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L’amore ritorna

Ormai dovremmo averlo imparato. Le azioni hanno conseguenze. Dalle più scontate alle più imprevedibili. Le prime sono facilmente ipotizzabili, potremmo scommettere su di loro. Ma solo un ingenuo può pensare che ce ne siano solo di questo tipo. La realtà è sempre molto più complessa, molto più articolata di quanto possiamo immaginare. Per questo le conseguenze delle nostre azioni possono avere echi lontani, che sfuggono ad ogni previsione.

Secondo Confucio il minimo battito d’ali di una farfalla è in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo. Ma insomma, senza diventare per forza degli amanti degli involtini primavera, dobbiamo renderci conto che ogni gesto, ogni azione, può arrivare lontano.

E questo discorso solitamente viene fatto in negativo, per sottolineare come le malefatte hanno delle conseguenze, anche quando pensiamo non sia così. Il colpevole alla fine paga il conto. Ma non è questo che voglio evidenziare qui. Vale per il male, ma vale anche per il bene, grazie a Dio. Perché anche il bene, anche l’amore, soprattutto l’amore, ritorna. Non è un boomerang, quasi mai lo è. O meglio, non lo è come lo pensiamo noi. Può tornare subito indietro, ma può anche andare dritto per la sua strada e percorrere sentieri sconosciuti, che a loro volta andranno in direzioni inaspettate e infine, dopo varie curve della vita, si ripresenterà nel nostro cammino.

Avete spesso letto qui nel blog che la mia missione su questa terra è diffondere luce e dolcezza. Ed anche loro ritornano! Come e quando vogliono, perché noi siamo gli strumenti, ma loro sono la musica. Che suona attraverso di noi e come musica rotola via, viaggia nell’aria e arriva ad orecchi sconosciuti e sempre rotolando torna da noi mentre camminiamo per la strada e la ascoltiamo inavvertitamente.

Oggi una persona che conosco sul lavoro mi ha ringraziato per una questione che le ho risolto. Niente di chè, routine. Ma i suoi ringraziamenti mi sono arrivati in modo speciale e mi hanno riempito il cuore. Con lei la vita è stata particolarmente dura e per questo, seppur in modo superficiale, sono stato contento di esserle stato utile. Luce e dolcezza del resto arrivano in superficie, ma rimangono addosso sulla pelle. Rimbalzano e ritornano, come la musica, come l’ amore. Perchè l’amore ritorna, quando meno ce lo aspettiamo.

Roll, roll me away, I’m gonna roll me away tonight, Gotta keep rollin’, gotta keep ridin’ Keep searchin’ ‘til I find what’s right. And as the sunset faded I spoke to the faintest first starlight, And I said next time, Next time. We’ll get it right

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MoLiPiMa

Basta ataviche discriminazioni, basta ostracismi anacronistici! Contrastiamo queste disparità figlie di pregiudizi matriarcali! Abbattiamo la dittatura degli estrogeni!

Finché non sarà socialmente accettabile che un uomo vada in ufficio in sandali e pantaloncini non ci sarà mai una vera parità di genere.

Aderisci anche a tu al MoLiPiMa, Movimento di Liberazione del Piede Maschile!

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Il talento dei gabbiani

Tutte le cose che sappiamo in realtà sono come la superficie visibile di un iceberg sommerso. Ed ogni volta che accresciamo la nostra conoscenza comprendiamo meglio quanto in realtà non conosciamo, quanto ancora ci manca per arrivare a comprendere le cose, le situazioni, le persone. Tutto ciò che sappiamo non è che una percentuale infinitesimale di quel che potremmo e vorremmo conoscere. Però è “nostro”, è la confort zone, dove ci sentiamo a casa, lontani da brutte sorprese.

Tutte le cose che non sappiamo sono l’altro versante della luna, lo spazio aperto su cui lanciarsi, la strada da percorrere, la spinta ad andare avanti, ad andare oltre, a non accontentarsi di quel che già abbiamo. Tutto ciò che non sappiamo è il mondo che abbiamo di fronte, terreno sconosciuto, che forse non esploreremo mai, semplicemente perché non ci interessa. Perché in realtà forse tutte le cose che non sappiamo, sono proprie quelle che non vogliamo sapere, le situazioni che vogliamo evitare, le persone che non ci interessa conoscere.

E quindi, cari viaggiatori ermeneutici, che vogliamo fare: restiamo fra le cose, le situazioni, le persone già note o ci avventuriamo in quelle sconosciute? Restiamo nei confini o salpiamo in cerca delle Indie lontane? Ma soprattutto, la domanda che dobbiamo farci, abbiamo più voglia di vincere o più paura di perdere?

Come quei gabbiani in mezzo al mare, così stupidi da urlare, per la gioia di volare…

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Fra certezze e mancanze

Abbiamo poche certezze in questa vita. Voglio dire, a parte i lavori sulla Tiburtina, su cos’altro potete scommettere senza tema di smentita che le cose saranno così e non in un altro modo? Noi vorremmo avere sicurezze, vorremmo strade dritte avanti a noi, che ci permettano di guardare oltre e quindi pianificare le cose, senza sorprese. Ma oramai lo sappiamo, l’unica cosa che va secondo i piani è l’ascensore. E noi, ahimé, non siamo ascensori. E neanche le nostre vite.

Per paradossale che sia, una delle certezze su cu possiamo contare (oltre i già citati lavori stradali sulla Tiburtina) sono le mancanze. Le cose, le persone, le situazioni che avevamo e non abbiamo più creano un vuoto, una mancanza appunto. E più tenevamo a loro, più questa mancanza si fa sentire, ci fa male, ci crea disagio. Su questo non ci saranno sorprese: se perdi qualcuno a cui tieni, puoi star certo che ti mancherà. Ovviamente questa è una certezza inutile! Non è una certezza su cui potersi poggiare, su cui costruire o pianificare un futuro. Anzi, potrebbe diventare una certezza ansiogena. E però…

E però, questa insana certezza, ne contiene un’altra. Più piccola, più nascosta, più fragile forse, ma in realtà altrettanto inossidabile. La certezza della mancanza contiene in sé la certezza di quanto tieni a quella cosa/situazione/persona che hai perduto, perché proprio a partire dalla sua mancanza (non solo da quella, ovvio) hai la certezza del suo valore per te. E se ci tieni veramente, nulla e nessuno potrà mai realmente portartela via. Non la perderai mai perché questa certezza resterà sempre con te.

Quando la vita è dolce ringrazia e festeggia. E quando la vita è amara ringrazia e cresci (Shauna Niequist)

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Ciao pa’

Finalmente il mio amore è arrivato
i miei giorni solitari sono finiti
E la vita è come una canzone

Finalmente i cieli sopra sono blu
Il mio cuore era avvolto nel trifoglio
La notte in cui ti ho guardato

Ho trovato un sogno con cui parlare
Un sogno che posso chiamare mio
Ho trovato un brivido a cui appoggiare la mia guancia
Un brivido che non ho mai conosciuto

Hai sorriso, hai sorriso
Oh, e poi l’incantesimo è stato lanciato
Ed eccoci in Paradiso
Perché tu sei finalmente mio.

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Predico bene, razzolo demmè

“Mi contraddico? Ma certo che mi contraddico! Sono vasto, contengo moltitudini” (Walt Whitman)

Ma insomma, che volete da me? Coerenza? E vi pare semplice? Coerenza: sostantivo femminile, intima connessione e interdipendenza fra fatti e parole. Ma io con le interdipendenze non ci vado d’accordo. Vanno bene i legami, sono favorevole ai legami, ma le dipendenze no, anzi io sono per il 4 luglio, sono assolutamente per l’indipendenza, di qualsiasi genere.

E ancora. Coerenza: costanza logica o affettiva nel pensiero e nelle azioni. E qui è la costanza che mi frega. Perché né fra i mie pregi (pochi), né fra i miei difetti (molti) c’è posto per la costanza. Sono troppo pigro per essere costante. Sono troppo creativo per essere costante. Sono troppo smemorato per essere costante. Quindi torno da capo, che volete da me?

D’altra parte, l’ho già scritto in precedenza su questo blog, valesse la coerenza, fosse importante l’assoluta coincidenza fra quel che si dice e quel che si fa, poteva reggere per duemila anni la religione cristiana? Va bene l’esempio dei santi, va bene il sangue dei martiti, ma per il resto “quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?». (Luca 18,1-8) anche a Lui era venuto qualche dubbio. Perché Lui sì che era coerente, mica come noi!

Ma poi, se ci pensate bene, è da sempre così! Quante volte abbiamo trovato discordanza fra quello che ci insegnavano e quello che poi mettevano in pratica i genitori, i maestri, i professori, gli uomini saggi di ogni tipo e di ogni tempo. Ma il fatto che loro non riuscissero a metterlo in pratica personalmente, non dovrebbe svalutare quello che dicevano. Come invece a volte capita che qualcuno dica stronzate, ma poi alla prova dei fatti vada dritto al punto e raggiunga l’obiettivo.

Che pretendete dunque? Perché sembrate tutti così convinti che invece io possa essere coerente? Che vi ho fatto? Tutt’al più difondo luce e dolcezza e già questo mi sembra un obiettivo sfidante. Fate quel che dico non quel che faccio. Oppure, fate quel che faccio, non quel che dico. Anzi, ancora meglio, fate come vi pare. E ascoltatevi una bella canzone

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Nel frattempo

Nel frattempo aspettiamo. Come quando stai seduto sulla spiaggia e vedi all’orizzonte dei nuvoloni viola che fanno un’ombra lunga sull’azzurro del mare. Sai che arriverà il temporale. Potrebbe essere un uragano o solo un banale acquazzone estivo e che fai nel frattempo? Azzardi una passeggiata o prendi le tue cose e torni a casa?

Nel frattempo scorre il tempo. In quel fra che sta in mezzo tra l’ora e il dopo. Un fra che potrebbe anche essere molto lungo oppure brevissimo e tu non lo sai. Non lo sai se vale la pena iniziare una cosa nuova o se addirittura non avrai il tempo per finirne una vecchia.

Nel frattempo succedono delle cose. E le nuvole all’orizzonte potrebbero dileguarsi, spinte da un vento nuovo, che tu proprio non immaginavi. “Mi compro un gelato o non vale la pena, che poi tocca fare una corsa prima del diluvio“, ti domandi perplesso mentre arriva un amico che non vedevi da tempo. E allora chissene importa dei nuvoloni viola, dai prendiamoci un aperitivo.

Perché nel frattempo – esattamente proprio in quel fra – la vita va avanti e non ti aspetta. E allora che senso ha aspettarla tu?

Spiaggia di Vardano Parghelia, estate 2021

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Merdoledì

Il merdoledì si presenta con quella tipica gnagnerella di maggio, simpatica come la sabbia nelle lenzuola ed inistente come un venditore di aglio a Val Melaina. Noi a Roma viviamo la pioggia come una specie di affronto, una catitveria senza senso, immotivata ed ingiustificabile: non solo tutto questo, pure la pioggia? Ma allora ce l’hai con noi, ammettilo, che ti abbiamo fatto? Inoltre, per noi proprietari di amici a 4 zampe, portare fuori il cane quando piove è un’esperienza che può farti sembrare gradevole persino la sabbia nelle lenzuola, che almeno non puzza come il cane bagnato.

Come ogni mattina controllo con waze il percorso migliore per arrivare in ufficio e secondo la famosa teoria di Leibniz il migliore di percorsi possibili mi dice che partendo subito, alle 8:00 arriverò a destinazione alle 9:20 un’ora e venti minuti dopo. In quel tempo potrei arrivare a l’Aquila, fermandomi anche a prendere un caffè in autogrill. Per dare un’idea, qualcuno arriverebbe da Verona a Trento, qualcun altro da Bari a Taranto e potrei continuare.

E così lancio il cuore oltre l’ostacolo e decido di andare con i mezzi. Lo so, prendere la metro può far sembrare gradevole anche il cane sotto l’acqua e la puzza e su per giù la stessa, ma almeno possiamo pensare di contribuire alla diminuzione dello smog e poi arriverò in ufficio prima. Sulla questione ecologica mi resterà il dubbio, su quella oraria posso certificare di aver timbrato alle 9:25. In treno avrei fatto prima ad arrivare a Napoli, con lo stesso tempo sarei arrivato a Firenze.

Ma in fondo, volete mettere che esperienza? Aspettare 18 minuti la metropolitana – che a quel punto, considerate le condizioni metereologiche, è diventata un’oleogramma dell’Arca di Noè – ti fa scorrere il tempo in maniera alternativa, facendoti riconsiderare anche le attese telefoniche per prenotare un appuntamento alla Asl. Però in fondo c’è ancora il viaggio di ritorno stasera, chissà magari nell’attesa potrebbero organizzare dei corsi di ballo.

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Coltivando una piccola speranza

Sono un po’ assente dal blog. Questo è e rimane il mio luogo, un posto dove mi rifugio e dove mi sento a casa, a volte scrivendo, a volte anche semplicemente rimanendo in silenzio. E adesso forse è il momento di tacere. Un momento difficile, dove giorno dopo giorno le cose possono evolvere, nel bene e nel male, anche in modo impercettibile, mentre coltiviamo una piccola speranza.

Come una piantina fragile, esposta agli eventi atmosferici, che sappiamo potrebbe sfiorire da un momento all’altro oppure continuare a resistere. Non ti ci puoi aggrappare, non ti può sorreggere, né puoi contare su di lei. Perché al contrario è lei che conta su di te. E’ nell’ordine delle cose che potrebbe non farcela, ma capisci che è lei che si appoggia e cresce su di te, come un rampicante delicato. Non sai in che direzione crescerà, magari in maniera totalmente inaspettata, su sentieri imprevisti ed impensabili.

Non puoi saperlo prima. Speri, ma così facendo comprendi che i piani si sono invertiti e paradossalmente, la sua unica speranza sei proprio tu.

Guarda la stella, invoca Maria. Seguendo lei non puoi smarrirti, pregando lei non puoi disperare. Guarda la stella, invoca Maria. Se lei ti sorregge non cadi, se lei ti protegge non cedi alla paura, se lei ti è propizia raggiungi la meta. Guarda la stella, invoca Maria (San Bernardo da Chiaravalle)

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In quasi tutti i momenti che viviamo

Dovremmo essere bravi. Dovremmo esserlo davvero, anche se nessuno ce lo insegna. Nessuna scuola al mondo, nessun maestro, nessun libro: ma se anche ce lo insegnasse qualcuno difficilmente rimarrebbe con noi il tempo necessario per diventare parte di noi. Non ce lo insegnano, non lo impariamo, ma paradossalmente ce l’abbiamo sotto gli occhi in quasi tutti i momenti che viviamo.

Basta tirare su la testa e fermarsi a guardare l’azzurro del cielo e le nuvole che gli scorrono intorno come fotogrammi di un film. Il vento che accarezza l’erba di un prato come un pettine su i capelli, gli alberi mossi dal vento, la risacca del mare che spinge la schiuma sulla riva e poi ritorna indietro. Una carezza, uno sguardo d’intesa, il silenzio complice, la parola giusta, la presenza discreta, una risata spensierata.

La bellezza del momento, del momento esatto in cui assaporiamo la vita, spesso ci sfugge. Persi nei pensieri, nelle attese o nelle preoccupazioni, sentiamo senza ascoltare, guardiamo senza vedere, respiriamo senza assaporare. Sorvoliamo, diamo per scontato, confondiamo e a volte banalizziamo. Insomma, non cogliamo il momento, ma in realtà non lo perdiamo del tutto, perché inconsciamente si deposita nella memoria. E diventa ricordo. Resta con noi quando non ce l’abbiamo più. Ma forse non potrebbe andare diversamente.

E, comunque andrà,
l’addio non è una possibilità.
Non è una possibilità