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Con la memoria storica di un pesce rosso

Il problema è che tendiamo a dimenticare, a rimuovere, ad addolcire ciò che è stato. E’ un processo quasi naturale, che capita un po’ a tutti: ricordando quel determinato periodo del passato, magari sì è vero non stavamo bene, non tutto girava per il verso giusto, però in fondo c’erano aspetti positivi, tutto sommato non era poi così male.

Leggevo da qualche parte che il nostro sindaco, Ignazio Marino, sembra il classico secchione in una classe di coatti. Effettivamente l’immagine è calzante. Nessuno ha mai pensato che il suo compito fosse facile: i mali della città sono purtroppo endemici, ma a più di un anno dalla sua elezione è difficile trovare qualcuno che ancora lo difenda. Roma è ogni giorno più invivibile: traffico impazzito, delinquenza in aumento, mezzi pubblici che non funzionano, pulizia insufficiente, tasse che aumentano. Non c’è una cosa che vada bene, non c’è un solo aspetto che sia migliorato.

Aggiungiamoci che, da un punto di vista politico, non c’era mai stata una congiuntura così favorevole: presidente del consiglio, presidente della regione, sindaco e venti presidenti di municipio su venti, tutti dello stesso partito. Mai nella storia della città c’era stato un monocolore del genere. Nessun alibi quindi, non avete scuse di sorta: se non riuscite ad intervenire, se non riuscite almeno in parte a dare una soluzione ai problemi dei cittadini, andatevene tutti a casa.

Tornando all’incipit di questo post quindi, se qualcuno me l’avesse raccontato non ci avrei creduto. D’accordo Marino sta facendo male (qualcuno ha suggerito, ma se si chiamava Roma e andava a fare il sindaco a Marino, non era meglio?), d’accordo avevamo grandi aspettative, si sa che la gente ha la memoria storica di un pesce rosso (in questo Paese siamo riusciti a riabilitare tutti, ma proprio tutti tutti)……..MA SUL SERIO C’E’ QUALCUNO SANO DI MENTE CHE RIMPIANGE GIANNI ALEMANNO????

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Mica penseranno che siamo così stupidi?

Ma che sarà, che cosa t’offrirà, quest’altra storia, quest’altra novità…l’unico rischio, è che sia tutto finto e che sia tutta pubblicità!

 

Non so se avete fatto caso ad una recente novità della reti Mediaset: dopo il meteo tradizionale, quello di casa nostra, ci raccontano il meteo di qualche paese esotico. Una volta la Giamaica, un’altra volta le Antille Olandesi, un’altra le Hawaii.

Ora, capisco che questa è un’estate di merda. Capisco che il turismo soffre e i consumi languono. Ma mica penseranno che siamo così stupidi che vedendo le previsioni metereologiche di questi paradisi, miracolosamente ci torna la voglia di andare in vacanza e ci precipitiamo da Decathlon a comprare pinne, fucile ed occhiali?

No, dai! Non è possibile! Sarebbe come se pensassero che mandano in onda, che so, un programma finto dove uomini e donne si mettono in mostra, invogliassero la gente a socializzare. O se provassero a farci credere che si scelgono i candidati con il televoto, invece che dentro le urne. È inverosimile!

Oppure, che so, sarebbe come se uno, volendo arrivare alla guida del Paese, si comprasse prima le televisioni, poi una squadra di calcio e cominciasse a sparare cazzate dalla mattina alla sera, promettendo milioni di posti di lavoro, l’abolizioni delle tasse e si tingesse i capelli per far credere di essere sempre giovane. Dai! Ma chi mai ci potrebbe credere!

È ovvio che non possono pensare che siamo così stupidi. Queste previsioni servono a farci conoscere nuovi Paesi, ad allargare le nostre conoscenze. Un unico dubbio mi rimane: com’è che non mandano le previsioni di Pyongyang, oppure di Riga o di Tblisi? Possibile che a nessuno interessi se domani a Ulan Bator piove o c’è il sole?

 

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La natura ambigua delle cose

Parliamo delle coccinelle. Animaletti simpatici, colorati, tanto carucci, portano anche fortuna, un po’ meno dei quadrifogli, un po’ più della gobba. Le coccinelle che si mangiano gli afidi. Schifosissimi afidi che attaccano le nostre povere piantine. Evviva le coccinelle quindi che nella loro pur breve vita riescono a mangiare fino a 5000 afidi.

Insomma ci piace l’animaletto carnivore, vorace fino allo spasimo, che divora senza pietà altri animaletti, le loro larve, le loro uova. E disprezziamo questi ultimi, vegeteriani fino al midollo, che al massimo possono intaccarci una zucchina o un pomodoro.

Chi sono gli aggressori e chi gli aggrediti? Dove sta la ragione o dove il torto? La ragione sta con quelli che fanno pulizia, che magari aggrediscono, ma per portare avanti la civiltà, oppure sta con i retrogradi, con quelli aggrediti, anche se sono brutti, sporchi e cattivi?

Attenzione a dare giudizi definitivi, non sempre le cose stanno come sembrano, non sempre i buoni sono così innocenti e i cattivi così fetenti. E soprattutto tu, sei sicuro di stare dalla parte giusta?

 

IsraelePalestina

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La politica (part. 1 e part. 2)

La politica è il modo in cui alcuni ingannano e sfruttano gli altri, nascondendosi dietro grandi idee, per raggiungere i propri interessi egoistici.

Lo ripeterò un’altra volta. La politica è il modo in cui alcuni ingannano e sfruttano gli altri, nascondendosi dietro grandi idee, per raggiungere i propri interessi egoistici.

Non credo in Pericle e nella democrazia Ateniese. Non credo nel Cives e nella repubblica romana. Non credo nella grandezza dell’impero. Non credo nella lega di Pontida e nemmeno nel Barbarossa. Non credo nei comuni e nelle signorie. Non credo nelle dinastie reali, non credo negli imperi coloniali. Non credo nella borghesia e neanche nel terzo stato. Non credo nella restaurazione e nell’Ancien Regime. Non credo nei progressisti e neanche nei conservatori. Non credo nei repubblicani e neanche nei democratici. Non credo nell’unità nazionale, non credo nelle terre irredente. Non credo nel fascismo, non credo nel comunismo, non credo nella democrazia cristiana, non credo nell’arco costituzionale, non credo nell’Europa unita, non credo nei sindacati, non credo nella destra e nemmeno nella sinistra.

Non credo negli imbonitori, nei populisti, non credo nei comici quando non fanno i buffoni, non credo nelle facce nuove e nemmeno in quelle vecchie. Non credo nell’uomo solo al comando, non credo nell’unto del signore. Non credo nella massa delle persone, non credo alle ragioni delle minoranze, né tanto meno all’arroganza delle maggioranze.

I sogni sono finiti. Che posso dire? C’è stato un tempo in cui avevo riposto la mia fiducia in qualcuno. Ma ora i sogni sono finiti.

 

Io credo nelle persone che hanno speso la loro vita per per inseguire un sogno.

Credo in quelli che partono per l’Africa, credo in quelli che si impegnano nelle mense della caritas. Io credo nei volontari che scavano nelle macerie, credo in quelli che si mettono un naso finto e regalano un sorriso negli ospedali. Credo nelle persone che non hanno paura del diverso, che non chiedono ragioni per dare il loro aiuto.

Io credo in quelli che si impegnano ogni giorno per rendere questo mondo un posto migliore. Credo in quelli che non vogliono convincere nessuno. Credo in quelli che fanno, senza parlare troppo. Credo in quelli che non chiedono, ma piuttosto danno.

Stop.

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Trilogia battistiana – Sogno il mio paese infine dignitoso

“Gli Italiani vincono una partita di calcio come se fosse una guerra e perdono la guerra come se fosse una partita di calcio.” (W. Churchill)

Spesso si è detto che il calcio è metofora della realtà. Vero! Una bella metafora: compagni, avversari, obiettivi, spirito di appartenenza, rispetto delle regole, generosità, estro. E purtroppo anche tante altre cose meno belle: furbizie, violenze, nemici.

Quello che è successo sabato sera poi le riepiloga tutte (quelle negative). Gli avversari che diventano nemici, addirittura nemici che in quella gara neanche giocano. E poi le curve dei violenti che decideno se, come e quando si debba giocare. E la polizia che guarda impotente. Forti con i deboli, deboli con i forti. Certo, è più facile prendersela con uno studente inerme che con Genny a’ carogna.

La cosa più innocua, ma forse simbolicamente la peggiore di tutte, l’intero stadio che fischia l’inno. Ma siamo nel piano della realtà o in quello della metafora? E’ cos’è meglio e cosa peggio?

Cos’è peggio, il calcio o la realtà? Siamo sicuri che Genny e tutti i Genny che popolano le curve siano peggio, ad esempio, della classe politica? E il grido “lavali col fuoco” è forse peggio di certe invettive che si sentono nelle tribune politiche? Il “devi morire” cantato all’avversario a terra, è forse peggio degli insulti che si sentono in tutti gli incroci sulle strade, alla prima scorrettezza al volante?

Purtroppo questo è il calcio che meglio simbolizza la nostra realtà quotidiana. Nessuna discontinuità, inutile scandalizzarsi, ipocrita gridare alla scandalo. Fischiamo l’inno perché forse ancora abbiamo un sussulto di dignità. Fischiamo noi stessi. Fischiamo noi che abbiamo votato per vent’anni Berlusconi e ora crediamo alle farneticazioni di Grillo. Fischiamo i Bertolaso e gli Anemone che brindavano a poche ora dal terremoto. Fischiamo tutte le mafie che impestano e infestano il nostro paese. Fischiamo per paura e per vergogna, con gli occhi aperti nella notte scura.

Ma tranquilli, tra un paio di mesi c’è il mondiale. E ci riscopriremo tutti amanti della patria, tutti uniti, mano nel cuore sulla maglia azzurra, a cantare Fratelli d’Italia, percé noi siamo il paese con la memoria storica di un pesce rosso. E questo è il calcio che ci meritiamo.

 

 

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Ogni cosa ha il suo prezzo

“Venderò la mia sconfitta a chi ha bisogno di sentirsi forte e come un quadro che sta in soffitta gli parlerò della mia cattiva sorte.”

Questo post è la prosecuzione di quest’altro https://giacani.wordpress.com/2013/09/18/se-non-e-ancora-successo/

Li però la rivoluzione la si faceva in prima persona. Eravamo (siamo…possiamo essere!) noi i soggetti promotori. Qui invece si parlerà di una rivoluzione che si subisce. Le più frequenti, del resto. Solo pochi, bravi e fortunati sono in grado di “fare” le rivoluzione, i più le subiscono. E solo pochi, bravi e fortunati riescono a governare le rivoluzioni che subiscono. Perché, come dice il sommo Pennac, “sul futuro, di una cosa sola siamo certi. Che non sarà come ce l’eravamo immaginato“.

Le rivoluzioni arrivano così, più o meno previste, più o meno annunciate. Arrivano e il più delle volte sconvolgono tutto. 12 anni sono tanti, troppi forse. Arriverà e travolgerà ogni  cosa. Consuetudini, modi di pensare, procedure, convinzioni, abitudini, comodità. Persone.

Ma se l’altra volta dicevo cosa intendo io per fare la rivoluzione, non ho ricette ora su come affrontarla senza esserne travolti. Certo sono curioso, come sempre. Più curioso che spaventato, anche se il buon senso mi dovrebbe mettere in guardia. Viale Europa sembra un formicaio impazzito, e Renzi potrebbe essere il bambino che per divertimento va lì e ci si mette a camminare sopra.

Ma del resto che potremmo fare? Il passato parla per noi e ormai quel che fatto è fatto. Non ho scheletri nell’armadio, ho fatto quello che mi si chiedeva di fare, come un soldato qualsiasi. E se non sono proprio orgoglioso di tutto, almeno una soddisfazione ce l’ho. Con un po’ di orgoglio e un po’ di vanagloria posso ancora guardare chiunque negli occhi e canticchiare sommessamente l’ultimo verso di questa bella canzone di Bennato. E poi sarà quel che sarà!

 

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A me quel Franti non era poi così antipatico…

E mica solo il mitico Franti (anche voi da piccoli avete letto il libro Cuore?). Lo sapete, faccio il tifo per la squadra che (ahimè) nell’immaginario collettivo italiano ed europeo è sinonimo di fascismo. Tra Bobby e JR non ho mai avuto dubbi…dai, quel piagnone di Bobby era davvero insopportabile! Insomma, parteggio sempre per quelli antipatici. E’ più forte di me!

Sara per questo che Moretti, l’insopportabile Moretti, non mi sembra abbiamo poi tutti questi torti. O forse sarà per reazione a  questo becero populismo demagogico che mi fa venire il vomito peggio dell’essere chiuso in macchina con uno che ha appena pestato una merda di cane.

Intendiamoci, Moretti è antipatico. E anche un po’ testa di mingola, perché dire certe cose, in questo modo e in questo momento è come se il lupo cattivo avesse detto “e va be’, però era vecchia e aveva anche l’alito cattivo”. Mauretto, Mauretto, ma cosa ti è venuto in mente? Oppure l’hai fatto apposta. Dillo che l’hai fatto apposta! Dillo che ti diverti a mostrare a tutti quanto sei stronzo!

Ma non solo stronzo. Anche bravo! Molto bravo. Almeno a giudicare da quello che è riuscito a combinare alle Ferrovie. E lo so, fa tanto fico compatire i poveri pendolari che devono prendere treni indecenti. Ma perché nessuno dice che il trasporto regionale dipende (appunto) dalle regioni? Che sono queste fantomatiche entità a dover dare i soldi alle ferrovie per quel tipo di trasporto? Insomma, che l’esimio (e stronzissimo) ingegner Moretti c’entra veramente molto poco su quel tipo di trasporto?

Su quello che gli compete invece, in soli sei anni, ha cambiato il modo di spostarsi degli italiani. Ma sei anni fa chi prendeva il treno per andare a Milano? Ammettiamolo. E’ un personaggio insopportabile e chi lo conosce veramente giura che in realtà è anche peggio. Ha un ego ipertrofico che neanche Superman dopo che ha salvato la terra…ma è bravo! E guadagna 10 volte meno di quanto guadagna l’amministratore delegato di una qualsiasi banca.

Il discorso è analogo a quello che si fece a suo tempo con i medici dell’ospedale. Se nelle strutture private i medici guadagnano 10, 50, 100 volte di più che nelle strutture pubbliche, secondo voi, uno bravo dove andrà a lavorare? Ecco, appunto. Se vogliamo che le aziende pubbliche funzioni, dobbiamo cercare di metterne a capo gente capace. E la gente capace costa.

I manager pubblici andrebbero giudicati per quello che riescono a fare, per i risultati che ottengono. Se le cose vanno male bisogna cacciarli. Ma se i risultati sono buoni vanno pagati e anche bene. Si chiama meritocrazia. E mentre nel privato si è più o meno imposta (l’azionista se non porti i risultati…calcio in culo e via andare!), nel pubblico ancora stenta. Il pauperismo lasciamolo al volontariato (e anche lì…mah!). Non mi sconvolgono e non mi scandalizzano gli 800 mila euro di Moretti (1 decimo di quello che guadagna Balotelli). Mi stupiscono di più altre figure, che stanno in posti di comando solo perché parenti di quello o di quell’altro (qui a Roma Alemanno ha fatto scuola).

Che poi sia insopportabile e pure stronzo, nessuno penso lo mette in dubbio. Ma gli abbiamo chiesto di far funzionare le ferrovie o cercavamo compagnia il sabato sera per andare a mangiare una pizza?

 

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Comandare è meglio che fottere

Quando ero piccolo una delle tante declinazioni della ontologica differenza tra i buoni e i cattivi (oltre che quella tra laziali e romanisti), era fra chi faceva le cose per soldi, e chi invece lo faceva per un qualche ideale.

La mia educazione cattocomunista (molto catto, poco comunista), aveva questo dogma. I miei modelli culturali erano quelli di uomini che avevano dato la vita per un sogno, per un ideale, per un impegno altruistico, religioso o meno non era poi così importante. Al contempo, guai ai ricchi! Per contrasto con i primi, chi cercava di arricchirsi, chi aveva come unico obiettivo il soldo era uno stronzo, o nella migliore delle ipotesi uno che non aveva capito i veri valori della vita.

Ora non la penso mica più così. Ma non tanto perché non ammiri più gli eori della mia infanzia/adolescenza: Martin Luther King, Jan Palach, piuttosto che  Bobby Sands, ritengo siano sempre persone che hanno spesso alla grande la loro vita. Ma anche fare soldi (onestamente) non è poi così male. Soprattutto penso – e più vado avanti e più me ne convinco –  sia un comportamento “sano”. Fare soldi, potersi permettere che so, di fare un viaggio in giro per il mondo, o comprare una casa per i figli, perché mai non dovrebbe essere giusto, corretto, condivisibile?

E questo lo penso in particolare perché invece negli ambienti di lavoro (e più si sale nelle scale gerarchiche più questo fatto è riscontrabile) sembra che lo stipendio sia un accessorio. Si lavora per guadagnare, certo, a nessuno fanno schifo i soldi, ma soprattutto si lavora per arrivare ad un posto di comando, per gestire risorse, per arrivare a decidere. Mammona, il mostro dalle mille teste, non è più il denaro: oggi il vero Leviatano è il potere, piccolo o grande non importa. Ovviamente, come tutte le droghe, più è grande e più se ne ha bisogno, più ne abbiamo e più ne vogliamo.  Questo spiega la gerontocrazia, la malattia mortale del nostro Paese. Renzi non sarà la soluzione, ma almeno, vivaddio, porterà facce nuova. Vedete in giro alternative?

O forse l’alternativa c’è. Forse ce l’abbiamo sotto gli occhi, sta a fianco a noi, ci dormiamo accanto.  E rischiamo di dimenticarcelo.

Core mio, core mio, la speranza nun costa gnente,
quanta gente cià tanti sordi e l’amore no!
Ma stamo mejo noi, che nun magnamo mai.
Core mio, core mio, la speranza nun costa gnente,
se potrebbe sta’ pure mejo, ma che voi fa’,
Per ora ce stai tu e resto arriverà.

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Fascista a chi?

I grillini pensano che PDL e PDmenoL siano uguali. Tutti fascisti.

I moderati del centrodestra (ahahahahha, questa è buona!) pensano che grillini e PD siano uguali. Tutti fascisti (mascherati, ma fascisti)

I PD pensano che il PDL e i grillini siano uguali. Ovviamente, tutti fascisti.

Ora, un dubbio ti viene. Ma non sarà che…Bravi. E’ proprio così! Non so se siano tutti uguali. Non so nemmeno se siano più o meno fascisti. Sicuramente sono italiani. Nel bene e nel male.

Il modo di dire “vizi privati e pubbliche virtù” nel nostro Paese si ribalta totalmente. In privato (forse, speriamo, chissà), siamo ancora gli italiani brava gente, che cercano di andare avanti e sopravvivere in un Paese bello e impossibile, con un grande futuro alle spalle. Gente che si aiuta nelle difficoltà, che fa beneficenza, che ama la mamma e gioca a calcetto con gli amici.

Nel pubblico siamo veramente il peggio dei peggio. Ci si insulta e si litiga in maniera oscena, in macchina, allo stadio, sui blog, in Parlamento. Da soli facciamo il 50% della corruzione di tutta Europa, abbiamo istituzioni corrotte e politici malavitosi. Soprattutto, almeno da novant’anni a questa parte, continuiamo a cercare scorciatoie. Continuiamo ad andare dietro al primo idiota che urla di avere in tasca la soluzione a tutti i problemi. L’Autarchia di ieri vale il federalismo di oggi, la battaglia del grano o la casa della libertà, e i poeti santi e navigatori non somigliano forse ai Forza Azzurri? Con il nuovo millennio le vecchie bugie si ammodernano e diventano la rete, la democrazia diretta, l’uno vale uno. Slogan, nient’altro che slogan. Comodi, semplici, comprensibili a tutti. Soluzioni facili a problemi complessi. Mantenendo la stessa pervicace avversione per le regole comuni in pubblico, a mala pena  bilanciata dal privato senso del pudore.

E inventiamo nemici. Le democrazie plutocratiche di settant’anni fa sono i burocrati di Bruxelles del duemila. Gli ebrei di ieri sono gli immigrati di oggi. Ma solo in pubblico. Perché invece in privato salviamo gli ebrei e a largo di Lampedusa raccogliamo i barconi con i profughi.

E per questo, come diceva Bergonzoni, non temo tanto il fascismo in sé. Temo molto di più il fascismo in me.

 

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Santi, Poeti, Navigatori

Viva l’Italia, l’Italia del 12 dicembre,
l’Italia con le bandiere, l’Italia nuda come sempre,
l’Italia con gli occhi aperti nella notte triste,
viva l’Italia, l’Italia che resiste

Ma sì, dai in fondo ce la faremo anche stavolta. Nonostante un governo che non c’è, ma in fondo il Belgio sono anni che non ha un governo.

E sì, ce la faremo, nonostante Berlusconi. In fondo perché no, ce l’ha fatta  l’America con Nixon, Reagan e George Bush J.

Ce la faremo, nonostante  la mafia e la camorra. In fondo il Giappone c’ha la Yakuza.

Dai su ce la faremo, nonostante i giovani non trovano lavoro, ma anche all’estero mica è facile. In fondo si lamentano persino in Germania.

Ce la dobbiamo fare, anche se le adolescenti si prostituiscono e le madri, invece di vigilare, danno consigli e i padri invece di dare ceffoni danno i cellulari (alle amiche delle figlie). Ma perché in Francia non sono stati travolti da scandali sessuali e in Inghilterra non c’è la più alta percentuale di baby mamme?

Ce la faremo

Nonostante Paolini

Ecco

Paolini

Cazzo, Paolini ce l’abbiamo solo noi.

Paolini. Il disturbatore distributore di profilattici anti pedofilia che girava film pedopornografici. La metafora più azzeccata di questo Paese che sta sprofondando fra il ridicolo e il tragico. Perché come diceva Flaiano, da noi la situazione è sempre grave. Mai seria