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E se fosse solo una scommessa?

E se in realtà fosse solo il frutto di una scommessa?

Un po’ come in una di quelle commedie iperboliche di Hollywood in cui due sfaccendati ed annoiati ricconi scommettono fra di loro una cosa assurda, per vedere poi di nascosto l’effetto che fa. La scommessa potrebbe essere, “vediamo fino a che punto mi danno retta”.

Allora, li prendo tutti per il culo per vent’anni, sparo minchiate a rotta di collo, prometto la rava e la fava,  me la prendo con nemici immaginari, corrompo giudici, politici, giornalisti, finanzieri e quelli che non riesco a comprarmi li faccio attaccare dai miei maggiordomi. Mi compro tre televisioni e comincio a trasmettere programmi di merda in cui illustri sconosciuti senza alcun talento, né capacità possono diventare ricchi e famosi. Mi compro dei giornali e ogni giorno gli faccio vomitare merda su quelli che sono contro di me. Poi mi compro una squadra di calcio e gli faccio vincere tutto quello che c’è da vincere. Panem et circenses, lo dicevano anche i latini.

Vado al governo e faccio diventare ministro il mio cavallo. Ah, già l’ha fatto qualcuno? Peccato, poteva essere una bella idea. Va be’, allora faccio diventare ministri nani, ballerine e mignotte. Poi organizzo orge con minorenni, prendo per il culo i politici esteri, stringo amicizia con gli ultimi dittatori rimasti, se c’è una foto di gruppo mi metto dietro e faccio le corna, sparo battute fuori luogo e mi dichiaro perseguitato dagli avversari. Guarda, sai che ti dico? A un certo punto mi paragono agli ebrei nei lager.

Ma vuoi scommettere che sono talmente coglioni che continuano a darmi retta?

Dai, se vinco il caffé, me lo paghi tu, se no pago io.

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Destra e sinistra

“Sono benestante, ma non ancora così ricco da potermi permettere di essere comunista”

(Ennio Flaiano)

In questo momento di confusione sembra che destra e sinistra siano diventate parole senza senso. Letta e Alfano stringono un patto di ferro, mettono il caimano in frigo e si apprestano a governare almeno fino al 2015. Ma davvero è così? Davvero essere di sinistra o essere di destra sono appartenenze antiche, ormai prive di significato, lontane dalla realtà di tutti i giorni?

Eppure, se torniamo a quando nacque la differenza (su per giù dopo la rivoluzione francese, in base a dove si andavano a raggruppare i delegati del primo parlamento democratico), la linea di demarcazione e quindi la capacità di riconoscersi in una o in un’altra parte, non è poi così complicata, né tanto meno lontana dalla realtà.

La destra predilige la liberté, la sinistra l’egualité.

Per salvaguardare la libertà del singolo, la destra accetta, anzi direi quasi auspica, che non ci sia eguaglianza: la libertà fa sì che il merito faccia emergere i migliori. Lo Stato deve limitarsi a garantire e difendere questa libertà, proprio per far sì che i migliori emergano.

La sinistra ha a cuore l’uguaglianza e per assicurare questa è disposta anche a limitare la libertà del singolo. Lo Stato, attraverso un intervento diretto, più o meno esteso, deve impegnarsi per riequilibrare le storture della concorrenza, così da garantire un’uguaglianza di fondo tra i cittadini.

Sono semplificazioni, è ovvio. E poi in democrazia nessuno dei due principi viene affermato “contro” l’altro. Anzi, forse la differenza tra democrazie e dittature è proprio qui: una dittatura di sinistra pretenderebbe di assicurare l’uguaglianza a scapito della libertà e una di destra esalta a tal punto la libertà di qualcuno (di una classe, di una razza, di un unico superuomo), negando l’uguaglianza al punto da teorizzare una differenza antropologica tra gli uomini. Per fortuna in democrazia questa tendenze sono attenuate e si cerca di affermare entrambi i principi.

Ma le differenze restano: sei di destra? Ti sentirai limitato nelle tue possibilità da uno Stato troppo presente. Sei di sinistra? Ti indignerai per le sperequazioni economiche esistenti. Sei di destra? Vuoi che l’individuo possa decidere autonomamente della propria vita, delle scelte che fa per sé e per il tipo di società in cui vuole vivere. Sei di sinistra? Hai a cuore un’ideale di uguaglianza universale, in cui anche l’uso delle risorse dev’essere vincolato dai diritti degli altri.

Traduciamo queste due impostazioni nelle scelte più semplici o in quelle più impegnative (la sanità, la scuola, la previdenza, la politica energetica, l’immigrazione, i diritti delle coppie gay, l’equilibrio politico internazionale) e capiremo l’enorme differenza che tutt’ora esiste fra destra e sinistra. E potremmo anche capire da che parte siamo. Anche se…

Anche se l’Italia è sempre stata poco incline a queste scelte di parte. Siamo il Paese del “ma anche”, liberisti e statalisti, per la scuola privata e la sanità pubblica, per la pensione a 50 anni e contro il nucleare, sionisti filo palestinesi, cattocomunisti e contro i matrimoni gay. Insomma, questo “ma anche” quest’altro. Democristiani nell’anima. Per questo sono quasi certo che ci toccherà il duo Letta Alfano chissà per quanto tempo ancora.

Io stesso, faccio outing, mi sono riconosciuto per anni nei principi della destra, mentre ora mi autocolloco nella sinistra. Questo conferma che fra i miei tanti difetti, non c’è la coerenza. E poi mi danno fastidio le appartenenze acritiche, quelle che non si sforzano neanche di provare a capire le ragioni dell’altro. Ero di destra quando tutti erano di sinistra, sono diventato di sinistra quando il mondo andava a destra. Minoranza ad oltranza.

Però al di là di tutto, se debbo proprio scegliere fra liberté e egualitè, penso seriamente che il principio più importante, quello che dovrebbe ispirare le scelte e dominare sugli altri, sia la fraternité. Il terzo principio, senza il quale gli altri due rischiano di essere solo parole vuote, concetti senza anima.

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L’ovvio è invisibile agli occhi

Chi ha la ventura di frequentare come me ogni giorno il nuovo parcheggio del laghetto dell’Eur, ne avrà senza dubbio apprezzato la comodità, la funzionalità, la pulizia. Addirittura per facilitare l’utilizzatore occasionale, ogni piano è stato chiamato con il nome di una città: -1 a destra Atene, -1 a sinistra Berlino, -2 a destra Cordova, -2 a sinistra Dublino e così via (mi pare ce ne siano altri 4).  Incredibile! A Roma siamo riusciti a fare una cosa davvero utile e di cui tutti sentivano l’esigenza. Un solo dubbio, una stupidaggine, ma andando lì tutti i giorni mi veniva da chiedermi: com’è che fra tutte le capitali hanno messo Cordova? Il -2 a destra doveva essere Madrid! Perché Cordova? Non aveva senso!

Eppure il senso è lampante. Ed è scritto a caratteri cubitali ovunque, evidenziato anche con un colore differente…ma l’ovvio è invisibile agli occhi. Almeno finché non ci vai a sbattere di fronte, finché, come si dice in altri termini, non lo tocchi con mano.

“Uno vale uno” diceva Grillo in campagna elettorale. Ma noi sospettosi a pensare chissà cosa. Saranno pericolosi black block diceva il porco di Arcore. Saranno indemoniati come lui, magari fascisti, pensavamo noi radical chic del PD. Ora li abbiamo visti, abbiamo sentito le prime interviste. E’ gente normale. Qualcuno è spaesato, qualcun altro sembra felice. Spesso ripetono i soliti slogan già sentiti, quando si allontanano dallo spartito dicono cose di una banalità imbarazzante, le stesse che senti dal fruttivendolo o in fila alle Poste.

Destra o sinistra non esistono più, va bene (anzi no) ma dimmi, stai con Israele o con i Palestinesi? Lascia stare gli slogan. Sei per il welfare o per il mercato? Rispondimi senza dire banalità. Come rilanciare il lavoro e l’occupazione? Fai una proposta non demagogica e sostenibile economicamente. Pronto? Parlo con qualcuno o con un portavoce di qualcun altro?

Insomma, magari la prima impressione è sbagliata, ma sembrerebbero adatti a governare un paese come io sarei capace a guidare un Boeing 737. Però sono onesti! Certo, infatti quando vado in ospedale per fare una laparoscopia alla colecisti la mia prima preoccupazione è quella di sapere se il chirurgo è una persona onesta.

Mi si dirà, ma perché Scilipoti quali idee aveva, che conoscenze e che contributo ha portato al Paese? Ma sugli errori e gli orrori della classe politica di questi anni si è detto, scritto e letto ovunque: il problema era chiaro a tutti. E proprio la selezione della classe politica, basata su clientele e affarismi era uno dei cancri della democrazia. Ma siamo sicuri che la non-selezione sia la soluzione? Davvero uno vale uno?

Grillo in qualche modo è stato il dito che indicava che il re era nudo. Ma il dito può farsi luna?

L’ovvio è invisibile agli occhi.

Ma se lo tocchi con mano scopri tutta la sua banalità.

Atene, Berlino, Cordova, Dublino…

Ma certo! Com’è che non c’ero arrivato prima?

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Poro nonno

Guardiamola da un altro punto di vista…

Ma se voi aveste un nonno che si tinge i capelli, si mette i tacchi, corre appresso alle ragazzine, fa battute volgari in contesti ufficiali, vede nemici ovunque, stravolge il senso della realtà…ma non vi vergognereste? Non cerchereste di fare l’occhiolino ai vostri interlocutori per fargli capire garbatamente le condizioni del “poro nonno”, come si dice a Roma? “Eh poro nonno, quando era giovane quante ne ha combinate…” E non pensereste seriamente di farlo vedere, da qualcuno bravo o al limite di metterlo in una struttura adeguata dove potrebbero seguirlo, accudirlo a dovere?

Perché non vergognarsi? Perché invece continuare a frequentarlo? Perché andare da lui a pranzo tutte le domeniche? Per pietà, forse? In ricordo dei tempi andati, di quando ancora ci si poteva ragionare? O forse perché è ricco? Forse perché sotto banco vi passa qualche euro. E cinque oggi, dieci domani. Cento la prossima settimana. Tanto con la testa non ci sta più… “nonno, mi presti il bancomat così vedo quanti soldi hai in banca?” e così la visita dal nonno serve ad arrotondare la paghetta. E in questo modo cresce la corte di ruffiani, leccaculo, nani e ballerini. Perché loro gli vogliono bene, poro nonno, tanto ‘na brava persona…quando il cielo se lo riprenderà vedrete come parleranno bene di lui…già se lo rimpiangono, poro nonno, quante battute, che risate che ci faceva fare!

Ma la vergogna? C’è ancora qualcuno che si vergogna in questo paese?

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Chi è Stato alzi la mano

Ma se invece tornassimo, ognuno per parte sua, a ridiventare responsabili di quello che facciamo? Come si fa a dire “non odio nessuno, ma ero disperato”. Eri disperato? Embè? Questo giustifica l’andare in piazza a sparare al primo che passa? E vogliamo parlare dei giornalisti che vanno ad intervistare il figlio undicenne di questo poveraccio? Diritto di cronaca? Ma che razza di Paese siamo diventati? Un Paese in cui 101 deputati votano contro l’elezione a presidente del fondatore del proprio partito, senza ovviamente avere il coraggio poi di dirlo. Un Paese governato da 20 anni da un uomo che ha innalzato la ricerca delle attenuanti a metafora dell’esistenza. Un Paese in cui la novità politica è un movimento fatto di portavoce, più che di individui, ambasciatori della volontà della rete. E come si sa ambasciator non porta pena. Né responsabilità.

Sì, professoressa, è vero, non sono preparato, ma ieri dovevo andare…dal dottore, ecco sì, dal dottore! E’ dai tempi di scuola che cerchiamo giustificazioni a quello che facciamo (o non facciamo). In ogni caso, a scanso di equivoci, nella misura in cui…c’è sempre un “sì però”, un “ma anche” che fa sì che la responsabilità non sia mai del tutto nostra, che le conseguenze delle nostre azioni non siano realmente attribuibili a noi. In fondo anche i nazisti che mandavano gli ebrei nei forni dicevano semplicemente di ubbidire ad un ordine dall’alto.

Ma ce n’è uno che si prenda le responsabilità di dire “sì, sono stato io” senza distinguo, senza attenuanti, o giustificazioni di sorta? C’è qualcuno che ammetta infine di essere lui, sì, esclusivamente lui, il mandante delle proprie azioni?