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Piccola guida di sopravvivenza ai social (al tempo del Coronavirus)

Sapete ormai da tempo, cari viaggiatori ermeneutici, che la missione che mi sono dato su questa terra è spandere luce e dolcezza. Tuttavia devo ammettere che quest’isolamento, fra i vari effetti collaterali, mi sta sviluppando un’insofferenza sempre più marcata verso diverse categorie di soggetti che già normalmente sopporto a fatica.

Forse in periodi normali non ho tutto questo tempo a disposizione per imbattermi in loro. Forse sempre questo isolamento accentua proprio quelle caratteristiche che urtano il mio sistema nervoso. Insomma, sarò io che ne vedo di più, saranno loro che spuntano come i funghi dopo un acquazzone estivo, sarà quel che sarà, ma la capacità di certuni di mettersi a ballare una rumba sul mio apparato riproduttivo, in questi tempi, si è largamente sviluppata.

Che fare dunque? Ignorare, mi direte voi. La parola è d’argento, il silenzio è d’oro, direbbe il mio amico Filippo. Non ti curar di lor ma guarda e passa, aveva detto a suo tempo il sommo poeta. Se entri in discussione con un idiota, l’idiota sei tu. Tutto giusto, tutto vero. Ma il prurito? Quell’insanabile, esacerbante, virulento prurito alle mani che ti viene quando leggi certe cose, non si riesce mica a calmare con una semplice alzata di sopracciglia. Non in certi casi. Non sempre, almeno.

E così ho deciso di stendere questa breve guida che spero possa esservi utile, per alleviare quella sensazione urticante che insorge alla lettura di certe affermazioni, senza trascendere in insulti triviali (che comunque, a volte, hanno il loro perché). Di seguito le categorie più fastidiose ed irritanti e le possibili risposte

I complottisti. “Tutti ad aspettare il vaccino, ma lo sapete che quando ci vaccinano inseriscono dei microchip sottocutanei per tenerci sotto controllo?” Cosa rispondere ad affermazioni di questo genere? Cosa replicare a gente che pensa che il Covid si diffonda con le antenne del 5G o che sia uno degli effetti delle scie chimiche? In questo caso il mio rimedio è il rilancio esagerato. “Ma no, quale microchip! Lo sanno tutti che i Vaccini sono una sostanza aliena per introdurre nel nostro pianeta le armate di Vega! Diffidiamo dei vegani, lo diceva anche Goldrake”

I benaltristi. “Sì, d’accordo il governo sta prendendo provvedimenti, ma quello che ci vorrebbe è ben altro“. Secondo questi tipi qualsiasi cosa si faccia non va bene, non basta, non affronta i veri problemi. Che sono sempre “ben altri”! Nessuno mette in dubbio che in (quasi) tutte le situazioni si potrebbe fare di più e meglio, ma obiettivamente, in questa emergenza, siamo sicuri che qualcuno avrebbe potuto fare cose diverse e migliori di queste? Anche in questo caso sarei per il rilancio esagerato: “E allora i marò? E allora il PD?”

Gli sputasentenze. “Non date retta a questi tromboni che vivono in televisione. Il bicarbonato! Il virus si batte con il bicarbonato!” Qui davvero abbiamo la fantasia al potere! In tempi normali in Italia ci sono 60 milioni di CT della nazionale di calcio, ma oggi abbiamo schiere di virologi, torme di economisti, esperti de staceppa, che ti spiegano la rava e la fava della qualunque. Ovviamente con tono polemico verso il povero professore di turno, reo di essere, a seconda dei casi, servo delle industrie farmaceutiche, schiavo delle potenze plutocratiche europee, affiliato ai Savi di Sion, spia al soldo di Soros. Con loro la strategia dell’esagerare non funziona. Loro sono oltre, loro sono l’esagerazione! La risposta giusta sarebbe una gran pernacchia, alla Totò. In alternativa professatevi pastafariani e assumete un atteggiamento ipercritico, dicendo che non credete a null’altro che non sia vagamente somigliante agli spaghetti con il ragù.

Gli opportunisti. Io capisco che le persone stiano in difficolta, alcune piu di altre (sfatiamo il mito del siamo tutti nella stessa barca. Siamo tutti nella stessa tempesta, solo che qualcuno ha uno yacht e qualcun’altro una scialuppa bucata), ma vedere questa corsa al rimborso mi dà veramente un fastidio epidermico. Hai pagato la palestra fino a giugno? Peggio per te, fatti un po’ di flessioni in salotto e non rompere gli zebedei. Ripeto, chi soffre ad arrivare a fine mese, chi non potendo lavorare non ha alcuna entrata, può anzi deve fare di tutto per cercare di limitare i danni. Ma leggere che 356 notai hanno richiesto il sussidio dei 600 euro…..Replicare significa andare in polemica pesante, si rischia di sentirsi rispondere “certo, tu fai il superiore perché comunque hai lo stipendio fisso“. Né serve troppo provare a farli ragionare, dicendo che ad esempio, anche le palestre, pur essendo chiuse, dovranno pagare gli stipendi a chi ci lavora. Per il momento non ho avuto risposte adatte e quindi mi limito a non replicare, ma temo che prima o poi il prurito tracimerà ed io rischierò di rovinare amicizie di vecchia data.

I somari. Su questa categoria cosa vogliamo aggiungere? Un errore ogni tanto passi, una svista di distrazione ci sta, ma quando non riesci a mettere tre parole in croce, perché non astenersi? Perché perseverare? E niente, anche con loro se non volete rischiare di fare le maestrine, conviene evitare qualsiasi replica. Bisogna chiudere gli occhi, far finta di non aver visto e passare oltre. Ce la faremo? E’ dura, ma sì, ce la faremo

 

 

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Dopo la tempesta

“Le cose belle viaggiano in modo improbabile e spesso occorre una fine perchè possano cominciare“. (Neil Young)

Quando la tempesta sarà finita siamo sicuri che vorremmo tornare alla vita precedente? Ma la vera domanda è un’altra. Dopo che la tempesta avrà bussato alla nostra porta, segnandoci ma lasciandoci vivi, seppure lo volessimo, pensate che potremmo tornare alla vita precedente?

Potremmo tornare alle solite preoccupazioni? Potremmo ancora riuscire ad arrabbiarci se qualcuno ci ruberà un parcheggio? E le questioni lavorative, saranno ancora in grado di angosciarci?

Io penso che avremo nuove priorità, forse finalmente saremo capaci di capire ciò che vale davvero la pena. Avremo nuovi obiettivi. Forse il lunedì mattina non sarà più in grado di deprimerci ed è probabile che anche il traffico nelle giornate di pioggia avrà tutt’altro sapore. Possiamo sperare che saremo in grado di inseguire l’importante, lasciando per un attimo da parte l’urgente.

E’ probabile che passata la tempesta non saremo più in grado di convivere con i rimpianti, con i compromessi e le rinuncie. Forse faremo pace con il nostro passato, perché il futuro, seppur meno sicuro, sarà senza dubbio più aperto e meno scontato di quanto l’avessimo potuto mai immaginare.

Come dopo una guerra, ci saranno macerie sulle strade, ma anche tanta voglia di ricostruire, perché fra le tante cose distrutte ci potrebbero anche essere tutte quelle resistenze che fino a ieri ci hanno impedito di correre dietro ai nostri sogni. Quando negli anni a venire Facebook ci segnalerà fra i ricordi le foto e i post di questo periodo, forse ci verrà da sorridere, ricordando come eravamo prima e come eravamo diventati dopo.

Perché come dopo una guerra, tornare alla vita di tutti i giorni, alla nostra quotidinità abituale, non sarà come rientrare a casa dopo un lungo viaggio. Non troveremo le cose come le avremo lasciate. Anzi, niente sarà più uguale a prima, anche le cose che apparentemente sembreranno le stesse. Avranno un altro colore, un altro sapore, suoneranno con una tonalità diversa.

E allora davvero alla fine di questa quresima ci sarà una Pasqua di resurrezione. Auguriamocelo. Per rispetto di quelli che la tempesta si è portata via. Allora non sarà stata solo una tragedia. E soprattutto, non sarà capitata invano.

“Forse alla fine di questa triste storia, qualcuno troverà il coraggio, per affrontare i sensi di colpa e cancellarli da questo viaggio, per vivere davvero ogni momento, con ogni suo turbamento, come se fosse l’ultimo”

 

 

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Un indovinello ai tempi del Coronavirus

Indovinello di Pasqua ai tempi del Coronavirus: trovate la lettera successiva

U  D  T  Q  C  S …

Ieri sul mio profilo FB ho postato un indovinello che è piaciuto molto, per questo ho pensato di proporvene un altro. Stavolta però, oltre ad essere dilettevole, vorrei provare ad essere utile. E quindi, da qui a Pasqua, per chiunque riuscirà a risolverlo, verserò un euro alla Parrocchia di San Giovanni Crisostomo di Roma. In questo periodo di chiusura forzata il mio amico Don Massimo non ha la possibilità di ricevere offerte domenicali per sostenere le varie attività di carità che normalmente svolge. Per chi volesse partecipare l’Iban è IT85W052160321800000004444

Ogni giorno aggiungerò un indizio. Provate! Per voi è gratis! Scrivete la vostra risposta: risponderò a tutti in privato, per non condizionare gli altri. Se avrete azzeccato avrete il mio personale encomio, se non avrete dato la risposta giusta vi darò la soluzione, così se volete potete fare copia e incolla e ripetere il giochino nel vostro profilo. Magari organizzando un’altra donazione a chi vorrete voi!

Il primo indizio è questo: è un giochino molto semplice, una sequenza più logica che matematica. Lo inventò qualcuno, non mi ricordo chi (magari la mia collega Paola lo sa) 35 anni fa, tra i banchi di Villa Mirafiori, durante le lezioni di Filosofia della Storia. Partecipate numerosi!

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Mi manca, ce l’ho

Pensate ad un tizio che per un qualche strano caso, un incidente in macchina, una malattia, sia caduto in coma all’inizio dell’anno. E si risvegli il 1 aprile. Non pensate che crederà di essere vittima del più gigantesco pesce d’aprile della storia? Nel XXI secolo tutte le nazioni della terra alle prese con un virus contaggiosissimo. 1 miliardo e mezzo di persone rinchiuse in casa. Multe per chi passeggia per strada, file fuori dai negozi, mascherine neanche fosse carnevale, caccia al runner untore. Forse giusto in un B movie con la realtà distopica potevamo immaginare uno scenario simile.

Del resto abbiamo sempre detto che ormai viviamo in un villaggio globale, che tempi e distanze si sono annullate? Ed ecco che il mio amico Giuliano a Cuba o Lucy in Australia hanno lo stesso problema che ho io. E tutti eravamo impreparati, perché nessuno avrebbe mai immaginato di vivere una situazione simile. Tranne Bill Gates, ovviamente. Del resto uno, non è che si inventa un sistema operativo così, dalla mattina alla sera.

Rinchiusi in questa specie di arresto domiciliare planetario, come facevo da piccolo con le figurine dei calciatori, scorro le immagini per vedere cosa ho e cosa mi manca. Mi manca il calcio. Mi mancano le partite di calcetto del giovedì con i miei amici, quelle di Lele il sabato pomeriggio, mi manca il calcio in TV, mi manca soprattutto la mia Lazio. Mi manca più di qualsiasi altra cosa!

Mi manca il mare, mi manca Rocca di Mezzo, le fughe nei fine settimana, il barbecue e le passeggiate in montagna. Mi manca la piscina (chi l’avrebbe mai detto fino a un paio d’anni fa?). Mi manca la sensazione di libertà del venerdì pomeriggio, mi manca il mercato del sabato mattina, le uscite con gli amici del sabato sera, mi mancano le domeniche, la messa, le pastarelle da Gatto e papà che viene a pranzo da noi. In pratica mi manca la mia vita precedente, ma solo quella dal venerdì pomeriggio alla domenica sera. Devo ammettere (ma non avevo dubbi in proposito), che la mia vita dal lunedì al giovedì, mi manca veramente poco.

D’altra parte, devo ammettere che ho un sacco di cose. Ho le persone più care che stanno qui vicino a me. Ho un cane con cui passeggiare, ho un prato a 100 metri da casa, ho un terrazzino. Piccolo, ma mai così apprezzato. Ho un cellulare che mi tiene in contatto con tutti i miei amici, ho un kindle e uno stereo che non mi abbandonano mai, perché finché posso leggere e ascolare musica non avrò mai modo di annoiarmi. Fra le cose che ho, voglio mettere anche la mancanza di quello che in questo momento non posso avere: perché ti mancano solo le cose o le persone importanti.

Insomma ho ben chiaro, ancora forse più chiaro di prima, quello che ho e quello che mi manca. Chi ho per davvero e chi mi manca per davvero. Tutto il resto non conta o conta davvero molto poco. Ora si tratta solo di non scordarselo quando tutto questo sarà finito e potremo tornare (quasi) a fare la stessa vita di prima.

 

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Consigli di lettura non richiesti/21. Niven

E’ vero, è vero, lo so anche io, non sono così rimbambito! Giusto la scorsa settimana vi avevo dato dei consigli di lettura (rigorosamente non richiesti), com’è allora che torno a dare consigli dopo pochi giorni? Come cantava De Andrè, si danno buoni consigli se non si può dare il cattivo esempio, ma soprattutto ho appena terminato un libro che voglio condividere subito con i miei affezionati lettori ermeneutici. E poi c’è un ulteriore motivo che vi dico dopo.

Veniamo al libro. Cosa succederebbe se Dio, dopo essersi preso una vacanza di cinquecento anni, tornasse in paradiso e, inorridito della situazione sulla terra, dopo essersi scolato un bel bicchiere di whisky ed essersi rollato un cannone, decidesse di rimandare sulla terra il suo unico figlio? Cosa succederebbe se il suddetto figlio tornasse qua giù per partecipare ad X Factor come cantante rock? Come reagirebbe l’America degli anni 2000 alla venuta del Messia?

Tra aperta satira contro il Cristianesimo, ma in generale tutte le religioni, così come si è sviluppato nel corso dei secoli ed il tentativo di attualizzare tutta la dirompente carica eversiva del Cristianesimo originario (scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani), A volte ritorno, di John Niven, è un libro che vi farà ridere e pensare. Un libro assolutamente da leggere, come per altro mi aveva anticipato la carissima Jò che per prima me l’aveva segnalato.

Come fare per acquistarlo in questo periodo di quarantena? C’è Amazon ovviamente, ma se siete a Roma, vi segnalo questa bellissima iniziativa dei miei amici della libreria Tra Le Righe

Scrivetegli e loro vi fanno recapitare a casa i libri, senza neanche i costi di spedizione.

Buona lettura a tutti!

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Stai vicino a me

Dico subito un’ovvietà. Non esiste l’altra metà della mela. Lo so, lo so, detto da uno che da quasi trentacinque anni sta felicemente insieme ad un’altra persona suona male. Mai come una canzone di Gigi D’Alessio però. E se ha tanto successo lui, perché io no? Ma non divaghiamo e torniamo al punto. E il punto è una fulminante verità che mi ha illuminato l’altro giorno e che neanche Jeeg Robot riuscirebbe a mettere in dubbio. Se vuoi stare vicino a qualcuno ti tocca il posto centrale.

In realtà ci hanno sempre raccontato un sacco di favole. Come accade spesso, si semplifica la realtà. E qual è la semplificazione massima, l’ovvietà più semplice ed immediata? L’antitesi. Io odio le antitesi (questa cosa me l’avete già sentita dire, o meglio, l’avete già letta, ma ora non mi va di cercare il post dove l’avevo scritta). Non esiste il bianco o nero, la doccia o il bagno, guerra o pace, pesce o carne, presepe o albero, Spandau Ballet o Duran Duran, corridoio o finestrino.

A dire il vero esistono, ma non sono fondamentali. Non importa se tu preferisci il posto vicino al finestrino per poter vedere fuori il panorama oppure il corridoio così da poter uscire fuori e sgranchirti le gambe. Non ha la minima importanza. Perché se tu vuoi stare vicino a qualcuno devi stare al centro.

Quel qualcuno non sarà l’altra metà della mela perché noi non siamo mele. Chi vorrebbe essere una mela? Magari una ciliegia, se proprio devo scegliere, ma una mela…e dai su! Starai vicino a quel qualcuno che non è (per fortuna) l’altra metà della mela. Ma è quella per cui non ti peserà perderti il panorama o la passeggiatina. Starai vicino a lei e basta perché è proprio a lei che vuoi stare vicino. E allora sticazzi di corridoio o finestrino.

Quando scende la notte e la terra è scura
E la Luna è l’unica luce che vedremo
No, non avrò paura, io non avrò paura
Almeno finché tu stai, tu stai qui accanto a me

Allora tesoro, tesoro stai accanto a me, oh stai accanto a me
Oh stai, stai accanto a me, stai accanto a me

Se il cielo che guardiamo lassù, dovesse cadere e precipitare
O se le montagne dovessero sbriciolarsi nel mare
Io non piangerò, io non piangerò, no, non spargerò una lacrima,
Almeno finché tu stai, tu stai accanto a me

E tesoro, tesoro, stai accanto a me, oh stai accanto a me
Oh stai adesso, stai accanto a me, stai accanto a me

E tesoro, tesoro, stai accanto a me, oh stai accanto a me

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All’estate che verrà

Stamattina il brutto tempo di questi giorni ci ha dato una tregua. Sulla capitale c’era un sole che andava e veniva, quasi giocasse a nascondino, reso ancora più luminoso dalle nuvole viola. La città, avvollta in questo silenzio irreale, sembrava come una macchina appena uscita da un autolavaggio, ancora umida e scintillante. Chiudendo gli occhi e respirando quell’aria fresca mi sono tornate in mente quelle giornate di fine estate, quando dopo l’acquazzone notturno le nuvole colorano il cielo delle mille sfumature del blu, dell’azzurro, del viola.

Non è il 27 marzo, è il 20 agosto, oggi non si potrà scendere al mare, perché la sabbia è ancora bagnata. Oggi è una di quelle giornate di pausa, sospese in una bolla temporale, perché non puoi fare quello che fai di solito. Però l’estate non è ancora finita, hai ancora qualche giorno di vacanza e il tempo si rimetterà e potrai tornare a fare i bagni e prendere il sole sulla spiaggia. Ci vuole solo un po’ di pazienza, ma l’estate non è ancora finita.

Invece oggi è proprio il 27 marzo e sono 21 anni che mamma non c’è più. Mi manca esattamente come 21 anni fa. Chissà cosa avrebbe detto di questa situazione. Sicuramente anche lei avrebbe cercato di vedere il domani e mi avrebbe detto che non solo non è finita, ma deve ancora cominciare. E sarà più bella che mai.

“E la gente rimase a casa
e lesse libri e ascoltò
e si riposò e fece esercizi
e fece arte e giocò
e imparò nuovi modi di essere
e si fermò
e ascoltò più in profondità
qualcuno meditava
qualcuno pregava
qualcuno ballava
qualcuno incontrò la propria ombra
e la gente cominciò a pensare in modo differente
e la gente guarì.

E nell’assenza di gente che viveva
in modi ignoranti
pericolosi
senza senso e senza cuore,
anche la terra cominciò a guarire
e quando il pericolo finì
e la gente si ritrovò
si addolorarono per i morti
e fecero nuove scelte
e sognarono nuove visioni
e crearono nuovi modi di vivere
e guarirono completamente la terra
così come erano guariti loro.”

Kathleen O’Meara (1869)

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Consigli di lettura non richiesti. 20/ Lethem – Manzini – Kerr

Dobbiamo stare tutti a casa. E fin qui, mi sembra che il concetto sia chiaro a tutti. Mai come in questo momento quindi possiamo dedicarci ai nostri hobby. Ad esempio la lettura! Così ritiro su questa rubrichetta che proprio in un momento come questo potrebbe avere una qualche utilità.

In questo ventesimo consiglio di lettura (assolutamente non richiesto) vi suggerisco tre autori, ma un unico genere, declinato in modi molto diversi, ma soprattutto ambientato in tempi e luoghi molto diversi. Il genere è il poliziesco, gli ambienti sono l’America degli anni 70, la Germania degli anni 30 e l’Italia di oggi.

Jonathan Lethem con il suo “Il detective selvaggio” ci porta nella California dei favolosi Seventies, in stranissime comunità hippies dedite a riti bizzari, fuori dal tempo e fuori dal mondo. Il suo personaggio è il classico antieroe, ironico e alternativo, perfettamente calato in questa strana realtà alternativa, con leggi e norme valide solo lì. Una lettura molto agile e divertente.

Philip Kerr invece con il suo “Violette di marzo” (La trilogia berlinese di Bernie Gunther), ci porta in Germania mentre si svolge l’Olimpiade che doveva segnare il trionfo del regime nazista agli occhi del resto mondo. Questo romanzo è il primo di una trilogia e fino ad oggi l’unico ristampato in Italiano, ma spero sia presto seguito anche dagli altri, perché la storia è molto avvincente. Il protagonista è un detective privato che deve risolvere casi districandosi fra i colpevoli e un regime che diventa sempre più oppressivo ed invadente. Una lettura avvincente, adrenalinica.

L’ultimo consiglio riguarda Antonio Manzini. La “Pista nera” è il primo volume delle storie del vicequestore Rocco Schiavone, reso celebre in TV dal volto di Marco Giallini. Debbo dire che avevo visto alcuni episodi della fiction televisiva e, pur con la grande simpatia che mi fa Giallini, non mi avevano proprio entusiasmato. Mi sembravano molto lenti e lui un po’ troppo macchiettistico. I libri, al contrario, mi sono piaciuti molto. Partendo da questo romanzo, in un paio di mesi li ho letti tutti, perché in effetti sembrano tanti capitoli di un’unica libro, con moltissimi rimandi l’uno con l’altro e una storia parallela che prosegue lungo tutti i libri e accompagna le singole storie narrate. Lo Schiavone dei libri mi è sembrato molto più credibile di quello televisivo. Molto belli e molto verosimili anche tutti i personaggi che gli ruotano intorno. Dovessi anche qui definire la lettura in due parole, farei un mix dei due precedenti: avvincente, ma anche molto divertente.

Come sempre più spesso mi capita li ho letti tutti in versione Kindle, che vista la situazione è anche la soluzione più comoda per averli in casa senza difficoltà. Buona lettura!

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Ma che te cori?

Io capisco lo sport, capisco il mantenersi in forma, per il colesterolo un po’ di moto è essenziale, anche per le vene varicose, le emorroidi e tante altre cose. Ma che ve correte? Improvvisamente vi siete tutti scoperti maratoneti, emuli di Forrest Gump, tifosi di Gelindo Bordin, seguaci di Abebe Bikila. Ma guardate che ve fa male eh! Soprattutto se non siete allenati, magari non vi prendete il virus, ma un bel coccolone non ve lo leva nessuno!

Che poi, come sempre da noi, soprattutto in situazioni come queste, visto che non potevamo prendercela con nessuno, ecco che questi Filippidi de noantri sono diventati i nuovi untori, i colpevoli di ogni nefandezza, dagli al corridore, vile e traditor! Ma sul serio pensate che la colpa della diffusione del virus sia da ascrivere a questi poveretti, sbuffanti come un facocero in calore, sudati e puzzolenti come un ornitorinco bagnato?

Che questa improvvisa voglia di correre sia abbastanza curiosa e certamente immotivata è un fatto. Ma se qualcuno non riesce a stare in casa tra mogli querule e figli petulanti, se trova in questo modo un buon motivo per farsi una doccia, diciamoci la verità, a parte il fatto antiestetico di vestirsi come un rumeno daltonico e ubriaco, che male fa? E non mi venite a dire “ma se tutti ci mettiamo a correre allora….” allora che? Se ognuno si mettesse a correre a dieci metri di distanza dagli altri, il mondo continuerebbe ad andare come va. Non mi pare che il virus si propaghi correndo! Cerchiamo di mantenere la lucidità, anche se mi rendo conto che non sia facile.

In definitiva, mi sembrano esagerati entrambi gli atteggiamenti e non mi voglio schierare né con i corridori, né con gli anticorridori. Da parte mia, da impenitente calciatore, se non ho una palla da rincorrere, non ci trovo alcun gusto. Una volta correvo dietro le belle fanciulle, oggi mi può capitare a volte la mattina. Dopo il caffè. Ma non per allenarmi……….

 

 

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Non siamo mamma e papà!

E’ inutile che insisti! Ma insomma, guardati. E poi guarda noi. Non ci vuole mica un genio! Lo dovresti capire da sola, ma se vuoi te lo spiego un’altra volta. Vedi, tu quattro, noi due. Tu hai i baffi, peli ovunque, come fai a non capirlo? Eppure mi sembra una cosa scontata, chiara per chiunque. Ma per te no, tu insisti!

Ed è inutile che ci guardi con quell’espressione afflitta, non ti stiamo mica dicendo che te ne devi andare. Certo che no! Anche noi ti vogliamo bene, te ne vogliamo un sacco, ma che c’entra? Dormi insieme a noi, ti portiamo sempre con noi ovunque andiamo, questo è un altro discorso. Ti stiamo solo dicendo che non siamo mamma e papà. Mi dispiace, vorrei trovare il modo migliore, più delicato per dirlo, ma non sei nostra figlia.

Non ti è chiaro? Va be’, che ti devo dire, fa un po’ come ti pare, tanto con te mica ci si ragiona. E allora hai ragione tu, d’accordo, d’accordo come non detto. Allora siamo mamma e papà, va bene? Basta che la pianti con quell’aria da cane bastonato!

P.S. Prima di Rose abbiamo avuto Billo e Sancho. Tutt’e due se sono andati a 11 anni, spezzandoci il cuore. Rose oggi compie 12 anni. In questi momenti difficili qualcuno ce l’ha fatta….andrà tutto bene! Tanti auguri a te, cucciolotta del nostro cuore!