La data in cui non ci sarà più un testa di cazzo come Salvini che vomita le sue stronzate sull’immigrazione (e scusate se ho usato il termine “testa”. In effetti vicino a Salvini è un po’ come accostare colesterolo e lardo di Colonnata). La data in cui non ci saranno più teste di cazzo che crederanno alle stronzate di uno come Salvini (cit. “Io odio i nazisti dell’illinois“).
La data in cui non ci saranno più muri, né steccati, per separare Berlino o Gerusalemme. La data in cui capiremo che l’Italia, l’Europa, l’Occidente, non sono “nostri” né più, né meno di quanto non siano “loro”.
La data in cui ci renderemo conto che quelli che pensiamo essere diritti, sono solo privilegi. La data in cui confesseremo a noi stessi che quelle che pensiamo essere ragioni, sono solamente alibi.
La data in cui prenderemo sul serio fino in fondo il nostro essere cristiani. La data in cui vedendo questa foto non solo ci indigneremo, ma faremo concretamente qualcosa, qualsiasi cosa anche piccola così che non succeda mai più.
Quella sarà la data in cui avremo smesso di sognare. Ma forse avremo raggiunto un primo obiettivo.
“I Greci stanno andando in bancarotta. Un po’ come tutti quelli laureati in filosofia.”
C’era una classe di ragazzi che cominciava un anno scolastico. Erano amici come si può essere amici in una classe: qualcuno più simpatico, qualcuno meno, c’era il secchione, lo sfaticato, quello pronto sempre a scherzare, quello più musone. Non si erano scelti, si erano trovati lì e volenti o nolenti dovevano stare insieme.
Finché sei ad ottobre, nei primi mesi dell’anno problemi non ce ne sono. Poi però si va avanti e allora si cominciano a vedere le differenze. Chi ha studiato fin dall’inizio non ha problemi, a chi invece mancano le basi sorgono le prime difficoltà. E una volta magari con qualche aiuto, copiando qui e là, riesci a mascherare. Un’altra volta ti giustifichi, poi fai qualche assenza, ma alla fine dell’anno non è detto che tutti riescano ad andare avanti. Come diceva il prof. Mortillaro ne “La Scuola“, c’è chi è nato per studiare e chi è nato per zappare. E per tanti che sono promossi, c’è sempre qualche rimandato e a volte anche bocciato.
Dispiace, certo. Ma prima o poi bisogna fare i conti con la realtà. Se sei in gamba capisci dove hai sbagliato e riparti con nuovi propositi e nuovo entusiasmo, altrimenti fai la vittima e dai la colpa al destino cinico e baro. Oppure alla professoressa culona inchiavabile. O magari alle banche brutte e cattive, al complotto giudaico massonico, alle democrazie plutocratiche, alla Spectre, alle scie chimiche, alle cavallette. E in men che non si dica ti ritrovi a votare Alba Dorata. Oppure Salvini. O Grillo. Gemelli diversi, in fondo esattamente la stessa cosa.
Vi invidio. Non sto scherzando, davvero. Invidio tutti quelli che hanno le idee chiare su questa vicenda. Che sanno esattamente di chi è la colpa, chi sono le vittime e chi i carnefici. Invidio soprattutto chi conosce con certezza quale sia la soluzione. Cosa sia meglio, ma soprattutto per chi. Davvero, vi invidio molto.
Sempre a proposito di pregiudizi debbo dire che mi ha un po’ stupito questa oceanica ed entusiasta partecipazione feisbucchiana alla sentenza che ha legalizzato i matrimoni gay come legge federale negli Usa. Mi stupisco sempre quando tante persone si appassionano a cause che il mio pregiudizio reputa essere marginali.
Chiariamo. Io penso che sia non solo legittimo, ma direi sacrosanto, che ognuno decida di dividere la propria vita con chi voglia. Che sia del proprio sesso o di un altro è un dettaglio irrilevante. (Certo, agli amici gay che non vedono l’ora di sposarsi mi verrebbe da chiedere…ma esattamente del matrimonio, cos’è che non vi è chiaro?)
Quindi evviva l’arcobaleno. Anche se, come scrivevo su FB, l’altro giorno ad un certo punto ho pensato di aver esagerato con il limoncello. Invece no, un non ero io ubriaco. Un sacco di bella gente aveva deciso di colorare il proprio profilo. Ma è proprio il fatto che sia stata così tanta che mi ha lasciato perplesso. C’è poco da fare, le maggioranze mi suscitano diffidenza (diffidenza massima ad esempio la settimana scorsa di fronte a Piazza San Giovanni piena di gente che manifestava contro l’ideologia gender. Chissà come la pensavano a proposito del ginger…).
Le maggioranze nascondo tutto e il contrario di tutto. Anche le maggioranze nate su idee sacrosante e condivisibili. Hitler era vegetariano. Ecco, io ho paura dei cannibali mascherati da vegani. E tanto per essere chiari, così come penso che sia un diritto di chiunque avere un compagno con un legarsi per tutta la vita, penso che avere un figlio non sia un diritto per nessuno. Né per una coppia etero, né omo. Avere un padre e una madre. Ecco questo penso sia un diritti di chiunque.
In questi ultimi giorni leggendo i giornali sul tema immigrazione ho la sensazione che ci sia una specie di concorso per chi spara la cazzata più grossa. Non bastavano le teste di minchia di casa nostra, salvini e grullini, fascisti e diversamente democratici, ad un certo punto evidentemente anche in giro per l’Europa devono aver pensato che in fondo ormai la gente si beve ogni cosa e quindi perché non esagerare? I francesi, ubriachi di Camembert dichiarano guerra alla Nutella e ai profughi, gli ungheresi, appesantiti dalle cipolle del gulash, vogliono costruire un bel muro con la Serbia.
L’immigrazione è un fenomeno inarrestabile che ha accompagnato la storia degli uomini dalle caverne ad oggi. In cerca del cibo per scappare alla fame, verso climi migliori per non morire di stenti, lontano dalle guerre in cerca di un futuro migliore. E di fronte agli indigenti che arrivavano, sempre, in ogni luogo, in ogni epoca, ci sono stati quelli che temevano di perdere i loro privilegi. Chi innalza muri, chi scava fossati, chi usa l’esercito.
Ma possibile che la storia non ci insegni mai nulla? Dalle legioni dell’impero, alle armate dei crociati, nessuno è mai riuscito a fermare una massa di disperati in cerca di un futuro migliore. Perché quando non hai più nulla da perdere, non ti spaventa più nulla. D’altra parte proprio sulla paura del diverso, sull’indietro lo straniero, hanno sempre speculato i cialtroni arruffapopolo, cavalcando la demagogia, dando soluzioni semplici a problemi complessi, creando mostri laddove non ce ne erano, evocando spettri solo per impressionare le anime semplici.
Tra cinquant’anni l’Europa sarà un po’ meno bianca e un po’ più islamica. I nostri nipoti saranno un po’ più scuri e avranno i capelli ricci. Sempre ammesso che non avranno gli occhi a mandorla. Non c’è nulla da fare. Ci hanno detto che la nostra Italia diventerà un inferno. Ma io non so se credere all’inferno. Forse esiste e forse no. Quello che esiste sicuramente è il Boss. Allora, sapete che c’è? Io credo nel Boss.
I McNichola, i Posalski, gli Smith, gli Zerilli, anche i neri, gli irlandesi, gli italiani, i tedeschi e gli ebrei. Arrivati attraverso l’acqua mille miglia lontano da casa. Con le pance vuote e il fuoco dentro. Morirono costruendo le ferrovie riducendosi pelle e ossa, morirono nei campi e nelle fabbriche, nomi dispersi al vento. Morirono per arrivare qua cento anni fa e muoiono ancora adesso.
Sarà stato il caldo? Avevo mangiato pesante? Non mi ero ancora abituato al materasso nuovo? Chi lo sa. Fatto sta che facevo un sogno, anzi un incubo. Sognavo che diventava sindaco della mia città un uomo onesto. Molto onesto. Ma anche molto antipatico. Antipaticissimo. Stava antipatico anche a sua madre. Cercava di fare le cose giuste, non guardava in faccia nessuno, denunciava tutti i corrotti, i mafiosi, i delinquenti che prosperavano alle spalle dei cittadini. Ma tutto era inutile, perché era così antipatico che stava sul cazzo a tutti.
Ma più di tutti, stava sul cazzo a quelli del suo partito. A quelli che – in teoria – l’avevano messo lì, ma che ora non vedevano l’ora di cacciarlo. E alla fine, a furia di parlare male di lui, ci riuscivano a mandarlo a casa. E qui l’incubo entrava nel vivo. I succhi gastrici martellavano le pareti dello stomaco, il reflusso esofageo organizzava un corso accelerato di salsa e merengue, il duodeno si lanciava in un’imitazione malriuscita di John Travolta.
Arrivavano le elezioni comunali, ovviamente il partito in questione subiva una meritata batosta e così al ballottaggio ci trovavamo da una parte il candidato di un partito di destra, populista, xenofobo, senza democrazia interna. Dall’altra un candidato di Fratelli d’Italia.
Meno male che era solo un incubo. Facciamo ancora in tempo a svegliarci.
Stasera avrei voluto approfondire con voi una questione appartenente ai massimi sistemi filosofici. Oppure avrei potuto scrivere un raccontino romantico. Però, sarà stata l’aria frizzantina del venerdì, sarà stato il limoncello della mamma di I. che annacqua l’acido lattico della palestra, mi è venuta l’idea di intrattenervi con un bel post minchionpolitico. E chi meglio del nostro premier può esserne il protagonista?
Che Renzi non fosse simpatico l’avevamo capito al volo. Del resto doveva governare il Paese, mica venire con noi a mangiare la pizza il sabato sera. Sta facendo bene? Sta facendo male? Nell’uno o nell’altro caso mi sembra che dall’innamoramento generalizzato e abbastanza immotivato si stia rapidamente passando ad un altrettanto generalizzato e sempre abbastanza immotivato sfanculamento.
Dalle stelle alle stalle, come sempre capita nel Paese degli eccessi. E quindi ora Renzi sarebbe stato a capo dei 105 (che poi, secondo la questura erano al massimo venti) dell’imboscata a Prodi. Avendo lanciato questo scoop niente po po di meno che Fassina (chiiii?), penso che il prossimo passo sarà quello di accusarlo di aver ucciso Laura Palmer o di essere un compagno di merende di Pacciani.
Siamo proprio sicuri valga la pena rottamare il rottamatore? E chi vorremmo al suo posto? Perché se lui non mi entusiasma, le alternative, a voler essere buoni, sono semplicemente raccapriccianti. La verità è che probabilmente non è il salvatore della patria che qualcuno (lui per primo) ipotizzava. Ma neanche la reincarnazione di Mengele come qualche fenomeno da baraccone vorrebbe far passare. Il fatto che di lui parli male Salvini certo è un gran punto a suo favore. Ma parlano male di lui anche D’Alema, Fassina (chiii???), tutte le vecchie garampane della sinistra, tutti i puttanieri, i nani e le ballerine del centro destra, Grillo e il suo circo barnum. Diciamo la verità, sta un po’ sul cazzo a tutti. E questo è davvero un bell’endosement.
Io per il momento sospendo il giudizio, ma dovessi proprio sbilanciarmi penso che ancora gli si può dare fiducia. Certo, anche i più sfegatati ammiratori, dovranno ammettere che nonostante la somiglianza con Fonzie, l’inglese non è proprio il suo forte…
Il problema è che tendiamo a dimenticare, a rimuovere, ad addolcire ciò che è stato. E’ un processo quasi naturale, che capita un po’ a tutti: ricordando quel determinato periodo del passato, magari sì è vero non stavamo bene, non tutto girava per il verso giusto, però in fondo c’erano aspetti positivi, tutto sommato non era poi così male.
Leggevo da qualche parte che il nostro sindaco, Ignazio Marino, sembra il classico secchione in una classe di coatti. Effettivamente l’immagine è calzante. Nessuno ha mai pensato che il suo compito fosse facile: i mali della città sono purtroppo endemici, ma a più di un anno dalla sua elezione è difficile trovare qualcuno che ancora lo difenda. Roma è ogni giorno più invivibile: traffico impazzito, delinquenza in aumento, mezzi pubblici che non funzionano, pulizia insufficiente, tasse che aumentano. Non c’è una cosa che vada bene, non c’è un solo aspetto che sia migliorato.
Aggiungiamoci che, da un punto di vista politico, non c’era mai stata una congiuntura così favorevole: presidente del consiglio, presidente della regione, sindaco e venti presidenti di municipio su venti, tutti dello stesso partito. Mai nella storia della città c’era stato un monocolore del genere. Nessun alibi quindi, non avete scuse di sorta: se non riuscite ad intervenire, se non riuscite almeno in parte a dare una soluzione ai problemi dei cittadini, andatevene tutti a casa.
Tornando all’incipit di questo post quindi, se qualcuno me l’avesse raccontato non ci avrei creduto. D’accordo Marino sta facendo male (qualcuno ha suggerito, ma se si chiamava Roma e andava a fare il sindaco a Marino, non era meglio?), d’accordo avevamo grandi aspettative, si sa che la gente ha la memoria storica di un pesce rosso (in questo Paese siamo riusciti a riabilitare tutti, ma proprio tutti tutti)……..MA SUL SERIO C’E’ QUALCUNO SANO DI MENTE CHE RIMPIANGE GIANNI ALEMANNO????
Ma che sarà, che cosa t’offrirà, quest’altra storia, quest’altra novità…l’unico rischio, è che sia tutto finto e che sia tutta pubblicità!
Non so se avete fatto caso ad una recente novità della reti Mediaset: dopo il meteo tradizionale, quello di casa nostra, ci raccontano il meteo di qualche paese esotico. Una volta la Giamaica, un’altra volta le Antille Olandesi, un’altra le Hawaii.
Ora, capisco che questa è un’estate di merda. Capisco che il turismo soffre e i consumi languono. Ma mica penseranno che siamo così stupidi che vedendo le previsioni metereologiche di questi paradisi, miracolosamente ci torna la voglia di andare in vacanza e ci precipitiamo da Decathlon a comprare pinne, fucile ed occhiali?
No, dai! Non è possibile! Sarebbe come se pensassero che mandano in onda, che so, un programma finto dove uomini e donne si mettono in mostra, invogliassero la gente a socializzare. O se provassero a farci credere che si scelgono i candidati con il televoto, invece che dentro le urne. È inverosimile!
Oppure, che so, sarebbe come se uno, volendo arrivare alla guida del Paese, si comprasse prima le televisioni, poi una squadra di calcio e cominciasse a sparare cazzate dalla mattina alla sera, promettendo milioni di posti di lavoro, l’abolizioni delle tasse e si tingesse i capelli per far credere di essere sempre giovane. Dai! Ma chi mai ci potrebbe credere!
È ovvio che non possono pensare che siamo così stupidi. Queste previsioni servono a farci conoscere nuovi Paesi, ad allargare le nostre conoscenze. Un unico dubbio mi rimane: com’è che non mandano le previsioni di Pyongyang, oppure di Riga o di Tblisi? Possibile che a nessuno interessi se domani a Ulan Bator piove o c’è il sole?
Parliamo delle coccinelle. Animaletti simpatici, colorati, tanto carucci, portano anche fortuna, un po’ meno dei quadrifogli, un po’ più della gobba. Le coccinelle che si mangiano gli afidi. Schifosissimi afidi che attaccano le nostre povere piantine. Evviva le coccinelle quindi che nella loro pur breve vita riescono a mangiare fino a 5000 afidi.
Insomma ci piace l’animaletto carnivore, vorace fino allo spasimo, che divora senza pietà altri animaletti, le loro larve, le loro uova. E disprezziamo questi ultimi, vegeteriani fino al midollo, che al massimo possono intaccarci una zucchina o un pomodoro.
Chi sono gli aggressori e chi gli aggrediti? Dove sta la ragione o dove il torto? La ragione sta con quelli che fanno pulizia, che magari aggrediscono, ma per portare avanti la civiltà, oppure sta con i retrogradi, con quelli aggrediti, anche se sono brutti, sporchi e cattivi?
Attenzione a dare giudizi definitivi, non sempre le cose stanno come sembrano, non sempre i buoni sono così innocenti e i cattivi così fetenti. E soprattutto tu, sei sicuro di stare dalla parte giusta?
La politica è il modo in cui alcuni ingannano e sfruttano gli altri, nascondendosi dietro grandi idee, per raggiungere i propri interessi egoistici.
Lo ripeterò un’altra volta. La politica è il modo in cui alcuni ingannano e sfruttano gli altri, nascondendosi dietro grandi idee, per raggiungere i propri interessi egoistici.
Non credo in Pericle e nella democrazia Ateniese. Non credo nel Cives e nella repubblica romana. Non credo nella grandezza dell’impero. Non credo nella lega di Pontida e nemmeno nel Barbarossa. Non credo nei comuni e nelle signorie. Non credo nelle dinastie reali, non credo negli imperi coloniali. Non credo nella borghesia e neanche nel terzo stato. Non credo nella restaurazione e nell’Ancien Regime. Non credo nei progressisti e neanche nei conservatori. Non credo nei repubblicani e neanche nei democratici. Non credo nell’unità nazionale, non credo nelle terre irredente. Non credo nel fascismo, non credo nel comunismo, non credo nella democrazia cristiana, non credo nell’arco costituzionale, non credo nell’Europa unita, non credo nei sindacati, non credo nella destra e nemmeno nella sinistra.
Non credo negli imbonitori, nei populisti, non credo nei comici quando non fanno i buffoni, non credo nelle facce nuove e nemmeno in quelle vecchie. Non credo nell’uomo solo al comando, non credo nell’unto del signore. Non credo nella massa delle persone, non credo alle ragioni delle minoranze, né tanto meno all’arroganza delle maggioranze.
I sogni sono finiti. Che posso dire? C’è stato un tempo in cui avevo riposto la mia fiducia in qualcuno. Ma ora i sogni sono finiti.
Io credo nelle persone che hanno speso la loro vita per per inseguire un sogno.
Credo in quelli che partono per l’Africa, credo in quelli che si impegnano nelle mense della caritas. Io credo nei volontari che scavano nelle macerie, credo in quelli che si mettono un naso finto e regalano un sorriso negli ospedali. Credo nelle persone che non hanno paura del diverso, che non chiedono ragioni per dare il loro aiuto.
Io credo in quelli che si impegnano ogni giorno per rendere questo mondo un posto migliore. Credo in quelli che non vogliono convincere nessuno. Credo in quelli che fanno, senza parlare troppo. Credo in quelli che non chiedono, ma piuttosto danno.