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La città dei sogni

Va be’ certo, a sparare minchiate sei bravo, ma se dovessi invece proporre qualcosa tu? Troppo facile perculeggiare tutti i candidati, tu al posto loro che faresti?

Premesso che odio la democrazia partecipativa, le proposte dal basso, il suffragio universale, tutto ciò che solo lontanamente puzza di demagogia e di volgo profano e che invece sarei per una tirannide illuminata (insomma sono davvero un gran minchione, non è che faccio finta), mi sento di buttare lì una sola ed unica proposta per trasformare radicalmente la situazione di Roma e salvarla da gran parte dei suoi mali.

Una sola, semplicissima. Basta togliere di mezzo tutti i romani. Ma no, che avete capito? Non intendo invadere la Polonia al suono della cavalcata delle Valchirie. Semplicemente prenderei tutti i ministeri, la Camera, il Senato, il tribunale, l’anagrafe, il comune, la telecom, l’eni, l’enel, le poste, le ferrovie, insomma tutti gli uffici con più di 20 dipendenti e li sposterei fuori dalla città.

Roma è il più grande museo a cielo aperto del mondo, il centro della cristianità e la capitale d’Italia. Una cosa è di troppo. Le prime due sono difficilmente spostabili, ma la terza no. Certo, prima bisognerebbe costruire una città solo di uffici a una trentina di chilometri a nord o a sud lungo l’autostrada del sole, con un servizio di treni navette continui, dalle stazioni della metro e dalla stazione ferroviarie e il gioco sarebbe fatto. Che ce vo?

A quel punto Roma diventerebbe una città a misura di turista, valorizzando il più straordinario insieme di opere d’arte esistenti al mondo. Senza traffico, senza smog, dove i mezzi pubblici sarebbero finalmente funzionanti. Anche perché dalle 8 alle 20 vieterei l’uso delle macchine private dentro il raccordo anulare. Poi, già che ci sono, vieterei pure gli scioperei nei servizi pubblici. Solo scioperi virtuali: vai a lavorare, ma non prendi lo stipendio. Contemporaneamente l’azienda, per ogni dipendente che sciopera, versa il corrispettivo di tre volte lo stipendio, devolvendo il tutto ad un fondo gestito direttamente dai sindacati per iniziative a favore dei lavoratori.

Dite che è un’utopia irrealizzabile? Può darsi. Anche se i palazzinari romani avrebbero una città da costruire, quindi forse…ma poi io scrivo minchiate su un blog, che volete da me? Mica faccio il politico! Anzi, come Peter Pan/Bennato, posso assicurarvi che…

Mai nessuno mi darà, il suo voto per parlare o per decidere del suo futuro. Nella mia categoria, tutta gente poco seria di cui non ci si può fidare!

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Quod non fecerunt barbari…

Premessa. Volevo scrivere un post minchione, l’avevo promesso al mio amico Topper, ma invece mi è venuto fuori un post sulle minchiate. Quelle che stiamo ascoltando in questi ultimi giorni di campagna elettorale. Almeno noi qui nella capitale (ma temo che anche altrove non sia tanto diverso).

Eppure, con tutte le emergenze che ci sono, non dovrebbe essere difficile. Tre cose, le prime tre che farai. E già dalla scelta si dovrebbe capire qualcosa. Perché la politica (ma forse la vita in generale) è fatta di priorità. Dimmi quali sono le tue priorità e ti dirò chi sei. O almeno capirò se sei in un modo o in un altro. Di destra o di sinistra, ad esempio (detto per inciso: chi dice che destra e sinistra non esistono più, chi dice che sono categorie superate, è di destra. State tranquilli, è così. Magari lui non lo sa, ma è così, fidatevi). Criminalità, traffico, rifiuti, emarginazione, integrazione, istruzione, verde. Che pensate di fare? Ed ecco le alternative a nostra disposizione.

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La Meloni è alleata con Salvini. Devo aggiungere altro?

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L’eterodiretta Raggi, fra le altre perle, ha detto che per risolvere il traffico di Roma, proporrà la costruzione di una funivia a Montemario. Una funivia. Ma già che ci sei perché no un bello skylift su per i sette colli? E un’ ovovia fra Montesacro e Monteverde? Daje Virgì, sei sulla buona strada per realizzare un’impresa che qualcuno potrebbe pensare al di là delle tue forze. Ma tu ce la puoi fare, me lo sento: tu e solo tu forse, se proprio ti impegni, riuscirai nella titanica impresa. Quella di farci rimpiangere Marino.

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Ah dite che questo non è Marchini? Ho sbagliato foto? Sì, effettivamente Ridge è molto più espressivo. E soprattutto più vero, perché Arfio, nipote di una famiglia di palazzinari romani mi dicono di sinistra (calce e martello chiamavano il nonno) è autentico come una moneta di tre euro. Ecco, andasse lui al ballottaggio forse sarebbe l’unico motivo per andare a votare. Per l’altro candidato, ovviamente.

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Che, a parte la faccia un po’ così, a parte essere il candidato del partito (quello per cui di solito voto, detto per inciso) che, avendo dalla sua, il governo, il presidente della regione, 20 presidenti su 20 Municipi, il sindaco precedente, non è riuscito a risolvere nemmeno uno dei problemi della città (anzi, è riuscito a ridar fiato e credibilità (?) a delle opposizioni di per sé impresentabili). A parte questo, ha detto che per risolvere il problema delle periferie, chiederà consiglio a Totti. A Totti. Va be’, lasciamo stare va.

Uno di questi sarà il prossimo sindaco di Roma…poveri noi. Ma tanto passerà anche lui. E se siamo sopravvissuti ai barbari e ai Barberini, se siamo ancora qui dopo Alemanno e Marino, penso che ce la possiamo fare. Io però stavolta salto un turno. Non ce la faccio, non ce la posso fa. Uno di voi sarà il sindaco. Not in my name.

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A proposito di referendum

E poi la gente, perché è la gente che fa la storia, quando si tratta di scegliere e di andare, te la ritrovi tutta con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare.

Dopo l’ennesimo referendum che non raggiunge il quorum, non sarebbe il caso di rivedere qualcosa? O vogliamo continuare a buttare soldi dalla finestra, così per sport? Non sarà il caso, ad esempio, di aumentare il numero di firme necessarie per richiederlo? E non mi venite a parlare di disaffezione della gente. Quando la gente è coinvolta e interessata ci va a votare, così come infatti successe nel 2011, su una questione seria, comprensibile a tutti, ma che soprattutto non richiedeva conoscenze tecniche specialistiche da addetti ai lavori. Volete che la gestione dell’acqua sia pubblica o privata? Semplice, immediato, ma soprattutto vicino alle esigenze delle persone.

La gran parte dei quesiti degli ultimi 20 anni invece hanno riguardato questioni molto specialistiche, che richiedevano conoscenze che l’uomo comune non ha e non è nemmeno legittimo chiedergli. Questioni che poi regolarmente sono state strumentalizzate dall’una o dall’altra parte, aumentando la confusione, alimentando la disaffezione, svilendo lo strumento referendario. Esempio lampante quest’ultimo. Ho letto critiche feroci contro chi non sarebbe andato a votare. Una profusione di demagogia, una campagna che grondava populismo, senza far capire nulla di cosa si andava realmente a votare. Chi è che realmente svilisce il ruolo del referendum, chi non va a votare o chi stravolgendo il significato dei quesiti, li strumentalizza per le sue opinioni?

Il referendum, chiamando ad esprimersi direttamente le persone, può facilmente diventare uno strumento demagogico, che parla alla pancia della gente, che fa una chiamata alle armi semplificando tutto e creando schieramenti elementari: buoni e cattivi, fascisti e comunisti, laici e clericali. Ma la realtà è quasi sempre molto più complessa, più articolata, più profonda. Ci sono i pro ed i contro, ci sono costi e benefici da calcolare, per i singoli e per le comunità. E spesso l’uomo comune non ha le conoscenze e gli strumenti per decidere.

Avremmo dovuto esprimerci sulla durata delle concessioni di impianti di estrazione (il 90% di gas, non di petrolio), che stanno a una certa di distanza dalla costa, decidendo se fossero le regioni a stabilire la data o altri organi…ma chi poteva essere in grado non dico di decidere, ma semplicemente di capire la questione? Chi sapeva esattamente le conseguenze ambientali, quelle sull’occupazione, le relazioni con altri impianti analoghi posti magari dall’altra parte dell’Adriatico? Leggendo qua e là su internet, sentendo l’amico saputo che “n’amico mio m’ha detto che“, oppure semplicemente lasciandoci trasportare dai proclami che, stravolgendo il significato dei quesiti, ti dicevano, “se voti così allora sei contro il mare pulito“, oppure “se voti cosà allora sei contro i Marò e Regeni“.

Ma io non lo so chi ha ragione e chi no e neanche lo voglio sapere. Io eleggo delle persone in Parlamento e voglio che decidano loro e pretendo che decidano per il meglio del Paese. Altrimenti la prossima volta ne voto altri. Così funziona la democrazia rappresentativa e per questo si va a votare alle elezioni: per delegare chi ha più strumenti, più conoscenze, più risorse mentali, per decidere. Democrazia che, contrariamente a quanto pensa qualcuno, non è un’assemblea di condominio, né la curva di uno stadio. Per fortuna.

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Della pietas e della satira

Secondo me la vignetta di Vauro sulla morte di Casaleggio, di cui si discute molto in questi giorni, è il classico esempio di come la satira possa scadere di tono e diventare di cattivo gusto.

Scherzare con la morte si può, anzi forse si deve (se ci si riesce) quando si riesce a scherzare con la propria morte o se volete con la morte dei “propri”. Si può e si deve (quando ci si riesce) perché è forse il modo migliore per esorcizzarla, per far sì che quella non sia l’ultima parola nella vita di un uomo. Ma scherzare con la morte di un altro, soprattutto quando l’altro è di un avversario politico, non è eticamente corretto. La pietas ed il rispetto per i defunti dovrebbe andare al di là della voglia di fare una battuta. O almeno, io la penso così.

Tra l’altro, oltre ad essere fuori luogo, secondo me è anche brutta. Non è divertente, perché vorrebbe far passare per grande rivelazione, quello che bene o male tutti hanno sempre detto. In realtà è un attacco a Grillo, non certo a Casaleggio, che anzi ne viene fuori come gran burattinaio e vero leader del Movimento 5 Stelle. Ma il fatto che abbia scatenato tutte queste polemiche è indicativo del clima avvelenato in cui viviamo. Del clima da stadio continuo, in cui bisogna sempre essere tifosi di qualcuno e ma soprattutto contro qualcun’altro.

Un clima che, effettivamente, proprio Grillo e Casaleggio, hanno utilizzato ed anzi alimentato al massimo perché è stato l’alimento principale del loro Movimento. Movimento che anche in questo, è il sintomo dei problemi dell’Italia, non certo la soluzione. Come è sintomo del problema l’uno vale uno, il non selezionare la classe dirigente, perché ogni selezione è clientelare. L’onestà (vera o presunta che sia) non può essere l’unica caratteristica dei governanti, così come l’insulto all’avversario, il parlare solo e sempre alla pancia della gente, non può essere l’unico linguaggio politico.

Detto questo resta una vignetta brutta e fuori luogo, come quelle di Charlie Hebdò, come molte cose che si trovano nel blog di Grillo. Continuare a scambiare la libertà di insulto, con la libertà di espressione non renderà certo migliore la società in cui viviamo.

 

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Ma la colpa di chi è?

Con gli occhi aperti nella notte triste…quando succedono fatti come quelli di Bruxelles, la cosa più saggia sarebbe tacere. Cosa pensi di poter dire di intelligente, di originale, di non scontato su tragedie come queste? Ci si potrebbe limitare a pregare, per chi ci crede, o a cantare Immagine di John Lennon. Ma quella domanda, comunque, ti risuona dentro e non ti lascia in pace.

Quella domanda è il problema ed insieme la soluzione di tutte le questioni. Il problema è che c’è sempre una colpa, la soluzione è trovare di chi sia. Che siano gli integralisti islamici, le politiche immigratorie o i servizi segreti belgi. Qualche anno fa avremmo detto bulgari (quelli che non dovevano più sparare al papa, ma piuttosto dedicarsi al pippero), ma del resto qualche anno fa chi avrebbe mai immaginato che il problema sarebbe stato l’islam? Con la guerra fredda, i russi brutti e cattivi e il patto di Varsavia, i carrarmati a Praga, i ragazzi di Buda e quelli di Pest, Fidel Castro e Mao Tze Tung, i khmer rossi e Tito. Chi mai avrebbe pensato che la minaccia all’occidente sarebbe venuto dal deserto?

In ogni caso una colpa ci dev’essere, qualcuno se la deve prendere, non ci sono dubbi. I demagoghi populisti pronti alle dichiarazioni piene di sdegno e di ferma condanna, con viva e vibrante costernazione, scendono in campo. Sotto a chi tocca, di qualcuno dev’essere. Ma non ci facciamo ingannare: questa non è una guerra di religione. E infatti (spero di non essere smentito domani) non c’è stato un solo attentato contro una chiesa o un luogo di culto. E’ una guerra all’occidente (che di cristiano ormai ha giusto qualche tradizione) o come dicono questi grandi strateghi, è una guerra al nostro stile di vita. Esattamente quello che si diceva quando la colpa era dei comunisti. Ma non sarà allora che banalmente, il colpevole è proprio questo stile?

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A proposito di stepchild adoption

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Lo capisco, per carità, “adozione del figliastro” suonava male (che è un po’ come dire la chiamavano “bocca di Rosa” perché “mignottone” pareva brutto), ma anche stepchild adoption non è che sia proprio una gran ficata. Potremmo chiamarla “Ernesto”, ma per comodità invece la chiameremo “essea”.

Capisco pure che forse in un blog minchione come questo, certi argomenti seri non dovrebbero avere dirito di cittadinanza. D’altra parte siamo un Paese in cui i comici fanno i politici, i politici fanno ridere e mandiamo a rappresentarci in Europa uno come Salvini (no, voglio dire, Salvini…). Quindi perché mai un blog minchione come questo, invece che so, di raccontarvi come si cucina il pollo con i peperoni, non dovrebbe arrogarsi il diritto di parlare di cose serie?

Tutto ciò premesso vi dico che io sono favorevole alla essea. E lo sono per lo stesso motivo per cui sono contrario all’adozione di bambini da parte di coppie dello stesso sesso. Il motivo è che invece di ragionare sulla rava e la fava del diritto (e pure del rovescio), se si guarda l’interesse del bambino non si può non essere a favore. Allo stesso modo in cui non si può non essere contrari invece all’adozione per le coppie gay.

Lo so, ora starete pensando, ecco il solito minchione che si contraddice. Ma invece no (cioè, sì, sono un gran minchione, ma non credo di contraddirmi). Purtroppo c’è molta ipocrisia e molta ideologia su questi argomenti. Si diventa tifosi, neanche stessimo parlando di calcio: la lobby gay contro la lobby cattolica, il Vaticano  e i cattocomunisti. E così, come in tutte le dispute fra tifosi, si perde di vista il cuore della questione, per schierarsi con la propria squadra. E il cuore della questione sono i bambini.

Parto da un presupposto. Secondo me avere un figlio non è e non può essere un diritto. Per nessuno. Dovrebbe essere un diritto avere un padre e una madre. E per questo che penso non sia giusto che due uomini o due donne possano adottare un bambino. Non perché lo travieranno, non perché non potrebbero dargli tutto l’amore, le attenzioni, l’educazione di cui avrà bisogno. Semplicemente perché hanno già deciso prima, che quel bambino crescerà senza un padre o senza una madre. E non è giusto. Per lui, non è giusto. Tralascio qui altri motivi che mi fanno essere contrario, ma che non c’entrano con questo discorso.

Ma allo stesso tempo, se le circostanze della vita (e ce ne possono essere milioni) ti portano a crescere in un contesto diverso da quello naturale (che è e resta quello dove c’è un padre e una madre), in un contesto che potrebbe anche essere migliore di quello naturale (perché a volte c’è chi avrebbe dovuto fare di tutto nella vita, tranne il padre o la madre), mi sembra logico che la persona che ti ha accudito e cresciuto, possa fare (anche ottimamente) le veci di un genitore naturale. Può essere una nonna, uno zio o il compagno (o la campagna) del genitore naturale. Perché il genitore è chi ti cresce, chi ti addormenta la sera, chi ti misura la febbre, chi ti insegna le filastrocche e ti asciuga le lacrime quando cadi e hai le ginocchia sbucciate. Può essere chi ti mette al mondo, ma non è detto.

Detto questo, prendete un pollo e fatelo a pezzetti (io preferisco solo cosce e sovracosce perché il petto non mi piace, ma voi fate come ve pare), fatelo rosolare con olio, aglio e peperoncino. Dopo di ché aggiungete i peperoni, a cui avrete tolto i semini dopo averli tagliati a strisce. Per una questione di buongusto cromatico evitate di mischiare quelli gialli a quelli rossi: o li mettete gialli o li mettete rossi. Ma ci sono anche quelli verdi. Aggiungete sale, salsa di pomodoro, lasciate cuocere e buon appetito!

 

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Arrivano i nostri

A volte basta una virgola per cambiare il senso di una frase. Lo sapeva bene la Sibilla a cui chiedevano il futuro i poveri soldati che dovevano andare in guerra: ibis redibis non morieris in bello. Una virgola prima o dopo il non e il significato della profezia cambia radicalmente. Allo stesso modo, basta un’inezia per stravolgere il significato della realtà. E’ sufficiente, ad esempio, confondere la causa con gli effetti.

Metti ad esempio che qualcuno, ma non uno qualsiasi, un tutore della legge, uno che sta al servizio della giustizia, per difendere i deboli contro i prepotenti, uno su cui riporre la propria fiducia. Uno di quelli che una volta arrivavano alla fine, con squilli di tromba, per liberare il manipolo di eroi asserragliati sul cocuzzolo della montagna, assediati da torme di nemici e tutti gridavano “arrivano i nostri”!

Metti che uno così, ma che dico uno, metti che un gruppo di questi, un gruppo “dei nostri” prenda tuo fratello, la persona a cui vuoi più bene, e lo ammazzi di botte. Metti che poi cerchino in tutti i modi di insabbiare la cosa, di far credere che “Cristo è morto di freddo”. Metti in più che, sempre “i nostri” comincino a infangare la sua memoria, così da far pensare che in fondo sia un po’ colpa sua, anzi, che se lo sia proprio meritato.

Tu continui imperterrita a gridare che non è vero, continui a cercare la verità, non ti arrendi alle bugie e vuoi che sia fatta giustizia. Continui la tua battaglia, non ti arrendi e in cuor tuo, nonostante tutto, continui a sperare che arrivino i nostri a salvarti. Per questo le provi tutte e fra le mille cose che fai per tenere acceso il fuoco, per continuare a far luce sulla questione, pubblichi una foto su FB. E così, come d’incanto, si accende la polemica: la gogna pubblica, l’innocente gettato in pasto alla folla, la violazione della privacy.

Se si scambiano le cause con gli effetti la realtà viene stravolta. Guardi il dito e ti perdi la luna. Non voglio entrare nel merito sull’opportunità o sulla correttezza di questa pubblicazione: effettivamente penso che nei suoi panni non l’avrei fatto. Penso che avrei fatto molto, molto peggio.

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Non ci resta che avere paura?

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Qual è lo scopo? Qual è l’obiettivo? Forse il problema è proprio questo. La nostra mentalità occidentale ci porta a fare domande che magari per altre culture non ha molto senso. Davvero però me lo chiedo. D’accordo, siamo responsabili di orrori ben peggiori di questo. Per secoli abbiamo considerato ogni pezzo di terra al di fuori dell’Europa semplicemente come una possibile conquista da sfruttare. Per lavarci la coscienza dal più grande crimine contro l’umanità abbia chiuso un occhio e anche tutt’e due, permettendo la creazione di uno stato che non esisteva, ignorando e calpestando i diritti delle popolazioni che vivevano lì da sempre. Insomma, di colpe anche atroci ne abbiamo.

Ma ora, voi cosa sperate di ottenere? Pensate sul serio di portare l’Islam in Europa? Vi do una notizia, siete in ritardo di 1283 anni. A Poitiers avete perso. Carlo Martello, un francese, guarda le coincidenze. Magari la storia cambiava: anche perché lì eravate voi che stavate invadendo casa nostra. Forse se vincevate ora ci avreste colonizzato, noi saremmo tutti mussulmani e qualche fondamentalista con la croce al collo avrebbe messo bombe a Medina o a Bagdad. Ma la storia è andata diversamente.

Volete vendetta? Tu bombardi in Siria, io faccio attentati nel cuore dell’Europa. Pensate di chiudere il cerchio? Ma la vendetta non è un cerchio, è sempre una spirale. E come tutte le spirali non ha fine e si avviluppa sempre più su se stessa. Gli attentati daranno voce e forza a chi è contro l’integrazione, faranno vincere gli allarmisti, ingrasseranno i produttori di armi. Chi ci andrà di mezzo saranno i poveracci, come sempre. Quelli che sbarcano da noi per cercare un riscatto e una possibilità e quelli che rimangono a casa, che subiranno ritorsioni e violenze.

E allora che fare? Non ci resta che avere paura? Dobbiamo arrenderci alla di-sperazione? Dobbiamo abbandonare ogni speranza di soluzione? Eppure ci siamo trovati in un’altra situazione, simile e insieme diversa. Una situazione analoga nell’essere apparentemente senza speranza. E invece poi, seppur piena di incognite la speranza ha preso piede e una soluzione è venuta fuori. Allora, visto che è andata bene allora, voglio aggrapparmi nuovamente a questa.

We share the same biology, regardless of ideology. What might save us, me and you, is that the Russians love their children too.

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A proposito del suffragio universale

Per guidare una macchina ci vuole la patente. Per prendere la patente bisogna fare delle lezioni di guida, bisogna sostenere un esame di teoria, bisogna essere promossi. Per fare una cosa banalissima come portare la macchina bisogna prima STUDIARE.

E non parliamo del fare l’avvocato, l’architetto, il commercialista, l’ingegnere. O il medico. Ma anche per fare il barbiere bisogna studiare. Bisogna fare pratica, ma anche studiare la teoria, fare degli esami. Persino per cogliere i funghi ci vuole un patentino. Ovvero dobbiamo dimostrare di saperlo fare e di saperlo fare talmente bene da convincere qualcun altro che dica, “sì, questo qua è capace a portare la macchina, difenderti in tribunale, costruire una casa, salvare una vita, tagliare i capelli, raccogliere funghi”. Ecco.

Per votare è sufficiente avere 18 anni.

 

Voto

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Perché ce l’hai con i 5 Stelle?

Così mi ha chiesto l’altro giorno un mio amico pentastellato. A parte che rimango sempre sorpreso quando qualcuno prende sul serio le minchionerie che scrivo su FacciaLibro (voglio dire, ho un’immagine del profilo con un boccale di birra da un litro, ma che altro devo fare per indicare che lì è puro cazzeggio? Mi devo fare una foto con un imbuto in testa?), la verità è che invece non ce l’ho con nessuno. Certo, al di là delle minchiate che scrivo lì, al di là del fatto che molti di loro siano animati dalle migliori intenzioni, i loro modi di fare, i loro modi di pensare mi ricordano tanto un’altra cosa. Ma chissà, magari mi sbaglio.

Si autoproclamano il partito degli onesti. E ammettiamo pure che sia vero. Ma l’onestà è una dote individuale (importantissima, fondamentale), che però non è e non può essere un discrimen per stabilire se uno è in grado di ricoprire un ruolo di guida nel Paese. Chissà, forse anche Hitler era onesto. Ma sapete perché non sappiamo se Hitler fosse onesto o no? Perché non ce ne frega un cazzo. Perché se sei una merda d’uomo, se hai idee orrende, me ne sbatto altamente se sei onesto o se rubi.

Sono il partito della democrazia diretta, quella dell’uno vale uno, che salta le intermediazioni perché fa scegliere direttamente la gente. Il guaio è che quando è chiamata a scegliere, la gente sceglie sempre Barabba. Qualcuno mi ha detto che tutto sommato pazienza se un povero Cristo finisce in croce, l’importante è che manteniamo la libertà di scelta. Certo, ma la libertà di scelta deve essere relativa a chi mi rappresenta. Io posso scegliere se sia Pilato, Erode o l’arcangelo Gabriele colui che compie la scelta. Perché io non devo necessariamente essere un esperto di diritto costituzionale o di economia finanziaria o di politica industriale. Non voglio, non posso e non devo esserlo. Invece voglio, posso e devo scegliere coloro che secondo me saranno in grado di fare la scelta giusta in tutti questi campi.

Sono quelli delle risposte facili ai problemi complessi. Fateci caso, in ogni situazione, sono quelli delle soluzioni risolutive, apparentemente semplici: ci sono i poveri? Diamo il redditto di cittadinanza. Gli immigrati? Aiutiamoli a casa loro. Non abbiamo grano, bonifichiamo l’agro pontino. Sono le discussioni dal barbiere portate a Montecitorio. Ma del resto, perché mai dovrebbero avere idee diverse, visto che è da lì che li hanno presi? Demagogia a profusione, come se piovesse, come se non ci fosse un domani. Marciare per non marcire. Il qualunquismo fatto sistema.

Sono quelli diversi da tutti, perché invece tutti gli altri sono uguali. Destra e sinistra sono categorie superate, PDL e PD meno L tutti uguali, tutti al rogo. Perché l’altro va insultato, ridicolizzato, distrutto senza pietà. La demonizzazione di chi non la pensa come noi, i toni da curva dello stadio, la violenza purificatrice dell’angelo della vendetta.  Perché ormai tutti, attraverso i social network possono mettere bocca su tutto (persino un coglione come me può aprire un blog!). E allora, considerato purtroppo che c’è tanta gente che non sta bene e c’ha tanti problemi, l’insulto corre sul filo. A quando l’olio di ricino?

Corollario dei precedenti, la necessità di seguire un leader maximo. Perché ovviamente l’uomo qualunque lasciato da solo che fa? Improvvisa, divaga, inventa! Che so, magari comincia a parlare di scie chimiche.

Proviamo a mettere insieme i pezzi del puzzle. Abbiamo bisogno di un leader maximo, di una luce che ci conduce. Le soluzioni che proponiamo sono semplici e immediate: il bianco è bianco, il nero è nero. Ecco, soprattutto il nero. Un po’ come l’autarchia. Gli avversari politici diventano nemici, un po’ come le democrazie plutocratiche e il complotto giudaico massonico.

Solo a me viene in mente qualcos’altro? O siete ancora sicuri che questo sia davvero il nuovo che avanza? Forse sì. Almeno finché non avenzerà al passo dell’oca.