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Come si fa a sapere

Come si fa a sapere chi ha bisogno di aiuto se nessuno più lo chiede? E come si fa a sapere chi sta dalla nostra parte sempre e comunque e chi si sfilerà alla prima occasione?

Come si fa a sapere quando bisogna restare e quando invece è meglio alzarsi e andare via? Come si fa a sapere quando è il caso di insistere e quando invece conviene cambiare strada?

Come si fa a sapere dove sta la felicità? Come si fa a sapere dov’è l’isola che non c’è? E invece come si fa a sapere dove si trova la fine dell’arcobaleno?

Come si fa a sapere perché piove durante il fine settimana e poi c’è il sole il lunedì? Come si fa a sapere perché la gente tutta insieme è tanto stupida, ma poi presa una per una non è poi così male?

Come si fa a sapere come? Molto più del chi, del quando, del dove, del perché, il come farà la differenza.

Come si fa a sapere quant’è buono il cacio con le pere? Bisogna provarlo, anche se sembra improbabile, anche se va contro il buon senso e tutto quello che abbiamo pensato fino ad oggi. Bisogna fidarsi e provare. Aprire gli occhi, guardando il futuro con un sorriso.

Ecco come si fa.

If you wake up and don’t want to smile, If it takes just a little while, Open your eyes and look at the day, You’ll see things in a different way

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9 verità e una (quasi) bugia

Va a vaccinarsi con un braccio di silicone, provando ad ingannare i dottori per ottenere il Green Pass.

Durante una diretta televisiva un passante non trova di meglio che toccare il culo di una giornalista.

Berlusconi si candida a Presidente della Repubblica.

Durante il G20 di Roma Biden affetto da flautolenza ne ha mollata una proprio davanti alla famiglia reale inglese.

Uno spot delle Poste Norvegesi svela il mistero di Babbo Natale. Non solo esiste, ma è gay.

Secondo un’indagine del Censis c’è un’ondata di irrazionalità che investe gli Italiani: il Covid non esiste, la terra è piatta, l’uomo non è andato sulla luna, il 5G è più nocivo del pollo con i peperoni.

E’ morto il leader No Vax austriaco che voleva curare il Covid con i clisteri di candeggina.

Angela Merkel per la cerimonia di addio alla politica sceglie come colonna sonora una canzone punk.

Capezzone si paragona a Clint Eastwood per criticare Zerocalcare.

Extracomunitaro irregolare portava i frigoriferi e puliva i mattoni, ora gioca in Serie A.

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Ma voi sapete cosa c’è dentro la pajata?

Chi l’ha detto che invecchiando si diventa più saggi? Chi l’ha detto che gli anni che passano ci fanno essere più riflessivi, tolleranti e pazienti? Da giovane incendiario, da vecchio pompiere. Ecco, io neanche per sogno. Sarà che da giovane non sono mai stato un piromane, ma mi accorgo di diventare ogni giorno più intollerante. Altro che pompiere!

Ad esempio ormai le volte che indosso una cravatta si conteranno sulle dita di una mano. Per anni l’ho portata ogni santo giorno. Ora la trovo insopportabile. Come trovo altrettanto insopportabile ogni cosa che mi stringe, che mi costringe, che mi opprime. Come la gente idiota, i pregiudizi, le opinioni di parte: aprite le menti, slacciate tutto ciò che chiude le idee. Questo mi verrebbe da dire. Quando sono in buona. Gli altri giorni manderei tutti affanculo.

I vaccini fanno male? Non sai cosa ci sia dentro? Perché invece nelle sigarette che fumi lo sai? E nei wurstel che ti mangi? Lo sai che sono più cancerogeni delle sigarette (anche se, ve l’assicuro, io mai fumati). E nella coca cola che bevi lo sai cosa c’è? Quando mangi quelle belle fragole a Natale o nelle spremute d’arancia in pieno agosto sei certo cosa ci sia? E i filtri dell’aria dei condizionatori, siamo sicuri che siano lindi e puliti? Per non parlare delle creme che ti spalmi in viso per proteggerti dai raggi del sole, il deodorante che metti sotto le ascelle, il mercurio nei pesci, gli steroidi nel pollo, gli anticrittogramici nell’insalata.

Voi che organizzate i covid party per contaggiarvi a vicenda, cosa avete nella testa? Quali perle di saggezza vi fanno pensare che sia tutto un complotto, che dietro ci sia la Spectre, i Saggi di Sion, le multinazionali del farmaco? Cosa vi fa dire che questi vaccini sono sperimentali? Cosa stracazzo ne sapete voi? Li stanno facendo a miliardi di persone, sono probabilmente i vaccini più utilizzati al mondo, ma secondo voi, chissà cosa c’è dentro…lo volete sapere cosa c’è? Vi ricordate la scena del marchese del Grillo che porta la nobildonna francese a mangiare la pajata? Ecco, forse anche nei vaccini c’è la stessa cosa. Ma mai quanta ce n’è nelle vostre teste bacate!

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Se, lallero

In fondo anche lui aveva fatto cose buone. Se, lallero

Ma io lo dico solo per il tuo bene. Se, lallero

Anche queste giornate piovose di novembre hanno il loro fascino. Se, lallero

Non è per i soldi, lo faccio per una questione di principio. Se, lallero

Aiutiamoli a casa loro. Se, lallero

La destra e la sinistra non esistono più, uno vale uno. Se, lallero

Dovresti segnarti in palestra, alla tua età giocare a calcetto non fa mica bene alla salute. Se, lallero

Ho letto su internet che il Covid potrebbe essere facilmente sconfitto con l’omeopatia. Se, lallero

Ho letto su internet. Se, lallero

Conosco uno che non ama più interloquire con gli stupidi e invece di entrare nel merito e rischiare di farsi venire la gastrite, preferisce limitarsi ad un’espressione intraducibile, ma ricca di sfumature semantiche, presente nel dialetto romanesco. Se, lallero!

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L’elenco dei sogni

C’è chi sogna a colori, ma poi si accontenta di un vecchio film in bianco e nero. C’è chi sogna di cambiare il mondo e chi di farsi ricrescere i capelli. C’è chi sogna il grande amore e chi di non sentire più dolore, chi sogna l’evasione, ma con tutte le porte aperte ha paura di fuggire. C’è chi sogna un’altra storia e chi un’altra geografia, perché ci sono sempre nuovi luoghi da scoprire, soprattutto nelle menti che non mentono.

C’è chi sogna ad occhi aperti, ma tiene le orecchie chiuse. C’è chi sogna la rivoluzione e poi si infiamma solo allo stadio. C’è chi sogna di vincere alla lotteria poi però non compra mai neanche un biglietto. C’è chi non sogna più, ma sotto sotto ci spera ancora. C’è chi sogna di trovare un filone d’oro e parte per il Klondike.

C’è chi sogna il successo e chi sogna l’oblio e c’è pure chi sogna ma non lo dice perché si vergogna. Qualcuno resta fedele, qualcuno cambia sogno, ma c’è anche qualcuno che insegue i sogni degli altri, perché ha esaurito i suoi. C’è chi sogna di volare, ma soffre di vertigini e chi sogna così forte che poi gli esce sangue dal naso.

Io sogno di vederti felice. Cosa ci sarebbe di più bello da sognare?

Put your hands in my hands and come with me, we’ll find another end. And my head, and my head on anyone’s shoulder, ‘cause I can’t be with you.

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100 anni e un giorno

Ieri il fratello di papà ha compiuto cento anni. Campione di pattinaggio e di hokey da giovane (ha pattinato fino ad una quindicina di anni fa), tornato a piedi da Leopoli dopo la rotta dell’Armir (mangiando fichi per dieci giorni nascosto in una campo mentre i russi facevano una caccia all’uomo), ballerino fino a tarda età. Un grande, ancora vispo e con la battuta pronta. L’ho chiamato per fargli gli auguri, “come stai zio? Eh, come uno che c’ha 100 anni“, mi ha risposto. Domenica festeggeranno con papà (93) e il fratellino piccolo (86): per loro vale quello che diceva papà qualche tempo fa, “speriamo sempre di non diventare vecchi“.

E ha ragione lui! Guardandoli tutti e tre, ognuno con le proprie particolarità, con le proprie fissazioni, ma con la stessa voglia di sorridere alla vita, mi appare evidente che l’età sia un punto di vista. E proprio pensando a loro, in particolare in questi anni recenti, in cui l’età li ha resi più teneri, più saggi, più ironici, mi accorgo che in fondo abbiamo tutto il tempo che vogliamo. Ed è buffo che ce ne accorgiamo proprio quando capiamo che potremmo non averne più. Perché se è vero che non possiamo aggiungere giorni alla nostra vita, però possiamo sempre aggiungere vita ai nostri giorni.

Abbiamo tutto il tempo che c’è al mondo
tanto ne serve alla vita per svelarci
quanto di prezioso l’amore ci riserva
abbiamo tutto l’amore che c’è al mondo
e se questo è tutto quel che abbiamo
scoprirai che non ci serve altro

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L’insostenibile pesantezza di Striscia

Devo confessare che Ambra mi è particolarmente simpatica. Forse perché inizialmente non la sopportavo: da baby star con Boncompagni era l’emblema di una certa televisione spazzatura (roba che a confronto con certe trasmissioni di oggi, persino quella poteva sembrare Superquark) e invece nel corso degli anni si è rivelata una persona ironica, intelligente e anche una brava attrice. Ma quello che è successo l’altra sera a Striscia (quando le hanno consegnato il tapiro perché è stata lasciata dal compagno, l’allenatore della Juventus Max Allegri) penso sia una delle vette del cattivo gusto toccate da questa trasmissione.

Devo confessare pure che trovo Striscia la Notizia insopportabile. Non mi fa ridere, anzi il più delle volte mi dà ai nervi. Un po’ come era il Bagaglino: lo sberleffo dei potenti, sotto sotto per ingraziarseli, i falsi scoop, il rimestare sempre nel torbido. E’ una trasmissione squallida, autentica come una moneta da tre euro. Anche se debbo ammettere che anni fa ebbi la ventura di finirci dentro e Staffelli si comportò bene, pur potendo infierire contro di me (come rappresentante dell’azienda) si trattenne, mantenendo comunque un certo equilibrio (a chi interessa l’avevo raccontato qui https://viaggiermeneutici.com/2015/05/28/che-fa-la-notizia-striscia-un-po-come-me/).

Ma perché poi una che viene lasciata – anche in malo modo – dovrebbe pure essere messa alla berlina davanti a tutti? Che male ha fatto? Tutt’al più il tapiro avrebbero dovuto darlo al compagno (tra l’altro più famoso di lei!) che prima l’ha cornificata e poi mollata! Perché andare ad infierire con una persona in difficoltà? Purtroppo se lo fanno temo ci sia un pubblico che apprezza, che so, magari soddisfatto pensa “ben ti sta, così impari“. Ma la cosa più paradossale e più sgradevole, è stato che ad introdurre e poi commentare il servizio (con qualche risolino e senza dire una parola in favore della poveretta) sia stata Vanessa Incontrada. Proprio quella Vanessa che per anni si è lamentata del trattamento ricevuto dalle TV scandalistiche che ironizzavano sul suo fisico, sul suo aver preso qualche chilo di troppo. Ma la solidarietà femminile che fine ha fatto? Sul serio questo è il programma più seguito nell’ora di cena? Ma in che schifo di società stiamo vivendo?

Basta, giro su RAI2 che c’è il TG. Ah, sentiamo le ragioni di questo Stefano Puzzer, portavoce dei portuali di Trieste…..

Va be’, mi sa che anche stasera è meglio se guardo Un Posto al Sole.

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Bla bla bla

Non dico che non abbiano ragione. Non dico che non sia corretto da parte loro rivendicare un domani diverso. Non dico che non siano giustamente arrabbiati con le generazioni precedenti (quindi anche noi) che gli abbiamo ipotecato il futuro con scelte scellerate. Però…

Io non vivevo nell’aria condizionata a scuola, in macchina, a casa, nei centri commerciali. Non avevo una macchina mia, mi muovevo in autobus (conoscevo le coincidenze del 60 notturno, come il mio amico Rino), non avevo voli low coast per fare i fine settimana in giro per l’Europa (tutt’al più l’estate della maturità me la sono fatta con l’inter-rail). Non ero connesso con dispositivi che mi permettessero di parlare/scrivere/leggere e quindi essere in contatto con il resto del mondo H24. Tutt’al più avevo i gettoni telefonici.

Insomma, ragazzi miei, sicuramente la politica dei grandi è stata (anche) tanto bla bla, ma siamo sicuri che non siate anche voi un pochino (non tanto) responsabili di quello che sta succedendo e di quello che – se non cambiamo radicalmente stile di vita – succederà in futuro?

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La forza, la debolezza e gli alberi in autunno

Nella realtà quotidiana tutti vogliamo essere forti. Tutti cerchiamo, aneliamo, desideriamo la forza. Non c’è alcun dubbio al riguardo. Bisogna essere forti nel fisico, per stare bene. Forti nelle tribolazioni e nei problemi per non farsi schiacciare. Forti per ottenere le vittorie e per accettare le sconfitte. Forti per perseverare nelle difficoltà così da superarle. Fin da piccoli ci insegnano ad essere forti, a scuola, nello sport, nelle relazioni con gli altri. Perché il forte vince, ma anche perché il forte può essere generoso, può diventare l’eroe che aiuta chi è in difficoltà, che salva le fanciulle in pericolo, che sbaraglia i cattivi.

E per questo, al contrario, la debolezza è un vizio imperdonabile. Perché chi è debole non affronta i problemi, se ne fa schiacciare, non vive da protagonista, si lascia vivere, esposto com’è a tutte le turbolenze esterne. Chi è debole non contrasta le ingiustizie e quindi fa sì che il male dilaghi, anche a causa sua e delle sue mancanze.

Il problema è che nessuno può mai essere forte abbastanza. Per quanto ci si possa impegnare (ma la vera forza è quella che viene senza sforzo), per quanto ci si possa allenare, è altamente probabile (se non certo) che la realtà saprà essere più forte di noi. E anche l’eroe classico, Achille aveva il suo tallone, perché eliminare ogni punto debole è umanamente impossibile. Poi certo, la forza sta nel non soccombere quando si è sotto attacco, quando il nostro punto debole viene individuato e proprio da lì veniamo colpiti. Quindi bisogna essere forti, ma nello stesso tempo dobbiamo conoscere e accettare la nostra debolezza, senza fare finta che non esista. Una debolezza che si scontra con la volontà di superare i problemi o meglio di essere d’aiuto agli altri per superarli.

Poi però uno come San Paolo (mica l’ultimo scemo) dice che “quando sono debole, allora che sono forte” (2Cor, 12,10). Lo ammetto, questa cosa non l’ho mai capita. Neanche se inserita nel contesto in cui è scritta (ad esempio, mi viene da chiedere, Gesù nel Getsemani è stato debole o è stato forte? e sulla croce?). Chi è debole cede alle tentazioni, si abbandono alla fuga, evita lo scontro, sceglie la via facile. E certo non può essere questa la sua forza. Qual è allora la forza della debolezza? Qual è la debolezza che mi rende forte?

Non ce l’ho una risposta, ma forse perché, in fondo l’idea che abbiamo è che chi è debole oltre che per se stesso, è debole per chi gli sta vicino. Non riesce a dare nulla agli altri, perché nulla ha da dare. Null’altro se non la sua debolezza. Ma se fosse proprio questa la vera forza?

Gli alberi d’autunno ci insegnano qualcosa di prezioso: come lasciar andare le cose (dal blog di Centoquarantadue https://centoquarantadue182151628.wordpress.com/).

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E tu, che comportamento esasperante hai?

“A volte è lecito anche domandarsi: ma questi uomini erano completamente fuori di testa, completamente obnubilati oppure c’è stato un comportamento esasperante e aggressivo anche dall’altra parte?“.

Dichiarazione da parte di una donna. Di una donna colta, intelligente, una giornalista impegnata nei temi politici e sociali, madre di famiglia. Insomma, non una scappata di casa in preda ad estrogeni impazziti o bisognosa di titoloni sui giornali. Ma se anche da una così vengono fuori opinioni del genere, con 83 femminicidi solo dall’inizio del 2021, 7 negli ultimi 10 giorni, quasi tutti compiuti nell’ambito familiare, cosa si può dire ancora?

E’ giusto cercare di capire le opinioni e le ragioni altrui. E se ci mettiamo, sicuramente troveremo delle giustificazioni a (quasi) ogni azione. C’è il ladro che ha la famiglia a cui non sa cosa dare da mangiare, il mafioso con il senso dell’onore verso la famiglia, lo spacciatore che a sua volta è tossicodipendente. Chiunque può avere una (buona) ragione per fare una (cattiva) azione. Ma questo non redime quell’azione, non la rende accettabile. Inoltre, cara Barbara, ma non sai quanto esasperanti possiamo essere noi mariti? Tu forse sei capitata bene con Franceschiello tuo, ma dovresti ad esempio sentire la mia dolce metà! E sai quanti uomini sono stati uccisi dagli inizi dell’anno per comportamenti esasperanti? Zero.

Non c’è alcun motivo valido, non c’è nessuna spiegazione ragionevole, non ci sono punti di vista da tenere a mente, non ci sono giustificazioni valide, non c’è ragione alcuna per alzare la mano su una donna (o su un bambino, o su un altro uomo) e fino a ché questo non sarà chiaro a tutti, non dobbiamo smettere di ribadirlo, di urlarlo se necessario. Insomma Barbarè, hai detto ‘na stronzata.