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Arrivano i nostri

A volte basta una virgola per cambiare il senso di una frase. Lo sapeva bene la Sibilla a cui chiedevano il futuro i poveri soldati che dovevano andare in guerra: ibis redibis non morieris in bello. Una virgola prima o dopo il non e il significato della profezia cambia radicalmente. Allo stesso modo, basta un’inezia per stravolgere il significato della realtà. E’ sufficiente, ad esempio, confondere la causa con gli effetti.

Metti ad esempio che qualcuno, ma non uno qualsiasi, un tutore della legge, uno che sta al servizio della giustizia, per difendere i deboli contro i prepotenti, uno su cui riporre la propria fiducia. Uno di quelli che una volta arrivavano alla fine, con squilli di tromba, per liberare il manipolo di eroi asserragliati sul cocuzzolo della montagna, assediati da torme di nemici e tutti gridavano “arrivano i nostri”!

Metti che uno così, ma che dico uno, metti che un gruppo di questi, un gruppo “dei nostri” prenda tuo fratello, la persona a cui vuoi più bene, e lo ammazzi di botte. Metti che poi cerchino in tutti i modi di insabbiare la cosa, di far credere che “Cristo è morto di freddo”. Metti in più che, sempre “i nostri” comincino a infangare la sua memoria, così da far pensare che in fondo sia un po’ colpa sua, anzi, che se lo sia proprio meritato.

Tu continui imperterrita a gridare che non è vero, continui a cercare la verità, non ti arrendi alle bugie e vuoi che sia fatta giustizia. Continui la tua battaglia, non ti arrendi e in cuor tuo, nonostante tutto, continui a sperare che arrivino i nostri a salvarti. Per questo le provi tutte e fra le mille cose che fai per tenere acceso il fuoco, per continuare a far luce sulla questione, pubblichi una foto su FB. E così, come d’incanto, si accende la polemica: la gogna pubblica, l’innocente gettato in pasto alla folla, la violazione della privacy.

Se si scambiano le cause con gli effetti la realtà viene stravolta. Guardi il dito e ti perdi la luna. Non voglio entrare nel merito sull’opportunità o sulla correttezza di questa pubblicazione: effettivamente penso che nei suoi panni non l’avrei fatto. Penso che avrei fatto molto, molto peggio.

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Non ci resta che avere paura?

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Qual è lo scopo? Qual è l’obiettivo? Forse il problema è proprio questo. La nostra mentalità occidentale ci porta a fare domande che magari per altre culture non ha molto senso. Davvero però me lo chiedo. D’accordo, siamo responsabili di orrori ben peggiori di questo. Per secoli abbiamo considerato ogni pezzo di terra al di fuori dell’Europa semplicemente come una possibile conquista da sfruttare. Per lavarci la coscienza dal più grande crimine contro l’umanità abbia chiuso un occhio e anche tutt’e due, permettendo la creazione di uno stato che non esisteva, ignorando e calpestando i diritti delle popolazioni che vivevano lì da sempre. Insomma, di colpe anche atroci ne abbiamo.

Ma ora, voi cosa sperate di ottenere? Pensate sul serio di portare l’Islam in Europa? Vi do una notizia, siete in ritardo di 1283 anni. A Poitiers avete perso. Carlo Martello, un francese, guarda le coincidenze. Magari la storia cambiava: anche perché lì eravate voi che stavate invadendo casa nostra. Forse se vincevate ora ci avreste colonizzato, noi saremmo tutti mussulmani e qualche fondamentalista con la croce al collo avrebbe messo bombe a Medina o a Bagdad. Ma la storia è andata diversamente.

Volete vendetta? Tu bombardi in Siria, io faccio attentati nel cuore dell’Europa. Pensate di chiudere il cerchio? Ma la vendetta non è un cerchio, è sempre una spirale. E come tutte le spirali non ha fine e si avviluppa sempre più su se stessa. Gli attentati daranno voce e forza a chi è contro l’integrazione, faranno vincere gli allarmisti, ingrasseranno i produttori di armi. Chi ci andrà di mezzo saranno i poveracci, come sempre. Quelli che sbarcano da noi per cercare un riscatto e una possibilità e quelli che rimangono a casa, che subiranno ritorsioni e violenze.

E allora che fare? Non ci resta che avere paura? Dobbiamo arrenderci alla di-sperazione? Dobbiamo abbandonare ogni speranza di soluzione? Eppure ci siamo trovati in un’altra situazione, simile e insieme diversa. Una situazione analoga nell’essere apparentemente senza speranza. E invece poi, seppur piena di incognite la speranza ha preso piede e una soluzione è venuta fuori. Allora, visto che è andata bene allora, voglio aggrapparmi nuovamente a questa.

We share the same biology, regardless of ideology. What might save us, me and you, is that the Russians love their children too.

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A proposito del suffragio universale

Per guidare una macchina ci vuole la patente. Per prendere la patente bisogna fare delle lezioni di guida, bisogna sostenere un esame di teoria, bisogna essere promossi. Per fare una cosa banalissima come portare la macchina bisogna prima STUDIARE.

E non parliamo del fare l’avvocato, l’architetto, il commercialista, l’ingegnere. O il medico. Ma anche per fare il barbiere bisogna studiare. Bisogna fare pratica, ma anche studiare la teoria, fare degli esami. Persino per cogliere i funghi ci vuole un patentino. Ovvero dobbiamo dimostrare di saperlo fare e di saperlo fare talmente bene da convincere qualcun altro che dica, “sì, questo qua è capace a portare la macchina, difenderti in tribunale, costruire una casa, salvare una vita, tagliare i capelli, raccogliere funghi”. Ecco.

Per votare è sufficiente avere 18 anni.

 

Voto

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Perché ce l’hai con i 5 Stelle?

Così mi ha chiesto l’altro giorno un mio amico pentastellato. A parte che rimango sempre sorpreso quando qualcuno prende sul serio le minchionerie che scrivo su FacciaLibro (voglio dire, ho un’immagine del profilo con un boccale di birra da un litro, ma che altro devo fare per indicare che lì è puro cazzeggio? Mi devo fare una foto con un imbuto in testa?), la verità è che invece non ce l’ho con nessuno. Certo, al di là delle minchiate che scrivo lì, al di là del fatto che molti di loro siano animati dalle migliori intenzioni, i loro modi di fare, i loro modi di pensare mi ricordano tanto un’altra cosa. Ma chissà, magari mi sbaglio.

Si autoproclamano il partito degli onesti. E ammettiamo pure che sia vero. Ma l’onestà è una dote individuale (importantissima, fondamentale), che però non è e non può essere un discrimen per stabilire se uno è in grado di ricoprire un ruolo di guida nel Paese. Chissà, forse anche Hitler era onesto. Ma sapete perché non sappiamo se Hitler fosse onesto o no? Perché non ce ne frega un cazzo. Perché se sei una merda d’uomo, se hai idee orrende, me ne sbatto altamente se sei onesto o se rubi.

Sono il partito della democrazia diretta, quella dell’uno vale uno, che salta le intermediazioni perché fa scegliere direttamente la gente. Il guaio è che quando è chiamata a scegliere, la gente sceglie sempre Barabba. Qualcuno mi ha detto che tutto sommato pazienza se un povero Cristo finisce in croce, l’importante è che manteniamo la libertà di scelta. Certo, ma la libertà di scelta deve essere relativa a chi mi rappresenta. Io posso scegliere se sia Pilato, Erode o l’arcangelo Gabriele colui che compie la scelta. Perché io non devo necessariamente essere un esperto di diritto costituzionale o di economia finanziaria o di politica industriale. Non voglio, non posso e non devo esserlo. Invece voglio, posso e devo scegliere coloro che secondo me saranno in grado di fare la scelta giusta in tutti questi campi.

Sono quelli delle risposte facili ai problemi complessi. Fateci caso, in ogni situazione, sono quelli delle soluzioni risolutive, apparentemente semplici: ci sono i poveri? Diamo il redditto di cittadinanza. Gli immigrati? Aiutiamoli a casa loro. Non abbiamo grano, bonifichiamo l’agro pontino. Sono le discussioni dal barbiere portate a Montecitorio. Ma del resto, perché mai dovrebbero avere idee diverse, visto che è da lì che li hanno presi? Demagogia a profusione, come se piovesse, come se non ci fosse un domani. Marciare per non marcire. Il qualunquismo fatto sistema.

Sono quelli diversi da tutti, perché invece tutti gli altri sono uguali. Destra e sinistra sono categorie superate, PDL e PD meno L tutti uguali, tutti al rogo. Perché l’altro va insultato, ridicolizzato, distrutto senza pietà. La demonizzazione di chi non la pensa come noi, i toni da curva dello stadio, la violenza purificatrice dell’angelo della vendetta.  Perché ormai tutti, attraverso i social network possono mettere bocca su tutto (persino un coglione come me può aprire un blog!). E allora, considerato purtroppo che c’è tanta gente che non sta bene e c’ha tanti problemi, l’insulto corre sul filo. A quando l’olio di ricino?

Corollario dei precedenti, la necessità di seguire un leader maximo. Perché ovviamente l’uomo qualunque lasciato da solo che fa? Improvvisa, divaga, inventa! Che so, magari comincia a parlare di scie chimiche.

Proviamo a mettere insieme i pezzi del puzzle. Abbiamo bisogno di un leader maximo, di una luce che ci conduce. Le soluzioni che proponiamo sono semplici e immediate: il bianco è bianco, il nero è nero. Ecco, soprattutto il nero. Un po’ come l’autarchia. Gli avversari politici diventano nemici, un po’ come le democrazie plutocratiche e il complotto giudaico massonico.

Solo a me viene in mente qualcos’altro? O siete ancora sicuri che questo sia davvero il nuovo che avanza? Forse sì. Almeno finché non avenzerà al passo dell’oca.

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“La differenza fra un sogno e un obiettivo è semplicemente una data”

La data in cui non ci sarà più un testa di cazzo come Salvini che vomita le sue stronzate sull’immigrazione (e scusate se ho usato il termine “testa”. In effetti vicino a Salvini è un po’ come accostare colesterolo e lardo di Colonnata). La data in cui non ci saranno più teste di cazzo che crederanno alle stronzate di uno come Salvini (cit. “Io odio i nazisti dell’illinois“).

La data in cui non ci saranno più muri, né steccati, per separare Berlino o Gerusalemme. La data in cui capiremo che l’Italia, l’Europa, l’Occidente, non sono “nostri” né più, né meno di quanto non siano “loro”.

La data in cui ci renderemo conto che quelli che pensiamo essere diritti, sono solo privilegi. La data in cui confesseremo a noi stessi che quelle che pensiamo essere ragioni, sono solamente alibi.

La data in cui prenderemo sul serio fino in fondo il nostro essere cristiani. La data in cui vedendo questa foto non solo ci indigneremo, ma faremo concretamente qualcosa, qualsiasi cosa anche piccola così che non succeda mai più.

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Quella sarà la data in cui avremo smesso di sognare. Ma forse avremo raggiunto un primo obiettivo.

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Due o tre cose che penso sulla Grecia

I Greci stanno andando in bancarotta. Un po’ come tutti quelli laureati in filosofia.”

C’era una classe di ragazzi che cominciava un anno scolastico. Erano amici come si può essere amici in una classe: qualcuno più simpatico, qualcuno meno, c’era il secchione, lo sfaticato, quello pronto sempre a scherzare, quello più musone. Non si erano scelti, si erano trovati lì e volenti o nolenti dovevano stare insieme.

Finché sei ad ottobre, nei primi mesi dell’anno problemi non ce ne sono. Poi però si va avanti e allora si cominciano a vedere le differenze. Chi ha studiato fin dall’inizio non ha problemi, a chi invece mancano le basi sorgono le prime difficoltà. E una volta magari con qualche aiuto, copiando qui e là, riesci a mascherare. Un’altra volta ti giustifichi, poi fai qualche assenza, ma alla fine dell’anno non è detto che tutti riescano ad andare avanti. Come diceva il prof. Mortillaro ne “La Scuola“, c’è chi è nato per studiare e chi è nato per zappare. E per tanti che sono promossi, c’è sempre qualche rimandato e a volte anche bocciato.

Dispiace, certo. Ma prima o poi bisogna fare i conti con la realtà. Se sei in gamba capisci dove hai sbagliato e riparti con nuovi propositi e nuovo entusiasmo, altrimenti fai la vittima e dai la colpa al destino cinico e baro. Oppure alla professoressa culona inchiavabile. O magari alle banche brutte e cattive, al complotto giudaico massonico, alle democrazie plutocratiche, alla Spectre, alle scie chimiche, alle cavallette. E in men che non si dica ti ritrovi a votare Alba Dorata. Oppure Salvini. O Grillo. Gemelli diversi, in fondo esattamente la stessa cosa.

Vi invidio. Non sto scherzando, davvero. Invidio tutti quelli che hanno le idee chiare su questa vicenda. Che sanno esattamente di chi è la colpa, chi sono le vittime e chi i carnefici. Invidio soprattutto chi conosce con certezza quale sia la soluzione. Cosa sia meglio, ma soprattutto per chi. Davvero, vi invidio molto.

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Arcobaleno e pregiudizio

Sempre a proposito di pregiudizi debbo dire che mi ha un po’ stupito questa oceanica ed entusiasta partecipazione feisbucchiana alla sentenza che ha legalizzato i matrimoni gay come legge federale negli Usa. Mi stupisco sempre quando tante persone si appassionano a cause che il mio pregiudizio reputa essere marginali.

Chiariamo. Io penso che sia non solo legittimo, ma direi sacrosanto, che ognuno decida di dividere la propria vita con chi voglia. Che sia del proprio sesso o di un altro è un dettaglio irrilevante. (Certo, agli amici gay che non vedono l’ora di sposarsi mi verrebbe da chiedere…ma esattamente del matrimonio, cos’è che non vi è chiaro?)

Quindi evviva l’arcobaleno. Anche se, come scrivevo su FB, l’altro giorno ad un certo punto ho pensato di aver esagerato con il limoncello. Invece no, un non ero io ubriaco. Un sacco di bella gente aveva deciso di colorare il proprio profilo. Ma è proprio il fatto che sia stata così tanta che mi ha lasciato perplesso. C’è poco da fare, le maggioranze mi suscitano diffidenza (diffidenza massima ad esempio la settimana scorsa di fronte a Piazza San Giovanni piena di gente che manifestava contro l’ideologia gender. Chissà come la pensavano a proposito del ginger…).

Le maggioranze nascondo tutto e il contrario di tutto. Anche le maggioranze nate su idee sacrosante e condivisibili. Hitler era vegetariano. Ecco, io ho paura dei cannibali mascherati da vegani. E tanto per essere chiari, così come penso che sia un diritto di chiunque avere un compagno con un legarsi per tutta la vita, penso che avere un figlio non sia un diritto per nessuno. Né per una coppia etero, né omo. Avere un padre e una madre. Ecco questo penso sia un diritti di chiunque.

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Indietro lo straniero

In questi ultimi giorni leggendo i giornali sul tema immigrazione ho la sensazione che ci sia una specie di concorso per chi spara la cazzata più grossa. Non bastavano le teste di minchia di casa nostra, salvini e grullini, fascisti e diversamente democratici, ad un certo punto evidentemente anche in giro per l’Europa devono aver pensato che in fondo ormai la gente si beve ogni cosa e quindi perché non esagerare? I francesi, ubriachi di Camembert dichiarano guerra alla Nutella e ai profughi, gli ungheresi, appesantiti dalle cipolle del gulash, vogliono costruire un bel muro con la Serbia.

L’immigrazione è un fenomeno inarrestabile che ha accompagnato la storia degli uomini dalle caverne ad oggi. In cerca del cibo per scappare alla fame, verso climi migliori per non morire di stenti, lontano dalle guerre in cerca di un futuro migliore. E di fronte agli indigenti che arrivavano, sempre, in ogni luogo, in ogni epoca, ci sono stati quelli che temevano di perdere i loro privilegi. Chi innalza muri, chi scava fossati, chi usa l’esercito.

Ma possibile che la storia non ci insegni mai nulla? Dalle legioni dell’impero, alle armate dei crociati, nessuno è mai riuscito a fermare una massa di disperati in cerca di un futuro migliore. Perché quando non hai più nulla da perdere, non ti spaventa più nulla. D’altra parte proprio sulla paura del diverso, sull’indietro lo straniero, hanno sempre speculato i cialtroni arruffapopolo, cavalcando la demagogia, dando soluzioni semplici a problemi complessi, creando mostri laddove non ce ne erano, evocando spettri solo per impressionare le anime semplici.

Tra cinquant’anni l’Europa sarà un po’ meno bianca e un po’ più islamica. I nostri nipoti saranno un po’ più scuri e avranno i capelli ricci. Sempre ammesso che non avranno gli occhi a mandorla. Non c’è nulla da fare. Ci hanno detto che la nostra Italia diventerà un inferno. Ma io non so se credere all’inferno. Forse esiste e forse no. Quello che esiste sicuramente è il Boss. Allora, sapete che c’è? Io credo nel Boss.

I McNichola, i Posalski, gli Smith, gli Zerilli, anche i neri, gli irlandesi, gli italiani, i tedeschi e gli ebrei. Arrivati attraverso l’acqua mille miglia lontano da casa. Con le pance vuote e il fuoco dentro. Morirono costruendo le ferrovie riducendosi pelle e ossa, morirono nei campi e nelle fabbriche, nomi dispersi al vento. Morirono per arrivare qua cento anni fa e muoiono ancora adesso.

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L’altra notte ho fatto un incubo

Sarà stato il caldo? Avevo mangiato pesante? Non mi ero ancora abituato al materasso nuovo? Chi lo sa. Fatto sta che facevo un sogno, anzi un incubo. Sognavo che diventava sindaco della mia città un uomo onesto. Molto onesto. Ma anche molto antipatico. Antipaticissimo. Stava antipatico anche a sua madre. Cercava di fare le cose giuste, non guardava in faccia nessuno, denunciava tutti i corrotti, i mafiosi, i delinquenti che prosperavano alle spalle dei cittadini. Ma tutto era inutile, perché era così antipatico che stava sul cazzo a tutti.

Ma più di tutti, stava sul cazzo a quelli del suo partito. A quelli che – in teoria – l’avevano messo lì, ma che ora non vedevano l’ora di cacciarlo. E alla fine, a furia di parlare male di lui, ci riuscivano a mandarlo a casa. E qui l’incubo entrava nel vivo. I succhi gastrici martellavano le pareti dello stomaco, il reflusso esofageo organizzava un corso accelerato di salsa e merengue, il duodeno si lanciava in un’imitazione malriuscita di John Travolta.

Arrivavano le elezioni comunali, ovviamente il partito in questione subiva una meritata batosta e così al ballottaggio ci trovavamo da una parte il candidato di un partito di destra, populista, xenofobo, senza democrazia interna. Dall’altra un candidato di Fratelli d’Italia.

Meno male che era solo un incubo. Facciamo ancora in tempo a svegliarci.

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Post minchionpolitico. Ovvero, parliamo un po’ di Renzi

Stasera avrei voluto approfondire con voi una questione appartenente ai massimi sistemi filosofici. Oppure avrei potuto scrivere un raccontino romantico. Però, sarà stata l’aria frizzantina del venerdì, sarà stato il limoncello della mamma di I. che annacqua l’acido lattico della palestra, mi è venuta l’idea di intrattenervi con un bel post minchionpolitico. E chi meglio del nostro premier può esserne il protagonista?

Che Renzi non fosse simpatico l’avevamo capito al volo. Del resto doveva governare il Paese, mica venire con noi a mangiare la pizza il sabato sera. Sta facendo bene? Sta facendo male? Nell’uno o nell’altro caso mi sembra che dall’innamoramento generalizzato e abbastanza immotivato si stia rapidamente passando ad un altrettanto generalizzato e sempre abbastanza immotivato sfanculamento.

Dalle stelle alle stalle, come sempre capita nel Paese degli eccessi. E quindi ora Renzi sarebbe stato a capo dei 105 (che poi, secondo la questura erano al massimo venti) dell’imboscata a Prodi. Avendo lanciato questo scoop niente po po di meno che Fassina (chiiii?), penso che il prossimo passo sarà quello di accusarlo di aver ucciso Laura Palmer o di essere un compagno di merende di Pacciani.

Siamo proprio sicuri valga la pena rottamare il rottamatore? E chi vorremmo al suo posto? Perché se lui non mi entusiasma, le alternative, a voler essere buoni, sono semplicemente raccapriccianti. La verità è che probabilmente non è il salvatore della patria che qualcuno (lui per primo) ipotizzava. Ma neanche la reincarnazione di Mengele come qualche fenomeno da baraccone vorrebbe far passare. Il fatto che di lui parli male Salvini certo è un gran punto a suo favore. Ma parlano male di lui anche D’Alema, Fassina (chiii???), tutte le vecchie garampane della sinistra, tutti i puttanieri, i nani e le ballerine del centro destra, Grillo e il suo circo barnum. Diciamo la verità, sta un po’ sul cazzo a tutti. E questo è davvero un bell’endosement.

Io per il momento sospendo il giudizio, ma dovessi proprio sbilanciarmi penso che ancora gli si può dare fiducia. Certo, anche i più sfegatati ammiratori, dovranno ammettere che nonostante la somiglianza con Fonzie, l’inglese non è proprio il suo forte…