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Il meno peggio

Io li capisco. Quelli che dicono “tanto sono tutti uguali“. Quelli che dicono basta “è una vita che voto turandomi il naso, stavolta me ne vado al mare“. Quelli inorriditi dalle giravolte dei politici, che prima fanno cadere l’unico governo capace di farci rimanere a galla in queste acque perigliose e poi ne invocano chissà quali provvedimenti salvifici.

Capisco quelli che sono stufi delle ambiguità, degli opportunismi, delle continue delusioni. Quelli che “dì qualcosa di sinistra!”. Caro Letta, ti rendi conto che ormai l’unico di sinistra rimasto è Papa Bergoglio? L’altro che si professa di sinistra è uno che brinda per la morte di un 91 che ha contribuito a liberare l’umanità da uno dei regimi peggiori della storia. Ma quello non posso considerarlo di sinistra: è un mentecatto, il fatto che possa pensare di essere di sinistra non cambia la sostanza delle cose.

Capisco un po’ meno, ma capisco anche quelli che hanno pensato che i 5 stelle potessero costituire una novità, un’alternativa e ora sono i più disillusi. Capisco chi si fa una risatina vedendo l’ultima trovata di Berlusconi che vuole parlare ai giovani sbarcando su Tik tok (che è un po’ come se Stanlio & Ollio arrivassero su Pornhub). Arrivo persino a capire chi pensa che in fondo la destra non potrà mica fare peggio di così e quindi mettiamoli alla prova, lasciamoli vincere e vediamo che succede.

Poi però sento alla radio Sgarbi, che si candida a Bologna per il centrodestra e propone di iniziare le scule a ottobre, “perché a settembre la gente va ancora al mare” e poi di far entrare i ragazzi a scuola ad un’orario flessibile, verso le 10 “perché la mattina presto uno è intoppato…deve fare la cacca, deve svegliarsi per bene e nessuno è in grado di fare un pensiero serio prima delle 11“.

E allora dico pensiamoci. Perché non è vero che al peggio non c’è fine. E quando pensi di aver toccato il fondo, forse rischi di dover cominciare a scavare.

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Ed ecco a voi i Decemberini

Il viaggio musicale di oggi fa tappa a Portland, capitale dell’Oregon, musicalmente a metà strada fra Seattle e San Francisco. Il gruppo che vi propongo ha infatti le sonorità della west coast con qualche aggiunta di grunge, il tutto condito dal genio visionario del leader e voce principale Colin Meloy.

Io li ho scoperti con l’album The King is Dead, di una decina di anni fa, che secondo me è il loro capolavoro: un mix di rock, folk e musicalità indie. Da lì ho riscoperto gli album precedenti e poi li ho sempre continuati a seguire nei successivi, perché sono tutti ottimi lavori. Tra i gruppi del nuovo millennio secondo me sono decisamente al top.

Per farveli conoscere vi propongo una canzone del penultimo album, che in guarda caso si intitola A Beginning Song: quale miglior principio di una canzone d’inizio?

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Una gita a Aielli

Come già scritto più volte in questo blog i viaggi di cui si parla sono per lo più virtuali. O meglio, ermeneutici. A volte però vale la pena scrivere anche di luoghi e quindi di viaggi reali. Ad esempio vale senz’altro la pena raccontare come un paesino della Marsica in Abruzzo ha saputo reinventarsi diventando una meta che ogni anno richiama turisti da tutta europa. Non per le bellezze naturali o per le golosità culinarie (comunque entrambi interessanti), ma per una particolarità che davvero non ti aspetti.

Aielli, cento chilometri da Roma, mille metri di altezza, era un borgo medievale molto suggestivo con una vista fantastica su tutta la piana del Fucino (che ricordiamoci, fino al 1860 circa quando fu prosciugato, era il terzo lago d’Italia per estensione dietro il Garda e il lago Maggiore), ma dal 2019 è diventato una sorta di museo a cielo aperto, sede di un Festival internazionale della Street Art. Nei suoi vicoli, fra palazzetti e costruzioni in pietra, sono stati creati oltre 40 murales da artisti provenienti da tutto il mondo.

L’armonia con cui i murales si sposano con le costruzioni ed il paesaggio circostante ha qualcosa di magico. Qui trovate la mappa e tutte le informazioni, reperibili anche sul posto grazie ad un efficiente punto informativo https://borgouniverso.com/. Io non aggiungo altro e vi lascio alla meraviglia delle immagini.

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Quando verrà domani

Per il viaggio musicale di oggi andiamo sulle note degli Eurithmics. La voce di Annie Lennox è celestiale, una delle più belle della scena pop degli ultimi cinquant’anni e solo per quello varrebbe la pena avere la loro discografia intera, compresa quella da solista. Ma questo per me è un dettaglio, perché l’importanza di questa canzone travalica ogni aspetto puramente musicale. Di solito quando uno dice “quella è la nostra canzone”, è perché ha scelto quella canzone per la sua storia. Ci sono poi canzoni che al contrario hanno scelto noi. Esattamente 36 anni fa, in quell’estate dell’86, a nostra insaputa questa canzone ci ha scelto. Ha stabilito lei che doveva essere la nostra canzone e così è stato e così sarà anche in futuro, quando arriverà domani And you know that I’m gonna be the one, Who’ll be there when you need Someone to depend upon When tomorrow comes
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La Lazio, il Boss e una volpe

Per chi altri uno il 14 agosto lascerebbe il fresco dei monti per farsi 240 km tra andata e ritorno e ritrovarsi a sudare nel forno della capitale? Per chi altri si incazzerebbe al punto da rovinarsi il resto delle vacanze e rischierebbe un attaco di cuore nel momento della vittoria? E per chi si farebbe influenzare dalle mille e una superstizioni (come sono vestito, che percorso faccio con la macchina, quale strada prendo una volta a piedi, dove tengo il cellulare, quando devo accendermi la sigaretta e via discorrendo)? Insomma da chi altro mi farei condizionare la vita in modo del tutto irragionevole, illogico ed insensato?

Da nessuno, ovviamente. Ed il fatto che ne sia consapevole, da una parte mi fa sorridere, dall’altra mi dà il nervoso. Come quando perdi la testa per una che non ti si fila: da una parte ti compiaci nella languida speranza che si accorga di te, dall’altra maledici il giorno in cui hai incrociato i suoi occhi e ti sei perdutamente innamorato di lei. Ti chiedi perché, ti domandi cosa hai fatto di male, preferiresti essere coinvolto da qualche altra passione, il lavoro, il successo, i soldi, ma niente, niente riescono a distoglierti. Preferiresti non amare più, rimanere indifferente a quello che succede, ma non ce la fai, è più forte di te.

E così stanotte, rientrando fra i monti, con la musica del boss di sottofondo (a proposito, uno dei prossimi viaggi musicali devo assolutamente dedicarlo a lui), mi interrogavo sulla follia che è essere innamorato di una squadra di calcio. Di come, nel giro di pochi minuti, per l’ennesima volta, era riuscita a farmi passare dalla depressione profonda, all’esaltazione entusiastica. Ma che senso aveva essere così contento? In fondo non è che una partita. Ce ne saranno altre mille, ne vinceremo, ne perderemo, perché allora sto così? Perché sembra così importante?

E mentre sfumava Badlands e attaccava Racing in sthe Street, fra le curve e i tornanti ecco apparire una volpe che si pianta in mezzo alla strada, accecata dai fari. Arrivavo in velocità, che fai ti decidi a scansarti? Ce ne sono tante qui intorno, in fondo che importanza poteva avere, una volpe in più o meno? Ma in questa notte di euforia immotivata almeno un motivo di soddisfazione autentica ci deve stare: questo penso in quella frazione di secondo che serve a sterzare a destra proprio in tempo per evitarla.

Buon Ferragosto anche a te volpacchiotta e mi raccomando, tieniti alla larga dei lupi, che si sa, di loro non ci si può fidare!

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Il giorno delle possibilità

Per i viaggi musicali di oggi rimaniamo negli States, all’incirca nello stesso arco temporale dei REM, ma soprattutto nella loro stessa scia. I Counting Crows sono un gruppo di nicchia rispetto ai precedenti, ma racchiudono nelle loro canzoni l’essenza della musica a stelle e strisce: quel magico miscuglio di country, rock, soul che riesce a farti sentire lungo le Highway in mezzo al deserto, anche se magari in quel momento sei bloccato nel traffico della tangenziale.

Il loro primo album, August and Everything After del 1992, resta probabilmente il loro capolavoro, ma nessuno dei lavori successivi fa comunque rimpiangere il costo sostenuto per acquistarli. Adam Duritz, leader e voce solista, ha un timbro inconfondibile e uno stile che si riconoscono dalle prime note.

Troppo facile quindi segnalarvi Mr. Jones, brano che li ha resi famosi in tutto il mondo: piuttosto invece vi faccio ascoltare un brano tratto da “Somewhere Under Wonderland” (loro penultimo album, del 2015). In effetti dopo questo lavoro sono spariti dai radar e qualcuno parlava di una possibile separazione. Invece proprio quest’anno hanno pubblicato nuovi brani inediti e sono partiti per una tournè che li vedrà anche nel nostro Paese (per chi fosse interessato, saranno a Roma il 4 ottobre all’Auditorium…io ci sarò!).

Il brano scelto è Possibility Days, una canzone bellissima, che parla dell’inevitabile certezza della speranza e sul fatto che né la tristezza, né le possibili sciagure che possono capitarci sono una sentenza definitiva, perché appunto ci saranno sempre giorni pieni di nuove possibilità.

Buon ascolto!

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L’amore è una strana moneta

Dite che sono partito troppo in alto? In effetti se uno si mette in testa di aprire una rubrica musicale e parte con il top dei top, come si fa poi a proseguire senza scendere di livello? Quindi per non deludere i miei affezionati viaggiatori ermeneutici, mi sono chiesto, cosa vorresti ascoltare ora, cosa non ti stanchi mai di riascoltare ancora e ancora?

Come tutte le persone non più giovanissime sono esageratamente affezionato alla musica che ascoltavo da ragazzo. I cantanti e i gruppi con cui sono cresciuto, quelli che con le loro musica hanno scandito i momenti più importanti della mia vita, restano quelli che ascolto di più e più volentieri. Poi però ci sono delle tappe successive, autori che via via ho scoperto e apprezzato al punto da farli entrare nel mio personale Olimpo musicale.

Fra questi il posto d’onore ce l’hanno questi ragazzi della Georgia, che scoprii agli inizi degli anni 90 con l’album Out of Time e che poi non ho più lasciato finché hanno continuato a suonare insieme. Parliamo dei REM, una colonna del rock americano con una produzione impressionante di brani e di album, uno più bello dell’altro. Il vertice della loro produzione, a mio personalissimo giudizio, si trova nell’album già citato e nei due successivi, Automatic for the people (del 1992) e Monster (1994). E il brano che ho scelto è tratto proprio da quest’ultimo.

Strange Curriences, dove la “strana valuta” di cui parla la magica voce di Michael Stipe è l’amore. Un amore tormentato che lotta, che non si arrende, che ha bisogno di una possibilità e poi di un’altra e un’altra ancora, perché appunto è una strana moneta, che non può essere scambiata con nessun’altra cosa, non ci si può comprare nulla e l’unico valore che ha è sè stesso.

Buon ascolto!

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The Streets of Love

Se vuoi fare un cosa nuova, falla bene. Con chi cominciare questa nuova rubrica del blog dedicata alla musica se non con i Rolling Stones? Perché iniziare con loro e non con i Beatles? In effetti, a differenza loro, dei 4 di Liverpool ho la discografia completa sia come gruppo, sia di John e di George (il mio preferito), oltre a gran parte di quella di Paul. D’altra parte scegliere fra i Beatles e i Rolling Stones è come dire, vuoi più bene a mamma o papà: non c’è una risposta giusta! E quando non c’è una risposta giusta significa che è la domanda ad essere sbagliata. Non Beatles o Rolling Stones, ma Beatles e Rolling Stones, come il sole e la luna, come il pollo e l’abbacchio, il mare e la montagna. Perché scegliere quando si possono avere entrambi?

Dunque oggi dedichiamoci agli Stones. Ma come scegliere una canzone sola nel lor sterminato repertorio? Sembrerebbe un’impresa impossibile, perché in oltre cinquant’anni di carriera hanno scritto pezzi immortali. A mio soggettivismo parere i quattro album scritti a cavallo degli anni 60/70 sono il vertice assoluto non solo della loro discografia, ma della storia del rock in generale: Beggars Banquet (1968), Let It Bleed (1969), Sticky Fingers (1971), Exile on Main St. (1972). Uno più bello dell’altro! Da ascoltarli in loop fino allo sfinimento, finché i vicini non vi bussano per dirvi, basta ormai la cantiamo anche noi a memoria!

Ma anche trovare un brano meno conosciuto di altri è molto arduo: per carità, anche loro qualche scivolone l’hanno fatto. E vorrei vedere, considerando che hanno pubblicato 35 album in studio e 18 live. Quale scegliere dunque? Come dice il mio amico Luca, gli Stones sono come il ragù di mamma. Lo puoi mangiare cento, mille, un milione di volte, sarà sempre buono e non ti stuferà mai. Sempre uguale a se stesso e sempre inimitabile, per quanti sforzi e tentativi tu possa fare. La voce di Mick, la chitarra di Keith, sempre uguali, sempre uniche.

Così ho deciso di proporvi un brano di un periodo tardivo, un brano bellissimo nella sua normalità, che come tanti altri ha però il marchio inimitabile ed inconfondibile delle pietre rotolanti, che alla soglia degli 80 anni continuano ad emozionare nei palchi di tutto il mondo (come si domandava qualcuno, vuoi vedere che la droga non fa poi così tanto male?)

Buon ascolto!

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Viaggi musicali

Cosa sarebbe la vita senza la musica? Da sempre i miei “viaggi ermeneutici” hanno avuto un sottofondo musicale. Molto spesso, come sanno i viaggiatori più assidui, concludo i post con un brano che nella mia mente dovrebbe essere il migliore sottofondo a quello che si sta leggendo. Perché in effetti la mia vita è sempre stata accompagnata da note e canzoni: “come fai a studiare con la musica“! Era il refrain dei miei quando ero al liceo. Per loro era una cosa inconcepibile, in realtà niente come la musica riusciva a farmi concentrare, isolandomi da tutto il resto. Anche oggi, in macchina, in casa, a lavoro, appena posso accendo la radio o metto su un CD. Da qualche tempo poi con spotify non ci sono più limiti!

Forse è per questo che all’interno del blog non c’era una sezione dedicata, che adesso però mi è venuta voglia di creare. Come per la lettura, ci saranno quindi dei consigli musicali, (rigorosamente non richiesti), che cercheranno di tirar fuori canzoni un po’ meno note dei cantanti o dei gruppi che amo di più. Ne ho già in mente diverse, altre me ne verranno: magari qualche consiglio o qualche spunto me lo darete voi.

E quindi, oltre ad una buona lettura, concluderemo i post con un buon ascolto!

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Fortunati quelli che hanno qualcuno che gli rompe le scatole

Metti un venerdì notte in questa torrida estate del duemilaventidue. Nella casa al mare, con la prospettiva di un fine settimana tra spiagge e bagni rinfrescanti, te ne stai rilassato su una sdraia, sono le 23 e 30, rifletti se andare a letto o continuare a guardare le stelle, con questa leggera brezza marina che finalmente ti fa smettere di sudare.

Metti che tuo figlio, a 70 km di distanza, partecipi ad un torneo di calcetto estivo e pensi bene di farsi diventare la caviglia come un melone dopo un contrasto assassino. “Papà mi accompagni al Pronto Soccorso?

Metti una corsa in macchina con i lavori sulla pontina e sul raccordo, che nemmeno puoi incazzarti, perché se non li fanno di notte, quando li fanno? Ti ritrovi alle 5 della mattina sempre a rimirare le stelle, ma da una panchina fuori del Pronto Soccorso, perché con le norme anticovid ora non ti fanno nemmeno entrare, sperando che non ci sia nulla di rotto.

E insomma, sarà stata la stanchezza di una notte insonne dopo una settimana di lavoro, sarà stata la prospettiva del week end al mare che stava evaporando con il sudore che aveva ripreso a scendere (alle 5 del mattino nel parcheggio del Pertini c’erano 26 gradi), sarà stato il suono delle cicale, saranno state le stelle, fatto sta che mi sono fatto una domanda. Al di là del giovin virgulto, per chi altro sarei disposto a rinunciare a una notte di sonno, ad un week end di vacanza, per chi guiderei come un pazzo a fari spenti nella notte per vedere?

E qualcun altro c’è. Più di qualcuno, a dir la verità. In quel preciso istante, mentre le cicale continuavano a gridare la loro voglia d’estate e le stelle brillavano soddisfatte, mentre la barbona che dormiva nella panchina a canto a me mi chiedeva per la terza volta una moneta (una volta per l’acqua, poi per il caffè, poi per uno snack) ho capito di quanta ricchezza abbiamo. Di quale fortuna inestimabile. Perché appunto, al di là dei figli, per cui non c’è neanche da discutere, se hai parenti, amici o conoscenti, per cui sei disposto a farti sfracassare i minchioni e sei felice di farlo, allora sei un uomo fortunato.

P.S. Per la cronaca niente di rotto, solo una brutta distorsione ghiaccio, riposo e tornerà più forte di prima!