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Miseria e Nobiltà

  • Allora riproviamo. Arrivano tutti questi giornalisti con il microfono e tu dici…
  • Vincenzo m’è padre a me
  • No! No! No! Non hai capito niente. Devi dire Matteo, no Vincenzo, dai riproviamo. Entrano i giornalisti, ti intervistano e tu devi dire…
  • Vincenzo m’è padre a me
  • Ma no! Ancora! Che c’entra Vincenzo? Devi rispondere Matteo: M-A-T-T-E-O! Riproviamo. Giornalisti, microfoni….
  • Vincenzo m’è padre a me

Molta miseria, poca nobiltà.

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Poche speranze, grandi paure

Dunque siamo (ri)diventati un Paese fascista? Vorrei pensare di no. Forse Salvini/Zelig ha semplicemente intercettato quell’esigenza, direi quasi quella necessità, italica di avere una guida forte o comunque un “risolutore”. Esigenza che in questi ultimi anni ha riversato prima su Renzi, poi sui 5Stelle, ora sul guitto leghista, consensi spropositati, che ovviamente scontrandosi con la realtà, si sono poi liquefatti come neve al sole. Grandi entusiasmi, grandi consensi e poi subito dopo, odio selvaggio, che arriva anche a livelli personali. D’altra parte se prometti a qualcuno di risolvergli tutti i problemi, quando poi si scopre che la tua bacchetta magica era caricata a salve, qualche conseguenza negativa la devi mettere in conto.

Una cosa però lascia pensare. Mentre Renzi (e prima ancora Berlusconi), ma anche i 5Stelle, avevano catturato il consenso sulla base di promesse economiche (il milione di posti sul lavoro, l’abolizione dell’ICI, gli 80 euro, il redditto di cittadinanza), il successo di Salvini si basa principalmente sui temi della sicurezza, sempre con la solita ricetta populista della soluzione facile a situazioni complesse. Ma a differenza degli altri, i suoi proclami non promettono strabilianti miglioramenti, solo di non stare peggio. Volendo sintetizzare, il suo successo non si basa su grandi speranze, ma su grandi paure (più o meno reali, poco conta) e per questo è più subdolo e per certi versi più pericoloso dei precedenti. In questo mi ha fatto tornare in mente un brano di Ennio Flaiano, (pubblicato postumo, quindi scritto almeno 50 anni fa), la sua descrizione del fascismo e della sua intima vicinanza ad un certo spirito italico, che mi sarei augurato avessimo superato. E’ possibile che invece siamo, almeno in larga parte, ancora fermi qui?

Il Fascismo conviene agli italiani perché è nella loro natura e racchiude le loro aspirazioni, esalta i loro odi, rassicura la loro inferiorità. Il Fascismo è demagogico ma padronale, retorico, xenofobo, odiatore di culture, spregiatore della libertà e della giustizia, oppressore dei deboli, servo dei forti, sempre pronto a indicare negli ‘altri’ le cause della sua impotenza o sconfitta. Il fascismo è lirico, gerontofobo, teppista se occorre, stupido sempre, ma alacre, plagiatore, manierista. Non ama la natura, perché identifica la natura nella vita di campagna, cioè nella vita dei servi; ma è cafone, cioè ha le spocchie del servo arricchito. Odia gli animali, non ha senso dell’arte, non ama la solitudine, né rispetta il vicino, il quale d’altronde non rispetta lui. Non ama l’amore, ma il possesso. Non ha senso religioso, ma vede nella religione il baluardo per impedire agli altri l’ascesa al potere. Intimamente crede in Dio, ma come ente col quale ha stabilito un concordato, do ut des. È superstizioso, vuole essere libero di fare quel che gli pare, specialmente se a danno o a fastidio degli altri. Il fascista è disposto a tutto purché gli si conceda che lui è il padrone, il padre. 

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Mai più senza

Come, dico io? Com’è stato possibile? Come abbiamo fatto a rimanere senza per oltre un anno? Me lo chiedo e ve lo chiedo, lettori ermeneutici. Come abbiamo fatto per più di un anno a rimanere senza questo gioco meraviglioso, ma che dico meraviglioso, fantasmagorico, ma che dico fantasmagorico, paradisiaco: il VinciSalvini, il gioco aperto a tutti i fan del gran coglione, Capitano che abbiano un profilo su Facebook.

ll gioco è molto semplice: chi mette più velocemente un like ai post del gran minchione Vice Premier, accumula punti. Ogni giorno si possono vincere strabilianti premi: una foto diffusa sui canali social del testa di minchia ministro degli Interni; una telefonata con il suddetto e addirittura (squilli di tromba, rullo di tamburi) un caffè con lui, di persona, personalmente!

Che uno, appena letta la notizia, dice “Ah, che burloni questi di lercio.it!” Ma si sa, da noi la fantasia ha dato ormai una pista alla realtà e questa non è affatto una minchiata di qualche buontempone, ma l’ingegnosa (?) campagna pubblicitaria che allieterà le giornate degli elettori e simpatizzanti leghisti da qui fino al 26 maggio. Ma perché uno dovrebbe essere felice di prendere un caffè con Salvini? Perché Salvini pensa (Salvini pensa….va be’ mi piacciono gli ossimori) di aumentare i suoi voti in questo modo?

Ora possiamo solo immaginare cosa si inventerà quell’altro portento di Vice premier per stare al pari del nemico amico. Come minimo organizzerà un VinciDimaio! Anche lui con ricchi premi e cottillion: una zizzona, mozzarella di bufala originaria a 5 stelle, un babà servito su un vassoio con la foto di Beppe Grillo e per i più fortunati una statuetta del presepe con l’immagine di Giggino vestito da San Giuseppe, utile anche per i prossimi presepi.

La situazione è grave, ma non seria, come diceva il buon Flaiano. E allora, almeno facciamoci due risate con questa parodia realizzata dai quei geni della pagina FB “Ilsocioaci”

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Il revenge porn questo sconosciuto

E voi, simpatici lettori ermeneutici magari vi state chiedendo: “ma che cazz’è il revenge porn?” Sarà una nuova tecnica di accoppiamento mutuata dai canguri? Sarà forse un gioco erotico ispirato a giochi senza frontiere? O un profumo cin presunte doti afrodisiache…”cara spruzzati un po’ di revenge porn, vedrai il risultato!” Oppure magari è un nuovo canale sky per adulti basato sugli episodi dei Teletubbies? Niente di tutto questo!

Il revenge porn è una pratica schifosa messa in atto da gente abietta e spregevole che per vendicarsi di chissà quali torti amorosi subiti, diffonde sulla rete immagini intime e private di qualcuno (principalmente ex). Il classico comportamento da repressi frustrati che però rischia seriamente di marchiare a vita qualcuno. Un crimine odioso, penserete voi miei cari lettori. Invece no. I nostri geniali governanti hanno appena declassificato la cosa. Non è un crimine perseguibile. Se qualcuno vi entra in giardino per rubarvi una mela potete tranquillamente sparargli, ma se invece qualcun altro diffonde foto o video di qualche incauto adolescente a cui verrà probabilmente rovinata la vita per sempre, non succederà nulla.

Ora, considerato che siamo persone educate, che rifuggiamo il turpiloquio, che non alziamo mai i toni e che all’insulto preferiamo argomentare, possiamo dire, garbatamente, con tatto e delicatezza, che questo governo di fascisti di merda ha veramente rotto il cazzo?

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Non nel mio giardino

Io ne capisco poco. Ma il realtà penso di capire benissimo. Perché da una parte non saprei entrare nei dettagli tecnici della questione, ma nonostante questo sulla questione della Tav mi sono fatto un’idea molto chiara. Un collegamento ferroviario europeo, una strada ferrata che in modo più o meno diretto colleghi Vienna a Parigi, che da Est a Ovest unisca più di metà del vecchio continente non è solo un’opera utile. Probabilmente nel campo dei trasporti è la cosa più strategica e intelligente che sia stata progettata negli ultimi trent’anni. Tutti ci lamentiamo del traffico automobilistico, del fatto che questi enormi camion pieni di merci sono un pericolo per tutti e poi quando finalmente si vuole costruire un’alternativa che succede?

Succede quello che si ripete puntualmente ovunque e per le situazioni più disparate. Abbiamo un gigantesco problema di smaltimento rifiuti? Ci sarebbe bisogno di un termovalorizzatore? Certo, basta che lo facciate lontano da me. Ci sarebbe bisogno di una nuova centrale elettrica? D’accordo, però costruitela più in là. Abbiamo bisogno di portare il gas dall’Africa o dall’Asia? Ok, ma passasse da un’altra parte. Insomma, fate quel che volete, ma non nel mio giardino.

E’ comprensibile, persino scontato che le comunità colpite più da vicino da queste grandi opere si lamentino. Ma governare significa esattamente questo: cercare il bene comune, bilanciando il bene di molti e i disagi di pochi. Un governo serio gestisce in modo equilibrato queste dinamiche. Esistono le compensazioni, ci sono opere specifiche da poter realizzare ad uso e consumo di quelle comunità. Quello che non dovrebbe mai fare è cavalcare in modo strumentale il populismo, gli interessi particolari (di per sé anche giusti) che ledono l’interesse comune. Esattamente quello che stanno facendo i bimbi minchia che ci governano. Ma di cosa mi stupisco? Cos’altro hanno fatto da ancora prima di arrivare nella stanza dei bottoni? In fondo sono lo specchio dell’Italia. Da sempre quello che vogliamo è una classe dirigente che tuteli i nostri interessi particolari. Se poi vanno contro il bene comune pazienza. Del resto a chi interessa il bene comune?

 

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Si porrà un’alternativa

Più volte su questo Blog ho scritto che non sono un uomo da alternative radicali. Ho sempre pensato che l’aut aut sia riduzione di complessità ingiustificata, creata da chi non ha la fantasia di scoprire alternative diverse, le cosiddette terze vie, che senza scegliere l’uno e buttare al mare quell’altro riescono a contemperare le cose e gli obiettivi, salvando capra e cavoli. L’individuazione delle terze vie è un processo di vera e propria creazione delle cose: laddove la realtà ti pone di fronte un bivio, una strada a destra ed una a sinistra, il nostro spirito di intraprendenza a volte riesce a scovare un percorso diverso, che aggira l’ostacolo e quindi se lo lascia alle spalle.

E’ una strada faticosa, che richiede impegno, oltre che fantasia. E soprattutto richiede lungimiranza, perché la terza via spesso va creata prima di arrivare al bivio decisivo. Bisogna prevenire le situazioni per non arrivare poi al famoso giochino “chi butti giù dalla torre, mamma o papà”? Perché con domande come quelle non c’è una risposta esatta. Ad essere sbagliata è la domanda.

Resta il fatto però che ci sono situazioni in cui questo processo è davvero impossibile. Non sei stato bravo a prevedere le conseguenze, il destino cinico e baro ha indirizzato gli eventi in una certo modo, le circostanze della vita, nonostante tu ce l’abbia messa tutta, ti hanno portato lì. Sta di fatto che ora sei davanti ad un incrocio, un’alternativa senza possibilità di aggiramenti. E devi scegliere.

Secondo i più attenti analisti politici quest’alleanza di governo è destinata ad implodere. la resa dei conti è vicina e alle prossime elezioni, da una parte avremo il M5S e dall’altra la Lega riunita con tutto il centro destra. A quel punto si porrà l’alternativa:
si va in Portogallo o direttamente a Cuba e non ci si pensa più?
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Analisi di un disastro. E una previsione

Questo vorrebbe essere un post serio (o quasi). E lo so che la natura fondamentalmente minchiona del blog fa sì che quando mi avventuro in discorsi seri nessuno se ne accorge. Anzi, sono quasi certo che siate convinti che stia comunque cazzeggiando. Però una volta ogni tanto permettetemi una divagazione seria (o quasi). Il post nasce da una domanda semplice semplice: com’è stato possibile arrivare a questo punto? Sì d’accordo, abbiamo avuto Cicciolina in Parlamento, Berlusconi presidente del Consiglio, ma….Salvini??? Di Maio??? Toninelli???

Posto quindi che siamo all’anno zero, al punto più basso di 70 anni di Repubblica, la domanda è: com’è stato possibile? Come ci siamo arrivati? Quali e quanti danni hanno fatto i precedessori per far sì che la maggioranza degli italiani scegliesse questi mentecatti per governarci? Ecco quello che penso, in estrema sintesi.

1. Prima i denti, poi i parenti. E’ un’illusione pensare che puntare sui diritti civili sia una priorità per chi non sa come sbarcare il lunario. Testamento biologico, unioni civili, battaglie portate avanti da anni, ma quanti voti fanno guadagnare se non dai una prospettiva a chi non arriva a fine mese?

2. Precario non è bello ed è pure litigarello. Dare flessibilità alle aziende sperando di incentivare il mercato del lavoro è stata una illusione che non aveva illuso nessuno. Globalizzazione, delocalizzazione, liberalizzazione estrema, questo è il contesto mondiale su cui ci si muove: essere di sinistra significa inventarsi una strada diversa. Forse non i dazi, ma qualche vantaggio fiscale sul made in Italy è proprio impossibile? Punire chi delocalizza o premiare chi resta è così irrealizzabile? Ma soprattutto, doveva venir giù un ponte per capire che liberalizzare reti e servizi significava vendere i gioielli di famiglia, senza portare benefici a lunga scadenza né al Paese, né ai cittadini?

3. “Gli immigrati piacciono a quelli di sinistra perché tanto non sono loro ad averceli come vicini di casa”. In questa frase un po’ paradossale di Pif (guarda un po’ chi siamo ridotti a dover stare a sentire!) c’è una verità indubitabile. E’ facile fare gli accoglienti con i vicini di casa degli altri! Nei nostri bei quartieri residenziali, gli spacciatori o le prostitute di colore non si vedono. Aver lasciato il tema sicurezza – che solo la spocchia di qualcuno poteva ritenere essere un tema marginale – in mano alla destra è stata una stronzata enorme. Quando hai paura ad uscire di casa o che i tuoi figli facciano brutti incontri, è più facile dar retta al primo cialtrone che ti promette paradisi terrestri.

4. E così arriviamo al populismo. Certo che i pentaleghisti al governo sono populisti, certo che il 99% di quello che dicono è semplice propaganda irrealizzabile, ma non sono stupidi. Sono ignoranti, brutti, sporchi e cattivi, ma non stupidi. Faranno in modo di scaricare su altri i loro insuccessi, le promesse non mantenute: i poteri forti, la stampa, la magistratura, l’Europa, il destino cinico e baro, le democrazie plutocratiche…è un film già visto. Insultarli per aver confuso una data o la regione di appartenenza di una città, rischia paradossalmente di farli sembrare simpatici. Lo so, preculeggiarli per gli sfondoni che dicono ogni giorno è anche divertente, ma non credo ci farà recuperare consensi.

5. C’eravamo tanto amati (mica tanto). In un contesto diverso, con una legge elettorale maggioritaria, aver creato un blocco democratico aveva un senso: l’Ulivo è stata un’idea vincente, una grande esperienza democratica, il famoso partito di centro che guarda a sinistra vagheggiato già da De Gasperi. Ma ora che senso ha continuare a stare insieme? L’anima popolare centrista e quella più propriamente socialista faticano a convivere. A sinistra nei diritti, a destra sul lavoro, iscritti al gruppo socialista in Europa, ma liberisti in economia: quella dell’ultimo governo non era una logica maggioritaria, ma bipolare! L’attuale crisi del PD non è colpa di Renzi. Lui era già stato una possibile soluzione alla crisi (in effetti forse l’unico che avrebbe potuto tenere insieme le due anime, non essendo veramente né dell’una, né dell’altra): ma la crisi viene prima di lui e nasce esattamente quando cade Berlusconi, l’unico motivo reale per continuare a stare insieme. Qualcuno farà fatica ad ammetterlo, ma morto (politicamente) il nemico, bisognava capire che la santa alleanza non aveva più un futuro.

Mi avventuro in una previsione: fra cinque anni (qualcosa in più, qualcosa in meno), l’esperienza dei cinquestelle sarà un bizzarro ricordo della nostra storia politica, un fenomeno folcloristico da studiare per capire su quali derive può deragliare la democrazia rappresentativa. Ci sarà un partito di destra, populista, antieuropeo come ce ne sono in tutti i Paesi e una volta scomparso definitivamente Berlusconi (mica deve morire…se ne andasse ad Antigua a fare cene eleganti!), dalle ceneri del PD ci saranno due partiti, uno di sinistra ed uno di centro, che continueranno a litigare come Sandra e Vianello, ma mi auguro troveranno il modo di governare.

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Ad esempio quelli che fanno la fila da Starbucks

Io non ho nulla contro quelli che fanno la fila da Starbucks per comperarsi un caffè americano e pagarlo 1,80, il 90% circa di più di quanto pagherebbero un buonissimo espresso italiano in qualsiasi bar nei dintorni. Non ho nulla neanche contro quelli che si mettono in fila alla Apple quando esce l’ultimissimo modello dell’Iphone, che costa su per giù quanto una settimana di vacanza in qualche bellissima isola greca. Ognuno spende i suoi soldi come crede.

Non ho nulla nemmeno contro quelli che non leggono un libro dai tempi delle medie ma non si perdono una puntata di Uomini e Donne o dell’isola dei famosi. Ognuno spende il suo tempo come vuole.

Niente da ridire neanche con chi si fa le sopracciglie a ali di gabbiano o si fa tatuare due ali di angelo dietro la schiena (giuro, li ho visti quest’estate!). Ognuno è libero di mostrificarsi fare del proprio corpo quello che vuole.

Non ho nulla perfino contro quelli che ascoltano Despacito o A Capoeira, ma poi credono che Pink Floyd sia una marca di deodoranti. Ognuno è libero di ascoltare quel che preferisce.

Con una qualche fatica debbo dire che non ho nulla nemmeno contro chi crede agli oroscopi ma non crede ai vaccini. Ognuno è libero di credere in quello che vuole (c’è pure chi crede che il goal di Turone era buono, figuriamoci un po’!).

Diciamo solo che ho qualche difficoltà ad accettare che il loro voto conti quanto il mio. Sono tempi difficili, come cantano i REM ma ci sto lavorando. D’altra parte la saggezza si acquisice con gli anni ed io sono solo un giovane cinquantenne. Datemi tempo!

P.S. Questo post nasce da un simpatico scambio di battute in quel di faccialibro con la mia carissima gemellina Chiara: evidentemente quando ci hanno separato alla nascita, da una parte è fluita la minchioneria e dall’altra la lungimiranza. Indovinate a me qualche parte è toccata?

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Il fumo uccide, ma anche certe ascelle non scherzano

Effettivamente non si spiegherebbe mica in altro modo. Il caldo, l’affollamento, la disidratazione, gli effluvi venefici di chi ha l’abitudine di mettersi due gatti morti sotto le ascelle e ecco qui. No, più ci penso e più mi convinco che non c’è mica un’altra spiegazione. Giudicate voi i fatti!

I Pearl Jam durante il concerto di Roma cantano Imagine di Lennon e la dedicano al dramma dell’immigrazione, proiettando sullo sfondo del palco l’hastag #Saveisnotacrime.

Il giorno dopo su Twitter Rita (contecheseilamiapassioneioballoilballodelmattone) Pavone attacca i Pearl Jam “fatevi gli affari vostri”. Lo riscrivo: Rita (edatemiunmartellochecosacivuoifare) Pavone attacca i Pearl Jam. Che già di per sé mi sembra un iperbole meritevole delle migliori battute di Osho. Ma qui scende in campo Salvini che, togliendosi per un momento l’imbuto in testa, dopo aver parlato dei pericoli per la salute pubblica del monossido di idrogeno e dichiarandosi favorevole alla cipolla nel soffritto per la carbonara, ha scritto “Onore a Rita Pavone che non si inchina al pensiero unico”.

E qui si sale di livello. Evitiamo qualche battutaccia sull’altezza di Rita (perchèperchéladomenicamilascisempresola) Pavone e sulla sua difficoltà a parlare con Eddie Vedder stando inchinata, perché nel frattempo Ivo Zoncu, ex sindaco di Riola Sardo, tormentato fin da piccolo dall’ossessione dei suoi genitori per Iva Zanicchi in onore della quale hanno dato il nome al piccolo Ivo, fa un appello a Salvini per far arrestare i Pearl jam in quanto complici di assassini che commerciano carne umana. E poi pare abbia aggiunto, era gobba pure quella, era gobba pure quella.

Tutto questo senza ancora aver sentito che ne pensa Grillo e tutta l’allegra brigata dei pentastellati! Insomma, avremmo pure il deficit alle stelle, il rapporto debito Pil più alto d’Europa, saremmo pure fuori dai mondiali, ma nemmeno tutto l’LSD che diede vita all’era psichedelica può arrivare agli effetti lisergici delle italiche ascelle. Con questi qui, se non altro, non ci annoieremo mai.

P.S. Qualcuno potrebbe dire, va be’ ma i Pearl Jam, con tutti i casini che succedono a casa loro con quell’altro imbutointesta di Trump, devono venire a fare la morale a noi? Informatevi! Leggete qui e toglietevi anche voi l’imbuto https://www.vanityfair.it/news/politica/2018/06/29/cara-rita-eccoti-il-bellissimo-motivo-per-cui-pearl-jam-non-si-sono-fatti-gli-affari-loro

 

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Se Salvini pensa

Se Salvini pensa che basti rispolverare argomenti razzisti per far presa sull’elettorato ignorante e spaventato.

Se Salvini pensa di guadagnare consensi con argomenti populisti e slogan semplicistici.

Se Salvini pensa di poter trattare i 5 stelle come servi sciocchi, utilizzandoli finché gli fanno comodo.

Se Salvini pensa che sia sufficiente promettere cose irrelizzabili per abbindolare masse di analfabeti funzionali.

Se Salvini pensa che gli italiani siano così sciocchi da trasformarsi in ultrà da stadio contro lo straniero, francese, tedesco o africano che sia.

Se pensa tutto questo, temo abbia ragione.

E mentre evidentemente lui ha ragione, noi invece, come ho letto da qualche parte su FB, se pensiamo che questa povera Italia sia regredita al 1938, sbagliamo di grosso. Quell’anno, se non altro, vincemmo i mondiali.