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Il bambino scoreggione

Dopo tanti anni, come un flash dal passato, un fatto accaduto ieri mi ha fatto tornare in mente F. un mio amico di quando eravamo piccoli. Amico in realtà è una parola grossa. Un ciccione che non mi era per niente simpatico. A dire il vero a nessuno era simpatico, perché era il classico ragazzino iracondo e sbruffone, presuntuoso e poco intelligente. Uno di quelli che cercano sempre la rissa, che non colgono al volo le cose e quindi, inevitabilmente, diventano i soggetti preferiti di scherzi e prese in giro da parte degli altri. Ma se le meritava tutte, perché era proprio insopportabile.

Aveva un’unica capacità. Oddio, probabilmente ne aveva anche altre, ma per questa era davvero famoso. Riusciva a scoreggiare a comando. Per tutto il resto era un disastro, ma in questo, bisogna ammettere, era proprio bravo. Riusciva anche a tenere il tempo, imitando i motivetti più famosi. Un vero e proprio virtuoso del peto. Ovviamente tutti ridevamo alle sue spalle, ma lui mica lo capiva. Anzi, era orgogliosissimo di questa sua dote. E quindi noi, nelle situazioni meno appropriate, andavamo lì a stuzzicarlo, invitandolo a mettersi in mostra, facendoci poi grasse risate alle sue spalle.

A pensarci oggi, eravamo proprio dei gran fetenti. Ma eravamo piccoli, non capivamo che così facendo aumentavamo il distacco dalla realtà di questo poveraccio, facendogli credere che quella che lui pensava fosse una dote, in realtà era solo il motivo per ridere alle sue spalle. Ieri, quando quei giornalisti, nel giorno in cui muore un galantuomo, un gigante della politica come Ciampi, sono andati a intervistare Salvini, mi è tornato in mente il mio amico scoreggione. Chissà che fine ha fatto. Con i tempi che corrono, si fosse buttato in politica, magari a quest’ora era diventato il leader di un partito.

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10 verità e una bugia

  1. Qualche anno fa, saranno state le undici di sera, sono uscito fuori in terrazzino e ho fatto un urlo che mi avranno sentito anche allo Zio d’America. Behrami aveva segnato il 3 a 2 a un minuto dalla fine, ma non potevo correre il rischio di svegliare i piccoletti e di farla incazzare. Loro non si sono svegliati, lei però si è incazzata lo stesso.
  2. Piuttosto che niente, meglio piuttosto. Che non significa accontentarsi, ma saper apprezzare quello che si ha (o quello che si è).
  3. Penso che Blackbird sia la più bella canzone dei Beatles.
  4. Penso che Totti, se non per la sua bravura, ma anche solo per la sua sportività, avrebbe meritato il pallone d’oro.
  5. Non riesco più a sentire nemmeno l’odore della vodka al limone da quella volta che giocai a poker fino alle 6 del mattino perché volevamo fotografare l’alba sul mare a Porto Recanati. Vennero fuori delle foto molto belle. Dopo aver vomitato anche l’anima.
  6. Mi dimentico tutto. Riesco davvero a cancellare qualsiasi cosa. Apparentemente soffro di amnesie o il mio cervello ha zone grigie inesplorate. In realtà, come scrivevo già altre volte, il muscolo del ri-cordo, non è il cervello, ma è il cuore, il muscolo cardiaco. E quello registra tutto e non si scorda nulla.
  7. Una volta, avrò avuto dieci anni, sono andato a caccia con mio zio, dalle 4 alle 10 della mattina. Non abbiamo preso niente, a parte un’indigestione di more. Forse sarà per questo che da allora preferisco le bionde?
  8. A volte gli altri hanno la sensazione che mentre mi parlano io non li stia a sentire. Ma non è colpa mia se il pensiero è più veloce delle parole.
  9. Ho capito che innamorarsi è relativamente facile. E soprattutto, si può farlo da soli. Molto più difficile è riuscire a non innamorarsi. E qui c’è bisogno dell’aiuto di tutti e due.
  10. Amo le giornate fredde d’estate e le giornate calde d’inverno. Niente mi dà più gusto che sbagliare le previsioni. Per questo penso che bisogna sempre dare un’altra possibilità alle persone. Altrimenti come faranno a sorprenderci?
  11. Un giovedì sera qualche anno fa giocammo sotto la neve. Mi ricordo che ho pensato che non ci fosse niente di più bello che avrei potuto fare su questa terra.

Ed ora mentre ascoltate Blackbird, trovate l’intruso!

(Ringrazio la mia amica Camipepper per l’ispirazione del post. Non seguite il suo blog? va be’, continuiamo così, facciamoci del male!)

 

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Se ti rende felice

Sono rimasto vicino, quando era più facile fuggire e sono andato via quando era più comodo restare. Poi ho mangiato carne cruda, così dura che sembrava un cane di Pompei, ma ti ho detto che era buona, perché a volte le bugie sono dolci come le ciliegie e allora diventano più vere della realtà. Tu hai capito e hai fatto un sorriso che era più bello di un tramonto sul mare. Allora ti ho comprato un tappeto di petali di rosa, perché guardarti dormire resta più bello di un goal in sforbiciata sotto l’incrocio dei pali. E poi se ti rende felice, non può essere sbagliato.

Poi sono andato alla ricerca di un trifoglio con quattro petali, un po’ perché dicevano portasse fortuna, ma soprattutto per capire come fosse possibile cancellare una macchia di frutta su una maglietta bianca. Dopo sono andato a prendere un treno in corsa, per non correre il rischio di essere in anticipo, ma in realtà anche per andare in quel mercatino dell’usato a cercare il numero uno di Tex, che me lo ricordo come fosse ieri, avevo otto anni e mi innamorai di quella camicia gialla con il foulard nero e il cappello da Cow Boy. Perché se ti rende felice, non può essere sbagliato.

Quindi ho cercato di bere per togliere tutta la sete, ma mi sono accorto che bisognava andare molto lontano. La mia buona stella sei tu, anche quando sembri distratta o persa dietro alle mie preoccupazioni, non posso prometterti che ce la farò, ma che non mi arrenderò mai, mai, questo sì! Come quando da bambino costruivo castelli di sabbia vicino la riva del mare e Dio mi è testimone di quanto fossero belli. Per questo te lo ripeto, se ti rende felice, non può essere sbagliato.

If it makes you happy, it can’t be that bad. If it makes you happy, then why the hell are you so sad?

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La pazienza e la molestia

“Renditi utile, visto che non sei dilettevole”

Così racconta Natalia Ginzsbug le diceva il padre quando era piccola. E in effetti, visto che essere dilettevoli non è proprio così semplice, almeno uno dovrebbe provare a rendersi utile. Ma mica è così facile. Perché in realtà poi ci sono molte sfumature fra il bianco e il nero. Ad esempio ci sono persone che non potresti dire che siano buone o cattive: sono quei tipi che si muovono con modi scomposti, in maniera inappropriata, un po’ come elefanti in una cristalleria, ma non lo fanno apposta, non hanno secondi fini. Sono inopportuni. Come i temporali estivi che ti colgono senza ombrello all’uscita di un ristorante con la macchina lontana e le scarpe leggere.

Sono quegli amici che parlano quando bisognerebbe star zitti, che dicono esattamente quello che non vorremo sentire e lo dicono esattamente nel preciso istante in cui non andrebbe detto. Così, senza volere, senza alcuna malizia. Perché loro non colgono la situazione, non capiscono al volo il contesto, l’interlocutore, la circostanza. No, loro non capiscono una beneamata ceppa! E così come il trillo di un cellulare durante una messa, o più prosaicamente una scoreggia nel bel mezzo di una cena di gala, se ne escono senza troppi pensieri. Hanno in testa una cosa da dire e la dicono.

Sono quelle persone che non vorreste incontrare quel determinato giorno, mentre siete impegnati in questa o quella situazione e invece eccoli lì, in tutta la loro pesantezza, con il loro alito cattivo che ti si avvicinano sorridenti e attaccano uno sproloquio su argomenti del tutto privi di interesse. E tu che vorresti essere in qualsiasi altro posto pensi che forse una bella capocciata sul naso potrebbe risolvere il problema. Ma sei contrario alla violenza. sei jnato e cresciuto nei valori della tolleranza. E infatti, nella sua assoluta saggezza, santa Madre Chiesa, ha inserito la sopportazione delle persone moleste fra le opere di misericordia spirituale. Del resto, in qualche modo il paradiso deve pur essere guadagnato. Speriamo almeno con compagni di viaggio all’altezza della situazione!

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Summer Love (ovvero i 10 a parte)

“Summer loving had me a blast, Summer loving happened so fast!!!”

A parte il caldo che ti fa sudare anche quando sei fermo, che ti toglie la fame e ti aumenta la sete,

A parte che se pensi di soddisfare la sete bevendo alcolici, più bevi e più sudi e più sudi più hai sete. E poi ti tocca alzarti la notte. Ovviamente tutto sudato.

A parte il sudore, che appiccica i vestiti e questo non sarebbe neanche chissà ché, ma soprattutto aumenta gli odori molesti, in particolare perché la gente notoriamente è refrattaria al sapone.

A parte le botte di aria condizionata che hanno sul mio colon irritabile effetti a dir poco devastanti.

A parte la TV, che rimanda in onda la replica della replica di Don Lurio che balla il da da umpa con le gemelle Kessler, quando non ci ricorda i consigli utili per affrontare il caldo.

A parte che alcuni non solo non coprono, ma addirittura ostentano e quindi ci tocca vedere balonettori spiaggiati, cellulite danzante e tatuaggi in bella mostra (burqa, burqa, burqa!!!).

A parte quelli che partono, quelli che tornano, le zanzare che restano, i negozi chiusi e le metropolitane che non passano.

A parte che mi rode pensare che una volta le vacanze duravano 4 mesi.

A parte le file sul raccordo, le file sulla Pontina, quelle sull’Aurelia, la Salerno Reggio Calabria e la A14.

A parte l’astinenza dal pallone che mi porterebbe a giocare con i ragazzi sulla spiaggia

A parte questo, l’estate è senza dubbio la mia stagione preferita

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La presa della Bastiglia

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Dopo la lettura dell’ultimo post, la mia amica cazzeggiante poneva una domanda non da poco: “tu dici che sia possibile andare a prendere la Bastiglia?” Me la sono cavata con una battuta, ma se devo per un attimo fare la persona seria è ovvio che la risposta è assolutamente no!

Non siamo un popolo adatto alle grandi gesta, per fortuna o per sfortuna giudicate voi. Forse una volta, gli antichi romani, gli unici così fichi che erano fichi anche con un paio di sandali, ma poi dopo? Non abbiamo mai fatto una rivoluzione vera e propria, non siamo riusciti a liberarci delle varie dominazioni straniere se non grazie ad altri stranieri. Abbiamo una staterello ben impiantato proprio all’interno del centro vitale del Paese, che nel bene o nel male (anche qui, sospendo il giudizio) influenza quello che facciamo. Noi siamo il popolo che non è popolo. Che riscopre l’identità nazionale solo per una partita di calcio, anzi neanche più lì. Forse non è un dettaglio che siamo forse l’unica nazione che ha per colore identificativo (l’azzurro) un colore che non compare nella bandiera. Il blu Savoia: ma se i Savoia stanno sul cazzo a tutti? Ma lasciamo stare va!

Siamo il paese dei mille campanili: Pisa e Livorno, Potenza e Matera, Rocca di sopra contro Rocca di sotto, meglio un morto dentro casa che Tizio, Caio e Sempronio alla porta. Il paese delle contrade, dei Pali, dei derby. Altro che i Savoia, in realtà ci stanno sul cazzo tutti! Abbiamo questa singolare attitudine ad innamorarci del primo minchione che si atteggia a capetto, promettendo mari e monti, mentendo sapendo di mentire. Insomma no, ma quale Bastiglia vorremmo andare a prendere?

Siamo il popolo che si arrangia. Quelli delle regole da interpretare, delle norme da aggirare, senza senso civico, privi di qualsiasi senso del bene comune. Viviamo in una striscia di terra in cui si trovano il 70% delle opere d’arte di tutto il mondo e non siamo capaci non dico di valorizzarle, ma almeno di evitare che vadano in malora. Come dice la mia saggia amica Frà Squadra, “la magra consolazione è che qui da noi per le stragi non c’è bisogno del terrorismo islamico. Basta un binario unico, qualche politico corrotto e ce la caviamo benissimo anche da soli“.

Forse per questo le grandi imprese eroiche non fanno per noi. Siamo troppo poco tragici e troppo poco eroici. Ma forse siamo anche troppo saggi per pensare che basti prendere una Bastiglia per poter cambiare le cose. Perché la verità è che ci salva il buon senso, la capacità di saperci adattare, di stare con gli occhi asciutti nella notte scura: né santi, né eroi, forse navigatori, senza dubbio paraculi. Da noi vale il detto “non dire gatto se non c’è l’hai nel sacco“. Ma io soprattutto aggiungerei, mai e poi mai e per nessun motivo, non dire “mulo“.

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Bud Spencer non era mica inglese

L’inghilterra ha votato di uscire dall’europeo, ah no! Hanno perso e allora sono usciti dall’Europa. Niente sesso, siamo inglesi, no, non è la BBC. Quella ce l’abbiamo solo noi: Bonucci, Barzagli, Chiellini. Che quando hanno giocato insieme alla Juve hanno perso 4 partite in 5 anni.

E poi non so fra Renzi e Cameron, ma fra quell’ossesionato di Conte e Sir Roy Hodgson, che sembra sempre uno che ha esagerato con il whiskie nel the, la differenza salta agli occhi. Un po’ come tra bufalo e locomotiva. Un grande bufalo come Bud Spencer. Ma lui mica era inglese! Il nome l’aveva scelto in onore di Spencer Tracy e della birra Budweiser. E neanche Terence Hill è inglese. E anche se come don Matteo ce l’ha un po’ sfracassate, lui sembra quasi islandese. Ma gli islandesi – che si chiamano tutti son – son meno degli abitanti di Montesacro. Ora tutti a perculeggiare gli inglesi, poveretti, ma guardate che neanche l’Islanda è nell’Europa unita e tra un po’ secondo me neanche più all’europeo.

E allora l’Argentina che perde nuovamente contro il Cile, che dovrebbe dire? Comunque ragazzi, abbiamo battutto la Spagna, ed erano più di vent’anni che non vincevamo contro ‘sti antipatici. E mica giocavamo contro l’Islanda, che ha più vulcani che calciatori: magari fossi nato lì ora giocavo in nazionale. Bastava farmi crescere la barba.

Un po’ come il vecchio Bud. Che ora starà insegnando agli angeli come si mangiano i fagioli.

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Tu cita, io Tarzan

La bella e brava V punto mi solletica con un giochino di quelli che vanno di moda nei blog e che mi stuzzica molto, perché si tratta di tirar fuori le citazioni preferite e da sempre le citazioni sono la mia passione. Un po’ perché sono pigro e quindi perché scervellarsi a trovare frasi ad effetto, quando in realtà un sacco di bella gente ne ha già sfornate a bizzeffe? Poi perché la trovo una sorta di riscatto scolastico: quando sei a scuola se copi qualcuno ti cazziano, se invece fai una citazione (ovvero, copi lo stesso, ma dici da chi hai copiato), diventi fico. Se ci pensate è singolare questa cosa.

Allora, potremmo dividere il giochino per categorie: ci sono citazioni dotte, letterarie, politiche, cinematografiche, musicali, tra amici. Ecco, le meglio sono quelle fra amici: quello che capiscono solo una ristretta cerchia di persone, perché fanno riferimento a cose, persone, situazioni, che solo loro hanno vissuto e quindi solo per loro hanno un senso. Anzi, meno hanno senso per chi è fuori dal gruppo e meglio sono. E’ come se fossero una specie di segno distintivo che serve a cimentare l’identità. Oddio, c’è da dire che dopo un po’ stufano. Anche perché c’è sempre quello che esagera, che le tira fuori in continuazione o a sproposito. A questa deriva, ad esempio, appartengono tutti i detti e le frasi celebri dell’infanzia, che tu vorresti dimenticare, ma che qualche zia o nonna tirano fuori davanti a qualcuno, tanto per farti fare qualche bella figura di merda davanti a tutti! Inutile che ve ne dica qualcuna…ognuno ha la sue, che custodisce più o meno gelosamente nell’album dei ricordi.

Veniamo invece a quelle pubbliche. Fra quelle classiche, quella che preferisco è “Tu ne cede malis, sed contra audentior ito!” (Eneide, Virgilio). Provarci sempre, più audacemente!

Fra quelle letterarie metterei quella di Baudelaire, “Di vino, di poesia o di virtù: come vi pare. Ma ubriacatevi

Fra quelle politiche mi piace molto quella attribuita a Mao, “Quello che per il baco è la fine del mondo, per il resto del mondo è una farfalla“.

Le più belle fra quelle cinematografiche le ho già citate qualche tempo fa quando scrissi un post specifico sull’argomento, pieno di citazioni dei miei film preferiti (era assai divertente in effetti e lo trovate esattamente qui): se devo sceglierne un’altra al di fuori di quelle, dico “Americà, facce Tarzan“, del mitico Albertone.

Anche fra quelle musicali ce ne sarebbero tantissime: ma se per citazione intendiamo anche motto di vita, non ho dubbi, c’è sempre il solo ed unico Boss, No retreat, baby, no surrender!

Un capitolo a parte poi occupano Ennio Flaiano e Woddy Allen, che sono fonti inesauribili di citazioni assolutamente geniali: per il primo dico “I grandi amori si annunciano in modo preciso: appena la vedi dici “E mo’ chi è ‘sta stronza”. Del secondo ricordo invece “Era ossessionato dalla storia del cavallo di Troia. Ogni volta che comprava un paio di scarpe, prima di provarsele agitava la scatola urlando “lo so che siete lì dentro, avanti uscite“.

Ce ne sarebbero molte altre, che si potrebbe fare un post chilometrico. Ma siccome sono curioso (e anche un po’ rompiminchioni), continuo il giochino e invito qualche amico blogger a dirmi le sue citazioni preferite. E quindi chiamo ad esprimersi 10 amiche blogger:

https://tuttolandia1.wordpress.com/

https://seidicente.wordpress.com/

https://tramedipensieri.wordpress.com

http://intempestivoviandante.wordpress.com

https://erodaria.wordpress.com/

https://giridigiostra.wordpress.com

https://angelcage.wordpress.com/

https://beebeep74.me/

https://sguardiepercorsi.wordpress.com/

https://ilmondodelleparole.wordpress.com/

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Atto di fiducia

Benissimo, allora vuol dire che mi contraddico: sono vasto, contengo moltitudini”

E così alla fine ho deciso di andare. Lo so, lo so cosa state pensando. So benissimo da me di non essere la persona più lineare e coerente di questo mondo. Avevo detto che non sarei mai più andato, che non avrei più buttato il mio tempo in questo modo, ma oggi voglio fare un atto di fiducia. Voglio fidarmi, al di là della logica e delle esperienze passate. E’ inutile che ora state lì a sottolineare la mia contraddittorietà.

Volete dirmi che è inutile? Che poi non cambia nulla? Lo so, infatti è così. Volete dirmi che è solo esteriorità, è solo per poter affermare un’apparente cambiamento che di fatto, sostanzialmente, non cambierà nulla? E avete ragione. Vorreste accusarmi di essere un sognatore, uno che sta lì con il naso all’insù ad inseguire le nuvole? In fondo è vero, non voglio e non posso negarlo. Ma ripeto, voglio essere speranzoso, voglio credere che almeno per un po’ le cose miglioreranno. Sarà solo un miglioramento di facciata? Certo, neanche il mio pur smisurato ottimismo potrebbe pensarla diversamente.

Sarà un gesto simbolico, come un bambino che fa la pipì, come un voltare pagina, liberandosi delle sporcizie del passato. Ma del resto che alternativa abbiamo? Per questo ho deciso di andare. la cosa non mi entusiasma, anzi mi pesa molto, ma oramai ho deciso. Andrò a lavare la macchina.

L' enfant qui pisse

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La città dei sogni

Va be’ certo, a sparare minchiate sei bravo, ma se dovessi invece proporre qualcosa tu? Troppo facile perculeggiare tutti i candidati, tu al posto loro che faresti?

Premesso che odio la democrazia partecipativa, le proposte dal basso, il suffragio universale, tutto ciò che solo lontanamente puzza di demagogia e di volgo profano e che invece sarei per una tirannide illuminata (insomma sono davvero un gran minchione, non è che faccio finta), mi sento di buttare lì una sola ed unica proposta per trasformare radicalmente la situazione di Roma e salvarla da gran parte dei suoi mali.

Una sola, semplicissima. Basta togliere di mezzo tutti i romani. Ma no, che avete capito? Non intendo invadere la Polonia al suono della cavalcata delle Valchirie. Semplicemente prenderei tutti i ministeri, la Camera, il Senato, il tribunale, l’anagrafe, il comune, la telecom, l’eni, l’enel, le poste, le ferrovie, insomma tutti gli uffici con più di 20 dipendenti e li sposterei fuori dalla città.

Roma è il più grande museo a cielo aperto del mondo, il centro della cristianità e la capitale d’Italia. Una cosa è di troppo. Le prime due sono difficilmente spostabili, ma la terza no. Certo, prima bisognerebbe costruire una città solo di uffici a una trentina di chilometri a nord o a sud lungo l’autostrada del sole, con un servizio di treni navette continui, dalle stazioni della metro e dalla stazione ferroviarie e il gioco sarebbe fatto. Che ce vo?

A quel punto Roma diventerebbe una città a misura di turista, valorizzando il più straordinario insieme di opere d’arte esistenti al mondo. Senza traffico, senza smog, dove i mezzi pubblici sarebbero finalmente funzionanti. Anche perché dalle 8 alle 20 vieterei l’uso delle macchine private dentro il raccordo anulare. Poi, già che ci sono, vieterei pure gli scioperei nei servizi pubblici. Solo scioperi virtuali: vai a lavorare, ma non prendi lo stipendio. Contemporaneamente l’azienda, per ogni dipendente che sciopera, versa il corrispettivo di tre volte lo stipendio, devolvendo il tutto ad un fondo gestito direttamente dai sindacati per iniziative a favore dei lavoratori.

Dite che è un’utopia irrealizzabile? Può darsi. Anche se i palazzinari romani avrebbero una città da costruire, quindi forse…ma poi io scrivo minchiate su un blog, che volete da me? Mica faccio il politico! Anzi, come Peter Pan/Bennato, posso assicurarvi che…

Mai nessuno mi darà, il suo voto per parlare o per decidere del suo futuro. Nella mia categoria, tutta gente poco seria di cui non ci si può fidare!

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