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Gli amici al tempo del bisogno

Questo post è stato quanto meno sollecitato da quello del mio amico Gintoki, dove si/ci chiedeva, cosa dire a qualcuno nel momento di difficoltà, cosa fare nel momento del bisogno.

Certamente le cosiddette “frasi di circostanza” lasciano il tempo che trovano. Fanno parte della convivenza civile e sono quindi un po’ un cliché a cui ricorriamo, appunto nelle situazioni in cui non sappiamo cosa dire. Come quando sei in ascensore con uno sconosciuto, oppure con qualcuno che conosci ma con cui hai poca confidenza e non sai dove guardare e cominci a giocare con le chiavi. Ecco, cose tipo “vedrai che il tempo lenisce ogni cosa” o similari, sono come quel mazzo di chiavi.

Forse meglio sarebbe non dire nulla oppure, semplicemente, “se vuoi io sono qui”. In modo un po’ drastico commentavo però che solitamente diciamo così quando all’altra persona non frega una beneamata ceppa se ci siamo o no. I veri amici, le persone che stanno dentro le nostre vite sul serio, non hanno bisogno di dire “ehi, ci sono”. Come non hanno bisogno di dire grazie, ma questo è un altro discorso, non divaghiamo.

Perché secondo me non è vero che gli amici si vedono nel momento del bisogno. O comunque non è del tutto vero. Quelli sono i medici. Gli amici preferirei vederli anche in altre situazioni. Gli amici veri, quelli che fanno parte delle nostre vite sanno parlare e sanno tacere. Sono quelli che ci sono sempre: che c’erano ieri e siamo abbastanza confidenti che ci saranno anche domani, nelle situazioni favorevoli e in mezzo alle tragedie. Se dovessi pensare ad un ideale di amico vero non credo sarebbe quello a cui telefonerei in piena notte se mi si è rotta la macchina. Quello si chiama carroattrezzi. Il mio ideale di amico vero è quello che sta lì in macchina con me e magari mi prende per il culo perché ho una macchina di merda oppure perché sono il solito cazzone che non controlla il livello dell’olio.

E quando lo incontri in ascensore sai benissimo cosa raccontargli e non hai bisogno di tirar fuori le chiavi. A meno che tu non abbia un altro bisogno, perché te la stai facendo sotto e non vedi l’ora di arrivare nel tuo pianerottolo per andare in bagno. Ma anche questo è un altro discorso.

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Premio “Oh che bel mestiere fare il test col bicchiere”

ATTENZIONE! POST ALTAMENTE MINCHIONE SE NE SCONSIGLIA VIVAMENTE LA LETTURA DA SOBRI

Visto l’inspiegabile e per certi versi inquietante successo del primo test minchione della scorsa settimana, ho preso in mano il bicchiere e sorseggiando un buon mojto mi son chiesto, “e perché non fare il bis?” E su cosa poter intrattenere i miei lettori se non nell’argomento più cool dell’estate, quando estrogeni e testosterone si galvanizzano e  tuffandosi in danze leggiadre vagano beati nell’area tiepida della sera, al suono melodioso delle cicale? Parliamo dunque dell’Ammore!

E per farlo dovrò ricorrere ai versi del cantante che ha segnato in modo indelebile l’adolescenza di noi che l’abbiamo vissuta tra la fine dei settanta e gli inizi degli ottanta. Una mezza sega, con i capelli tinti e cotonati che ci ha fatto sognare ed innamorare per la prima volta e che ogni anno, d’estate immancabilmente scalava le classifiche con una canzone minchiona. L’Elvis-de-pelvis-intheMephis de noantri. Al secolo Umberto Tozzi. Era l’epoca dei 45 giri, gli LP erano cose da grandi, noi ci accontentavamo della radio e dei Juke box e dunque questi tormentoni estivi ti scassavano la uallera in una maniera così persistente che ti entravano nella testa e non ne uscivano più. Le parole erano minchione, come le musiche: giro di do e rime baciate. Però funzionavano, capperi se funzionavano! Ma che volevano dire quelle canzoni? Quali criptici messaggi si nascondevano dietro quei versi? E soprattutto, cosa risuona dentro di noi riascoltandoli ora? In base alle varie interpretazioni usciranno fuori determinati profili. Rispondete sinceramente e scoprirete che amante siete.

1 – Donna amante mia, donna dell’addio, scoiattolo impaurito che farai, e chi si accorgerà che sei donna!

A. Scoiattolina, magari se ti tagliassi i baffi, toglieresti di mezzo qualche dubbio

B. Scoiattolina lo dici a tua sorella

C. Attenzione, chi disprezza compra e donna baffuta è sempre piaciuta

 

2 – Ti amo e chiedo perdono, ricordi chi sono, apri la porta a un guerriero di carta igienica, e dammi il tuo vino leggero che hai fatto quando non c’ero?

A. Ricordi chi sono? Che è un indovinello? Certo che me lo ricordo, mica c’ho l’alzhaimer!

B. Un guerrieri di carta igienica? Un altro attacco di colite eh!

C. Che ho fatto quando non c’eri? No, ti assicuro scoiattolina, non sono stato io!

 

3 – Tu, stiamo qui, stiamo là, c’è l’amore a cena e tu, dimmi sì se ti va, il mio letto è forte e tu pesi poco di più della gommapiuma tu

A.Insomma stai qui o stai là? Sei un tipo ondivago!

B.L’amore a cena? Ho capito, anche stasera non t’andava di cucinare

C.Il letto sarà anche forte, però tu, scoiattolina, qualche chiletto potresti anche buttarlo giù

 

4 – Gloria, manchi tu nell’aria, manchi come il sale, manchi più del sole, sciogli questa neve che soffoca il mio petto, t’aspetto Gloria

A.Mi son sempre chiesto, il sale fino o il sale grosso?

B.La neve sul petto? Se ti sente Lapo…

C.Ma già che c’eri non era meglio una rima con la cicoria?

 

5 – Stai stella stai finché c’è nei suoi occhi un S.O.S. chi mi dà brividi, tipo quando al sole stai.

A.Stai? Ma che giochi a sette e mezzo e c’hai paura di sballare?

B.Ma soprattutto tu non stai tanto bene eh!

C.Quel “brividi” con l’accento sull’ultima i, ha segnato la mia adolescenza in maniera indelebile

 

6 – E naufragio farò più possibile a sud, notte rosa sembra esplosa dolore di raso dimmi chi ti ha preso

A.E ancora non avevamo visto Lost, per giunta

B.Secondo me da piccolo hai mangiato troppe Big Bubble

C.Questo è forse il verso più stupido di tutta la storia della canzone italiana

 

7 – Eva abbracciami di mare dolce piovra, Eva e ci respireremo finché vuoi con le ali di arcangelo nello spazio di un attimo al di la’ degli oceani

A.Dolce piovra? E meno male che non gli hai dato della cozza!

B.Ci respireremo se ti sarai lavato le ascelle, soprattutto

C.No, forse questo verso è ancora più stupido di quello di prima

 

A

Dongiovanni. Dove vai farfallone amoroso, notte e giorno d’intorno girando… sei sempre a caccia di nuove avventure, spiagge affollate e discoteche assordanti sono il tuo territorio. Ti piace piacere, guardarti allo specchio e farti vedere in giro. Fatti vedere, ma da uno bravo. Piuttosto rilassati! L’ansia da prestazione può fare brutti scherzi. Consigli di lettura per l’estate  https://giacani.wordpress.com/2013/09/18/samarcanda-2001/

B

Platonico. Quanto ti piacciono i film strappalacrime, regalare i fiori e leggere i foglietti dei baci perugina. Segui l’oroscopo e magari ci credi pure, sai a memoria i testi di Baglioni e le poesie di Neruda. Insomma ti perdi nei dettagli. La dolcezza va bene, ma tu rischi di cariare i denti! Consigli di lettura per l’estate https://giacani.wordpress.com/2013/09/18/e-venne-il-giorno/

C

Sfigato. A volte sarebbe meglio dedicarsi allo sport. O ad un nuovo hobby. Non è che poi l’amore sia proprio questa cosa insostituibile. Per esempio, hai mai provato con il golf? Sempre di un’attività con palle, mazze e buche si tratta. Con degli indubbi vantaggi: stai a l’aria aperta, non devi inventarti cose romantiche, non sudi e l’alito pesante e l’areofagia non sono un problema. Consigli di lettura per l’estate https://giacani.wordpress.com/2013/09/19/pensieri-volanti/

 

Ed eccoci arrivati alla parte più divertente. Si sa, il dolce alla fine: le nomination! Così tanto per frantumare un po’ l’apparato riproduttivo a qualcuno. Chi ha la ventura di essere insignito di questo autorevole riconoscimento avrà l’onere e l’onore di rispondere alle minchionissime domande, nominando poi a sua volta altri 20 blogger, andando però in ordine alfabetico, secondo la prima lettera del nome del blog, che dovrà avere meno di 162 followers e l’immagine di un animale nel gravatar. Altrimenti si potrà optare per le seguenti alternative:

A) Dichiarare guerra alla Kamchatka (ma solo con due carrarmatini)

B) andare in monopattino da Roma a Ostia, senza passare dal via (e quindi senza ritirare le 20 mila lire)

C) esibirsi nel casting del prossimo X Factor con una versione rappata di un grande successo (ovviamente di Umberto Tozzi)

 

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Stima, affetto e una specie di analisi chimica dei sentimenti

Si può apprezzare una persona senza volerle bene? E si può voler bene ad una persona senza apprezzarla?

Così ci interrogavamo l’altro giorno con I., che come già sapete (https://giacani.wordpress.com/2014/01/05/i-il-rubinetto-della-doccia-e-la-domanda-kantiana/tp://)  ha l’indubbio merito di costringermi a vincere la pigrizia e a mettere momentaneamente da parte la minchioneria, per farmi diventare una persona seria. Alla prima domanda è facile rispondere sì. Stimare professionalmente qualcuno e magari detestarlo non è poi così raro. Anzi, c’è anche il detto, vizi privati e pubbliche virtù. A volte quelle caratteristiche che da un punto di vista professionale ci fanno apprezzare qualcuno, si portano quasi automaticamente appresso degli aspetti, delle particolarità che contrastano profondamente con il nostro sentire. E questo ci porta a dare giudizi completamente differenti, a volte contrastanti su determinate persone.

Anche alla seconda domanda è facile rispondere di sì. Capita con i familiari, che, come si sa, ci ritroviamo e certamente non ci possiamo scegliere. Capita anche con gli amici. Che effettivamente di solito ci scegliamo. Magari però quando li scegliemmo erano diversi da oggi: magari continuiamo a voler bene, però certo il giudizio su di loro nel tempo può cambiare, anche radicalmente.

Con le amicizie “adulte” è più difficile. “Da grandi” per voler bene a qualcuno penso sia quasi indispensabile stimarlo: bisogna condividere con lui un orizzonte ideale, dei valori, dei punti di vista comuni . Sarà anche per questo che però è così difficile e così raro che si riesca ad allacciare legami profondi? La realtà è che si diventa più esigenti. E d’altra parte non si ha quel vissuto insieme, quelle esperienze, spesso fatte negli anni più belli, che ti fanno passare sopra a tante cose, che ti fanno chiudere un occhio e a volte anche due, perché “lei (o lui) è fatto così, lo sai, è inutile incazzarsi, non cambierà mai…”

Però quando accade che si riesce a trovare un comune sentire, quando la stima si intreccia anche ad un legame affettivo, se pensi sia talmente bravo che potrebbe fare la prima ballerina per radio e allo stesso tempo le vuoi così bene che la apprezzeresti anche come soprano in un film muto, per bacco! Allora sì! E’ difficile, ma può succedere. E di solito succede in modo del tutto accidentale, come dice Bach, “nel più importante dei modi. Per caso“.

E allora magari le vuoi così bene ed insieme la stimi così tanto che arrivi anche a sognare che ha i piedi più lunghi di quelli che ha.

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Conversazioni rubate alla letteratura

LUI. Gigantesco, bandana in testa, tatuatissimo (sirene, forme geometriche, scritte varie), costume a pantaloncino rigorosamente arrotolato per far sì che l’abbronzatura arrivi dove altrimenti non arriverebbe.

LEI. Biondissima, bandana in testa, tatuatissima (sirene, forme geometriche, scritte varie, ma in più anche due ali sulla schiena. Sì, proprio due ali. Da angelo, anche se forse da gallina sarebbero state più azzeccate), costumino “chiappadefori” e “siserialzate”.

IO. Seduto sotto l’obrellone vicino, assorto nella lettura dell’articolo domenicale di Scalfari che, individuati i tipi, a mo’ di giaculatoria ripetevo tra me e me…Speriamo che siano dei loro, speriamo che siano dei loro, speriamo che siano dei loro…

LEI. So indecisa se prende l’s4, anche perché er mio s3 è pieno de applicazioni ‘na cifra importanti pe’ me. E me dovrei ariscaricà tutte, amo’ tu che dici? Ma e’ vero che uozzap mo se paga amo’? Comunque amo’ me ce porti aaaaromanina da mediauord a vedello e se me pia bene me o faccio, eh amo’? Che dici? Sai quante applicazioni ciò amo’? Tooo dico? Amo’ me senti? Me ne so scaricate 56! Hai capito amo’, CINQUANTASEI APPLICAZIONI!!!!! (N.d.R. con la mano rigorosamente a conchetta vicino la bocca) Ao’ ma me stai a sentì amo’?
LUI. A Cristì l’unica applicazione che te dovevi scarica’, nun taaaa sei scaricata
LEI. Quale amo’?
LUI. L’applicazione pe nu rompe er cazzo! Ma noovedi quanto fa cardo?
LEI .Sei ‘na bestia amo’

IO. Speriamo che siano dei loro, speriamo che siano dei loro, speriamo che siano dei loro…

LUI. Amo’, certo che str’artranno nun je lo damo mica er Circomassimo ai rollinston
LEI. E perché amo’?
LUI. Perché ciannamo a festeggià o scudetto daamaggica!!!

E il mondo torna a sorridere.

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Premio “Com’è bello fare i test da Trieste in giù”

Torna l’estate, il bel tempo e la voglia di cazzeggiare (be’ quella effettivamente non è che durante l’inverno sia proprio scomparsa). E cosa meglio di un bel test minchione per passare il tempo? In questo modo restituisco, un po’ a modo mio, le nomination ricevute recentemente da Sun (http://pensieridistesialsole.wordpress.com/) e da Agnese (http://colpoditacco.me/), che mi avevano omaggiato con premi certamente più prestigiosi di questo.

Qual è la tua vacanza ideale? Come vorreti spendere questo periodo di ferie? Rispondete a queste 7 domande, controllate qual è la lettera dominante e finalmente saprete quello che nessuno ha mai avuto il coraggio di dirvi. Buon divertimento!

1 Mogli e buoi
A. E’ preferibile non soffrano di areofagia
B. Ruminano dopo mangiato
C. Ti fanno vergognare quando decidono di partecipare al Karaoke

2 Chi fa da sé
A. Generalmente s’annoia
B. E’ rimasto solo
C. Da grande diventa miope

3 Gioca con i fanti
A. Primiera e settebello
B. Non è meglio secchiello e paletta?
C. Ma non imitarli dal barbiere…hanno un taglio un po’ naif

4 Rosso di sera
A. Non hai messo la crema
B. Non più di due bicchieri
C. E’ una promessa o una minaccia?

5 Chi semina vento
A. Ha mangiato fagioli
B. Gioca all’allegro fattore
C. E’ imbecille, perché si dovrebbe seminare vento?

6 Gallina vecchia
A. Cuscino in faccia e vai!
B. Difficilmente sarebbe diventata ministro con il Berlusca
C. Gallina e pure vecchia? E va be’, ma allora dillo!

7 Occhio non vede
A. Mette l’occhiali
B. Orecchio non sente
C. Ma che è, mosca cieca?

A
Sei un tipo poetico. Ameresti passare le tue vacanze sulla riva di un lago, leggendo i poeti dello Strum und Drang e ascoltando la discografia completa di Angelo Branduardi. Adori seguire il volo delle farfalle e ti incanti di fronte ad un tramonto. Insomma, sei più noioso di film francese sottotitolato in bulgaro. Il consiglio è datti una svegliata se non vuoi che il tuo compagno/a si sloghi la mascella a furia di sbadigliare ogni volta che sta con te.

B
Sei un tipo avventuroso. Ti piace passare le tue vacanze con spirito d’avventura, andando in giro per il mondo zaino in spalla, dormendo nelle bettole e mangiando formiche o grilli fritti. E pazienza se al termine puzzerai peggio di un cane bagnato. L’emozione innanzitutto, il tuo ideale è Indiana Jones. Il consiglio è rilassati! A volte anche capocotta potrebbe avere un suo perché.

C
Hai qualche problema. E’ inutile nasconderlo…per te andare in vacanza è uno vero stress. Una tortura, di cui faresti decisamente a meno. Preferiresti di gran lunga chiuderti in casa, svegliarti a settembre, magari con qualche bella foto esotica e qualche avventura da raccontare agli amici. Il consiglio è fallo sul serio. Non scassare più gli zebedei lamentandoti della file in autostrada, gli affitti cari e le spiagge affollate. Chiuditi in casa, scopri l’ebrezza di cercare un negozio aperto, fai godere i tuoi trigliceridi dal Mac. Scommettiamo che quest’altr’anno agognerai persino Ladispoli?

A questo punto le nomination. Chi è insignito di questo prestigiosissimo premio dovrà, oltre a rispondere alle minchionissime domande, cimentarsi in un altrettanto minchionissimo test. E chi non lo fa? Sarà costretto ad invitare a casa sua per Ferragosto tutti quelli che hanno risposto C, davanti al barbecue, preparando bruschette per tutti.

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La natura ambigua delle cose

Parliamo delle coccinelle. Animaletti simpatici, colorati, tanto carucci, portano anche fortuna, un po’ meno dei quadrifogli, un po’ più della gobba. Le coccinelle che si mangiano gli afidi. Schifosissimi afidi che attaccano le nostre povere piantine. Evviva le coccinelle quindi che nella loro pur breve vita riescono a mangiare fino a 5000 afidi.

Insomma ci piace l’animaletto carnivore, vorace fino allo spasimo, che divora senza pietà altri animaletti, le loro larve, le loro uova. E disprezziamo questi ultimi, vegeteriani fino al midollo, che al massimo possono intaccarci una zucchina o un pomodoro.

Chi sono gli aggressori e chi gli aggrediti? Dove sta la ragione o dove il torto? La ragione sta con quelli che fanno pulizia, che magari aggrediscono, ma per portare avanti la civiltà, oppure sta con i retrogradi, con quelli aggrediti, anche se sono brutti, sporchi e cattivi?

Attenzione a dare giudizi definitivi, non sempre le cose stanno come sembrano, non sempre i buoni sono così innocenti e i cattivi così fetenti. E soprattutto tu, sei sicuro di stare dalla parte giusta?

 

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Ricambiare amore

Ma tutto quel che cerca e che vuole è solamente amore…

Fra i tanti errori che possiamo fare, c’è quello di pensare che ci debba sempre essere una reciprocità assoluta, una sincronia perfetta del dare e dell’avere. L’errore è pensare che ci sia una conseguenza logica fra un’azione che fai e quella che faranno altri in risposta. Ma non è così, non è quasi mai così.

Non è per bontà o per un generico e farisaico altruismo che dobbiamo pensare che non dobbiamo pretendere un ritorno. Non possiamo pretendere o neanche aspettarci indietro qualcosa, perché a volte (spesso? quasi sempre?) gli altri non sono proprio capaci di restituirci almeno una parte delle attenzioni, delle cure, dell’amore che siamo stati in grado di dare. Non è cattiveria. E’ questione di capacità. Come saper suonare il pianoforte o parlare il cinese. C’è chi è portato e lo impara solo ascoltando, c’è chi si impegna e con lo studio alla fine riesce e chi proprio è negato. Che ci vuoi fare?

Quache anno fa altrove scrivevo così…

Un giorno la mano destra e la mano sinistra decisero che era ora di tagliarsi le unghie. Cominciò la mano destra, che era quella più brava, quella più capace. E fece proprio un bel lavoro: tagliò e limò, pareggiò alla perfezione le unghie della mano sinistra seguendo con cura la forma arrotondata delle dita, rendendole tutte uniformi. Poi disse alla sinistra: “Vedi come ho fatto? Adesso tocca a te”. La sinistra prese in mano le forbici e… fece un disastro! Un’unghia era rimasta lunga, una mezza storta, un’altra era tanto corta quasi da far sanguinare il dito. Alla fine la destra, che aveva fatto un buon lavoro, era molto meno curata della sinistra, che invece era passata sulla sua compagna come un flagello divino.

Non c’è cattiveria nella mano sinistra. E’ semplicemente incapace. E per questo è inutile pretendere o semplicemente aspettarsi quello che non potrà mai dare. Forse è proprio sbagliato chiederle una cosa che sappiamo già in partenza non sarà capace di fare. In questo modo aumentiamo la nostra frustrazione per un attesa disattesa e anche il senso di colpa altrui, ammesso e non concesso che questo altro ce l’abbia. Ma il più delle volte è così.

Resterebbe da capire com’è che qualcuno è capace di imparare il cinese, di suonare il pianoforte, di tradurre in Italiano una guida sulla Route 66, e altri non sono nemmeno capace di tagliarsi le unghie. Possiamo stabilire con certezza che i primi siano meglio dei secondi? Che siano più bravi, più buoni o forse semplicemente più ricchi di talenti che altri non hanno? Resterebbe poi da stabilire chi campa meglio. Perché mica è detto cosa sia più soddisfacente, più realizzante: essere mano sinistra che riceve o essere destra che dona?

Ma soprattutto, tu faresti a cambio?

 

 

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Un bacio di addio

Te lo ricorderai quell’inizio di luglio che sembrava fine agosto. Era un estate che doveva ancora iniziare e invece era già finita. Era una storia senza né capo né coda, iniziata per sbaglio, finita prima di cominciare. L’ultimo giorno. Perché le storie importanti, quelle che iniziano quando non ci speri più e terminano in un battito d’ali, iniziano e finiscono sempre l’ultimo giorno. Quando il tempo vola via, quando il tempo sembra non esserci più.

E invece c’è ancora. Poco, ma c’è. Quel poco per iniziare e terminare quelle storie che poi rimangono lì per sempre. Perché non conta la durata, non conta la qualità. Conta il momento. Quel preciso istante in cui le labbra si incontrano.

E poi c’è il gatto che sembra impazzito, salta e corre, gioca da solo o forse con un fantasma, il fantasma del nostro amore. Non ha senso quello che fa, ma sembra divertirsi. Un po’ come noi. Baciami, baciami ancora e non parlare! Perché qualsiasi cosa dici sembrerà stupido, come il tuo gatto che vorrebbe prendersi la coda. Ci rivedremo, ti scriverò, non ti dimenticherò mai. Quante cose stupide mi vengono in mente ora. Ma oggi ho 13 anni e non mi sembrano affatto stupide.

E forse anche quando ti torneranno in mente tra trent’anni non saranno più così stupide. Forse non le ricorderai nemmeno. Ma il momento no. Quello non lo dimenticherai mai.

 

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L’omo ha da puzzà. Fenomenologia della mascolinità

Fin dall’antichità la componente maschile del genere umano ha sentito il bisogno di manifestare la propria essenza nell’ostentazione di oggetti, di per sé utili, ma soprattutto con una forte valenza simbolica, che esprimessero la sua forza, le sue capacità peculiari.

L’uomo delle caverne aveva la clava, con cui andava a caccia, con cui guerreggiava contro le tribù ostili. Le legioni romane avevano il gladio, il coltello d’ordinanza, che era così importante, così identificativo, da dare il nome ai guerrieri stessi. E via via che lo sviluppo tecnologico è andato avanti, c’è sempre stato quest’oggetto, un fido compagno di avventure, pratico, adatto all’uso che se ne voleva fare, ma allo stesso tempo carico di significati. Pensiamo all’arco dei pellerossa o alle spade medievali, le colt dei cow boy.

Sudore e sangue. Non credo sia una caso che, alla fine fine, questa rapida carrellata abbia elencato esclusivamente delle armi. Le capacità cambiavano (a volte la forza bruta, altre volte la precisione), ma l’obiettivo era sempre lo stesso: la mascolinità è la sopraffazione. Lo sforzo è primeggiare, è raggiungere il west, la frontiera, sbarcare sulle nuove terre  e conquistarle, insieme a compagni d’armi e di avventure e contro qualcun altro. Siamo arrivati anche sulla luna (e anche il mssile, non ne ha mica pochi di significati simbolici, a pensarci bene)

E noi, poveri maschi del XXI secolo? Abbandonate miseramente ogni velleità di conquista, confusi e mica tanto felici da questa dilagante promiscuità di ruoli, raggiunti e miseramente superati da amiche, compagne e colleghe che – ammettiamolo – hanno imparato a far meglio di noi (quasi) in ogni campo, noi, moderni Pier Capponi de noantri, quali campane faremo suonare contro le trombe altrui? Quale oggetto rimane, utile e simbolico, compagno fedele delle nostre battaglie, nel quale indirizzare gli ultimi sussulti dell’antico spirito guerriero?

Quale altro se non questo?

 

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Nella gabbia

“I got sunshine in my stomach, Like I just rocked my baby to sleep. I got sunshine in my stomach. But I can’t keep me from creeping sleep. Sleep, deep in the deep.”

E così mi risvegliai dentro il mio stomaco. Non riuscivo bene a capire come fosse possibile: ero io, ero senza dubbio io, ma nello stesso tempo mi trovavo chiuso fra le pareti molli del mio addome. Eppure la sera prima ero andato a letto come sempre. Avevo cenato, avevo guardato un po’ di tv, ero stato su Facebook, su What’s up, sul blog  e poi ero andato a dormire. Com’era possibile? Provai a darsi un pizzico per svegliarmi…ahia! Provai a sferrare un cazzotto con tutta la forza che avevo in quell’ammasso di grasso in cui ero avvolto, ma l’unico risultato fu sentire una fitta fortissima nella mia pancia.

Niente da fare. Per quanto potesse sembrare paradossale, ero davvero prigioniero nelle mie viscere. Provai ad arrampicarsi verso l’alto: in fondo soffrivo da tempo di reflusso esofageo, se fossi riuscito ad arrivare su magari provocando un qualche spasmo sarei stato catapultato fuori. Anche perché l’altra via di uscita era terribilmente più inquietante!

Ma per quanto sforzi facessi non riuscivo ad aggrapparsi a nulla, le pareti morbide non mi davano nessun appiglio, affondavo  ad ogni passo, come quando provi a muoverti nella neve alta. Ma quale neve! Lì faceva un caldo asfissiante.

–      E’ inutile che ti agiti. Da lì non esci di certo.

–      Chi è? Chi ha parlato?

–      Non fare il finto tonto, lo sai benissimo. Sono il tuo stomaco.

–      Il mio che?

Sto decisamente impazzendo. O forse no. Effettivamente “Der Mensch ist was er isst”, lo diceva anche Feuerbach. Però essere rinchiusi all’interno del proprio stomaco penso sia un’esperienza unica. A quanti altri è capitato?

–      Finalmente ci sei riuscito! Ce ne hai messo del tempo. Da quant’è che provi ad entrare qui? Da quant’è che fai di tutto per rinchiuderti in questo rifugio protettivo, che escluda tutto il resto del mondo? Del resto è ormai da tempo che non hai più pensieri, che non hai più emozioni, al di fuori di me.

–      Stai zitto un attimo che devo pensare.

Forse devo semplicemente dire a me stesso che non sono qui. Non posso essere qui! Non è possibile che io sia prigioniero del mio stomaco! Sono benissimo in grado di gestire questa situazione.

–      Io sono più importante di te! Mi senti? Io sono più forte di te! Non rispondi eh! Perché lo sai che ho ragione. Io sono più forte di te, hai capito? Sono più forte, sono più forte, sono più forte! E posso benissimo liberarmi e andarmene quando voglio. Posso andarmene quando voglio, posso andarmene, posso uscire e andarmene…

–      Starai benissimo qui. Peccato solo che non hai portato il telefonino: potevamo farci un selfie e postare la foto su Facebook. Guardateci, siamo io e il mio stomaco! In pochi minuti migliaia di like assicurati. Quelli per te sono importanti, o sbaglio? Perché vuoi uscire fuori? Oramai dovresti saperlo…in fondo, che differenza c’è tra qui e fuori? Qual è il mondo reale e quale no? Sei prigioniero o sei finalmente arrivato dove volevi? Ed io, sono il tuo carceriere o la tua meta agognata?

Pensaci. Conta fino a dieci e pensaci prima di rispondere.