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Samarcanda 2001

Ridere, ridere, ridere ancora, ora la guerra paura non fa
Brucian dentro il fuoco le divise la sera, brucia nella gola, vino a sazietà
Musica di tamburelli fino all’aurora, il soldato che tutta la notte ballò
Vide fra la folla quella nera signora, vide che cercava lui e si spaventò…

  • Bi biip. Bi Biip.
  • Nuovo messaggio. Vediamo chi è…
  • Ti aspetto nel tuo ufficio. Lì sarai mio. Pizzo nero.

Ancora tu! Ma allora non ha capito niente! Ma che ti sei messa in testa? Adesso non per fare il solito americano nevrotico e puritano, angosciato da “Attrazione Fatale”, ma certo questa storia sta diventando pesante. Non ti ci vedo nei panni di Glenn Close, né mi ci vedo io nei panni di Michael Douglas, però non puoi pensare di starmi così addosso. Che c’è stato fra noi? Nulla! Una notte. Cosa vuoi che sia una sola notte. Ci siamo divertiti, siamo stati bene, ma ora basta. Che vuoi da me? Pensi di potermi ricattare? O forse hai sperato che portandomi a letto avresti potuto avere dei vantaggi di carriera. Hai sbagliato soggetto! Certo, mi converrebbe cercarti una sistemazione: una bella promozione potrebbe essere la soluzione per levarti dai piedi. Non vorrei ferirti, mia focosa amante, ma io ho bisogno di indipendenza. Perché pensi che non mi sia sposato? Aria, spazio, libertà: non mi puoi soffocare così! Bi biip. Bi biip. Ancora?

  • Come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio: perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la gelosia, le sue fiamme son fiamme di fuoco!

Dio Santo! Siamo arrivati alle citazioni bibliche! Bambina mia, niente da fare…il vecchio John è ancora giovane per mettere su casa! Non ho ancora quarant’anni! Ho un bel lavoro sul tetto del mondo. Un sacco di soldi. Amici, relazioni, interessi: dovrei rinunciare a tutto questo per te? Rivediamoci tra vent’anni…se sarai ancora così bella – e ne dubito – magari ci farò un pensierino. Qualcosa dovrò inventarmi…non posso mica far finta di nulla. Le donne sono imprevedibili, specie quelle innamorate. Ma come si fa poi ad innamorarsi così? Sono disordinato, egoista, bugiardo, mi dimentico gli anniversari, russo come una locomotiva e soffro di aerofagia. Chi mi conosce mi evita. Certo sono anche molto simpatico. E bello. E intelligente. Ironico. Di gran compagnia. Sempre allegro e pronto alla battuta. Un gran fico, non c’è che dire. Lo capisco, lo capisco che puoi trovarmi irresistibile. Ma te ne farai una ragione. Bi biip. Bi biip. Non ci posso credere…

  • Oggi sarai mio per sempre.

Per sempre…che parola grossa. Come fai a dire certe cose? Come fai solo a pensarle? Ma ti rendi conto? Ma io ho capito subito chi sei, cara la mia “Pizzo nero”. No, non si può certo dire che usi giri di parole. Tu mi aspetti nel mio ufficio a New York? E il sottoscritto se ne va una settimana al mare. Fammi sbrigare o perderò l’aereo, Boston è diventata impossibile, poi dicono di New York, ma anche qui il traffico è pazzesco! Cara “Pizzo Nero”, quasi mi dispiace a pensarti lassù nel mio ufficio alle Twins Tower, mentre io sarò a scaldarmi al sole della California, ma te ne farai una ragione, c’è sempre un’altra possibilità.

  • Ultima chiamata per il Boeing 767 dell’American Airlines volo numero 11, diretto a Los Angeles. Affrettarsi all’imbarco.

Ecco, prima di salire ti mando anche un ultimo sms, così ti metti l’anima in pace.

  • Scusami, un impegno imprevisto, ti richiamo io la prossima settimana.

O il prossimo mese. O il prossimo anno. O mai.

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Il gioco più bello del mondo

A mano a mano ti accorgi che il vento
Ti soffia sul viso e ti ruba un sorriso
La bella stagione che sta per finire
Ti soffia sul cuore e ti ruba l’amore

Funziona così in quasi tutti i giochi. Chi partecipa lo fa per vincere. Uno contro uno, uno contro tutti, due contro due, undici contro undici, il numero dei partecipanti non cambia lo spirito: chi gioca vuole vincere. E poi ci sono i racchettoni sulla spiaggia.

Chi gioca a racchettoni lo sa, lo scopo del gioco non è vincere, ma giocare. Lo scopo non è nemmeno quello di far vincere l’altro, perché a racchettoni non si deve vincere. O meglio, si vince – o si perde – sempre e solo insieme. E’ come un viaggio che non ha una meta: lo scopo è continuare il viaggio. Perché se uno si ferma, si deve fermare anche l’altro: l’abilità è quella di riuscire a continuare il gioco. Non ci sono regole, o meglio le regole se le danno i due giocatori. Anche se in fondo l’unica regola che c’è è quella di mettere l’altro nelle migliori condizioni per rispondere. Cercare il ritmo giusto, colpire la pallina in modo che l’altro riesca a tirarla indietro meglio possibile. Senza farsi distrarre dalle onde del mare o dalla gente che passa. Colpire la pallina e rimandarla indietro nel miglior modo possibile.

Ognuno ha un suo ritmo. Qualcuno ama colpire la pallina in modo forte, deciso,  qualcuno invece preferisce il colpo liftato, quello più lento, simil pallonetto. Certi amano giocare stando molto lontani, altri stando più vicini. Ma non c’è un ritmo giusto e nemmeno una distanza corretta o sbagliata. Puoi essere il più grande tennista del mondo o il più scarso, non importa. Devi giocare con l’altro, né contro di lui, né al suo posto: non puoi imparare a giocare da solo e non puoi insegnare all’altro se non giocando insieme.  La bravura è relativa, perché la vera bravura è quella di saper fondere gli stili, scoprendo il ritmo giusto, trovando quella distanza che vada bene ad entrambi.

A volte può succedere che uno dei due conduca e l’altro risponda adeguandosi. Può succedere per pigrizia, per quieto vivere, per debolezza, per paura di non sapersi spiegare, perché non si riesce ad essere sinceri neanche con se stessi. Ma alla lunga, se non si trova il ritmo giusto, quello che deve adattarsi non riesce a rispondere bene, il ritmo si spezza e il gioco si interrompe. E’ inevitabile.

Non bisognerebbe farne un dramma, si può sempre ricominciare, se entrambi ne hanno voglia. Soprattutto, continuando a giocare, si imparerà sempre meglio come rispondere: si conoscerà sempre di più come l’altro vuole avere la pallina e quindi si cercherà di rimandargliela come vuole lui. Perché questo gioco non te lo può insegnare nessuno. Si impara solo giocando.

Eh sì, a volte è proprio un gioco complicato, ma può diventare il gioco più bello del mondo. Anche senza racchettoni.

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La pazienza e la molestia

“Renditi utile, visto che non sei dilettevole”

Così racconta Natalia Ginzsbug le diceva il padre quando era piccola. E in effetti, visto che essere dilettevoli non è proprio così semplice, almeno uno dovrebbe provare a rendersi utile. Ma mica è così facile. Perché in realtà poi ci sono molte sfumature fra il bianco e il nero. Ad esempio ci sono persone che non potresti dire che siano buone o cattive: sono quei tipi che si muovono con modi scomposti, in maniera inappropriata, un po’ come elefanti in una cristalleria, ma non lo fanno apposta, non hanno secondi fini. Sono inopportuni. Come i temporali estivi che ti colgono senza ombrello all’uscita di un ristorante con la macchina lontana e le scarpe leggere.

Sono quegli amici che parlano quando bisognerebbe star zitti, che dicono esattamente quello che non vorremo sentire e lo dicono esattamente nel preciso istante in cui non andrebbe detto. Così, senza volere, senza alcuna malizia. Perché loro non colgono la situazione, non capiscono al volo il contesto, l’interlocutore, la circostanza. No, loro non capiscono una beneamata ceppa! E così come il trillo di un cellulare durante una messa, o più prosaicamente una scoreggia nel bel mezzo di una cena di gala, se ne escono senza troppi pensieri. Hanno in testa una cosa da dire e la dicono.

Sono quelle persone che non vorreste incontrare quel determinato giorno, mentre siete impegnati in questa o quella situazione e invece eccoli lì, in tutta la loro pesantezza, con il loro alito cattivo che ti si avvicinano sorridenti e attaccano uno sproloquio su argomenti del tutto privi di interesse. E tu che vorresti essere in qualsiasi altro posto pensi che forse una bella capocciata sul naso potrebbe risolvere il problema. Ma sei contrario alla violenza. sei jnato e cresciuto nei valori della tolleranza. E infatti, nella sua assoluta saggezza, santa Madre Chiesa, ha inserito la sopportazione delle persone moleste fra le opere di misericordia spirituale. Del resto, in qualche modo il paradiso deve pur essere guadagnato. Speriamo almeno con compagni di viaggio all’altezza della situazione!

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L’eroe della classe operaia

E’ il 17 febbraio 1983. Il piccolo Billie Joe compie 11 anni e questa notte ha fatto un sogno: un super eroe lo ha salvato da un pericolo mortale, ed ora svegliandosi la mattina si aspetta grandi cose. Chissà come lo festeggeranno la mamma e i suoi fratelli e le sue sorelle! Billie è il più piccolo dei sette, il cucciolo di casa. Non c’è più Andy, il papà camionista e musicista part time, morto qualche mese prima per un brutto male, sarà un compleanno più triste del solito, però la vita va avanti e Billie Joe vuole essere felice, almeno per oggi.

Si è alzato presto, sperando di trovare già qualche regalo in cucina, ma in casa c’è solo Ollie, la mamma che gli sta preparando la colazione, mentre la radio è accesa sulla solita stazione che trasmette musica rock.

As soon as you’re born they make you feel small
By giving you no time instead of it all
Till the pain is so big you feel nothing at all
A working class hero is something to be
A working class hero is something to be

  • Auguri piccolo mio! Sbrigati che si fredda.
  • Mamma, chi è l’eroe della classe operaia?
  • Non esiste Billie! Non perdere tempo che altrimenti fai tardi a scuola. Gli eroi esistono solo nella fantasia e nei fumetti…
  • Non è vero mamma! Gli eroi esistono ed esaudiscono i nostri desideri!
  • Amore mio…

E poi di corsa giù fra le strade di Berkeley, all’angola della sesta per il solito appuntamento con Mike, per andare insieme a scuola. Mike è solo al mondo, ma per lui è più di un fratello: faranno grandi cose insieme, magari metteranno su una band e diventeranno famosi in tutto il mondo. Billie ha con sé la sua chitarra perché dopo la scuola, come sempre, si fermeranno a suonare da qualche parte. Ma ecco, là in fondo i teppisti di Down Town, quelli che gliele hanno promesse.

  • Scappa Mike, scappa!

Le gambe corrono più veloci del pensiero, sono senza fiato, ma quelli sono di più e in un attimo gli sono addosso. Calci, pugni, purtroppo, nessun eroe è venuto a salvarli ed in più hanno anche rotto la chitarra, bastardi maledetti!

  • Eccovi serviti. Non fatevi più vedere! E tu stai lontano da Adrienne
  • Te lo puoi scordare! Io un giorno la sposerò!
  • Sì, sogna, sogna…

Poi arriva la sera, la cena, la festa per lenire le ferite e riaccendere le speranze

  • Billie Joe, sono sicura che papà avrebbe voluto darti questa. Apri, questo è il suo regalo di compleanno!

E dentro la custodia c’è “Blue”, la Fender Stratocaster a lungo sognata dal piccolo Billie. Ma allora forse è vero: gli eroi non sono coloro che ci salvano, ma quelli che realizzano i nostri sogni. Anche se sono semplici eroi della classe operaia.

 

Billie Joe Armstrong e Mike Dirnt sono ancora amici: per inseguire i propri sogni non hanno terminato le scuole A 22 anni Billie si è sposato con Adrienne, hanno due figli. In compenso Billie e Mike hanno fondato i Green Day, vendendo oltre 60 milioni di dischi in tutto il mondo. Neanche a dirlo, la canzone che chiude i loro concerti è un remake di Working Class Hero di John Lennon.

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Summer Love (ovvero i 10 a parte)

“Summer loving had me a blast, Summer loving happened so fast!!!”

A parte il caldo che ti fa sudare anche quando sei fermo, che ti toglie la fame e ti aumenta la sete,

A parte che se pensi di soddisfare la sete bevendo alcolici, più bevi e più sudi e più sudi più hai sete. E poi ti tocca alzarti la notte. Ovviamente tutto sudato.

A parte il sudore, che appiccica i vestiti e questo non sarebbe neanche chissà ché, ma soprattutto aumenta gli odori molesti, in particolare perché la gente notoriamente è refrattaria al sapone.

A parte le botte di aria condizionata che hanno sul mio colon irritabile effetti a dir poco devastanti.

A parte la TV, che rimanda in onda la replica della replica di Don Lurio che balla il da da umpa con le gemelle Kessler, quando non ci ricorda i consigli utili per affrontare il caldo.

A parte che alcuni non solo non coprono, ma addirittura ostentano e quindi ci tocca vedere balonettori spiaggiati, cellulite danzante e tatuaggi in bella mostra (burqa, burqa, burqa!!!).

A parte quelli che partono, quelli che tornano, le zanzare che restano, i negozi chiusi e le metropolitane che non passano.

A parte che mi rode pensare che una volta le vacanze duravano 4 mesi.

A parte le file sul raccordo, le file sulla Pontina, quelle sull’Aurelia, la Salerno Reggio Calabria e la A14.

A parte l’astinenza dal pallone che mi porterebbe a giocare con i ragazzi sulla spiaggia

A parte questo, l’estate è senza dubbio la mia stagione preferita

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Fedeli o traditori? Riecco il test minchione!

Considerata l’elevata quantità di limoncello ingerita, visto l’inspiegabile quanto immotivato successo di questi test estivi…continuiamo nel genere. Del resto, voglio dire, se c’è gente che continua a mettersi in macchina sulla Salerno Reggio Calabria tutti gli anni il primo sabato d’agosto, perché stupirsi che qualcuno possa apprezzare i miei test? E dunque minchioni di tutto il mondo, testiamoci!

Oggi, grazie a questo test, sarete in grado di sapere con una precisione scientifica pari a quella che dimostra l’esistenza delle scie chimiche, se siete uccelli migratori o uccelli da nido, se siete fedeli o traditori. Non solo in amore. Anche sul lavoro, in politica, con gli amici, in cucina, sulla lettura dei giornali, sulla scelta delle scarpe: amate cambiare o restate sempre sui terreni già conosciuti? Testatevi e lo saprete.

1) Chi lascia la via vecchia…

A) Ha trovato una scorciatoia   B) Non ama le milf   C) Fa buon brodo. Che però con questo caldo non è che sia proprio il massimo

2) Chi di spada ferisce…

A) Bussa a coppe   B) Apre a denari   C) Napoli a bastoni

3) Giochi di mano…

A) E poi dove la metti? Ma usa il fazzoletto, no!   B) se sei di mano e hai un bel punto apri forte e poi rilanci   C) In mancanza di meglio

4) Il lupo perde il pelo…

A) E poi tocca passare l’aspirapolvere   B) Però mi raccomando, niente riportino!   C) Bel tempo si spera

5) Meglio un uovo oggi…

A) Che una frittata con le cipolle   B) Che un multa per divieto di sosta domani   C) Che andare in campagna quando piove

6) Tra il dire e il fare…

A) Io scelgo baciare   B) C’è di mezzo lettera   C) Evitiamo testamento

7) Can che abbaia…

A) Non mangia, se no come farebbe ad abbaiare?   B) Io scappo   C) Rompe le palle, soprattutto dopo pranzo

8) Patti Chiari…

A) Ma non si chiamava Walter?   B) Ma non faceva di cognome Pravo?   C) Vuol dire che li hai lavati bene! Lo vedi che quando ti applichi.

9) Fidarsi è bene…

A) Tenere il portafoglio sott’occhio è meglio   B) Camminare muro muro è meglio   C) Che ai nemici ci penso io

10) A mali estremi…

A) Bevi e rimedi   B) Paga la multa e accedi (senza passare dal via)   C) Hai più scarpe di un millepiedi

 

A – Uccello migratore. La fedeltà non fa per te. In realtà cambiare è una scelta di vita a cui non potresti rinunciare per nessun motivo. Ti annoi, questo è il problema. E fare le stesse cose o stare con le stesse persone è il massimo della noia. La tua città è Amsterdam, il tuo luogo ideale i fumetti di Milo Manara, il tuo eroe, neanche a dirlo, è Franco Califano.

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B – Uccello da nido. La tua aspirazione alla coerenza e all’uniformità di giudizio non vacillano mai. Più fedele di un carabiniere, più devoto di un seguace di padre Pio, il tuo problema è la confusione, il disordine. La tua città è Torino con le sue strade dritte, il tuo luogo ideale sono i telefilm di Furia il cavallo del west, il tuo eroe è Furio, il personaggio di Verdone (Magda tu mi adori? E allora lo vedi che la cosa è reciproca?)

Furio

C – Uccello solitario. Un po’ come il passero di Leopardi, tradire o essere fedele è un’alternativa che non ti appartiene: l’importante per te è che gli altri non ti rompano i minchioni! Più che cercare l’anima gemella preferisci dedicarti al giardinaggio. Gli scacchi non ti piacciono perché si giocano in troppe persone. Meglio il sudoku. La tua città ideale non è una città: molto meglio il pizzo di una montagna. Il tuo luogo ideale la casetta di Dinamite Bla, il tuo eroe è Woddy Allen, soprattutto nella scena dell’elogio alla masturbazione.

Alllen

 

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Consigli di lettura non richiesti / 10. Punke – Vargas

Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro. (U. Eco)

Siamo nel pieno dell’estate, ormai prossimi alle vacanze (almeno io, spero anche i lettori del blog!) e che c’è di meglio della lettura per passare il tempo? Va be’, certo, anche il sesso non è male, però il vantaggio della lettura è che potete farla anche sulla spiaggia o in mezzo ai boschi e…ah dite che voi, in realtà anche quell’altra cosa…e allora che vi devo dire? Meglio per voi!

Comunque tra un’acrobazia erotica e l’altra, ritemprate il fisico e la mente con un buon libro. Visto che l’estate è anche tempo di viaggi e di avventure, il primo consiglio che vi do è il libro di Michael Punke, da cui è stato tratto anche il film con Leonardo Di Caprio vincitore dell’Oscar quest’inverno, “Revenant: la storia vera di Hugh Glass e della sua vendetta“. Il film non l’ho visto, prima o poi mi capiterà, il libro è bellissimo, coinvolgente, emozionante dall’inizio alla fine. Contiene moltissimi “topoi” della letteratura classica: l’avventura, il mito della frontiera, l’uomo e natura, l’amicizia e tradimento. Tutto questo senza però mai dare l’impressione del già visto o del già letto. Gran bella storia!

Per l’altro consiglio, visto che siamo arrivati a 10, devo per forza di cose citare una delle mie autrice preferite, una scrittrice da 10 e lode, che da sola meriterebbe diverse puntate di questi consigli. Parlo di Fred Vargas, giallista francese, autrice della serie di romanzi incentrati sulla figura di Jean-Baptiste Adamsberg. Il lunatico e geniale commissario del 13 arrondisment di Parigi, lo “spalatore di nuvole”, sempre coinvolto in casi apparentemente impossibili e sempre genialmente risolti grazie alle sue intuizioni fulminanti e alla collaborazione della sua squadra. Il fido braccio destro Danglard, la regina degli agenti Retancourt: tutti personaggi ben caratterizzati, che penserete di conoscere come vecchi amici. Al di fuori e al disopra di ogni cliché che avete letto sui gialli polizieschi. Adamsberg è di più e di meglio, ma soprattutto è un’altra cosa, imparagonabile. L’ultimo della serie è “Tempi Glaciali“, ma vi consiglio di partire dal primo, “L’uomo dei cerchi azzurri“. Anzi, se vi fidate del mio consiglio, vi suggerisco le due trilogie che hanno riunito insieme diversi romanzi, risparmiate e avete insieme diverse storie che sicuramente vi terranno impegnati sotto l’ombrellone.

Sempre considerando che siamo arrivati alla decima puntata e che, giust’appunto, abbiamo un’intera estate davanti, vi rimetto qui sotto i link dei precedenti consigli, a cui ho aggiunto nel titolo (per comodità di chi legge) i nomi dei 16 autori consigliati in precedenza.

Guenassia – Winslow

Meier – Backman

May

Lansdale – De Giovanni

Bienhoff – Lehane

Genovesi – Mallock

Licalzi – Faye

Crown – Battisti

Frenzen

Buona lettura!

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La ragazza con il fiore nei capelli

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Mi ricordavo il profumo, perché stranamente è lo stesso. Il profumo, ma anche il profilo. La voce no, mi sembra di no, ma confusa com’è fra i rumori di trent’anni di vita, forse non posso ricordarla. E del resto ci scrivemmo più di quanto riuscimmo a parlarci. Quando la incontrai la prima volta, con quel fiore nei capelli, con quel sorriso impaurito o forse semplicemente interrogativo non riuscii a dire nulla, solo a balbettare un saluto, formale come la stretta di mano, in mezzo alle risa e alle voci di tutta l’altra gente. L’inizio improbabile di una storia impossibile, l’indiana e l’inglese, l’invasore e l’oppresso. Ma quando incrociai i suoi occhi neri i ruoli della storia si erano già invertiti ed io ero la vittima e lei la conquistatrice.

Conquistatrice del mio cuore, che da quel giorno non ha fatto altro che cercare di andare allo stesso ritmo del suo. Quante volte abbiamo cercato di vederci, sfiorandoci, perdendoci e poi ogni volte ritrovandoci. Amore diverso, amore nascosto, baci rubati, carezze segrete, negli orari più strani, facendo finta di incontrarsi per sbaglio, fingendo di sembrare estrenee di fronte al mondo.

Mondo nemico, che non poteva capirci perché non voleva accettarci. Ma che potevamo fare? La vita a volte ci sfugge di mano, come se qualcun altro ne prendesse le redini e la conducesse per sentieri diversi dai nostri. Continuammo il nostro dialogo a distanza , lettere, biglietti, fogli azzurrini con i nostri sogni, le promesse, le domande senza risposte, per immaginare insieme il futuro. Un futuro che purtroppo ora è passato, perduto, irrimediabilmente in fuga.

Fuga come unica soluzione. Ma per fuggire a volte ci vuole molto coraggio. Più di quanto ne ebbe lei, per venire a quell’appuntamento clandestino alla stazione di Bombay. Per fuggire insieme e lasciare il passato e i suoi pregiudizi alle spalle. Il 24 settembre 1890. Lei non c’era e da quel giorno scomparve come nel nulla. Ho pensato che si fosse scordata di me. L’ho maledetta 1000 volte e altrettante l’ho perdonata. Alla fine mi sono arresa, ho pensato che mi avesse allontanato semplicemente per smettere di soffrire. Se avessi saputo la verità! Se solo avessi capito, forse ora la mia vita non sarebbe stata così vuota. Vuota di cose, piena solo di rimpianti.

Rimpianti per quello che poteva essere e non è stato. Ma anche per quello che è stato, senza che io sapessi, senza che potessi in qualche modo essere presente, per viverlo insieme a lei. Fino a questa lettera. La grafia è diversa, ma la carta è la stessa, l’appuntamento anche, alla stazione di Bombay. Trent’anni dopo una donna con un fiore nei capelli mi stava aspettando. All’inizio ho pensato che fosse riuscita ad ingannare il tempo o che forse la mia memoria fosse più forte dei miei occhi: quel fiore nei capelli, quel profilo, quel sorriso interrogativo e quel volto conosciuto, illuminato però da altri occhi. I tuoi, gli occhi di sua figlia. Solo allora ho capito.

Ho capito tua madre, il coraggio della sua fuga, per difendermi da lei e da tutto quello che poteva voler dire fuggire con lei, rinnegare la mia gente e il mio passato, il mio sesso. Ma anche per difenderti da me e da quest’amore sbagliato che ci aveva unite contro tutto e contro tutti. Mi hai detto che morendo ti ha chiesto di cercarmi, di cercare l’unico amore impossibile della sua vita, forse per scusarsi, forse per farmi capire. Per farmi capire che forse in un’altra vita, nel paradiso dei cristiani o degli indù, ci sarà un posto per noi ed un futuro diverso anche per gli amori impossibili come il nostro.

E riconobbi il tuo sguardo in quello di una passante, ma pure avendoti qui ti sentirei distante. Cosa può significare sentirsi piccolo, quando sei il più grande sogno il più grande incubo. Siamo figli di mondi diversi una sola memoria, che cancella e disegna distratta la stessa storia (T. Ferro)

 

 

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La presa della Bastiglia

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Dopo la lettura dell’ultimo post, la mia amica cazzeggiante poneva una domanda non da poco: “tu dici che sia possibile andare a prendere la Bastiglia?” Me la sono cavata con una battuta, ma se devo per un attimo fare la persona seria è ovvio che la risposta è assolutamente no!

Non siamo un popolo adatto alle grandi gesta, per fortuna o per sfortuna giudicate voi. Forse una volta, gli antichi romani, gli unici così fichi che erano fichi anche con un paio di sandali, ma poi dopo? Non abbiamo mai fatto una rivoluzione vera e propria, non siamo riusciti a liberarci delle varie dominazioni straniere se non grazie ad altri stranieri. Abbiamo una staterello ben impiantato proprio all’interno del centro vitale del Paese, che nel bene o nel male (anche qui, sospendo il giudizio) influenza quello che facciamo. Noi siamo il popolo che non è popolo. Che riscopre l’identità nazionale solo per una partita di calcio, anzi neanche più lì. Forse non è un dettaglio che siamo forse l’unica nazione che ha per colore identificativo (l’azzurro) un colore che non compare nella bandiera. Il blu Savoia: ma se i Savoia stanno sul cazzo a tutti? Ma lasciamo stare va!

Siamo il paese dei mille campanili: Pisa e Livorno, Potenza e Matera, Rocca di sopra contro Rocca di sotto, meglio un morto dentro casa che Tizio, Caio e Sempronio alla porta. Il paese delle contrade, dei Pali, dei derby. Altro che i Savoia, in realtà ci stanno sul cazzo tutti! Abbiamo questa singolare attitudine ad innamorarci del primo minchione che si atteggia a capetto, promettendo mari e monti, mentendo sapendo di mentire. Insomma no, ma quale Bastiglia vorremmo andare a prendere?

Siamo il popolo che si arrangia. Quelli delle regole da interpretare, delle norme da aggirare, senza senso civico, privi di qualsiasi senso del bene comune. Viviamo in una striscia di terra in cui si trovano il 70% delle opere d’arte di tutto il mondo e non siamo capaci non dico di valorizzarle, ma almeno di evitare che vadano in malora. Come dice la mia saggia amica Frà Squadra, “la magra consolazione è che qui da noi per le stragi non c’è bisogno del terrorismo islamico. Basta un binario unico, qualche politico corrotto e ce la caviamo benissimo anche da soli“.

Forse per questo le grandi imprese eroiche non fanno per noi. Siamo troppo poco tragici e troppo poco eroici. Ma forse siamo anche troppo saggi per pensare che basti prendere una Bastiglia per poter cambiare le cose. Perché la verità è che ci salva il buon senso, la capacità di saperci adattare, di stare con gli occhi asciutti nella notte scura: né santi, né eroi, forse navigatori, senza dubbio paraculi. Da noi vale il detto “non dire gatto se non c’è l’hai nel sacco“. Ma io soprattutto aggiungerei, mai e poi mai e per nessun motivo, non dire “mulo“.

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La metafora del treno

E la locomotiva sembrava fosse un mostro strano, che l’uomo dominava con il pensiero e con la mano. Ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite

Sulla tragedia ferroviaria in Puglia ognuno avrà la sua spiegazione, ognuno si sentirà di dire la sua. Del resto, siamo tutti esperti di terrorismo islamico, come di leggi costituzionali, di fecondazione eterologa e di trivellazioni in mare aperto, figuriamoci se non diventeremo esperti di treni, binari, scambi automatici.

Ma in ogni caso non è mica perché gli investimenti in infrastrutture nel meridione del paese sono meno del 20% del totale. Non è colpa del fatto che c’erano un binario unico manovrato a mano, in deroga ad ogni norma di sicurezza italiana ed Europa. Non è nemmeno perché i finanziamenti europei per il raddoppio della linea erano già stanziati da anni non sono stati utilizzati per lunghezze burocratiche.

La colpa, la responsabilità non è di nessuna di queste cose. Se sono morte 27 persone, se altre 50 sono in ospedale, se c’è un’Italia che piange disperata, com’era largamente prevedibile, la colpa è dei due macchinisti.

Certo qualcuno ha provato a dire che la colpa è di Renzi perché non è stato eletto e qualcun’altro è riuscito perfino a fare delle ironie razziste sui meridionali. Ma come scrivevo altrove, purtroppo il sangue attira gli sciacalli.

Il treno porta con sé metafore ricche di significati, il treno che accorcia le distanze, che avvicina luoghi, cose, persone in questo caso è la metafora di un Paese che è finito in un binario morto o anzi peggio, che invece di marciare in una direzione univoca preferisce farsi del male da solo. Oggi è il 14 luglio. Forse dovremmo smettere di piangere e tutti insieme provare ad andare a prendere la nostra Bastiglia.

Ma un’ altra grande forza spiegava allora le sue ali, parole che dicevano “gli uomini son tutti uguali” e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via, la bomba proletaria e illuminava l’aria la fiaccola dell’anarchia

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