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Salvate il soldato Tom

Tom Hanks è sopravvissuto quattro anni in un’isola da naufrago, è stato chiuso un anno intero dentro un aeroporto. Da giovane aveva dato la caccia ai fantasmi, quelli brutti, che fanno paura. Poi partendo da Grinbow, Alabama, ha corso due volte per tutti gli Stati Uniti, ha pescato gamberi con Buba dopo aver fatto la guerra in Vietnam con il tenente Done. Ha preso l’HIV a Philadelphia, ha fatto lo sbarco in Normandia e salvato il soldato Ryan. E’ stato sequestrato in una barca da pirati somali, è sopravvissuto nell’Apollo 13 in viaggio verso la luna e in un aereo ammarando nell’Hudson.
Regà, se muore col Coronavirus veramente so cazzi amari per tutti.

 

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E tu, che perversione hai?

Ieri sera, tornando a casa in macchina, ho ascoltato a Radio Capital un’accorata difesa delle penne lisce. Ma ci rendiamo conto? D’altra parte mi ricordo di aver conosciuto qualcuno che fumava le Kim. Ve le ricordate le Kim? Era una roba veramente rivoltante, eppure c’era gente che se le comprava. E vogliamo parlare del Cumino? Ora, va be’ che tutti i gusti son gusti, ma diciamolo chiaramente: il cumino puzza di ascelle sudate. I cibi pervasi di cumino hanno lo stesso odore dei vestiti che escono dalla mia borsa del calcetto dopo la partita del giovedì. Vi piace l’odore delle canottiere sudate? E d’accordo, niente da ridire. Basta che non le strofinate sulle cose che mangio io.

Passando al vestiario ci sono certi (giuro, li ho visti) che mettono i sandali con i calzini, chi mette i calzini corti, alcuni persino bianchi e ora i ragazzi amano indossare scarpe chiuse, anche mocassini, solo con i fantasmini: la sagra della caviglia pelosa, potremmo chiamarla. Se pensiamo poi che c’è addirittura chi trova bello l’accostamento cromatico giallo rosso, capisci quanto possa essere vario (e anche un po’ avariato) il mondo.

Non parliamo poi della musica. Ho conosciuto gente che ascoltava Gigi D’Alessio e c’è chi, come quel gran minchione del mio amico Zeus ascolta il Death Metal, che è gradevole come il rumore del trapano dal dentista. Certi, invece del solito canarino o del simpatico pesce rosso, tengono in casa serpenti, alcuni persino delle iguane. Io non ho nulla contro le iguane, ma avete visto come ti guardano? Stessero a casa loro, ecco e non avrei proprio nulla da ridire! Per non parlare di quelli con i piercing: ma che ti dice la testa quando pensi di essere fico ficcandoti robe strane sulla lingua o in altre parti innominabili? Quindi, possiamo stupirci che qualcuno adori le penne lisce?

Ognuno ha i suoi gusti, ognuno ha le sue preferenze, che a volte sono palesemente in conflitto con il comune sentire. Ma d’altra parte, se a tutti piacessero le cosce di pollo, che ne faremmo dei petti? E se tutti amassimo il mare, immaginate che fila troveremmo sulla Pontina la domenica pomeriggio per rientrare a casa? Chi più, chi meno, ognuno ha le sue stranezze, i suoi gusti bizzarri. Pure io non faccio eccezione: da qualche tempo, mi sono accorto che la pasta al dente non mi piace più. Non dico che debba essere scotta, ovviamente aborro il “mappazzone” di pasta collosa, però diciamo che per essere perfetta deve avere il giusto tempo di cottura, che per me coincide su per giù con quei 30 secondi in più rispetto alla cifra indicata nella confezione. Ecco, ora l’ho detto!

E voi, lettori ermeneutici, quale perversione avete?

 

 

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9 verità e 1 bugia

Notizie tratte dai quotidiani di questi ultimi giorni.

  1. Maternità, il governo vuole portarla a sei mesi, uno anche per il papà
  2. Arriva la cannabis a tavola, saranno disponibili olio, biscotti e altre prelibatezze
  3. Secondo Salvini l’antisemitismo in Italia sarebbe colpa degli immigrati mussulmani
  4. Grazie alle Sardine, boom di vendite di pesce azzurro in aumento di oltre il 15%
  5. La Lega dell’Emilia Romagna promette: se vinciamo le elezioni verrà offerta pizza e mortazza a tutti coloro che hanno aderito allo sciopero della fame per Salvini
  6. Salvini va in giro a citofonare alla gente chiedendo se in casa ci sono spacciatori
  7. Sui monopattini il ministro fa retromarcia: torna la sperimentazione
  8. A 12 anni va in ospedale per un mal di pancia e scopre di essere incinta
  9. Con 254 ore a testa, Roma è seconda al mondo solo dopo Bogotà per ore di traffico annue per ogni cittadino
  10. Maiale costretto a fare bungee-jumping per inaugurare un parco giochi in Cina

Sì, avete letto bene il titolo. Del resto chi non ha mai sognato di allargare la maternità ai papà? E fumarsi un bel biscotto la mattina dopo il caffè? Sulle esternazioni di Salvini e co. stendo un velo pietoso. Però mi avrebbe fatto piacere vedere un ministro che va in monopattino in retromarcia. Invece pensare ad un povero porcello che fa su e giù da un ponte mi intristisce molto.

Quanto alle ore di traffico io sono assolutamente fuori media: ho calcolato che ogni anno, andando ogni giorno da Montesacro all’Eur e ritorno, trascorro in macchina non meno di 400 ore. Che moltiplicato per gli anni in cui ho lavorato e quelli che ancora mi mancano significa che quando andrò in pensione avrò passato due anni in macchina. In conclusione, sarebbe stato meglio se fossero state 9 bugie e 1 verità!

 

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Ballo con le renne

D’altra parte c’è chi balla da solo, chi balla coi lupi, chi balla sotto la pioggia, io a Natale ballo con le renne! Chi l’ha visto in anteprima mi ha chiesto se foss impazzito, se ero ubriaco e mi ha detto che ci vuole proprio un bel coraggio a mandarlo in giro. Dopo questi consigli amorevoli, come avrei potuto non pubblicarlo?

Un grande augurio di cuore di BUON NATALE a tutti i viaggiatori ermeneutici!

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Ogni traduzione è un tradimento

Ogni traduzione è un tradimento, diceva il sommo Heidegger. Ed è vero! Ogni linguaggio ha un insieme di significati, di radici semantiche, di rimandi culturali che è praticamente impossibile trasportare intatti in un’altra lingua. Solo chi ha la capacità di comprendere la lingua di una canzone, di un romanzo o di un film, può apprezzarlo fino in fondo. Può comprendere realmente tutto quello che l’autore voleva esprimere con quell’espressione utilizzata. Mi ha sempre fatto riflettere il fatto che all’estero i film vengano proiettati soprattutto in lingua originale, tutt’al più con i sottotitoli. Il doppiaggio è una cosa molto italiana.

Per questo quando traduciamo, per quanto bravi, per quanto capaci, facciamo una violenza al testo originale, lo pieghiamo alle regole di un’altra lingua, lo inseriamo dentro un contesto diverso, che ha altri rimandi e, inevitabilmente, altri significati. Ogni traduzione non può che tradire il significato originario, non può che essere un adattamento, più o meno verosimile a quello da cui è partito.

D’altra parte ci sono traduttori talmente bravi che forse riescono anche ad arricchire il testo originario e a non perdere gran parte dei significati che questo conteneva. Fare il traduttore in ogni caso è una gran bel lavoro, perché ti permette di plasmare la realtà: non devi solo riproporre l’esistente, devi reinventarlo. Poi, certo, quando ti capita di dover tradurre uno che, probabilmente in preda a un indigestione di fava tonka, dice che gli Americani sono nostri alleati fin dalla guerre puniche, a quel punto ma che t’inventi?

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A proposito di koala, tortellini e spermatozoi (che non sono più quelli di una volta)

Sarà vera questa cosa o è l’ennesima legenda metropolitana, tipo quella dei treni che arrivavano in orario? Secondo i dati diffusi da uno studio dell’OMS (Organizzazione mondiale della sanità), pare che il numero e la qualità degli spermatozoi dei nostri nonni fosse migliore della nostra. Nel mondo occidentale in cinquant’anni siamo passati da una concentrazione di 99 milioni di spermatozoi per millilitro, a circa 47, ovvero meno della metà. Le cause reali di questo drastico calo ancora non si conoscono ma certamente il maggiore indiziato, come sempre è il maggiordomo.

Sarebbe stato semplice, invece no, è lo stile di vita (che poi che stile sarà? Dorso, rana, stile libero? Chi può dirlo). Comunque con stile o senza stile, sembra che gli scienziati siano tutti d’accordo nel pensare che l’esposizione a sostanze chimiche dannose, un’alimentazione sbagliata, l’abuso di steroidi anabolizzanti, il fumo, l’alcol, il maggior consumo di droghe, lo stress, la sedentarietà facciano male. Chi l’avrebbe mai detto eh? Ci volevano davvero degli scienziati per diagnosticare una cosa del genere.

Ma la domanda è un’altra (come sempre, la domanda è sempre un’altra e la risposta è 42). D’accordo, abbiamo stabilito che i nostri padri e e i nostri nonni avevano molte più probabilità dei nostri figli di ingravidare una donna. Ma è proprio un male questa cosa? Dobbiamo seriamente preoccuparci? Non sarebbe meglio far finta di sbagliare chat su whatapp e dire finalmente la verità? E uno potrebbe dire, ma qual è la verità?

La verità è che i Koala rischiano l’estinzione perché stiamo distruggendo il loro habitat. E voi siete così sicuri che il livello di autocoscienza civica dei sedicenni di oggi (quelli che ascoltano la musica trap, si rincoglioniscono davanti alla Play Station e non derogano davanti a questioni di principio, tipo togliere l’uvetta e i canditi dal panettone senza sbriciolare la fetta) sia maggiore di quello dei Koala abbarbicati sui rami degli alberi di eucalipto?

Ma mentre mi interrogo su questo ardito dilemma, un’altra fondamentale questione sorge all’orizzonte politico. No, non quello del crocifisso nelle aule, c’ha rotto sta storia del crocifisso nelle aule! Tra l’altro il povero Gesù penso che riprenderebbe la croce su di sè e scapperebbe lontano piuttosto che stare dentro un aula piena di adolescenti refrattari all’uso del dentifricio, con le scarpe da ginnastica e le tute sintetiche ad ingabbiare le ascelle. La questione vera è se non sia meglio per noi morire, piuttosto che vivere nell’ignoranza di cosa ci sia dentro i tortellini che stiamo gustando nel brodo della domenica. Un affare di stato, lo jus cucinae! A destra gridano “prima il maiale”, a sinistra rivendicano la questione politica, anzi pollitica. E dunque vi ripeto, troppo pochi spermatozoi o ancora troppi per sperare in una rapida estinzione?

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Considerazioni estive sui massimi sistemi, il bene, il male, disastri atomici e conigli voraci

Ieri alla radio facevano un resoconto della tragedia di Chernobyl a quarant’anni dall’esplosione della centrale nucleare. Un’ esplosione devastante che scatenò delle radiazioni trentatre volte superiori a quelle delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaky. A distanza di così tanto tempo la zona ha ancora dei valori totalmente alterati, che ne sconsigliano vivamente la presenza umana. Accanto a questi dati allarmanti ce n’era uno apparentemente positivo. O forse più allarmante di tutti gli altri. Infatti, in questi quarant’anni in cui gli esseri umani hanno abbandonato la zona, la biodiversità animale e vegetale è aumentata di circa dieci volte in più rispetto ad altre zone limitrofe. In parole povere, per l’ambiente circostante le radiazioni atomiche sono nocive, ma mai quanto la presenza dell’uomo.

Siamo davvero così deleteri, così distruttivi (o forse sarebbe meglio dire autodistruttivi) per il mondo che ci circonda? Le variazioni climatiche e i conseguenti sconvolgimenti naturali causati dalle alterazioni dell’ambiente determinate dall’uomo indurrebbero a pensare che sia effettivamente così. L’uomo è quindi il male assoluto? E però…c’è sempre un però. Mentre ascoltavo queste cose alla radio stavo osservando il coniglietto di mia figlia che vagava felice per il giardino: sono riuscito a fermarlo appena in tempo mentre si era lanciato verso i fiori di mia suocera, scambiandoli per un prelibato spuntino. E così mi è venuto fuori questo pensiero. Dal punto di vista dei fiori, un docile coniglietto che se ne vorrebbe cibare è molto più distruttivo dell’essere umano che invece se ne prende cura.

Tutto è relativo a questo mondo. Eh sì, tutto, tranne forse il moijto che accompagnava queste considerazioni. Quello è buono in assoluto.

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In Africa ogni mattina quando sorge il sole (part. 2)

In Africa ogni mattina quando sorge il sole, la gazzella non avrebbe proprio nessunissima voglia di alzarsi. Non ha chiuso occhio tutta la notte, perché l’aria condizionata non funziona, il gazzello russa come un rinoceronte e i gazzellini l’hanno svegliata più e più volte per colpa degli incubi.

Però, in Africa ogni mattina quando sorge il sole, qualcuno deve andare a fare la spesa ed è meglio arrivare alla Conad che c’è il tre per due, almeno fino a fine mese. Allora la gazzella comincia la sua corsa tra i sacchetti dei rifiuti neanche fosse una gimcana di Giochi senza Frontiere e arriva al supermercato.

Quindi in Africa ogni mattina quando sorge il sole, la gazzella prepara il pranzo, mentre il telefono non smette di squillare, perché le propongono di cambiare tariffa per luce gas e acqua, le fanno un’offerta per la fibra e le offrono un abbonamento ai vini Giordano, ai contenitori Bofrost e ai saponi della Stanhome con tanto di bicicletta con cambio shimano in omaggio. Lei imita una voce straniera fingendosi la zebra delle pulizia (“io non capire, signora non c’è, io vengo di Romania“), ringrazia le operatrici del call center, declina l’offerta e va avanti fra gli applausi del pubblico.

Nel pomeriggio in Africa quando il sole è sorto da un pezzo, i gazzellini tornano da scuola e la gazzella, sempre correndo tra un sacchetto dell’umido e una busta di bottiglie di plastica sparpagliate sull’asfalto, li accompagna nell’ordine: a chitarra, a calcetto, dal dentista, a catechismo e a casa dell’amichetto per giocare alla play. Tra una corsa e l’altra trova il tempo di andare dal parrucchiere, fare un salto dalla madre (che nonna gazzella ci tiene) e andare alla lezione di acqua gym (la gazzella, si sa, nuota come un pesce). Tutto questo prima di cena che poi torna il gazzello, più affamato del leone.

Ah già, il leone. Perché voi sicuramente vi starete chiedendo, il leone, nel frattempo che fa? E’ troppo preso anche lui dai suoi impegni, e non ha più tempo di correrle dietro. Ma tanto lei l’aveva intuito che quella storia non aveva un futuro, che c’era solo un’attrazione carnale e poi lei – anche se mangia come un facocero – ci tiene al suo gazzello e non va dietro al primo leone che passa.

Quindi in Africa ogni mattina, non è importante che tu sia il leone, un operatore del call center o un addetto dell’AMA. Non è importante nemmeno se fai il cassiere alla Conad o sei l’insegnante di acqua gym. Perché sarà pur vero che in amore vince chi fugge, ma in questo periodo fa davvero troppo caldo e se vuoi conquistare una gazzella, non gli correre dietro. Alla gazzella offri una gazzosa. Magari una gazzosa Neri. Perché se bevi Neri ne ribevi.

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Prima di chiedere

Vi è mai capitato di sentirvi fuori luogo mentre ponevate una domanda? Vi siete mai pentiti di chiedere qualcosa nel momento stesso in cui la chiedevate? Avete mai avvertito un brivido dietro la schiena leggendo negli occhi dei vostri consanguinei, tutto il loro disappunto per l’inadeguatezza della vostra domanda?

Il fatto è che ci sono volte in cui il silenzio è pesante. Situazioni in cui ci sentiamo a disagio, fuori posto, non sappiamo che dire. E allora, spegnendo per un attimo il collegamento fra il cervello e la bocca, ci escono domande inopportune. Ci vengono fuori richieste prive di senso, fuori contesto, imbarazzanti per noi che le poniamo e per chi dovrebbe dare una risposta. Domande totalmente inutili, di cui a volte conosciamo già la risposta, oppure domande la cui risposta non ci interessa davvero conoscere.

E’ in situazioni come queste che la nostra autostima precipita, che ci sentiamo un po’ come quelli che ad una cena elegante arrivano con i calzini bianchi e i sandali stile frate francescano. Ma non dovremmo mai abbandonare la speranza, non dovremmo mai perdere la fiducia in noi stessi. In fondo se perfino uno come Internet Explorer ha il coraggio, ogni volta che inavvertitamente lo facciamo partire,  di chiederci “vuoi impostare Explorer come browser prefedefinito?” perché dovremmo scoraggiarci noi?

Non siete ancora convinti? Continuate a ripensare all’ultima figura di merda che avete fatto e vi autocommiserate pensando che solo un coglione avrebbe potuto fare una domanda inutile/impertinente/imbarazzante come quella? Allora andate sul sito dell’Esta e compilate il questionario obbligatorio per chiedere il visto per gli Stati Uniti. E la vostra autostima vi ringrazierà.

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Miseria e Nobiltà

  • Allora riproviamo. Arrivano tutti questi giornalisti con il microfono e tu dici…
  • Vincenzo m’è padre a me
  • No! No! No! Non hai capito niente. Devi dire Matteo, no Vincenzo, dai riproviamo. Entrano i giornalisti, ti intervistano e tu devi dire…
  • Vincenzo m’è padre a me
  • Ma no! Ancora! Che c’entra Vincenzo? Devi rispondere Matteo: M-A-T-T-E-O! Riproviamo. Giornalisti, microfoni….
  • Vincenzo m’è padre a me

Molta miseria, poca nobiltà.