Avatar di Sconosciuto

Cronaca di una colonscopia annunciata

Volendosi attenere alla stretta realtà dei fatti, questa cronaca comincia a metà febbraio, quando con solerzia ed efficienza inaspettata, la ASL RM1 mi ha mandato una letterina in cui mi invitava a partecipare ad un check up gratuito per la prevenzione dei tumori del colon. Non a me in quanto tale, ma a me quasi cinquantenne. Forse avrei dovuto attenermi al vecchio detto per cui, quando qualcuno vuole regalarmi qualcosa, bisogna subito chiamare i carabinieri, invece, ottimista come uno che porta la macchina a lavare di sabato mattina, sono andato. Ho portato il mio campione di merda (peccato che ho già scritto https://giacani.wordpress.com/2015/09/25/we-are-the-champions/  altrimenti qui ci starebbe proprio bene ribadire il concetto) e mi ero messo a posto con la coscienza. Potrete capire il mio stato d’animo quando tre giorni dopo mi hanno telefonato dicendo, “guardi forse è il caso che faccia una colonscopia”. Come, chi quando, perché???

Ora, io lo sapevo che prima o poi questa cosa mi toccava (anche questo lo avevo già scritto https://giacani.wordpress.com/2015/12/15/le-dieci-cose-da-fare-prima-dei-50-anni/), ma ovviamente speravo che fosse più poi che prima. Che poi forse, ora che tutto è alla spalle, posso ben dire che la cosa meno fastidiosa della colonscopia è il fatto che ti infilino un tubo laddove non batte il sole. Chiaramente contromano! Perché sarà pur vero che tutti i gusti sono gusti, che qualcuno magari invece…no, no! Per me quello resta un senso unico a uscire, non ammetto discussioni!

Ma, in realtà quello è il meno peggio. Direi quasi niente (posto che ovviamente ero sedato e quindi mezzo rincoglionito mentre il tubo risaliva la corrente) in confronto a: 1) l’ansia che ti prende prima di farla, 2) l’ansia per il bibitone di purga che precede di poche ore il fatto, 3) l’ansia che ti viene dopo, quando (praticamente quasi sempre), già che sono lì si portano via un pezzetto di qualcosa che qualcuno con una fantasia malata ha chiamato polipo (io i polipi li mangio ad insalata, a volte al sugo con le patate, ma devo dire che d’ora in poi li guarderò con un po’ di sospetto).

L’ansia perché i racconti di chi già ha provato il brivido – ovviamente – incrementa ed ingigantisce i tormenti che dovrai subire. Non parliamo della purga. Certo, non è una bibita con cui dissetarti dalla calura estiva, ma ho bevuto schifezze ben peggiori: il guaio è che ne devi bere 4 litri! E anche di Barbera se ne dovessi bere 4 litri alla fine ne sarei leggermente infastidito! Ovviamente però la cosa peggiore è l’ansia successiva, quella che precede il risultato del famoso esame istologico. Quella che ti fa vivere sospeso, un po’ come quando aspettavi i risultati dell’interrogazione o i voti sui quadri a fine anno. Quell’ansia che ti fa cogliere il vero peso delle cose e restituisce il giusto valore alle altre ansie con cui condiamo le nostre giornate.

Quell’ansia che, una volta svanita, ti fa essere d’accordo con il grande Woddy. No, ragazzi, dategli retta…le parole più belle al mondo non sono “ti amo”!

sigarette713

Avatar di Sconosciuto

Montesacro City vs Tuscia Foglianese United

All’Old Trafford di Val Melaina va in scena il classico United City. Il City, nella classica casacca White Light Blu, scende in campo in formazione tipo: in porta Alessandro Buffon, terzino destro Federico Gentile, terzino sinistro Emanuele Cabrini, al centro Francesco Baresi e Federico Costacurta, metronomo della squadra Gabriele Marchisio, vicino a lui Leonardo Veron e Davide Pirlo, dietro le punte Filiberto Baggio, davanti Francesco Candreva e Alessandro Higuain. Lo United si presenta invece con le casacche da trasferte, nere come la schiena di un bacarozzo.

Spalti gremiti, folta rappresentanza della tifoseria avversaria, campo in perfette condizioni, temperatura ideale. Dopo l’esecuzione degli inni e lo scambio di gagliardetti fra i due capitani, si parte: il City attacca verso curva sud, come al solito, il calcio d’inizio è appannaggio dello United. Le squadre sono contratte, la posta in gioco è alta, il nervosismo tangibile. Le ruggini dell’andata covano sotto la cenere.

Parte bene il City che gioca palla a terra e si rende pericoloso soprattutto con Ale Higuain che ha voglia di spaccare il mondo e cerca il dialogo con Fili Baggio e Magna Candreva. Su un rilancio errato però passa in vantaggio inaspettatamente lo United: Fra alza il braccio come Baresi, ma l’arbitro non ci casca. Il City non si perde d’animo e continua le sue trame, da un’invenzione di Fili nasce il goal del pareggio dopo che uno scatto bruciante di Magna semina due difensori e il venditore di Amburger che stranamente gioca in porta con lo United. In uno sfortunato contrato a centrocampo con Gabriele il centrale dello United (che all’andata si era macchiato di un gesto antisportivo) riporta un brutto incidente che lo costringe ad uscire. Sulla destra Federico randella come se non ci fosse un domani, a sinistra Lele nonostante abbia invertito gli scarpini sgroppa su e giù come suo solito.

Ristabilito l’equilibrio il City insiste e sul sinistro di Leo Veron capita la palla del vantaggio che però finisce sul fondo. E come spesso accade nel calcio, goal sbagliato goal subito: su una nuova disattenzione nasce il nuovo vantaggio dello United, poco prima che l’arbitro fischi la fine delle ostilità, mandano le squadre negli spogliatoi e i tifosi a prendere il famoso thè caldo. Il mister Pino affila le armi e prepara la controffensiva.

La ripresa inizia con lo stesso tema, il City fraseggia bene palla a terra, lo United si affida a lanci lunghi per saltare il centrocampo e servire le punte. Il City fa la partita, ma i suoi uomini migliori sembrano un po’ sottotono: Fili gira a largo, Magna pensa al rinnovo del contratto o all’interrogazione di matematica e Ale Higuain sente forse la mancanza di Leon, stranamente assente dagli spalti. Per fortuna prende in mano la situazione il perno della squadra, Gabriele Marchisio, leader silenzioso, ma onnipresente, che alla fine di una caparbia azione riesce a siglare il pareggio con un sinistro da appena fuori area.

Il pareggio galvanizza il City, lo United è alle corde, a parte un paio di punizioni dal limite non riesce più a ripartire. Salgono in cattedra i frombolieri del City: Fili sembra cervo che esce fuori di foresta, come diceva lo zio Vujadin, Ale Higuain comincia a prendere la mira ed il goal del sorpasso è bello che fatto. Lo United non ne ha più, il City dilaga, prima con un tiro da fuori del capitano Leo che di giustezza infila l’angolino del povero venditore di Amburger, poi ancora con Ale che pregusta sempre più le chiome blu dei Mister, come da scommessa di inizio anno.

Partita finisce quando arbitro fischia (sempre per citare il compianto Boskov), risultato senza appello, 5 a 2 per il Montesacro City che riscatta così la sconfitta dell’andata, consolida il quarto posto e aumenta i rimpianti per un campionato che forse avrebbe potuto prendere un’altra piega. Le prossime sfide contro la prima e la seconda in classifica capitano proprio a proposito per confermare o per smentire certe ipotesi. C’mon guys! Continuate a farci sognare!

20160409_182117

Avatar di Sconosciuto

Chi non vespa più

C’è chi ce na ha una blu, come il mio amico Topper e ci scrive su un bel post, come questo http://topperharley.org/2016/04/08/le-storie-finiscono/.

C’è chi ne ha paura. Soprattutto se ti pungono sul naso!

NIDO-DI-VESPA_o_su_horizontal_fixed

Il loro nido è una metafora che indica un posto da non frequentare

12102012212255

Una volta ne fecero una pubblicità che è entrata nella storia

chi_vespa_mangia_le_mele_1969-71

E poi c’è lui. Ora, io non so cosa spinga delle persone adulte (insonnia? problemi di stipsi? aerofagia? alcolismo all’ultimo stadio?) a mettersi davanti alla tv tutte le sere per guardare il suo programma. Non lo so e neanche lo voglio sapere. Il suo successo mi stupisce certo, come mi stupisce il successo di Maria De Filippi o delle Jene, dei programmi di cucina o delle telenovelas, di Striscia la notizia o dei Talent. Come ho già scritto ho un rapporto conflittuale con la tv. Se escludiamo il calcio direi che potrei farne tranquillamente a meno.

Ma quello che mi stupisce di più sono tutte queste polemiche suscitate dall’ospitata del figlio del mafioso. Ma scusate e allora, tutte le volte che c’è stato Berlusconi?

Avatar di Sconosciuto

Chiedere è lecito

Rispondere è cortesia, diceva un vecchio adagio. Io sulle risposte non ho difficoltà, anzi. Il problema per me è il chiedere. Non per qualche forma di presunzione che ti fa pensare di bastare a te stesso. Non sono un autarchico! Ho piacere a farmi aiutare e quando qualcuno si offre di darmi una mano non dico mai di no. Soprattutto con gli amici non ho veramente alcuna difficoltà.

Diverso è quando devo avere a che fare con estranei. Chiedere in contesti neutri, come può essere l’ufficio, chiedere per avere qualcosa per me, mi scoccia non poco. Non mi va di passare per petulante. Sul lavoro, così come succedeva a scuola, penso che uno debba ricevere per quel che merita. Io faccio il mio, se poi qualcuno deputato a farlo, lo giudica buono, mi darà il dovuto, altrimenti pazienza. Che senso ha chiedere? Purtroppo però non funziona così e spesso, se non chiedi non ottieni (e a volta neanche basta chiedere).

L’altro giorno, forzando la mia natura, mi sono infilato una bella parannanza gialla davanti ad un supermercato, ho sfoggiato il mio sorriso più convincente e mi sono messo a chiedere “Buongiorno! Vuol partecipare alla raccolta di solidarietà del Banco Alimentare“? Avrei preferito mille volte stare dietro a smistare le cose negli scatoloni, oppure a caricarli in macchina, ma invece c’era proprio bisogno di qualcuno che rompesse un po’ le scatole a chi passava di lì. Perché se non rompi difficilmente qualcuno si ferma.

D’altra parte proprio la giusta causa sorreggeva le mie perplessità, rendendomi intraprendente e non curante delle facce sospettose o delle risposte sgarbate. A proposito della reazione della gente, se ne vedono delle belle. I peggio, in assoluto, sono quelli che non rispondono, ti guardano e passano oltre. Sei straniero? Devo chiedertelo in inglese? Ti si è seccata la lingua? Ecco invece di seguito alcuni dei dinieghi più ricorrenti:

No. Senza altre spiegazioni, onesto. Magari brusco, ma viva la sincerità.

Non ho spicci. Certo, lo capisco, però non ti avevo mica chiesto un euro per le gomme da masticare!

Ho già donato al Carrefour prima. Ma che fai il sabato, il tour dei supermercati?

Ora vado di fretta. Io invece sto qui tutto il giono. Comunque non volevo mica recitarti la divina commedia!

Ma una coppia ha vinto per distacco la coppa della scusa più esilarante. Non stiamo andando a fare la spesa. Ah no? Infatti, è normale entrare al supermercato e non fare la spesa. Che fate, guardate solo le etichette? Controllate gli estintori? O magari salite sui carrelli e giocate a chiapparella?

???????????????????????????????

Avatar di Sconosciuto

I 10 misteri misteriosi della musica moderna

1131d5fe6c2

Ci sono questioni e questioni. Problemi irrisolti che tutto sommato ci lasciano indifferenti (tipo, com’ha fatto Darwin a sbagliarsi così? Come ha fatto a pensare che la natura evolva sempre in meglio, selezionando solo i migliori? D’accordo, non ha avuto la possibilità di conoscere Salvini, però insomma, come ha potuto pensare una cosa così?) e dubbi amletici che invece periodicamente ci rodono dentro come fossero millepiedi nelle mutande. Ma restano domande senza risposta: puoi grattarti quanto vuoi, puoi togliere tutte le mutande che hai e spogliarti nudo come mamma t’ha fatto. Certi dubbi restano. Oggi vogliono condividere con voi i miei dieci dubbi musicali.

Va bene che in fondo i Bee Gees (ma anche Alan Sorrenti) cantavano con voci da donna, ma Amanda Lear…Rendez de vous voulez vous tomorrow, a me il dubbio m’è sempre rimasto.

Come m’è rimasto il dubbio quando Battisti, cantava “e tu amica cara mi consoli”. Vaticinava un’antesignana della trombamica o si limitava a pensare ad una pacca sulla spalla e qualche messaggino su WhatsApp i cuoricini?

E che ne dite dell’ipotesi che Mina in realtà sia stata rapita dagli alieni? E poi si dice che in un accesso di fame s’è mangiato un alieno e quindi non l’hanno più fatta tornare. Il mistero si infittisce…

Ma a proposito di musica italiana il più grande mistero misterioso è il festival di San Remo. Premetto che non sono un grande esperto, ma se uno dice di voler fare il festival della musica italiana, dovrebbe invitare i migliori rappresentanti della canzone italiana. E allora perché invece a San Remo ci vanno solo le mezze tacche, gli sfigati e quelli che escono dai talent che hanno sempre noi propri, tipo Luisa, Giovanna, Antonio, Sabrina che io non ho mai sentito? E perché invece non ci vanno i cantanti quelli buoni, quelli che sentiamo tutti gli altri mesi dell’anno?

Andando all’estero un grande mistero riguarda tutti quelli morti a 27 anni. Possibile che so’ schiattati tutti a quell’età? Ma invece il mistero che più mi intriga è quello di Paul Mc Carthny. E’ morto, non è morto, è un sosia, non è un sosia. Certo, se fosse davvero morto e quello che conosciamo è un sosia, bisogna dire che gli altri Beatles hanno avuto un culo straordinario a trovare un altro che canta, suona e scrive canzoni meglio di quello autentico. Indizzi o leggende metropolitane?

Peter Gabriel. Perché? Perché te ne sei andato? Perché? Perché? Perché?

I Rolling Stones. Come fanno ad essere ancora vivi? Come fa Mick Jagger a 72 anni (gli altri effettivamente sono un po’ bolzi, anche se a me è sempre stato molto simpatico Ron Wood) ancora a saltare e ballare così? Ha ragione Luca Carboni che ci vuole un fisico bestiale per bere e per fumare, ma loro con tutti i soldi spesi per la droga che si sono iniettati, fumati, sniffati in questi anni, probabilmente avrebbero ripianato il debito del terzo mondo, eppure…com’è possibile?

Il Death Metal. La dieta macrobiotica dicono che preveda anche di bere l’urina. Una volta ho conosciuto uno che si mangiava le caccole e c’è pure chi scoreggia in ascensore, quindi perché meravigliarsi che qualcuno possa apprezzare questo genere di musica. Io continuo a pensare che in fondo anche una colonscopia in confronto possa avere risvolti accettabili, eppure pare che ci sia davvero qualcuno che scientemente ascolta ‘sta roba.

Mike Olfield. Perché in Moonlight Shadows, canta con la voce da donna? Sono trent’anni che me lo chiedo. Me lo sapete dire voi?

Bryan Adams. Perché pur essendo nato nel 59 si diletta a cantare l’estate del 69? Era un bambino, come fa a cantare “eravamo giovani e inquieti, quelli erano i giorni più belli della vita, era bello rilassarsi” …ah ma voi pensate che in realtà…cioè volete dirmi che il numero non indica l’anno?

Avatar di Sconosciuto

Te la ricordi Lella, la figlia del dottore?

Oggi ve vojo racconta’ la vera storia, quella che niciuno conosce.  ‘Na storia d’artri tempi, de quanno alla candelora dall’inverno semo fora, ma se piove o tira vento, ma quale vento? Qui ce stanno già le fragole e se risvejeno pure le fregole. Pe’ falla breve, ce stava questa che se chiamava Lella, che era proprio ‘n gran pezzo de gnocca e tutti jannaveno dietro. Ma quella gniente. Nun dava retta a niciuno. Se diceva ch’era stata co’ quello o co’ quell’artro, che filava co’ Mario, che filava co’ Gino, ma tutta fuffa, gniente de chè.

Lella veniva da ‘na famija ‘mportante eh, mica era una qualunque. Pe’ tutti er padre era “il dottore”, er classico tipo tutto d’un pezzo, uno che me lo ricordo così, il suo soriso i suoi capelli, fermi come il lago. Che poi co’ tutto quer vento, ma come faceveno a sta fermi? A me me sa che ce metteva a gelatina. Fatto sta che questa se la tirava un po’, dicevamo noi. Va be’ che sei caruccia, ma er principe azzuro a pjatte ariva giusto a carnevale!

Finché ‘n giorno tutt’antratto t’ariva uno grosso, mezzo turco, anzi turco na’ cifra e nun te la porta fori a balla’? Mo, noi semo gente semplice, de borgata, nun se stamo tanto a formalizza’, si uno è nero, giallo, verde a noi c’arimbarza. Basta che nu rompe li cojoni. Co’ uno così potevi pure diventacce amico, allora uno ja detto, “aho, ma come t’antitoli?” Rabah, dice lui, co’ l’acca finale. Me cojoni Rabah, ma tu hai fatto bingo, pe’ riuscì a portate fori quella.

Rabah, che poi se riseppe che di cognome faceva Amba, c’aveva un poker d’assi, bada bene di un colore solo, perché forse era troppo turco. Magnava l’aio dalla mattina alla sera, dice che fa tanto bene alla salute, ma c’aveva ‘na fiatella che ammazzava li sorci e dev’esse stato per quello che a ‘na certa fu scaricato dalla bella Lella. Avanti il prossimo, gli lascio il posto mio e lei cominciò a uscire con Francesco.

Mo ‘sto Francesco lo conoscevamo fin da regazzino, tanto che ancora lo chiamavamo Cicci, perché da piccolo era ‘n supplì, basso e chiatto, facevi prima a saltallo che a giraje ‘ntorno. Era uno co’ la puzza sotto ar naso, un po’ snob, annava giranno co’ na Simca Mille che pareva c’avesse ‘n Ferari. Ma n’era mica ricco, a madre c’aveva ‘n chiosco de fiori ar piazzale der Verano.

Na rosa oggi, ‘n garofano domani, a ‘na certa deve avejele sfracagnate e com’è come non è, alla fine fu sfanculato pure lui. Nella tua trappola, ci son caduto anch’io. E qui entra in gioco er grande Edoardo, coccia d’ovo, Coccò per gli amici, data la sua incipiente calvizie. Lui veniva da Primavalle, cor vespino rosso bordò, ce faceva certe pinne su e giù pe viale Trastevere, ma in realtà faceva l’arrotino, l’ombrellaio, affila i coltelli, aggiusta le cucine. Era uno de noi, uno semplice, pane ar pane, vino ar vino. Ma pure lui era solo un brivido che vola via e infatti Lella volò via.

Dopo quarche tempo se sposò Proietti er cravattaro, ma le cose cominciarono a buttà male e ‘n giorno de Lella nun se seppe più gniente. Er padre, pover’omo, se ne fece ‘na malattia. Je rimanevano solo le foto de Lella e de quei tre, tutti in bella mostra, proprio sulla camera da letto, sopra al comò della pora nonna.

Questa è la vera storia. E così che nacque la canzone.

Amba Rabah, Cicci, Coccò, tre civette sul comò, che facevano l’amore con la figlia del dottore, il dottore s’ammalò, Amba Rabah, Cicci, Coccò.

Avatar di Sconosciuto

Abbasso e Alè

La libertà comincia dall’ironia (Victor Hugo)

Il problema è che l’ironia è il primo sintomo, il più alto forse, dell’intelligenza delle persone. E come si sa le persone, prese singolarmente possono anche essere geniali, ma quando fanno gruppo diventano immancabilmente ottuse. Non c’è verso purtroppo, non c’è causa che tenga, non c’è ideale che serva da antidoto. Temo sia inevitabile: quando facciamo gruppo, diventiamo idioti (oddio, c’è anche qualcuno a cui gli basta essere in due…guarda i testimoni di geova!).

Tra l’altro, corollario all’essere in gruppo, c’è sempre qualcuno che ne resta fuori: l’altro, l’estraneo, il diverso. E poi c’è chi di questo essere gruppo ne fa una questione suprema. Non ne fa solo parte, diventa il motivo del suo essere al mondo: cancella il suo io per affogare nel noi. Ma quando l’io diventa noi, c’è il rischio che i noi penseranno di avere Dio con loro e marceranno compatti per invadere la povera Polonia di turno.

Non ci sarà più spazio per sottili distinzioni, l’altro è altro e basta: avversario da temere, nemico da battere, infame da distruggere. E ogni arma sarà lecita, dai Pirelloni imbrattati alle interviste in tv di ignari bambini innocenti. Insulti e scomuniche. Nessuno si salva, cambiano solamente le offese, ma la logica è la stessa. Solo per rimanere nella stretta attualità, la discussione sul riconoscimento delle coppie di fatto, la questione dei migranti, la polemica sugli statali fannulloni, qualsiasi tema è buono per creare i noi e dare addosso ai loro.

Favorevoli e contrari, tutti nel tritacarne, senza distinguo, senza approfondire le questioni. E su ogni argomento sbrodolamenti di demagogia, populismo a profusione, banalità come se piovesse, soluzioni semplici a problemi complessi. Giletti e De Filippi, emblemi di questo delirio collettivo, di questa chiamata alle armi per questa o quella battaglia, per questa o quella bandiera.

Be’ non a mio nome. A nessuno venga in mente di parlare per me. Non vi azzardate ad inserirmi in questa o in quella categoria. Certo, come scrivevo l’altro giorno ad un’amica, se un bel gruppo di persone si mettesse insieme per nominarmi Rettore di qualche università e cominciasse a chiamarmi Magnifico, forse potrei fare un’eccezione. Altrimenti mi dispiace, niente di personale, l’uno o l’altro cambia poco perché, se devo dire la verità, singolarmente vi amo tutti, messi insieme mi state tutti sul cazzo. Soprattutto quelli che la pensano come me.

 

Non vorrei mai far parte di un club

 

 

Avatar di Sconosciuto

La verità ti fa male lo sai (Mancio ti voglio bene lo stesso!)

Alcuni credono che il calcio sia una questione di vita o di morte. Non sono d’accordo. Il calcio è molto, molto di più. (Bill Shankly)

I fatti ormai sono noti a tutti, anche a chi di calcio ne mastica poco. L’allenatore del Napoli Sarri, al termine della partita con l’Inter ha apostrofato Mancini, tecnico avversario, con un poco elegante “frocio!” Lunghe discussioni, grandi dibattiti, innocentisti (la trans agonistica, quello che succede in campo deve finire lì) e colpevolisti (omofobo, ignorante), si sono dati battaglia. Io non credo che il campo di calcio sia un luogo extraterritoriale dove tutto sia lecito, ma certo se l’insultato si fosse stato zitto, tutta questa polemica sarebbe morta lì.

Soprattutto Mancini (al quale va la mia sempiterna gratitudine, perché quando al termine della sua carriera venne a giocare gli ultimi anni alla Lazio ci fece vincere più di quanto avevamo mai vinto nella nostra storia) se vuole porsi come paladino dei diritti degli omosessuali, non è credibile!

L’esito di tutto ciò sono state due giornate di squalifica per Sarri. Secondo i giudici della FIGC infatti, essendo Mancini eterosessuale, l’epiteto era un insulto, ma non una discriminazione. Interessante punto di vista. Quindi quando dico a qualcuno “fijo de na mignotta“, se la mamma batte il marciapiede lo sto discriminando, altrimenti lo sto semplicemente insultando. Quindi, paradossalmente, se dico la verità è peggio che se dico una bugia. Molto sfiziosa questa cosa. Se non l’avessi già scritto, ci sarebbe da ritirar fuori il https://giacani.wordpress.com/2014/01/10/il-dilemma-di-epimenide/. Chissa come si sarebbero regolati i giudici, se invece gli avesse detto “l’anima de li mortacci tua“. Avrebbero chiesto un supplemento di indagini con tanto di seduta spiritica?

Ignoranza, omofobia, violenze verbali, delazione, sfruttamento subdolo delle situazioni per perseguire i propri obiettivi. E su tutto una giustizia quanto meno bizzarra. Poi mi dite che il calcio non è la perfetta metafora della vita? Per fortuna ci sono anche le cose belle. Ad esempio, qualche giorno fa, nel derby di Barcellona un difensore dell’Espanyol ha insultato Messi dandogli del nano. “E tu sei una pippa!” gli ha risposto l’asso argentino. Al termine della partita lo stesso Messi ha smorzato i toni, minimizzando l’accaduto. “E poi, in fondo, tutti e due abbiamo detto la verità“! Grande Messi, la verità innanzitutto.

A questo punto mi sorge un dubbio: se si è arrabbiato così tanto…ma non sarà che i giudici della Federazione non hanno capito nulla???

Mancio1

 

Avatar di Sconosciuto

Ode cacofonica

vitti_monica

Monica era una donna laconica. Di lavoro faceva la fonica e aveva una faccia conica. Aveva una velocità supersonica, ma non era molto tonica, con una fame faranoica neanche avesse la peste bubbonica. Amava la musica polifonica, soprattutto quella radiofonica e suonava bene la fisarmonica.

Sembrava un po’ daltonica, perché aveva una casa canonica con una strana forma architettonica e in cima una bandiera nipponica che sventolava malinconica. Si trovava sulla costa ionica e aveva una piscina olimpionica.

Lì conobbe un uomo con una gran vena ironica, una tosse cronica e un’insana passione per l’elettronica. La loro relazione era molto poco platonica, così nacque una figlia.

Forse voi non ci crederete, ma la chiamarono Veronica.

(Il mio omaggio, un po’ minchione, anzi minchionico, alla più bella attrice nella storia del cinema italiano, anzi italionico)

Avatar di Sconosciuto

Elogio della patata (con la scorza però eh!)

You like potato and I like potahto, You like tomato and I like tomahto, Potato, potahto, Tomato, tomahto. Let’s call the whole thing off.

La parola è ricca. Molto spesso è dura come un muro. Un muro molto spesso, contro cui vai a sbattere. Perché poi c’è il battere ed il levare. Ma se levi la parola che ti resta? Un distinto saluto o un saluto d’istinto, un attimo fatto d’istanti, che a volte ci lasciano distanti. Insomma ha ragione la mia amica Gloria (perché lo fai? per la gloria) che dobbiamo saper cogliere le sfumature, le tante faccie ed i mille volti, che più li rivolti, più trovi una svolta. Forse una volta era così, ma ora chissà, chi lo dice? Chi va giù, perché solo un giudice ce lo può dire.

La parola e i suoi mille significati, le metafore e le allegorie, che anche chi è allergico riesce ad apprezzare. Perché poter parlare non ha prezzo: poter esprimere, come fosse una spremuta, il pensiero con i suoi tanti rimandi e i suoi segreti mondi. Nei sagrati delle chiese e nelle vie più profane, dove donne diafane e giovani mulatti, si incontrano sui letti. E sono letti diletti, non di fiume, letti e riletti, ma sempre più ricchi. Perché, come diciamo a Roma, non ci fai mica micchi.

Non ci fai micchi e non rimaniamo secchi, perché la ricchezza della parola ci lascia sempre interdetti. Invero l’anno scorso avevo fatto un discorso e non lo dico per scherzo, non era poi così scarso, anche se dovevi andare al di là della scorza. Sarà vero? Chi lo sa, ma se lo dice la comunicazioni interna (interna? interna a che? meglio non indagare), allora ci dobbiamo proprio credere.

261392_431738377020545_6253802658452993855_n