deve dire ciao, non ci sono democrazie plutocratiche da sconfiggere, né razze ariane da salvare. Non ci sono trattati di pace, perché non ci sono guerre. Invece nel migliore dei mondi possibile c’è un maleducato che proprio quel 23 maggio 1992 lascia un chiodo sulla strada che da Punta Raisi arriva a Palermo. C’è una macchina che deve fermarsi a cambiare una ruota e che fa tardi all’appuntamento col destino.

Nel migliore dei mondi in assoluto la Lazio ha vinto più Champions del Real Madrid e più campionati della Juve. Nel migliore dei mondi possibile, quel 15 maggio del 99, Treossi di Forlì si rende conto che effettivamente Mirri trattiene Salas in piena area, fischia il rigore, vinciamo 2 a 1 e restiamo sopra il Milan.

Nel migliore dei mondi in assoluto non fa caldo, né freddo, non è secco, né umido. Al Polo sud nel mondo migliore possibile gennaio è il mese più caldo e fa-20. Nel migliore dei mondi in assoluto l’amore è eterno. Va be’, questo anche nel migliore dei mondi possibili. Almeno finché dura.

Io penso che il buon vecchio Leibniz non avesse poi tutti i torti. Non viviamo nel migliore dei mondi in assoluto. Ma possiamo vivere nel migliore dei mondi possibile. E strano a dirsi, per buona parte, dipende da noi.

Avatar di Sconosciuto

A proposito di persone importanti

Ci sono cose importanti e cose che ci importano. Non sempre le due coincidono. Ci sono cose che razionalmente riconosco essere molto importanti: la situazione economica del paese in cui vivo, l’effetto serra o la fame nel mondo. D’altra parte ci sono cose che emotivamente mi importano molto: il risultato della Lazio, l’aumento di stipendio, il meteo nel fine settimana.

Se volessimo catalogare, potremmo dire che alle persone profonde importano le cose importanti. Quelle superficiali ritengono importanti le cose che a loro importano.

Ma in fondo questa è una semplificazione che lascia il tempo che trova, perché fatta con la testa, più che con il cuore. E per fortuna noi essere umani ragioniamo molto più con il cuore che con la testa. Per questo l’importante, alla fine dei conti è ciò che ci sta a cuore. E anche sforzandoci non riusciremo mai ad avere a cuore una cosa solo perché è importante. E’ vero esattamente il contrario: una questione diventa importante se l’abbiamo a cuore, se il suo esito ci toglie il sonno, se riguarda cose o persone a cui teniamo.

E se è vero per le cose, per i fatti, per le situazioni, molto di più succede per le persone. So quello che mi piace e mi piace quello che so, cantavano i Genesis nel loro album più bello. E allo stesso modo potremmo dire che non sono nel nostro cuore le persone importanti, piuttosto le persone importanti, quelle di cui ci importa, sono quelle che stanno nel nostro cuore. E non sempre siamo noi a decidere chi o perché sono lì dentro. Però ci sono. A volte senza un motivo, a volte per un milione di motivi e altre ancora per uno solo, ma importantissimo.

Per un motivo o senza di esso, le persone importanti sono quelle di cui ci importa, perché sono lì nel nostro cuore, rendono belle le nostre giornate, ci mancano un minuto dopo che abbiamo finito la telefonata con loro, condividono con noi le loro ansie, le loro paure e i loro desideri. Ci sorprendono ricordando cose che anche noi avevamo dimenticato, ci fanno gli auguri a mezzanotte e un minuto e sanno indicarci le stelle nella notte oscura. Forse, banalmente, perché sono loro le nostre stelle.

Avatar di Sconosciuto

Elogio della bruttezza

Sei talmente brutto che quando da piccolo chiedevi ai tuoi genitori di andare allo zoo loro ti dicevano: “Eh no! Se ti vogliono vedere devono venire loro qua”.

La bellezza è opinabile. E’ un punto di vista, una sfumatura. A volte è controversa, è cangiante. La bellezza dipende dallo sguardo di chi guarda. La bruttezza no. La bruttezza è oggettiva. Poi certo, qualcuno dice che la vera bellezza è interiore. Ma allora perché vanno così tanto di moda i selfie e non le colonscopie?

La bellezza è poesia, è l’eterea sostanza dei sogni. La bellezza è dolce, profumata, è il cielo, l’acqua, l’aria. La bruttezza è terra, è sporca, puzza e ha la stessa ruvida pesantezza del turpiloquio. Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie. Mavattenaffanculo. Non c’è paragone.

Alla bellezza ci si può arrivare, si può costruire. La bruttezza è naturale, segue il corso delle cose, senza ostacoli, senza scorciatoie. Colpisce come un pugno in uno stomaco, come un peperoncino nascosto nella pasta. La vita è una scatola di cioccolatini. Ti è capitato quello sbagliato, che vuoi fare? Se sei brutto, sei brutto. C’è poco da fare.

Oppure c’è molto da fare. Anzi, c’è moltissimo. Perché quando non sei bello devi arrangiarti, devi trovare strade nuove. Devi azzardare, devi buttare il cuore oltre l’ostacolo. Quando sei bello la strada è spianata, le porte sono aperte e le possibilità sono lì, che aspettano solo te. Quando sei brutto, se vuoi arrivare, devi smettere di avere paura e provare ad arrivare oltre, al di là del fiume, per scoprire nuove terre. Se sei brutto te ne freghi e magari provi a pensare che la terra è rotonda e cominci a navigare verso l’ignoto per scoprire se davvero è così.

Se sei brutto provi a capire gli altri meglio degli altri e magari racconti storie che nessuno aveva pensato prima. Oppure provi a dire con i piedi quello che non riesci a dire a parole. O con la musica. E parli al cuore, perché quello non vede se sei bello o brutto, sta dentro alla cassa toracica, tra un polmone e un altro,  mica sta lì a farsi troppi problemi. O magari cerchi di capire il mondo che ti circonda. E scopri che alla fine tutto è relativo. Anche la bruttezza.

Eh sì. Un vero peccato che mamma mi abbia fatto così bello.

 

Brutti002

Avatar di Sconosciuto

Ce l’ho, mi manca

Un po’ come le figurine quando eravamo piccoli. Non era semplice trovare la figurina mancante. Potevi avere decine, centinaia di doppioni, ma non contavano nulla. Se non avevi quella che ti mancava, le altre non avevano valore. Per questo avresti fatto a cambio di 100 contro una. Te le do tutte, tutto questo mazzetto se mi dai quella lì. Ed è buffo pensare che il suo valore fosse pari alla sua assenza. Quelle troppo semplici da trovare infatti non valevano nulla e al contrario quelle rare, quelle che non trovavi in nessun pacchetto, quelle sì che contavano davvero.

La vita però non è un album di figurine, non è un ce l’ho e mi manca. Soprattutto gli altri non sono una collezione da completare, anche perché non la completerai mai. Per fortuna ci sarà sempre una nuova figurina da aggiungere. Non solo. Potrà capitare che eravamo certi di aver riempito una pagina e invece si aprirà un nuovo buco, perché una figurina che pensavamo di avere non ci sarà più. E ci mancherà. Ci mancherà terribilmente, quando invece non avevamo mai capito prima quanto fosse bella e quanto rendesse speciale il nostro album.

Non abbiamo mai gli altri come fossero figurine, perché non li avremo mai una volta per sempre. Dobbiamo rimetterci in gioco, ricercarli ogni giorno, come se non ci fossero. Però è vero che a volte dovremo essere disposti a perderne molte, per avere in cambio quell’unica che vogliamo. Ed è proprio il fatto che ci manca che ci farà capire quanto saremo disposti a perdere pur di averla. Quanto coraggio, pazienza, follia avremo per rimetterci in gioco e andarla a ritrovare, per provare ad incollarla nuovamente dentro di noi.

11219243_894625717251074_5060786829076646681_n

Avatar di Sconosciuto

Il vassoio non vale

Gli altri ci giudicano. Osservano e ci valutano. E anche dal più piccolo particolare si fanno un’idea. Magari non sanno come la pensi riguardo la fenomenologia dello spirito. Non hanno la minima idea su come ti poni rispetto al dubbio cartesiano. Né hanno voglia di sapere la tua opinione sull’imperativo categorico kantiano o sui giochi linguistici di Wittgenstein. Però guardano che macchina hai e si fanno un’idea. Osservano la tua acconciatura e si danno un giudizio. Valutano le tue scarpe o l’abbinamento cravatta camicia giacca e pensano di sapere che tipo sei.

Siamo onesti. Chi più chi meno, facciamo tutti così. E guarda quello che razza di tatuaggio, mamma mia che cafone che ascolta quella musicaccia, come fa quello a comprarsi quelle schifezze, quello si vede subito che ha gusto guarda che orologio. C’è poco da fare. Tutti. Chi si fissa sulle sopracciglia, chi guarda le caviglie, chi i piercing. Tutti.

Anche io ho le mie fisime, non lo nego. E infatti debbo dire che poi, in fin dei conti, non sono poi così contrario a questo giochino. Ognuno di noi si costruisce, più o meno volontariamente un’ immagine. Anche chi non bada all’immagine vuole dare un’immagine di sé. Non se ne esce! Poi certo, non si dovrebbe fermarci a quello, bisognerebbe andare oltre, non fermarsi alle apparenze, ma chi ne ha voglia? Chi ne ha tempo?

Comunque in questo discorso c’è una cosa che non tollero. Una cosa che proprio mi manda ai matti. Il vassoio. Non posso essere giudicato da un vassoio! A mensa, tu sei lì che cerchi di sopravvivere fra una pasta al pesto e un tacchino panato, tra un piatto di lenticchie e un arrosto di chissà quale animale. Ti scervelli, valuti i pro e i contro e alla fine scegli. E mentre sempre più perplesso ti appropinqui alle casse, arrivano quelli che stavano dietro di te in fila. E cosa fanno? Guardano il tuo vassoio. Lo guardano e poi guardano te. E tu vorresti dire “non c’era altro“, “io non volevo scegliere questo“, “guarda che il resto è peggio“. Ma non c’è niente da fare. Quella smorfia di disgusto, la ripugnanza dell’espressione del suo volto non è più solo sul vassoio. Eh no! Ti giudicano. Si fanno un’idea. E il merluzzo lesso diventano i tuoi calzini. La pasta con i broccoli è il tuo taglio di capelli, il petto di pollo le tue letture.

Per questo vorrei fare un appello. Giudicate le mie giacche, perculeggiate i miei gilet, valutate le mie scelte in fatto di musica o di libri. Sparlate della mia macchina o delle mie vacanze. Ma il vassoio no. Il vassoio non vale.

Avatar di Sconosciuto

Il treno dei desideri

11071093_10153276835334486_3853361169264853364_n

Quando gli Dei vogliono punirci, esaudiscono i nostri desideri“. (Proverbio Arabo)

Oggi come oggi, capire cosa si vuole diventa sempre più complicato. Quando siamo piccoli i nostri desideri sono chiari, nitidi, forse irraggiungibili, ma univoci. L’adolescenza è di per sé un moltiplicatore: si vogliono tante cose, si vuole l’eccesso, cominciano i dubbi. A volte si vorrebbe una cosa e il suo esatto contrario. Crescendo le idee si chiariscono, gli obiettivi si delineano, si scartano quelli irrealizzabili, si lasciano per strada quelli inutili, si punta dritti alla meta. E poi? Una volta raggiunto l’appagamento per quelli realizzati e messa una pietra sopra a quelli sfumati, che cosa ci resta?

Sarà per quello che, come spesso si sente dire in giro, gli uomini raggiunti una certa età (chi dice 40, chi dice 50…facciamo una via di mezzo e non se ne parli più), gli uomini dicevo (ma perché le donne no?) ad un certo punto fanno cose insolite. Chi si tinge i capelli, chi tenta nuove avventure amorose, chi prova a cambiare lavoro. Come se ad un certo punto ci fosse bisogno di desideri diversi, strade mai percorse prima, che forse possono dare nuove emozioni.

E’ come se i vecchi desideri, ormai realizzati, diventassero delle gabbie: da obiettivi a cui puntare, sono diventati parte di noi e parte di quello che gli altri si aspettano da noi. E allora che cominciano a diventarci stretti, che sembrano essere ostacoli che non ci fanno vivere la vita che si vuole, ma quella che gli altri vogliono da noi. Per questo alcuni li sminuiscono, li danno per scontati. Ma alla fine dei conti si rischia di dimenticarci che la felicità è una scelta. Che dipende da noi e che probabilmente prescinde dai desideri più o meno realizzati.

Da parte mia, ve l’ho già detto anzi scritto altre volte, niente mi piace di più del rincorrere i desideri degli altri, delle persone a cui voglio bene, per aiutarli a raggiungerli. Non saprei, anzi tenderei ad escludere che sia un atteggiamento puramente altruistico. Ma è il mio. E non da oggi. In fondo c’è chi colleziona farfalle, chi fa corsi di paracadutismo, perché io non dovrei sentirmi un po’ genio della lampada? O forse il mio treno dei desideri, come cantava Paolo Conte, nei miei pensieri, all’incontrario va.

Avatar di Sconosciuto

Il come farà la differenza

How can I give love when I don’t know what it is I’m Giving? How can I give love when I just don’t know how to give? 

Già altrove vi ho raccontato come la penso sulla forma e la sostanza e sull’importanza che si dà all’una e all’altra. Vi ho già detto che ho rivisto certi atteggiamenti un po’ manichei, che mi facevano puntare tutto sull’una a discapito dell’altra. In effetti due vicende recenti mi hanno sempre più convinto che debbo approfondire questa revisione e di conseguenza l’ordine di priorità delle cose.

La prima sono stati i disordini di Milano. Per quale motivo 4 figli di papà (secondo Renzi), un branco di teste di cazzo (secondo me) vanno lì a contestare l’Expò? C’è un motivo? Ma soprattutto, interessa a qualcuno quale sia il motivo? No! Perché qualsiasi possa essere il motivo è inaccettabile che venga portato avanti in quel modo. Qui la forma è molto più importante della sostanza.

Seconda vicenda la modifica della legge elettorale. Anche qui, il modo di fare arrogante di Renzi ha messo in secondo piano la sostanza della legge perché non è un dettaglio il modo in cui verrà approvata una legge che stabilisce le regole del gioco. Potrà essere giusta o sbagliata, potrà essere una porcata o la migliore delle leggi possibili, ma non importa. Se la approvi a colpi di fiducia tutto va in secondo piano. E ti meriti tutti gli insulti che stai ricevendo.

La forma è sostanza. E la sostanza da sola non basta. neanche la sostanza più sostanziosa, da sola non basta. L’amore non basta. Non basta se ha la forma sbagliata. Non basta se non riesce a modellare la sua forma su quella dell’altro. Non basta voler bene se non riesci ad esserci. Non basta esserci se non riesci a farlo nel modo giusto. Non basta trovare il modo giusto, se non è quello che mi serve in quel momento. Se non voglio che tu mi stia addosso, non basta dire, volevo solo dormirti addosso. Se volevo che tu stessi lì accanto a me e tu non c’eri, non serve a niente aver avuto le migliori intenzioni per esserci. Le intenzioni non interessano a nessuno. Quel che conta sono i fatti.

Il fatto è che non si finisce mai di aggiustare la forma. Non si finisce mai di capire quale sia il modo giusto per esserci. Non si finisce mai di imparare il come. Non si finisce mai. Perché, più volte di quello che crediamo, il come è più importante del quanto. Il come è più decisivo del se. Il come sarà ciò che farà la differenza.