Se volessi scrivere la mia vita in un libro, mi piacerebbe che alla fine somigliasse ad una commedia di Wodehouse. Se dovessi colorarla, sicuramente la farei tutta biancoceleste. Se ci potessi mett…
Sorgente: Per i miei 50 anni
Se volessi scrivere la mia vita in un libro, mi piacerebbe che alla fine somigliasse ad una commedia di Wodehouse. Se dovessi colorarla, sicuramente la farei tutta biancoceleste. Se ci potessi mett…
Sorgente: Per i miei 50 anni
Vigilia del voto, giorno di silenzio non si dovrebbe fare campagna elettorale. E quindi io, da buon minchione, mi limito a fornirvi gli scenari palusibili (!) su ciò che accadrà dopo la consultazione referendaria. Ecco su per giù quello che succederà.
Se vince il Sì
Se vince il No
E ora buon voto a tutti!
Lo so, lo so…più e più volte vi ho detto che non mi piacciono le alternative nette, le scelte che escludono. Sono molto più per l’et et che per l’aut aut. Ho ripetuto spesso che quando una domanda ti fa scegliere uno per escludere l’altro, non c’è una risposta giusta, ma una domanda sbagliata. E però a volte non si può proprio fare altrimenti. A volte la vita ti mette davanti ad un bivio. E lì scopri quali sono le tue priorità, quali sono le cose davvero importanti, quelle che contano veramente: la carriera o la famiglia, i soldi o gli affetti, il gelato o la grappa. E’ ovvio, lo ribadisco, dovremmo provare sempre a mediare, dovremmo cercare la coincidentia oppositorum. Perché spesso non c’è una strada giusta ed una sbagliata, spesso è solo la nostra mancanza di inventiva che ci fa arrendere a scegliere una delle due.
Ma a volte invece non si può proprio fare altrimenti. Sceglierle entrambe non è possibile, devi dare la priorità alle cose a cui tieni sul serio.
Domenica c’è il referendum. E c’è il derby. Se arrivasse il famoso genio della lampada e dicesse scegli! Hai questa alternativa, o l’uno o l’altro. Tu che preferiresti? Vincere con tre goal di scarto o su autogoal all’ultimo minuto?
Io odio l’ora solare. Odio le giornate in cui alle quattro e mezza di pomeriggio è già notte. Dice, “ma altrimenti la mattina è buio“. Ma perché, che dovete fare la mattina? Andate in giro per negozi alle 7 della mattina? Vi incontrate con gli amici e fate una passeggiata in centro? Chissene importa che la mattina è buio! Invece la sera, dopo una giornata di lavoro, avere un’ora di luce in più sarebbe una bella comodità. E poi ci risparmieremmo la seccatura di dover rispostare gli orologi a marzo.
Ma poi, perché proprio tra le due e le tre di notte. Se proprio dobbiamo spostare le lancette, facciamolo di giorno. Che so, tra il primo e il secondo tempo, magari se la tua squadra perde: “no, guarda mi dispiace, stai vincendo, però non sono le 16, sono le 15, quindi dobbiamo giocera ancora altre due ore.” In quel caso forse. Invece tutti a dire “va be’ ma dormiamo un’ora in più“. Ma voi sentite tutta questa esigenza di dormire un’ora in più? Se proprio dobbiamo fare finta di regalarci un’ora, almeno sfruttiamola per attività più divertenti. Mangiamo, beviamo, giochiamo a pallone, guardiamo un film, ascoltiamo musica, facciamo l’amore. Per dormire, da qui all’eternità, ne avremo di tempo!
Vizi privati e pubbliche virtù, si diceva una volta! E una volta tanto, invece di sparare minchiate, voglio fare un uso privato di un blog privato: che del resto è mio, quindi faccio un po’ come mi pare!
Per tutti i blogger milanesi (e dintorni), sarò nella vostra ridente cittadina mercoledì 12 ottobre, dalle 17 fino verso le 21, presso PRESSO (chiamare un posto “presso” è geniale. Mi immagino i dialoghi…”ci vediamo a presso”, “sì ma presso dove?” “Te l’ho detto, a presso”, “Sì ma io volevo……”, potremmo andare avanti per ore, un po’ come la famosa battuta di Rain Man “Chi sta in prima base?”).
PRESSO sta in via Paolo Sarpi 60 e mi troverete allo stand di Poste Italiane dove, oltre qualche gadget carino, potrete trovare tutte le indicazioni per il rilascio dell’Identità Digitale, la cosiddetta SPID, che a partire da febbraio 2018 sarà la chiave di accesso per tutti noi con i servizi della Pubblica Amministrazione e via via anche con tutte le aziende.
Se riuscite a fare un salto fatevi riconoscere, sarà l’occasione per scambiare due chiacchiere personalmente e dare un volto ai nomi.
Perché mio cugino ha detto che una volta Renzi gli ha violentato il gatto. Ma i giornali, schiavi del PD, mica le scrivono queste cose.
Perché il testo autentico del quesito referendario, era “anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribàcchi confaldina? Come antifurto, per esempio. Perché il dito lo prematura ma allora io le potrei dire, anche con il rispetto per l’autorità, pàstene soppaltate secondo l’articolo 12, abbia pazienza, sennò posterdati, anche un pochino antani in prefettura?” Ma gli estensori del referendum, schiavi del PD, mica le dicono queste cose.
Perché è vero, se vince il sì non avremmo più il bicameralismo perfetto, non avremmo più le province, sarà abolito il Cnel. Ma la fame nel mondo? E le cura contro il cancro? E il prezzo delle ciliege fuori stagione? Ma i fruttivendoli, schiavi del PD, mica lo dicono quanto costano.
Perché una volta Renzi ha fatto una puzza in ascensore. Non me l’ha detto nessuno, ma una volta dev’essere successo per forza. Ma il portiere, schiavo del PD, mica le dice queste cose.
Perché hanno messo il voto a dicembre, quando le giornate sono più corte e fa buio presto, così la gente ha sonno e non va a votare. Ma il meteo, schiavo del PD, mica le prevede queste cose.
Perché quando ero in quinta la maestra mi ha insegnato le province. So perfino dov’è Isernia. E pure Biella. E ora che le ho imparate così bene, me lo volete abolire?
Perché la figlia della sorella (era gobba pure quella, era gobba pure quella) lavora al Cnel.
Perché Renzi è convinto che nell’amaro benedettino ci sta il segreto della felicità.
Perché a me piace il ping pong. E questo andare alla Camera e poi al Senato e torna alla Camera e poi ritorna al Senato e vai su e torna giù, vai a destra e torna a sinistra. Senza passare dal via e ritirare le venti mila lire. Starei ore, ma che dico ore. Starei giorni, ma che dico giorni. Starei mesi, ma che dico mesi. Starei anni a guardarlo. Tanti, tanti anni!
Perché io mi fido di Beppe. E di Baffino. E di Silvio. E di Brunetta. E di Gasparri. E di Salvini. E di Pacciani. Ah no quello era compagno di merende di Renzi. Ma la cosa fondamentale è che loro mica sono schiavi del PD!
Egregi rappresentanti delle nazioni,
vi scrivo per certificare l’infimo livello e il degrado irrecuperabile in cui versa la città di Roma. Infestata dai ladri, sommersa dalla mondezza, incapace di gestire una mobilità degna di una capitale europea, destinata ad un fallimento irrecuperabile. Cosa volete che siano 8 anni? 96 mesi, 416 settimane, 2920 giorni. Insomma, è un attimo! Sì, forse per quel periodo sarò riuscita a trovare tutti gli assessori, ma mica lo so. E poi, pensate sul serio che noi, con le nostre forse, le nostre capacità, la nostra buona volontà, in questo nonnulla saremmo in grado di risollevare questa situazione? Saremmo diventati capaci di governare? Suvvia! Roma non si è fatta mica in un giorno.
E poi non abbiamo bisogno dei milioni di euro che volete metterci a disposizione. Abbiamo ben altro a cui pensare: faremo il GRAB, il grande raccordo anulare per biciclette, una cosa di cui veramente si sente la mancanza a Roma. Come anche la funicolare per Monte Mario. E poi ci sono le scie chimiche. Mica si può pensare di far venire tutti quei turisti qui, mentre sopra le nostre teste volano milioni e milioni di scie chimiche.
Io di sport non è che ne capisco molto, ma a voi sembra che noi romani siamo così sportivi? Lazio e Roma hanno vinto 5 scudetti in due! Ma allora, se proprio dobbiamo farla in Italia, questa benedetta Olimpiade organizziamola a Juventus. Non so bene dove sia, ma quelli sì che sono bravi nello sport. E’ un’idea, può piacere, può non piacere. Quasi quasi chiedo a Beppe se ci fa un bel sondaggio sul blog.
Comunque ve lo ribadisco, Roma non è pronta. E non lo sarà mai. Andate a Parigi, fanno delle brioche favolose. Certo, come sistemi di sicurezza hanno qualche lieve margine di miglioramento, ma cosa volete che sia! Se no Los Angeles… Hollywood, gli attori, sai che bello. Altrimenti Budapest: avete mai assaggiato il gulash ungherese? Date retta a me, non ve ne pentirete. Del resto qui cosa potremmo offrirvi? I rigatoni con la pajata. E come diceva il compianto Albertone cos’è la pajata? Ecco, io oggi sto dicendo al mondo, che è questo quello che noi siamo in grado di offrirvi: Merda.
La vostra affezionatissima Virginia.
Dopo tanti anni, come un flash dal passato, un fatto accaduto ieri mi ha fatto tornare in mente F. un mio amico di quando eravamo piccoli. Amico in realtà è una parola grossa. Un ciccione che non mi era per niente simpatico. A dire il vero a nessuno era simpatico, perché era il classico ragazzino iracondo e sbruffone, presuntuoso e poco intelligente. Uno di quelli che cercano sempre la rissa, che non colgono al volo le cose e quindi, inevitabilmente, diventano i soggetti preferiti di scherzi e prese in giro da parte degli altri. Ma se le meritava tutte, perché era proprio insopportabile.
Aveva un’unica capacità. Oddio, probabilmente ne aveva anche altre, ma per questa era davvero famoso. Riusciva a scoreggiare a comando. Per tutto il resto era un disastro, ma in questo, bisogna ammettere, era proprio bravo. Riusciva anche a tenere il tempo, imitando i motivetti più famosi. Un vero e proprio virtuoso del peto. Ovviamente tutti ridevamo alle sue spalle, ma lui mica lo capiva. Anzi, era orgogliosissimo di questa sua dote. E quindi noi, nelle situazioni meno appropriate, andavamo lì a stuzzicarlo, invitandolo a mettersi in mostra, facendoci poi grasse risate alle sue spalle.
A pensarci oggi, eravamo proprio dei gran fetenti. Ma eravamo piccoli, non capivamo che così facendo aumentavamo il distacco dalla realtà di questo poveraccio, facendogli credere che quella che lui pensava fosse una dote, in realtà era solo il motivo per ridere alle sue spalle. Ieri, quando quei giornalisti, nel giorno in cui muore un galantuomo, un gigante della politica come Ciampi, sono andati a intervistare Salvini, mi è tornato in mente il mio amico scoreggione. Chissà che fine ha fatto. Con i tempi che corrono, si fosse buttato in politica, magari a quest’ora era diventato il leader di un partito.
Ed ora mentre ascoltate Blackbird, trovate l’intruso!
(Ringrazio la mia amica Camipepper per l’ispirazione del post. Non seguite il suo blog? va be’, continuiamo così, facciamoci del male!)
Sono rimasto vicino, quando era più facile fuggire e sono andato via quando era più comodo restare. Poi ho mangiato carne cruda, così dura che sembrava un cane di Pompei, ma ti ho detto che era buona, perché a volte le bugie sono dolci come le ciliegie e allora diventano più vere della realtà. Tu hai capito e hai fatto un sorriso che era più bello di un tramonto sul mare. Allora ti ho comprato un tappeto di petali di rosa, perché guardarti dormire resta più bello di un goal in sforbiciata sotto l’incrocio dei pali. E poi se ti rende felice, non può essere sbagliato.
Poi sono andato alla ricerca di un trifoglio con quattro petali, un po’ perché dicevano portasse fortuna, ma soprattutto per capire come fosse possibile cancellare una macchia di frutta su una maglietta bianca. Dopo sono andato a prendere un treno in corsa, per non correre il rischio di essere in anticipo, ma in realtà anche per andare in quel mercatino dell’usato a cercare il numero uno di Tex, che me lo ricordo come fosse ieri, avevo otto anni e mi innamorai di quella camicia gialla con il foulard nero e il cappello da Cow Boy. Perché se ti rende felice, non può essere sbagliato.
Quindi ho cercato di bere per togliere tutta la sete, ma mi sono accorto che bisognava andare molto lontano. La mia buona stella sei tu, anche quando sembri distratta o persa dietro alle mie preoccupazioni, non posso prometterti che ce la farò, ma che non mi arrenderò mai, mai, questo sì! Come quando da bambino costruivo castelli di sabbia vicino la riva del mare e Dio mi è testimone di quanto fossero belli. Per questo te lo ripeto, se ti rende felice, non può essere sbagliato.
If it makes you happy, it can’t be that bad. If it makes you happy, then why the hell are you so sad?