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Ancora in Tv, ma non dovevi non andarci più?

Ma un bel discorsetto sull’appercezione trascendentale kantiana? Un approfondimento sulla riduzione eidetica in Husserl? Altrimenti potevo raccontare qualche episodio divertente su Rose. Magari potrei provare a far passare quei venti minuti parlando dell’evoluzione del reggae nel giovane Bob Marley. Oppure potrei mettervi in guardia sugli effetti deleteri del Pandoro, per chi soffre di aerofagia.

Ma niente, vogliono parlare di uffici postali. Io non lo so proprio questa fissazione di parlare di cose noiose. Ma chi se le guarda? Comunque, se proprio non avete nulla di meglio da fare, stasera intorno alle 22 e 30 su Rai Tre, potrete farvi due risate alle spalle del vostro viaggiatore ermeneutico, che nelle vesti di un novello Benjamin Malaussene proverà a tranquillizzare torme di consumatori inferociti.

Ma se invece ce la giocassimo a subbuteo? No eh? Va be’, io c’ho provato.

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Con le mani nelle tasche

Ro, togli quelle mani dalle tasche che se cadi sbatti la faccia“. Così mi dicevano da ragazzino.

Se non le metti nelle tasche puoi sempre mettere le mani avanti, puoi parare i colpi della vita, puoi difenderti e puoi attaccare. Invece io cammino senza paura cammino con le mani nelle tasche, fischiettando un motivetto, sorridendo perché oggi è domenica, ma tra un po’ sarà di nuovo venerdì ed io ho ancora voglia di correre dietro ad un pallone, come fossi un ragazzino.

La memoria è una tasca senza fine, infilo dentro la mano e tiro fuori un po’ di ricordi, quelli belli e quelli meno, amici che ho nel cuore e facce ormai dimenticate. Mi alzo il bavero, anche se sta arrivando primavera e cammino con le mani nelle tasche, immaginando soluzioni, per i problemi di oggi e quelli che verranno, forse solo per mettermi alla prova e per ripetermi che sì, qualche cosa mi inventerò.

Continuo a camminare, affretto il passo, mi apro la zip e poi rimetto le mani nelle tasche, cercando qualche cosa che non so, perché in fondo mica posso sapere sempre tutto. Una cosa però la so, che tutto andrà per il meglio, come sempre. Perché dentro le tasche c’è sempre una soluzione, basta tirarla fuori.

What it all comes down to, my dear friends,
is that everything’s just fine, fine, fine,
‘cause I’ve got one hand in my pocket
and the other one is hailing a taxi cab.

 

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Lettore anonimo

Avete letto bene il titolo: non lettera, bensì lettore! Infatti, ieri scorrendo le statistiche mensili del sito, mi è saltato agli occhi un dato assolutamente insolito. Verificando è venuto fuori che in una sola giornata, un solo lettore, ha visualizzato quasi tutti gli articoli del blog, leggendosi di fila quattro anni di post! Il tutto senza lasciare un commento! Per un curioso come me, capite bene che è un tarlo non da poco.

E’ come se uno facesse una visita medica e dopo lunghe auscultazioni, dopo che ti ha fatto analisi e contro analisi, il medico non ti dicesse nulla. Oppure a scuola. Hai preparato un bel compito, il professore lo legge e lo esamina, però poi chiude il registro e non ti dice niente. In realtà non è così. Sono paragoni impropri, perché invece lo scopo del blog, come anche quello di qualsiasi altra cosa che uno scrive e pubblica, dovrebbe essere uno solo: quello di essere letto. E basta. Ora questa mania del confronto, del commento, del like vuoi o non vuoi ci condiziona. Evidentemente condiziona anche me, che invece ho sempre detto e pensato che mi importasse il giusto dell’opinione dei lettori.

Sarà stato semplicemente qualcuno che aveva tempo libero e voglia di leggere. Oppure magari era una penitenza, un fioretto prequaresimale. Il guaio sarebbe se fosse stato un pubblico ufficiale…un finanziere in cerca di prove di qualche evasione fiscale? Il capo del personale della mia grande azienda in cerca di prove della mia insanità mentale? Resterò con il dubbio? Anonimo lettore, fatti vivo, palesati!

E voi, amici blogger, vi piace sapere cosa ne pensano i lettori di quello che scrivete? Siete curiosi o indifferenti rispetto alle loro opinioni? (in effetti su queste macro categorie potrei farci su un bel test minchione!!!)

lettore

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Che ne sai tu di un campo di grano?

La gente parla a vanvera. Questo è una dato di fatto, non è un’opinione. D’altra parte se parlassimo solo di ciò che conosciamo, forse non saremmo uomini, ma creature celesti. Invece siamo essere imperfetti, perfettibili, siamo curiosi, proprio perché vogliamo sapere di più, vogliamo conoscere cose ignote. Ma abbiamo anche un grande amor proprio, una più o meno grande considerazione di noi stessi, che ci porta ad avventurarci in opinioni e giudizi su campi, vicende, situazioni che in realtà non conosciamo.

In questo lo sviluppo tecnologico, internet, l’assoluta velocità e la relativa facilità a reperire informazioni, ci dà la sensazione che basti poco per essere realmente informati. Wikipedia, qualche sito di domande e risposte, i blog tematici ed il gioco è fatto! Diventiamo esperti di urbanistica al punto di riuscire a spiegare la correttezza di una variante del piano regolatore. Oppure pensiamo di avere le conoscenze giuste per spiegare a qualcuno l’ineccepibilità della fecondazione eterologa, oppure i grandi vantaggi delle fonti rinnovabili.

Ecco perché vanno tanto di moda i tuttologi, i frequentatori di salotti tv pronti a dare saggi suggerimenti e illuminanti opinioni su ogni cosa: dal tempo di cottura della pasta, alla scelta del mutuo più opportuna, dalla liceità dei programmi di burlesque in prima serata, alla congruità del paniere dell’Istat.

Ma finché questi dotti sapienti si limitano a dirci quali cibi provocano l’aerofagia o quanto sia dannoso esporsi ai raggi del sole a luglio all’ora di pranzo, passi. Quando pretendono invece di sputare sentenze sulla tragedia di una madre a cui è morto un figlio suicida, schiacciato da un peso più grande di lui, allora le cose non vanno più bene. Sentire questi improvvisati psicologi che pontificano su quello che avrebbe dovuto o non dovuto fare, cosa era opportuno e cosa no, di chi è la colpa e cosa sarebbe stato giusto mi fa salire il veleno e prorompere dal profondo un enorme, gigantesco, liberatorio mavaff…!

Che poi in realtà invece non è così. Lo sapete, sono un gran minchione e la mia missione su questa terra è spandere luce e dolcezza. Non riesco ad incazzarmi sul serio, neanche con questi tromboni sputasentenze. Sì, mi urtano i nervi, ma poi mi faccio un giretto su una delle mie pagine facebook preferite e mi passa.

E allora, a questi grandi sapientoni, mentre sono lì sulle loro belle cattedre che ti spiegano la rava e la fava sulla qualunque, riprendendo la domanda del titolo di questo post, mi piacerebbe tanto domandargli: ma lo sapete chi ne sa tantissimo di campi di grano?

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Io e le donne (per tacer della cagna)

Cari lettori, ma soprattutto care lettrici…(avevo sempre sognato cominciare un post così, ma non avevo mai trovato un soggetto così assolutamente minchione, adatto a questo incipit). Come voi ben sapete e se non lo sapete, sapetolo….sapatelo, sap.. è bene che si sappia, ho una grandissima stima del genere femminile. Sono assolutamente convinto della superiorità fisica, psichica, intellettuale (avete notato che gli ultimi 4 consigli di lettura che vi ho dato riguardano 4 scrittrici?), delle donne, rispetto a noi poveri maschietti.

Del resto, forse non a caso, uno dei primissimi post di questo blog era proprio un Elogio delle donne. Sarà che la mia mamma mi manca da morire. Sarà che sono innamorato della mia donna. Sarà che ho bellissimo rapporto con mia figlia. Sarà che ho delle “sorelle” meravigliose, delle amiche stupende e sul lavoro, quattro collaboratrici semplicemente fantastiche. Sarà che la mia piccola Rose mi fa delle feste quando rientro a casa persino esagerate. Saranno tutte queste cose, ma davvero penso che le donne abbiano una marcia in più.

Le ragazze fanno grandi sogni, forse peccano di ingenuità,  ma l’audacia le riscatta sempre, non le fa crollare mai.
cantava così Bennato qualche anno fa. E aveva ragione. Le donne sanno leggere fra le righe. Capiscono le cose prima di noi. Gli basta un’occhiata per cogliere le sfumature più recondite, i pensieri più nascosti, le intenzioni più celate. Come riuscire a starvi al passo? Come non soffrire questo ancestrale complesso di inferiorità, che qualche deficiente prova a mascherare con la forza bruta?

Le ragazze fanno grandi sogni, era il titolo di quella canzone che citavo prima. Ma in certe circostanze i sogni dovrebbero rimanere tali, perché il rischio è che altrimenti il vostro intuito tenda un tantino ad esagerare. E così può capitare che il vostro saper prevedere le conseguenze le enfatizzi. Si può arrivare al punto che la fantasia travalichi la realtà e nascano castelli, ma che dico castelli, grattacieli, ma che dico grattacieli, interi quartieri residenziali fatti di villette a schiera con giardino, piscina, barbecue e casetta per gli attrezzi. Dal nulla.

E qui dall’altra parte siamo noi, incerti ed affannati siamo noi, violenti ed impacciati siamo noi che, non ne veniamo mai a capo, mai a capo… Ancora una volta debbo dire che Edoardo non aveva affatto torto. Ma del resto, che alternativa abbiamo? Eh no, almeno per me, alternative non ce ne sono!!!

 

 

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(il)leggittimi malumori

E’ ovvio che sia arrabbiato per i politici bugiardi, populisti, ladri ed incapaci. Ma la classe politica rispecchia la società civile che la elegge. Con chi te la vuoi prendere?

E’ scontato che sia stufo dell’ignoranza e della stupidità, dell’egoismo e della maleducazione che c’è in giro. La gente si sa, presa singolarmente è fatta per lo più di brave persone: tutti insieme però emergono le colpe e le omissioni, tutti insieme gridiamo Heil Hitler o Barabba. Con chi te la vuoi prendere?

Certo che sono indignato per le terribili disgrazie che capitano senza un motivo, senza una vera ragione. Dovremo attendere la parousia, perché si sa, la giustizia non è di questo mondo. Con chi te la vuoi prendere?

E’ chiaro che mi rattrista vedere quanto spreco di intelligenza, di risorse, di energie ci sia intorno a noi. Non sappiamo dare le giuste priorità alle cose, ci perdiamo nei particolari e a volte ci sfugge l’essenziale. Siamo uomini, creature imperfette. Con chi te la vuoi prendere?

Bisogna avere pazienza. Tanta pazienza e comprensione. Bisogna sdrammatizzare, prendere la vita per il verso giusto, ridimensionare le vicende, viverle con leggerezza, con ironia.

Però non c’è niente da fare. E’ più forte di me. Non esiste nessuna cosa che mi faccia salire il veleno, che mi faccia infuriare, che mi rovini l’umore e le giornate più di questo. Perdere in casa con un goal al 90, dopo che hai attaccato tutta la partita e ti sei mangiato milioni di occasioni. Con chi me la voglio prendere?

Alcuni credono che il calcio sia una questione di vita o di morte. Non sono d’accordo. Il calcio è molto, molto di più.
(Bill Shankly)

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Condividi anche tu la foto di un maiale al tramonto

Ho visto uno che entrava in un negozio di musica e con esagerata esuberanza, comprava un CD di Giggi D’Alessio.

Ho visto uno che, con una fastidiosa espressione di autocompiacimento, aveva un piercing sul capezzolo destro. E pure un altro sul sinistro.

Ho visto uno che camminava sulla spiaggia con un tatuaggio di due ali d’angelo che gli copriva tutta la schiena. E non si vergognava neanche un po’.

Ho visto uno che aveva comprato un divano da Poltrone & Sofà senza avere sconti. No, va be’ scherzo.

Ho visto uno che, felice e contento come un acciuga dentro un fiore di zucca, passeggiava al centro commerciale indossando una tuta con i colori della peperonata.

Ho visto uno che affermava, anche con una certa sicumera, che Milinkovic Savic è una pippa al sugo.

Ho visto gente che, con malcelato entusiasmo, guardava Uomini e Donne parteggiando per qualcuno contro qualcun’altro, come se poi gliene venisse in tasca qualcosa.

Ho visto uno che giurava e spergiurava che la pora nonna nei bucatini all’amatriciana ci metteva il soffritto con la cipolla.

Ho visto uno che, con viva e vibrante riprovazione, se la prendeva con il governo perché nevicava troppo.

Ho visto uno, anzi era più d’uno, che riteneva, anche con una certa aria seriamente corrucciata, che 54 milioni fossero un nonnulla, quisquilie, pinzillacchere.

A quel punto ero un po’ depresso. Che fine ha fatto il buon gusto? Dov’è andato il senso dell’estetica? Quando abbiamo perso la voglia di circondarci di cose belle? Perché in giro non si trova più l’armonia, lo stile, l’eleganza ? Allora ho condiviso sulla bacheca di Facebook la foto di un maiale al tramonto.

Ho visto che è stata molto apprezzata.

E mi è tornato il buonumore.

Ho visto un re. “Sa l’ha vist cus’è?”, ha visto un re, “Ah beh, sì beh”. Un re che piangeva seduto sulla sella, piangeva tante lacrime, ma tante che bagnava anche il cavallo! “Povero re” “E povero anche il cavallo!”

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Breve storia triste di un matrimonio che non s’ha da fare

“Si potrebbe andare tutti allo zoo comunale. Vengo anch’io. No tu no. Ma perché? Perché no”

  • Toc toc
  • Chi è?
  • Siamo quelli che fino a ieri vi hanno mandato affanculo. Vorremmo venire a casa vostra così potremmo mandarvi affanculo meglio
  • No, grazie, non ci interessa
  • Mi permetto di insistere. le assicuro che come mandiamo affanculo noi…
  • Ma guardi, le ho detto che…
  • E’ un’occasione unica. Se vuole potremmo anche accusarvi di un bel complotto giudaico-massonico-plutocratico
  • No, grazie, abbiamo già tutto
  • Un po’ di scie chimiche?
  • Le lasci dal portiere
  • Establishment! Establishment!
  • Le ho detto dal portiere
  • Un’offerta per il nostro giornalino on line?
  • Mi scusi, non ho spicci
  • E allora il PD? E la casta? Eh che mi dice della casta?
  • Eh quella effettivamente è carina, però ora la saluto
  • Allora, arrivederci a Bruxelles!

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Il genio

Il genio non teme il giudizio delle folle. Il genio non si lascia condizionare dalle convenzioni. Lui va avanti per la sua strada, crea, inventa, sogna. Il genio vede cose che noi non possiamo neanche immaginare. E non si lascia imbrigliare dal già noto, dalle nozioni, dalla scienza. Il genio non si fa condizionare dalla storia. Lui la fa la storia. Non gli intetessa la geografia, lui crea posti nuovi. Per questo il genio è un incompreso. A meno che non crei un nuovo partito, per riunire tanti geni accanto a sè. Allora magari un giorno te lo ritrovi a capo del governo.

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Che ti regalo per i 50 anni?

E così siamo arrivati! 365 giorni dopo questo post, dove elencavo tutto quello che avrei voluto fare prima di oggi, ci siamo. Mi sa che ora mi toccherà anche aggiornare l’about del blog! Come era largamente prevedibile ho bucato gran parte dei dieci obiettivi che mi ero ripromesso di raggiungere: per la precisione, non ho giocato più partite, non ho letto più libri, non ho preso più metropolitana, non sono tornato in America (ma sono andato a Cuba), non sono andato a più concerti (a quello del Boss però sì!), non ho discernuto…discernito…non ho saputo discernere (tiè!) meglio le persone, non ho pubblicato un nuovo romanzo (a breve però…), ma in compenso ho continuato a scrivere post minchioni (e va be’, questo era facile) e posso dire di essermi abbastanza avvicinato a quello che avevo detto essere il vero obiettivo. No, non quello di fare la colonscopia, anche se sono molto soddisfatto di averla fatta perché per me era un po’ come affrontare il Ciciarampa. Se è per quello sono anche molto soddisfatto di aver rinnovato la patente. Infatti dopo i 50 i rinnovi vanno fatti ogni 5 anni. Quindi, avendolo fatto ai 49, anche solo per pochi mesi, mi vale per dieci anni. Un bella soddisfazione!

Ma per restare nella stretta attualità, tutti mi chiedono, cosa vorresti per regalo? A parte rispondere un gratta & Vinci con 500 mila euro, sono molto in difficoltà. Primo perché i regali mi piace molto più farli che riceverli. Secondo perché i regali che apprezzo di più sono i libri e i CD. Ma i CD nuovi decenti ormai sono sempre più rari, i libri li leggo praticamente solo su kindle e quindi ecco lì che davvero non so cosa rispondere. 50 anni però non è che si compiono tutti gli anni e quindi, per chi volesse proprio cimentarsi, ecco la lista dei regali che mi piacerebbe ricevere.

Una bussola per orientarsi per davvero. Non quello che ti dicono dov’è il nord. Diciamo la verità, ma chissene importa di dov’è il nord! Una bussola che ti indichi quando sarebbe meglio tacere e quando invece sarebbe meglio parlare. Un ago che indichi se sia meglio stare fermi o andare, che ti dica dove andare e con chi.

Un rilevatore di bugie. Un aggeggio che, appena qualcuno dice una bugia si illumina, oppure si mette a suonare. O magari fa una pernacchia. Immaginate che bello accenderlo davanti al telegiornale. O in ufficio, quando sei ad una riunione con i capi. Ovviamente ci vorrebbe un interruttore così da metterlo in stand by, perché a volte qualche bella bugia fa anche piacere.

Un metro per le persone. Non quelli in centimetri che servono a misurare quanto sei alto. Piuttosto un metro per capire quanto sia opportuno/sano/corretto/appropriato/utile avvicinarsi e quanto allontanarsi dagli altri.

Un raccoglitore di tempo. Una cosa tipo un registratore: stai vivendo un bel momento, tranquillo con gli amici, felice, con la persona che ami? E quello lì si mette a registrare. Poi più tardi ti metti comodo, schiacci un tasto, e te lo rivivi tutte le volte che vuoi. Poi potrebbe funzionare anche con il tasto FF (vai avanti veloce), per velocizzare i momenti noiosi. Questo sarebbe proprio un bel regalo.

Un trasformatore che converta le scoregge in palloncini colorati. Questo lo ammetto, sarebbe davvero un regalo un po’ naif. Però il mondo diventerebbe un posto più colorato. E anche meno puzzolente.

Una gomma da masticare autorigenerante. Premetto che io odio le gomme da masticare. Però, ad esempio contro l’alito cattivo, sono utili. Il problema è che appena le mangi sono buone, gustose, rinfrescanti. Ma dopo circa una quarantina di masticate, ecco lì che diventano stoppacciose, emerge prepotente la loro natura gommosa e diventano insopportabili. Se invece si rigenerassero, continuando ad essere morbide e succose per 4 o 5 ore, allora forse ricomincerei ad apprezzarle.

Un elimina rotturedicoglioni. Ancora devo immaginare come potrebbe funzionare. Tipo una pistola ad acqua: si presenta la rottura di minchioni tu spingi il grilletto, spruzzzzz e via, eliminata. Dai, non sarebbe mica male!

Un aspiratore di nuvole per far splendere il sole quando serve. Questo sarebbe davvero un bel regalo. Il giovedì sera calcetto? Ecco lì che a partire dal pomeriggio una bella aspiratina intorno al cielo nei dintorni del campo e giochi all’asciutto (che alla nostra età, non è che sia proprio salutare giocare sotto l’acqua). E vogliamo parlare dei fine settimana funestati dalle nuvole? Mai più.

Tornando all’obiettivo di 366 giorni fa, avevo detto che avrei voluto dare leggerezza ai pensieri e profondità ai sentimenti. Questo era l’obiettivo prima di arrivarci e resta l’obiettivo ora che sono arrivati. Ecco, il regalo più bello è il piccolo o grande aiuto che ognuno di voi mi vorrà dare per raggiungerlo. Senza dubbio il più bello ed il più gradito!

Se invece arrivate lunghi, proprio all’ultimo minuto, non sapete che fare, fra una bottiglia di amaro, la discografia completa di Raffaella Carrà o una scatola di cioccolatini, se posso scegliere, allora preferirei un biglietto aereo per Cuba. E fate sempre la vostra bella figura.

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