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10 futili motivi di felicità

L’Italia è stata eliminata. E anch’io non mi sento tanto bene. E allora, perché non dedicarsi a un bel post minchione, della serie le 10 cose che? 10 motivi per essere felici. Chi non vuole essere felice? Ma qui non si parlerà di motivi seri per essere felici: troppo facile elencare, che so, lo svegliarsi a fianco della persona che ami, vedere la partita di calcio di tuo figlio, essere d’aiuto ad un amico.

Non voglio nominare neanche quei motivi che pur non essendo seri, comunque riescono a dare il verso a una giornata, tipo una vittoria della Lazio, fare una passeggiata in montagna, oppure l’uscire dall’ufficio il venerdì pomeriggio. No questa è un classifica minchiona e quindi elencherò quei motivi futili, quelle cause occasionali, che possono esserci oppure no, che ti capitano, non ti vai a cercare, che però hanno la capacità di colorare le giornate, di dargli quella lieve sfumatura che ben ti predispone e che ti aiuta ad affrontare le sfracassature varie che ogni giorno dobbiamo affrontare.

La prima cosa che mi viene in mente è l’uscita mensile di Tex. Da circa 4o anni a questa parte, da quel numero 118 uscito nel dicembre del 73, per me è un appuntamento fisso. E lo so che non è più quello di una volta. E lo so che le storie non mi prendono più come allora. Ma il fatto di entrare dal giornalaio e trovarlo lì fra tutte le altre cose, il fatto di prenderlo, di averlo fra le mani, con quel dorso biancoazzurro, quelle pagine bianche e nere, sentirne l’odore, andare a vedere la copertina del prossimo numero…troppo bello!

Un secondo motivo è sentire il profumo del ryncospermum. E voi vi chiederete, echecazz’è il ryncospermum? In effetti ha un nome improbabile, sembra qualcosa di viscido, ma in realtà è quella pianta rampicante con i fiorellini bianchi di cui è piena Roma (ma penso anche altre città). Quando fiorisce il profumo dei suoi fiori è l’annuncio dell’arrivo della primavera. Magari poi ancora farà freddo, forse pioverà, ma quel profumo è un segnale inequivocabile…ci siamo, la bella stagione sta per tornare!

Poi, continuando nella scia dei profumi, metterei l’apertura della scatola dei biscotti Gentilini. Fate colazione con qualcos’altro? Magari con quelli del Mulino Bianco? Non conoscete i Gentilini? Non avete mai provato i Vittorio, quelli a sigaretta con il profuno di limone o gli Osvego al miele? E va be’, continuiamo così, facciamoci del male (cit).

Ci sono poi quei futili motivi di felicità che si annidano dentro sfighe clamorose. Entra l’ora legale? Però almeno le giornate si allungano. Ritorna l’ora solare? Però almeno si dorme un’ora in più. E’ un po’ la filosofia del “could be worse…could be raining!“. Effettivamente già quando non piove uno dovrebbe essere felice. Ma c’è un futile motivo per essere felici anche a novembre? Anche quando piove e le giornate si accorciano? Quando devi tirar fuori i cappotti e hai davanti a te 5 mesi di brutto tempo? A volerlo trovare sì che c’è. Una bella bottiglia di rosso novello.

Un altro motivo neanche troppo futile (almeno in certe zone di Roma) è il trovare parcheggio. Ma al di là delle implicazioni pratiche, mi dà gusto l’idea in sé, l’ontologia del posto libero. Il fatto che giri e rigiri, cerchi e ricerchi e proprio quando sei lì semidisperato, che imprechi contro il fatto di aver voluto prendere la macchina, contro il sindaco di turno, contro il destino cinico e baro… eccolo lì! Un posto! Incredibile, solo soletto che aspetta solo te.

Comprare la Settimana Enigmistica. Che rigorosamente a casa mia compare a metà giugno e scompare a fine agosto. Io poi faccio solo due giochi: la ricerca di parole crociate e le cornici concentriche, quando ci riesco. Al limite, a volte anche il Sudoku, ma proprio se non ho niente da fare. In compenso però leggo tutte quelle cazzatelle tipo “forse non tutti sanno che” o “strano ma vero”. Niente ha il gusto dell’estate più di quello.

Svegliarsi presto la domenica mattina. Senza la sveglia, senza alcun motivo, senza niente da fare. Ma questa cosa già l’ho raccontata, esattamente qui  https://giacani.wordpress.com/2013/10/06/leggera-come-la-domenica-mattina/

Ci sono poi piacere ambivalenti, in cui è bello questo, ma anche quello, una cosa e il suo esatto contrario. Ad esempio. Partire, ma anche tornare. Non tanto per il viaggio in sè, neanche per la meta. Basta l’idea, la pianificazione, perdere mezza giornata guardando siti, immaginando itinerari, controllando le distanze. E pensare poi che comunque c’è anche un ritorno.

L’altro futile motivo di felicità ambivalente è il sapere cosa farà, ma anche essere sorpresi. Conoscere così bene una persona, nei suoi pregi, nei suoi difetti tanto da poter ripetere nella mente le parole esatte che dirà in quella precisa situazione, sapere senza ombra di dubbio come reagirà a quella cosa che stai facendo. Ma anche il contrario. Rimanere completamente spiazzati, disorientati e confusi di fronte ad una reazione inaspettata, mai vista prima, del tutto imprevedibile.

Riuscire a “chiamarsi” le cose. Pensare ad una cosa, ma così senza pensarci troppo e quella accade. Pensare a qualcuno ed ecco arriva un messaggino su What’s up. Canticchiare una canzone la mattina e poi nel pomeriggio ascoltarla accidentalmente in una situazione inaspettata, magari come suoneria del telefonino di uno che incontri per caso…e la radio che passa Neil Young, sembra avere capito chi sei.

In effetti dieci sono pochi.  Me ne vengono in mente tanti altri. Mi verrebbe da dire ad esempio l’entrare in qualsiasi libreria, soprattutto se non hai niente da comprare (ma tanto sai già che qualcosa prenderai lo stesso), segnare un goal il giovedì sera (un gusto effettivamente unico, che forse va anche al di là dei futili motivi), bere un caffè al vetro, accendersi una sigaretta dopo che sono mesi che non fumi, vedere un nuovo episodio di Grey’s Anatomy, andare a correre, leggere un post dei tuoi blogger preferiti, comprare la Repubblica la domenica mattina e leggere il fondo di Scalfari pensando quanto sia pesante, retorico un vero trombone, ma quanto ti piace, trovare finalmente le ciliege al mercato, magari quelle bianche toste e asprigne di Ravenna, cucinare il pesce, il profumo del basilico, tornare dalla spiaggia e prepararsi un aperitivo con il Punto e Mes e tanto ghiaccio, la colazione di Pasqua con il salame, la cioccolata e la gara a coccetta delle uova sode, la faccia dei ragazzi la mattina di Natale davanti ai regali, addormentarsi nel letto con le lenzuola pulite appena messe (non quelle di un albergo, che si presume lo siano. No, quelle di casa, che hanno quel profumo che non trovi altrove), passeggiare per viale Libia il sabato mattina, le mattine d’estate quando improvvisamente c’è quell’arietta fresca e quelle giornate di sole quando in pieno inverno sembra quasi fare caldo, preparare la brace per il barbecue. Forse però, dovessi aggiungerne una sola cosa ai futili motivi, allora metterei il rivedere per l’ennesima volta uno dei tanti episodi di Stanlio & Ollio e ripete le battute ridendo prima ancora che le dicono. “Stanlio, tu che ne pensi dell’amore a priva vista?” “Che fa risparmiare tempo”.

 

stanlio e olio

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Tu che picchi le donne

Sono quelle cose che leggi sui giornali, che pensi sempre che capitino altrove, che non possa capitare a te o comunque al tuo giro di conoscenze. E poi scopri che Altrove è qui, quasi a fianco a te. E allora voglio ribadirlo chiaramente anche qui, perché vorrei che fosse chiaro al di là di ogni ragionevole dubbio. Tu che picchi le donne sei una merda. Non ci sono giustificazioni, non ci sono scuse, né attenuanti. Sei una merda e basta. E tu che guardi e ti volti dall’altra parte…il coraggio chi non ce l’ha non può darselo, lo so. Mi dispiace, ma sei una merda anche tu.

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Il sesso forte

Con il premio di produzione quest’anno volevo finalmente dotare casa di un impianto di climatizzazione. La mia dolce metà invece avrebbe preferito comprare un antifurto. E’ che io soffro moltissimo il caldo. Ho caldo anche in pieno inverno. Secondo lei, che invece ha sempre freddo, sarà un anticipo di andropausa. Chi lo sa. Fatto sta che odio sudare, odio quella sensazione di appiccicaticcio sulla pelle, soprattutto a letto, quando le lenzuola ti si incollano addosso e ti svegli in piena notte bocceggiando, sperando in un refolo di vento, in un ombra di ponentino, che però nelle torride nottate estive oramai è giusto un ricordo.

D’altra parte ho cercato di razionalizzare le sue paure, dicendo che in fondo abitiamo al 4 piano, in un quartiere tranquillo. Abbiamo già le inferriate alle finestre, dove per altro potrebbe arrivare giusto l’uomo ragno in una serata di grazia. Abbiamo una bella porta blindata e una serratura europea, quelle di nuova generazione antiscasso. Le ho fatto notare che queste sirene che suonano in piena notte servono a poco, che rompono solo l’anima e ti fanno prendere dei colpi perché a volte partono così, a sproposito.

Le ho spiegato che non fa bene tutta questa umidità, le ho magnificato le capacità dei climatizzatori attuali, che non sparano più quelle botte di aria gelida, ma possono essere ben calibrati, a seconda delle esigenze, temporalizzando l’accensione e lo spegnimento. Ho sottolineato il fatto che non consumano neanche più molta energia e che potevamo approfittare ancora per quest’anno dei contributi statali.

Le ho ricordato che abbiamo un cane, seppur piccolo, che però fa una cagnara d’inferno ogni volta che qualcuno prova ad avvicinarsi alla porta. Le ho fatto notare che essendo un palazzo abitato prevalentemente da anziani non si svuota mai completamente, neanche d’estate. C’è sempre qualcuno e c’è sempre qualcuno che si impiccia, che sta a lì a guardare, a chiedere, chi è lei, cosa desidera, dove va?

Impianto o antifurto? Impianto o antifurto? Impianto o antifurto…

Alla fine di queste lunghe discussioni abbiamo ordinato un bellissimo impianto. Di antifurto.

 

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E tu cosa pensi di me?

Capita a volte, mentre parlo con qualcuno, di interrogarmi su cosa pensi di me il mio interlocutore. Lo osservo mentre parla o mentre ascolta quello che gli dico e cerco di capire. E spesso ho la sensazione che abbia un’idea sbagliata, che non capisca davvero come sono fatto. A volte penso di essere meglio di quello che sembro, altre volte invece ho esattamente la sensazione opposta e ho la quasi certezza che questo fantomatico interlocutore mi giudichi meglio di quello che sono. Questa ambivalenza, o meglio, la distanza fra quello che penso di essere e quello che penso gli altri pensino di me, ha determinate conseguenze.

Conseguenza numero uno. Le opinioni altrui su di me hanno un’importanza che disegna una curva asintotica allo zero. Lo so, potrebbe essere un difetto. Ma nel bene e nel male mi rendo conto che è così. Sto a sentire tutti, anzi sono molto curioso delle opinioni altrui. Ma è una curiosità accademica. In realtà, in fondo in fondo, sono proprio pochi i giudizi altrui che davvero mi interessano. Non ve la prendete quindi. Niente di personale!

Conseguenza numero due. Non sono capace di piacere per forza a qualcuno. Ma questa cosa già la sapete, perché l’ho scritta qui non sono e non sarò mai un buon venditore, non sono e non sarò mai un conquistatore di cuori.

Terza conseguenza. Non so dire di no. O meglio, certo che lo so dire, ma per me è davvero faticoso. Con i figli, con i colleghi, con la zingarella che si offre di pulirmi il vetro, con quello che mi vende l’aglio al mercato di Val Melaina, con chi vuole offrire le rose alle signore sedute al mio tavolo, con gli amici, con mio padre. Direi di no è una fatica inenarrabile, uno sforzo sovrumano e contronatura, che quando posso evito come la peste. E lo so che non si può piacere a tutti (e neanche me ne importa, in effetti) e so anche che un “no” solitamente non uccide nessuno. So anche che, come capita per primo a me, non è che poi gli altri se ne muoiano dal volere il mio sì. Immagino bene che possano tranquillamente fare a meno del mio aiuto e a volte sono solo le circostanze a far sì che io sia coinvolto., che mi chiedano cose che potrebbero benissimo chiedere a centinaia di altre persone. Però…però è più forte di me “Ma sì, dai lavame ‘sto vetro, va!

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Dittico Western. 2 – Knockin’ on the Heaven’s Door

 Ci sono due modi per tornare da una battaglia: con la testa del nemico o senza la propria

 

Domenica 25 giugno 1876. C’era un ombra fra le tue certezze. Fra le tue certezze di uomo di successo. Di uomo abituato a raggiungere tutti gli obiettivi con il massimo dei voti. Con il massimo dei voti e il plauso degli astanti. La tua lunga chiamo bionda, i tuoi baffi, tutto trasuda successo, anche il più piccolo particolare. L’immagine conta, eccome se conta e tu lo sai bene. Hai costruito la tua immagine giorno per giorno, senza tralasciare nulla, per arrivare ad essere quello che sei. Un mito, un eroe. E hai faticato per arrivarci, hai lavorato sodo, perché nessuno ti regala nulla. Ma c’era un’ombra. Ero io.

Mi hai difeso, hai cercato di proteggermi a volte. E mi hai spronato, hai provato a tirar fuori il meglio da me. Hai provato a darmi fiducia, mi hai insegnato a non accontentarmi perché c’è sempre da migliorare. Ma io non ero come te. Io non sono e non sarò mai al tuo livello. Tu sei una montagna troppo alta da scalare. Alla tua ombra mi sono riposato quando mi sentivo stanco e mi sono protetto quando fuori era troppo dura per stare. Ma non puoi chiedermi di essere alla tua altezza, di essere montagna come te.

Ci hai guidato tutta la notte, come sempre sei stato il primo, quello che ha dato l’esempio. Oggi ci sarà battaglia, hai detto. Oggi entreremo nella storia.  Ma stavolta George hai fatto male i tuoi calcoli. Stavolta il grande George ha sbagliato! Lo vedo nei tuoi occhi, l’ho visto tante volte quando guardavi me. Quando mi compativi e mi disprezzavi, perché non ero come avresti voluto. Ma ora finalmente è diverso. Ora stai guardando te stesso e la tua sconfitta.

Pensami come qualcuno che non ti sei mai immaginato. Ricordami come un eroe incompiuto.  C’ho provato George, fino all’ultimo, ma non ci riesco. Per essere eroe devo essere te. Per questo ora, nel giorno della tua sconfitta, ti salverò. E’ stato facile colpirti alle spalle, ti fidavi di me. E facevi bene, perché io non ti ho mai tradito. Deluso sì, forse, ma tradito mai. Ecco, ora che sei qui inerme sembri quasi un bambino. Ho tagliato i tuoi capelli mentre dormivi, nessuno si accorgerà dello scambio.  Finalmente potrò restituirti un po’ di quello che mi hai dato. Io guiderò il 7 cavalleggeri al massacro, io ti farò entrare nella storia e nella gloria. E mio sarà lo scalpo che stasera adornerà la tenda del nemico.

 

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Dittico western. 1 – Liliwhite Lilith

Cantami o diva dei pellerossa americani, le gesta erotiche di squaw pelle di luna.

Piccolo Falco non era ancora mai stato con una donna.

Sempre in giro per il selvaggio west con il suo papà, il grande capo dei Navajo, il mitico Aquila della notte, a combattere indiani cattivi, fuorilegge, banditi, rapinatori e chi più ne ha più ne metta. Sparatorie, scazzottate, risse, pericoli di ogni genere. Anche volendo, quando avrebbe avuto il tempo di inseguire qualche gonnella? Mica come quel gran furbone dello zio Kit, che da giovane aveva fatto stragi di cuori. Almeno a sentir lui. Certo, nonostante gli anni e il pizzetto bianco le donne ancora lo attiravano. Eccome se lo attiravano. Il padre no. Morta la moglie aveva chiuso con certe cose. Aveva ben altro a cui pensare!

Ed il regime monastico a cui si era votato era stato esteso automaticamente anche al giovin virgulto che lo seguiva come un ombra adorante. E così, Piccolo Falco cresceva forte e intrepido, leale e generoso come un cavaliere medievale, ma casto come un monaco di clausura. Ma non era mica giusto! Anche il fedele Tiger Jack gliel’aveva detto tante volte:

Smettila di portartelo sempre dietro! Fagli frequentare giovani e soprattutto fanciulle della sua età.

Alla lunga qualche dubbio si era insinuato anche nel grande capo, che aveva chiesto consiglio al saggio Sakem del villaggio Nuvola Rossa. Quest’ultimo convocò il giovane e lo fece sedere intorno al fuoco sacro, interrogandolo:

Piccolo Falco, sei diventato ormai un guerriero, forte e coraggioso, quasi come tuo padre. Adesso è ora però che diventi uomo.

Grande Sakem, ma io sono già un uomo!

Non ancora!

Ma, che devo fare ancora?

Parti verso ovest, nella direzione del sole che tramonta, parti da solo e vedrai che il grande spirito ti illuminerà e ti dirà che cosa dovrai fare.

Così Piccolo Falco partì sul far del tramonto, seguendo il percorso del sole che andava a morire dietro le colline. Sopraggiunse la notte e lui trovò riparo in una radura sul limitare del bosco. Si era appena addormentato quando fu svegliato dal rullo di un tamburo in lontananza. Per il suo orecchio abituato era fin troppo chiaro cosa volesse dire: qualcuno in quel momento era al palo della tortura. La curiosità superava ogni prudenza, doveva vedere chi era il malcapitato. Con tutte le accortezze che la lunga esperienza gli aveva insegnato si avviò verso il suono e…non si era sbagliato. In una radura poco distante una trentina di indiani stavano intorno ad un palo a cui era legata una vecchia orripilante.

Strega dei boschi, ormai non ci scappi più! Questa notte te ne tornerai nell’inferno da cui sei uscita e così finirai di tormentare i prodi guerrieri Apache!

E così dicendo fecero per dare fuoco agli arbusti messi ai piedi della vecchia legata, che da parte sua urlava sempre più. Ma come detto la prudenza non era fra le virtù principali di Piccolo Falco, che senza pensarci due volte si precipitò lì in mezzo, armi in pugno.

Vi ci sapete mettere, in trenta contro una povera vecchia eh! Ma dovrete fare i conti con me.

Il suo arrivo improvviso colse tutti di sorpresa e per un momento calò un silenzio che poteva essere preludio di uno scontro. Piccolo Falco era pronto a battersi, ogni muscolo teso per parare i possibili colpi, quando inaspettatamente, quello che doveva essere il capo degli Apache scoppiò in una risata fragorosa, ben presto seguito da tutti quanti. Piccolo Falco era completamente allibito…

Giovane cucciolo Navajo, cosa pensi di fare?Piombi qui da solo in mezzo a trenta guerrieri per fare cosa? Pensi di spaventarci?

Non permetterò questo crimine! Questa povera donna…

Sei pazzo! Non sai in che guai ti stai mettendo! Questa è la strega Lilith, che con i suoi sortilegi ha rovinato più d’uno di noi. Ora siamo riusciti a catturarla e a fissarla nel suo vero volto, ma se la liberi si trasformerà di nuovo e per te sarà la fine!

Io sono Piccolo Falco, figlio del grande Aquila della Notte e non ho paura delle vostre superstizioni!

Conosco tuo padre e so che è un guerriero saggio. Allora se è così ti concedo di liberare questa donna, ma tu sarai responsabile per lei. Dovrà restare con te ed io ti considererò responsabile di qualsiasi cosa potrà accadere in futuro per colpa sua.

E così sia, lei viene via con me ed io sarò responsabile per lei.

Detto questo liberò la vecchia e si allontanò da loro. Certo, non sarà stata una strega, come dicevano quegli sciocchi, ma per essere brutta lo era davvero! Pochi capelli bianchi ricoprivano un teschio ricoperto da una pelle gialla piena di macchie scure, sul viso scavato spiccava un naso aquilino sormontato da un porro enorme o forse una pustola.

Grazie, giovane guerriero Navajo. Ti devo la vita!

Quei codardi! Prendersela con una povera signora, come lei…

L’educazione impartitagli, il senso cavalleresco innato lo facevano parlare così, ma non gli impedivano di restare inorridito dalla bruttezza assoluta della donna, né potevano impedirgli di sentire quell’odore nauseabondo di formaggio andato a male, che emanava il corpo della vecchia, che per i troppi strapazzi piombò a terra svenuta. Il ragazzo rimase un attimo perplesso: l’aveva salvata, forse avrebbe potuto riprendere il suo cammino e…No, certo che non poteva abbandonarla! E così si fece forza, si turò il naso e chinatosi la prese facilmente in braccio per portarla al riparo. Trovò una grotta nei pressi del bosco e lì, ormai al sicuro, si addormentò. Ma quella notte evidentemente non doveva essere fatta per riposare, dopo neanche un’ora Piccolo Falco fu svegliato da una voce che lo chiamava per nome

Piccolo Falco, vieni qui, ho freddo, vieni qui vicino a me!

Il ragazzo si tirò su di botto, pensando ancora di dormire. La vecchia non c’era più e al suo posto c’era una bellissima ragazza dai lunghi capelli neri, la pelle d’argento e gli occhi verdi che brillavano alla luce della luna che con un gesto della mano lo attirava a sé.

Fu così che Piccolo Falco divenne uomo, come gli aveva detto il vecchio Nuvola Rossa.

Quando stava quasi per terminare quella notte magica e le prime luci dell’alba stavano diradando le tenebre, la ragazza gli parlò

Piccolo Falco, io sono davvero una strega! Hai visto i miei due volti, perché purtroppo doppia è la mia natura. Tu sei stato gentile con la mia parte orribile, mi hai salvato e non mi hai abbandonata nonostante sappiamo bene quanto possa essere terribile. Per questo ho deciso di svelarti anche la mia seconda faccia. Ora siamo legati per sempre, ma tu dovrai rispettare questa mia doppia natura. Per metà del tempo sarò una vecchia repellente e per l’altra metà sarò una splendida fanciulla. Tu avrai però la possibilità di scegliere quale dei due aspetti dovrò assumere di giorno e quale di notte.

Povero Piccolo Falco, che scelta crudele! Una donna meravigliosa al suo fianco durante il giorno, quando era con i suoi amici, ed una stregaccia orripilante la notte? O forse la compagnia della megera di giorno e una fanciulla incantevole di notte con cui dividere i momenti di intimità? Cosa scegliere?

Il nobile Piccolo Falco disse alla strega che avrebbe lasciato a lei la possibilità di decidere per se stessa. Sentendo ciò, la strega gli sorrise, e gli annunciò che sarebbe rimasta bellissima per tutto il tempo, proprio perchè lui l’aveva rispettata e l’aveva lasciata essere padrona di se stessa.

 

Non importa se la tua donna è bella o brutta, se è intelligente o stupida. Dentro di sé è sempre una strega (proverbio Navajo)

 

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Ma tu saresti capace di far innamorare qualcuno di te?

Mi rendo conto che la domanda può suonare strana. La questione è più generale e non si limita solo al campo affettivo. La realtà è che mi sono reso conto che personalmente non sono capace di piacere per forza a qualcuno. Se devo far colpo, se devo fare una buona impressione, l’ideale per me è essere nella condizione di non dare alcuna importanza a quel giudizio. Fin dai tempi dell’università, ma anche prima, a scuola, alla maturità: agli esami sono sempre andato molto bene, probabilmente meglio di quanto avessi potuto/dovuto andare perché in realtà non me ne importava assolutamente nulla dell’esito. Un po’ di fatalismo, un po’ di sfrontatezza e una buona dose di faccia di culo.

Sul lavoro uguale. I vari colloqui fatti nelle aziende o con i diversi capi con cui ho lavorato sono andati bene quando la cosa non mi interessava più di tanto. La realtà è che sarei un pessimo commerciale: dovessi convincere qualcuno a comprare qualcosa penso che mi licenzierebbero domani. Ho sempre ammirato i bravi convincitori, quelli capaci di vendere un surgelatore al polo nord. Non che mi convincano, anzi. Però un po’ invidio la loro capacità di credere in quello che fanno e quello che dicono. Così anche i politici, quelli bravi. Non mi convince nessuno, però un po’ di ammirazione, un pensiero fugace del tipo, “ma guarda questo quanto ci si impegna”, mi viene sempre. Figuriamoci se dovessi io chiedere il voto…Dio ce ne scappi!

Non parliamo poi dovessi fare il conquistatore amoroso! In effetti è passato più di qualche lustro, ma devo ammettere che come latin lover ero un vero disastro. Se volevo fare colpo su qualcuna avevo la stessa naturalezza di uno che ad una festa di gala si presenta in infradito, costume da bagno e canottiera. Magari anche unta. Meno male che c’è Ale che mi sopporta ormai da una vita. Perché per piacere a qualcuno, se vuoi conquistarlo, se ti interessa davvero fare colpo, bisogna fare tutta una serie di cose di cui non sono proprio capace.

Bisogna crederci. Bisogna convincere. Bisogna insistere. Tutte cose che non fanno assolutamente per me. A me verrebbe da ridere. Così, sul più bello. Avrei un irresistibile tentazione di fare qualche battuta che non c’entra nulla. E infatti nulla mi sembra più involontariamente ridicolo di qualcuno che ci prova con qualcuno, uomo o donna conta poco. Le tecniche e le tattiche amorose sono davvero esilaranti. E poi convincere? Ma daì! Dovrei per primo essere convinto io, che non sono convinto di nulla. Insistere? Ma per insistere bisogna essere tenaci, non arrendersi, non stancarsi. E io invece mi stufo subito. Se una cosa è più complicata di quello che penso dovrebbe essere, se mi accorgo che l’altro non è ricettivo, non gli interessa la cosa, basta, finito, saluti e baci, mi passa subito qualsiasi fantasia.

Per fortuna non ho bisogno di essere eletto da nessuna parte. Grazie al cielo per campare non devo vendere nulla. Né tanto meno devo conquistare nessuno.

Ma allora con lei, vi chiederete? Con lei è bastato guardarsi. E se dura da quasi trent’anni, non posso non riconoscere che quello sguardo mi era venuto davvero bene.

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Siamo tutti calabroni

No. Non “calabresi”, come cantava simpaticamente la nord ai tifosi della Juve qualche tempo fa. No, no. proprio calabroni. Quegli insetti ciccioni, ciccioni che

Einstein

Ognuno di noi può essere meglio di quello che pensa di essere. Ognuno di noi si merita di essere meglio, anche se non lo sa, anzi pensa esattamente il contrario. Perché anche questo discorso del merito andrebbe rivisto. Voi pensate che il calabrone pensa di meritarsi di saper volare anche se in realtà non potrebbe farlo? Io non credo.

Il problema sono sempre le paure e in particolare quella paura, quella fottutissima paura che abbiamo di avere paura. La paura delle nostre paure ci fa creare gli alibi e ci impedisce di volare, anche se in realtà saremmo in grado perfettamente di farlo.

Sì, saremmo in grado di esser felici. E non so se ce lo meritiamo o no, è una domanda da non porsi, perché inevitabilmente senza risposta. Piuttosto allora rilassiamoci. Sappiamo volare, ovvero siamo in grado di essere felici. Così, naturalmente, senza farsi troppe seghe mentali. Sdraiamoci in terra, guardiamo le nuvole, magari con un buon libro. Magari ascoltando Baba O’ Riley. Come si fa a non provare a volare ascoltando Baba O’ Riley?

 

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Tanti auguri, burummm! A chi tanti award ha! Tanti auguri burummm, in campagna e in città

Vengino signori venghino…addirittura due in un colpo solo! Sono davvero, ma davvero orgoglioso, molto orgoglioso, arriverei a dire orgoglione, di aver avuto due nomination per dei prestigiosissimi premi. Nientepopodimeno che dal mitico Zeus (http://musicfortraveler.wordpress.com) che mi ha omaggiato del Ma guarda che bel libro amorevole che ho trovato AWARD” e soprattutto del “Mi piace guardarti mentre ti fai il bidè AWARD“.

E partiamo dunque con il primo:

1 – Come scegli i libri da leggere? Ti fai influenzare dalle recensioni? No. Le recensioni mi scassano a prescindere. Se un autore mi piace tendo a leggere tutto quello che scrive. Per i nuovi mi lascio influenzare dal titolo o dal consiglio di qualche amico, dallla copertina, dal prezzo, da qualsiasi altra cosa. Ma non dalle recensioni

2  – Dove compri i libri: in libreria o online? In libreria. Anche se sarrebe carino, che so, comprarli dal fornaio. In ogni caso le librerie penso restino il posto più bello dove si possa passare il tempo.

3 – Aspetti di finire la lettura di un libro prima di acquistarne un altro oppure hai una scorta? Quando entro in una libreria difficilmente ne esco con un libro solo. Quindi o non ne ho proprio (succede raramente) o ne ho molti

4 – Ti fai influenzare dal numero delle pagine quando compri un libro? Sì, perché adoro sia i libercoli molto corti sia i tomi stile Signore degli anelli. Dipende da periodi.

5 – Hai un autore e un genere preferito? Molti autori preferiti. Oggi la mia classifica sarebbe Landsdale, Fante, Pennac.

6 – Quando è iniziata la tua passione per la lettura? Da sempre. Ma ad essere precisi direi dai fumetti.

7 – Leggi un libro alla volta oppure riesci a leggerne diversi insieme? Di solito uno alla volta.

8 – Se tutti i libri del mondo dovessero essere distrutti e potessi salvarne uno soltanto quale sarebbe? Che domanda scema è? Perché uno dovrebbe distruggere tutti i libri del mondo?

9 – Perché ti piace leggere? Perché “all’infuori del cane, il libro è il miglior amico dell’uomo. Dentro il cane è troppo buio per leggere” (cit. Groucho)

10 – La tua libreria è ordinata secondo un criterio o tieni i libri in ordine sparso? All’inizio gli avevo dato un ordine geografico:  gli inglesi qui, gli americani là, i tedeschi su, i francesi giù. Dopo 10 anni che abitiamo in questa casa, essendo i libri aumentati e le librerie sempre quelle sono passato ad un ordine zoologico: a pene di segugio.

Veniamo alle domande del “Mi piace guardarti mentre ti fai il bidè AWARD“. Premio molto impegnativo in cui finalmente potrò dare libero sfogo alla minchioneria che è in me (ma anche in te che mi leggi, caro il mio lettore!)

1 – COME TI CHIAMI REALMENTE: Va bene che a quest’ora, considerato il tasso di alcol non mi metterei alla guida, va bene che sono uno stravagante, ma giuro (quello di spero, promicto e iuro che vogliono sempre l’infinito futuro e sono imparentati con sparo, uccido e ammazzo, il latino m’ha rotto il…zzo), giurin giurella, che non mi sono mai chiamato. Né realmente, né fantasiosamente. Neanche, che so, “ehi tu”, oppure “pss”, “secco”, “maschio”, niente. Ve lo posso assicurare: non mi sono mai chiamato.

2 – QUAL È LA TUA VERA ETA’: Quella vera in che senso? Rispetto a quella finta? Quella anagrafica? Considerando che stasera ho vinto a calcetto giocando con gente che poteva essere mio figlio, citando i Jethro Tull, direi “too old for Rock’n roll, too young to die”.

3 – E QUELLA CHE VORRESTI AVERE: vorrei avere l’età che ho. Solo con trent’anni di meno.

4 – QUAL È L’ULTIMO SMS CHE HAI RICEVUTO: “rincoglionito ero dietro di te”. L’ho detto… trent’anni di meno

5 – COM’E’ STATO IL TUO PRIMO BACIO: non intendevate bacio perugina vero? Lo immaginavo. E come vuoi che sia stato…umido.

6 – COS’HAI SOGNATO STANOTTE: che arrivava Sharon Stone e mi diceva…Rò è stato veramente fantastico. No eh? Va be’, dai poteva anche essere!

7 – DOMANI PARTI DOVE VAI: in Arizona. A dire a Sharon Stone che sì, niente male. Ma posso fare di meglio.

8 – A COSA STAI PENSANDO: Ma davvero c’è qualche svitato che è arrivato a leggere fin qui? Siete strani eh!

9 – COSA FARAI STASERA: mi baloccherò sull’idea di quanto sia erotico giocare a pallone con gente che potrebbe essere tuo figlio, vincere e continuare ad essere il più forte. E fanculo agli ultimi trent’anni! Dopo di ché, finisco di scrivere minchiate, porto fuori il cane, continuo a bere (non solo acqua) e magari spero che l’adrenalina si acquieti e magari così riesco anche a dormire

10 – SE POTESSI INCONTRARE DAL VIVO UN SOLO BLOGGER CHI SCEGLIERESTI E PERCHÈ?: allora, una l’ho già incontrata ed è stato amore a prima vista. L’altra è lontana. Ma lei sa che è nel mio cuore e prima o poi ci incontreremo. A metà strada tra la Liguria e la Luna…!

Ma adesso viene il bello. Ovvero scassare la uallera ad altri blogger. Che ovviamente non potevano non essere:

http://unblogunpocosi.wordpress.com

http://labloggastorie.wordpress.com

http://luceashanghai.wordpress.com

http://tilladurieux.wordpress.com

http://cineclan.wordpress.com

http://migrazioniinterne.wordpress.com

http://ilafdl.wordpress.com

http://pinocchiononcepiu.com

http://elinepal.wordpress.com

http://latisanadellasera.wordpress.com

http://crazyaliceandwonderland.wordpress.com

http://vetrocolato.wordpress.com

 

Avatar di Sconosciuto

Could we start again please?

I’ve been very hopeful, so far. Now for the first time, I think we’re going wrong. Hurry up and tell me, This is just a dream. Oh could we start again please?

Immaginate la scena. Immaginate se qualcuno miracolosamente ci riportasse indietro ad un determinato punto, a quel giorno in cui ci fu fatta quella specifica domanda, prima della nostra risposta. A quel punto in cui tutto ebbe inizio. Quell’istante che ha preceduto l’inizio della storia. Perché tu originariamente non sai che da lì comincia la storia. Ti hanno fatto una domanda e tu, ingenuamente, stai per dare la tua risposta. Non sai che quella risposta è solo il primo anello della catena, l’inizio appunto della storia.

Lo capisci solo dopo. Solamente molto tempo dopo. Quando la storia ha preso il suo corso, è andata avanti e magari si è anche conclusa. Oppure no. Forse non si è conclusa, perché per quei strani giri che prendono le strade delle nostre storie, improvvisamente un determinato giorno, così, senza un reale motivo, ti ritrovi esattamente in quello stesso punto. Di fronte quella stessa domanda.

Ma allora sei in grado di capire. Sei in grado di valutare quale sia la risposta giusta, o almeno, quella meno sbagliata. Allora considerati un privilegiato. Uno baciato dalla sorte. Perché non capita mica a tutti di avere una seconda possibilità. Dando una risposta diversa puoi sperare di non ripetere gli stessi errori. Anche se tu, in cuor tuo rimani convinto della prima risposta, rimani convinto che quest’altra sia la risposta sbagliata. Ma a volte bisogna anche avere l’umiltà di dare le risposta sbagliate. Chi l’ha detto che bisogna sempre dare le risposte esatte? E quindi dai la risposta sbagliata, ma almeno puoi sperare che la storia prenda una piega diversa. E puoi davvero ricominciare tutto da capo.