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Il bambino scoreggione

Dopo tanti anni, come un flash dal passato, un fatto accaduto ieri mi ha fatto tornare in mente F. un mio amico di quando eravamo piccoli. Amico in realtà è una parola grossa. Un ciccione che non mi era per niente simpatico. A dire il vero a nessuno era simpatico, perché era il classico ragazzino iracondo e sbruffone, presuntuoso e poco intelligente. Uno di quelli che cercano sempre la rissa, che non colgono al volo le cose e quindi, inevitabilmente, diventano i soggetti preferiti di scherzi e prese in giro da parte degli altri. Ma se le meritava tutte, perché era proprio insopportabile.

Aveva un’unica capacità. Oddio, probabilmente ne aveva anche altre, ma per questa era davvero famoso. Riusciva a scoreggiare a comando. Per tutto il resto era un disastro, ma in questo, bisogna ammettere, era proprio bravo. Riusciva anche a tenere il tempo, imitando i motivetti più famosi. Un vero e proprio virtuoso del peto. Ovviamente tutti ridevamo alle sue spalle, ma lui mica lo capiva. Anzi, era orgogliosissimo di questa sua dote. E quindi noi, nelle situazioni meno appropriate, andavamo lì a stuzzicarlo, invitandolo a mettersi in mostra, facendoci poi grasse risate alle sue spalle.

A pensarci oggi, eravamo proprio dei gran fetenti. Ma eravamo piccoli, non capivamo che così facendo aumentavamo il distacco dalla realtà di questo poveraccio, facendogli credere che quella che lui pensava fosse una dote, in realtà era solo il motivo per ridere alle sue spalle. Ieri, quando quei giornalisti, nel giorno in cui muore un galantuomo, un gigante della politica come Ciampi, sono andati a intervistare Salvini, mi è tornato in mente il mio amico scoreggione. Chissà che fine ha fatto. Con i tempi che corrono, si fosse buttato in politica, magari a quest’ora era diventato il leader di un partito.

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Un popolo di santi, poeti, navigatori. E grandi ipocriti

Devo fare una premessa a questo post. Anzi, più d’una.

La prima è che Paolo Di Canio, pur avendomi dato delle grandi (ma direi anche grandissime) gioie calcistiche, rappresenta quasi perfettamente tutto quello che non mi piace nel calcio, ovvero quello che secondo me distingue noi dai dirimpettai della seconda squadra della capitale. La boria, la coattagine (non saprei come dirlo in italiano, ma credo che il concetto sia chiaro. Avete presente Totti? Ecco, forse appena appena meno), il prendere il calcio senza ironia, come fosse uno scontro belligerante.

Come diceva quella pubblicità. La mia squadra è diversa. Noi laziali, grazie al cielo, nella stragrande maggioranza, non siamo così. Minoranza poco appariscente legata ad una visione del calcio romantica, se proprio dovessi scegliere un calciatore che ci rappresenta direi Alessandro Nesta, non certo il Paoletto del Quarticciolo. Che come personaggio quindi non mi piace.

D’altra parte, gli riconosco un’onestà intellettuale che non è da tutti. Non è ruffiano, non cerca di sembrare diverso da quello che è: nel bene e nel male. E’ stato un buon calciatore, tecnicamente molto dotato, come commentatore tv non mi fa impazzire, proprio per questa retorica che trovo esagerata. Ma è una persona competente e spesso riesce a dare delle chiavi di lettura alle partite non banali. E conosce il calcio inglese (che io adoro!) come pochi.

La seconda premessa è sempre legata alla questione della libertà di espressione. Insomma, quelli di Charlie Hebdò possono perculeggiare i nostri morti e guai a mettergli una censura, però non si possono mostrare in pubblico dei tatuaggi (per altro orrendi! Io odio qualsiasi tipo di tatuaggio. Vedere in spiaggia questi tappeti damascati sulle schiene o sulle pance dei bagnanti mi provoca sempre una sorta di raccapriccio) che indichino come la pensa una persona? Non vi sembra che qualcosa non torni?

E così vengo al nocciolo della questione. Perché in realtà mi piacerebbe domandare ai signori di Sky: prima, ad esempio ieri o l’anno scorso…esattamente…cos’è che non vi era chiaro?

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10 verità e una bugia

  1. Qualche anno fa, saranno state le undici di sera, sono uscito fuori in terrazzino e ho fatto un urlo che mi avranno sentito anche allo Zio d’America. Behrami aveva segnato il 3 a 2 a un minuto dalla fine, ma non potevo correre il rischio di svegliare i piccoletti e di farla incazzare. Loro non si sono svegliati, lei però si è incazzata lo stesso.
  2. Piuttosto che niente, meglio piuttosto. Che non significa accontentarsi, ma saper apprezzare quello che si ha (o quello che si è).
  3. Penso che Blackbird sia la più bella canzone dei Beatles.
  4. Penso che Totti, se non per la sua bravura, ma anche solo per la sua sportività, avrebbe meritato il pallone d’oro.
  5. Non riesco più a sentire nemmeno l’odore della vodka al limone da quella volta che giocai a poker fino alle 6 del mattino perché volevamo fotografare l’alba sul mare a Porto Recanati. Vennero fuori delle foto molto belle. Dopo aver vomitato anche l’anima.
  6. Mi dimentico tutto. Riesco davvero a cancellare qualsiasi cosa. Apparentemente soffro di amnesie o il mio cervello ha zone grigie inesplorate. In realtà, come scrivevo già altre volte, il muscolo del ri-cordo, non è il cervello, ma è il cuore, il muscolo cardiaco. E quello registra tutto e non si scorda nulla.
  7. Una volta, avrò avuto dieci anni, sono andato a caccia con mio zio, dalle 4 alle 10 della mattina. Non abbiamo preso niente, a parte un’indigestione di more. Forse sarà per questo che da allora preferisco le bionde?
  8. A volte gli altri hanno la sensazione che mentre mi parlano io non li stia a sentire. Ma non è colpa mia se il pensiero è più veloce delle parole.
  9. Ho capito che innamorarsi è relativamente facile. E soprattutto, si può farlo da soli. Molto più difficile è riuscire a non innamorarsi. E qui c’è bisogno dell’aiuto di tutti e due.
  10. Amo le giornate fredde d’estate e le giornate calde d’inverno. Niente mi dà più gusto che sbagliare le previsioni. Per questo penso che bisogna sempre dare un’altra possibilità alle persone. Altrimenti come faranno a sorprenderci?
  11. Un giovedì sera qualche anno fa giocammo sotto la neve. Mi ricordo che ho pensato che non ci fosse niente di più bello che avrei potuto fare su questa terra.

Ed ora mentre ascoltate Blackbird, trovate l’intruso!

(Ringrazio la mia amica Camipepper per l’ispirazione del post. Non seguite il suo blog? va be’, continuiamo così, facciamoci del male!)

 

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Il condottiero, il professore e la secchiona

Barbara luna rosso scudo, il re degli Unni guardava Roma. Uomo di poca fantasia, lui la scambiò per una stella. Quando gli uomini giunsero in collina aveva sciolto l’armatura. E fu per ignoranza o per sfortuna, che perse il treno, il treno per la luna.

Il primo ci mise cinque anni, il secondo due, la terza tre mesi.

C’era una volta il grande condottiero, ordine e disciplina. Parlava alla pancia della gente, risvegliava le loro paure, così da offrirgli poi la sua protezione. Ma poi arrivò la nevicata. Grande condottiero, perché non ci hai protetto? La gente si risvegliò. Come da un sogno, che era diventato un incubo, lungo 5 anni.

Poi arrivò il professore antipatico, quello che si divertiva a bocciare gli alunni somari. Ma anche quelli bravi. Anzi, soprattutto quelli bravi, perché nessuno doveva essere bravo come lui. Odiava tutti, nessuno escluso, nessuna eccezione, tutti uguali, tutti bocciati. Andate a studiare, non siete preparati, non siete all’altezza. Non mi capite e io me ne vado. E infatti dopo neanche due anni se ne andò.

Allora arrivò la secchiona. Aveva studiato, le sapeva tutte. O almeno così diceva. Era tutta seria, non dava confidenza. Non la dava a nessuno! O almeno, così diceva. In verità qualcuno lì per lì si accorse dei fili che aveva dietro la schiena. Ma fece finta di non vederli, perché se anche fosse stata una favola, era bello, almeno per un po’, far finta di crederci. Magari avrebbe anche potuto dura di più, se solo quei fili non si fossero ingarbugliati in quel modo, alla prima volata di vento. Ma lei che sapeva tutto, doveva saperlo però, che qui soffia il ponentino.

E il ponentino, cari miei, non lo ferma nessuno.

Quando i carri gli volsero le spalle Leone levò il calice al cielo. E fu per ignoranza o per sfortuna che questa stella figlio è ancora a Roma. Che questa stella figlio è ancora a Roma

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La merda non è cioccolata. Neanche quella in salsa satirica

Non volevo scrivere nulla sulle vomitevoli vignette di Charlie Hebdo. Come la penso sulla presunta onnipotenza della libertà di espressione l’avevo già scritto in questo articolo. e mai nella vita mi sarei immaginato di essere d’accordo con Angelino Alfano (sono cose brutte, lo so da me). Ma quello che mi manda ai matti è che mi spinge a scrivere queste quattro minchiate, è il fiorire di commenti dei vari saggi di turno che vorrebbe spiegarci che in fondo in fondo, ma sì dai, sembra no invece. Insomma che vorrebbero convincerci che la merda è cioccolata. E che la satira non deve andare d’accordo con il buongusto, che la satira serve a scuotere gli animi, che la libertà di espressione va al di là di ogni valutazione, perché la libertà non è stare sopra un albero, che loro fanno così perché non fanno sconti a nessuno, che i coglioni siamo noi perché non abbiamo capito la satira che c’è sotto, che quella vignetta è legittima perché non se la prende con i terremotati.

Purtroppo in questa categoria devo far rientrare anche uno dei miei autori preferiti: anche Pennac infatti ha sentito il bisogno di farci sapere che, sì forse è una vignetta idiota, però lui si sente di difendere la loro libertà di dirla. Ma perché? Perché avete questo bisogno masochistico-erotico di difendere l’indifendibile? Lo fate per farvi dire quanto siete fichi? Perché non siete d’accordo con loro però morireste…state sereni, Voltaire questa gran cagata non l’ha mai detta. Probabilmente non se l’è mai neanche sognata.

Se avete questa necessità di legittimare uno che pensa sia fico scoreggiare in pubblico (in fondo, come ha detto il direttore del Vernacoliere in questo articolo anche quella potremmo considerarla una certa qual forma di libertà di espressione) spiegateci cosa ne pensereste di uno che si mettesse a fare un comizio pubblico sulla superiorità di una razza e la legittimità dello sterminio delle altre. Oppure che volesse argomentare la ragionevolezza dell’infibulazione o la validità dell’eugenetica o i vantaggi economici per i paesi sottosviluppati del turismo sessuale o del traffico di organi. Perché anche in quel caso, se ci pensate, si tratta di libertà di espressione.

Forse la verità, la più triste di tutte, è che questi pennivendoli, tirando fuori i più triti e ritriti cliché sull’italiano pasta, mafia (e manca il mandolino), sono riusciti nel loro intento primario: vendere qualche copia in più, attirare su di sè l’attenzione, bene o male purché se ne parli. Alla faccia dei grandi intellettuali paladini della libertà che si sono sentiti in dovere di scendere in campo per difenderli. E che si sentono molto soddisfatti di sè per questo. Chissà, dopo un lungo percorso, anche loro forse si sentono arrivati…

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Consigli di lettura non richiesti / 11. Ferey – Figueras

Buongiorno lettori e bentornati alla vita di tutti i giorni! Finite le vacanze? Spero per voi di no, ma soprattutto spero non vi sia finita la voglia di leggere, perché cosa c’è di meglio di un bel libro per evadere dalle incombenze quotidiane?

I consigli di lettura di oggi hanno un origine geografica ben definita, avendo in comune la nazione in cui si svolgono le storie che vengono raccontate. Parliamo dell’Argentina, nazione a me particolarmente cara, per legami familiari (e per una questione calcisticamente cromatica!). Ma se il luogo e le vicende raccontate sono le stesse, per il resto i due libri non potrebbero essere più diversi. Com’è ormai tradizione di questa rubrica del blog, un libro profondo, corposo, sanguigno come una bistecca (o forse meglio, come un tocco di asado) ed uno più leggero, sulle ali della fantasia, metaforico come un antipasto di pesce crudo.

Il primo romanzo che vi consiglio si intitola Mapuche ed è di Caryl Ferey: una storia molto cruda, violenta, che non lascia nulla all’immaginazione sugli orrori perpetrati dalla dittatura di Vileda e compagni (o sarebbe meglio dire, camerati), ma soprattutto sugli effetti che ancora oggi determinano. Perché in realtà i fatti raccontati risalgono al giorno d’oggi, trentanni dopo quegli orrori, che sono però ancora vivi nelle menti, nei corpi, nei destini dei sopravvissuti. Una storia che non vi darà un attimo di respiro e che vi rapirà (mai termine fu più azzeccato) dalla prima all’ultima pagina.

L’altro romanzo è Kamchatka di Marcelo Figueras, che invece è ambientata durante i primi giorni della dittatura, quando questa non ha ancora svelato il suo volto più terribile e lo fa con gli occhi di un bambino di dieci anni che in modo inconsapevole racconta le vicende della sua famiglia. Con la soavità e l’ingenuità (che non significa non capire le cose, ma saperle interpretare in maniera semplice, pulita, senza sovrastrutture) tipica dei bambini. Un libro ironico nella sua drammaticità, che vi farà ridere e piangere insieme e vi porterà nella famosa e fantasiosa terra della Kamchatka del Risiko.

Come dicevo quindi al di là del luogo non ha quasi null’altro in comune. Anzi, un’altra cosa ce l’hanno: sono due gran bei libri. Come modestamente tutti quelli che vi consiglio. Ma se no che ve li consiglierei a fare?

Buona lettura!

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La traccia nascosta

“Now with these hands, with these hands, with these hands. I pray Lord with these hands, with these hands. I pray for the strength, Lord with these hands, with these hands. I pray for the faith, Lord. We pray for your love, Lord. We pray for the lost, Lord. We pray for this world, Lord. We pray for the strength, Lord. We pray for the strength, Lord. Come on, come on, come on, rise up, come on, rise up, come on, rise up…”

La storia non finisce. In questi giorni drammatici è facile purtroppo cadere nella tentazione di non vedere al di là di quello che è successo. Si leggono dichiarazioni di chi non ha più una speranza, di chi sembra arrendersi all’irreparabile. Ma abbiamo ancora 5 miliardi di anni prima che il sole si spenga. Ed una certezza: nulla rimane così com’è, neanche noi, figuriamoci le cose. Per quanto possa sembrare strano l’identità stessa è un fenomeno dinamico. L’io si trasforma, noi siamo sempre noi, ma non siamo gli stessi di dieci anni fa o dell’anno scorso, a volte neanche quelli di ieri.

Ed in questo continuo mutamento le esperienze che facciamo arricchiscono il nostro io. Anche quelle più brutte, anche quelle più dolorose, fanno parte di noi, della nostra identità, della nostra storia. E la nostra storia prosegue.

E proseguendo si ricollega alle storie degli altri: continua la storia di quelli che ci hanno preceduto e dà il là per quelle che verranno dopo. E così facendo la nostra storia, seppur piccola, seppur apparentemente insignificante, in realtà contribuisce ad arricchire la storia del mondo. Che non si ferma mai, neanche davanti ad un terremoto. Riesce sempre ad andare avanti e a ricostruire sulle macerie: a ricostruire qualcosa di nuovo, anche più bello di quello che c’era prima.

Ed è vero che l’ultima canzone dell’ultimo vero disco dei Beatles (Abbey Road, perché Let it Be in realtà è una raccolta uscita successivamente, ma registrata prima) si intitola The End. Ma qualche secondo dopo inizia una traccia nascosta Her Majesty, perché anche la storia dei Beatles non poteva finire con la scritta “fine”. E mi piace pensare che in realtà quella Majesty, sussurrata nella traccia nascosta, sia un omaggio a Sua Maestà, la Speranza.

 

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Se ti rende felice

Sono rimasto vicino, quando era più facile fuggire e sono andato via quando era più comodo restare. Poi ho mangiato carne cruda, così dura che sembrava un cane di Pompei, ma ti ho detto che era buona, perché a volte le bugie sono dolci come le ciliegie e allora diventano più vere della realtà. Tu hai capito e hai fatto un sorriso che era più bello di un tramonto sul mare. Allora ti ho comprato un tappeto di petali di rosa, perché guardarti dormire resta più bello di un goal in sforbiciata sotto l’incrocio dei pali. E poi se ti rende felice, non può essere sbagliato.

Poi sono andato alla ricerca di un trifoglio con quattro petali, un po’ perché dicevano portasse fortuna, ma soprattutto per capire come fosse possibile cancellare una macchia di frutta su una maglietta bianca. Dopo sono andato a prendere un treno in corsa, per non correre il rischio di essere in anticipo, ma in realtà anche per andare in quel mercatino dell’usato a cercare il numero uno di Tex, che me lo ricordo come fosse ieri, avevo otto anni e mi innamorai di quella camicia gialla con il foulard nero e il cappello da Cow Boy. Perché se ti rende felice, non può essere sbagliato.

Quindi ho cercato di bere per togliere tutta la sete, ma mi sono accorto che bisognava andare molto lontano. La mia buona stella sei tu, anche quando sembri distratta o persa dietro alle mie preoccupazioni, non posso prometterti che ce la farò, ma che non mi arrenderò mai, mai, questo sì! Come quando da bambino costruivo castelli di sabbia vicino la riva del mare e Dio mi è testimone di quanto fossero belli. Per questo te lo ripeto, se ti rende felice, non può essere sbagliato.

If it makes you happy, it can’t be that bad. If it makes you happy, then why the hell are you so sad?

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Pearl Jam Rhapsody

Don’t call me daughter, not fit to,
the picture kept will remind me

Scarto a destra, scalo la marcia, giù gas, sento il Flusso naturale dei giri del motore. Che differenza c’è tra un sogno da realizzare e un obiettivo da raggiungere? Chi può misurare la distanza tra il successo e la sconfitta? Dai, dai, ancora, dai, di più, di più, di più…Jeremy Johnson, il Re dell’Oklahoma, il principe del Rally, 49 vittorie, ad un passo dalla leggenda. La storia è tutto ciò che hai alle spalle, un nulla di fronte al futuro, a ciò che ti aspetta, al prossimo obiettivo. Nonostante i capelli bianchi, nonostante gli anni che passano, sono ancora Vivo. E sono semplicemente il migliore. Lo sono sempre stato, non ho più bisogno di dimostrarlo, né a me stesso, né a nessuno. Ed ora, all’ultima curva prima del traguardo, ad un passo dalla realizzazione del sogno…

  • Jeremy, sei sveglio? Vuoi che ti preparo un caffè?
  • Voglio che vai via. Ho bisogno di concentrarmi prima della gara.
  • Ma correrai solamente questo pomeriggio! Se vuoi posso restare…
  • Ma ti ho detto che invece voglio che te ne vai!
  • Va bene, va bene, scusami.
  • No, scusa tu, prima della gara sono sempre nervoso. Per questo voglio rimanere solo. Ti chiamo stasera caso mai, vediamo come va.
  • Andrà benissimo, campione.
  • Sì, sì, ma adesso vai eh.
  • Fammi almeno vestire. Vuoi che esco nuda?
  • Sai che novità che sarebbe!
  • Scemo!

Non ne posso più di queste finzioni. Bisogna continuare a Far Girare Il Cerchio Nero: devo fare finta che mi importi di te, tu devi far finta di che interessi di me. Poi devo far finta di essere preoccupato per la gara e tu devi fare finta che ti interessi come andrà a finire. Niente È Come Sembra.

  • Allora vado. Mi raccomando eh!
  • Sì, sì. Ti chiamo dopo.

Da quando Dana se ne andata è così. Un incidente scemo, un ubriaco che sbanda, io che riesco a scartare, ma lei senza cintura…destino beffardo, le macchine che mi hanno dato tutto, mi hanno anche tolto l’amore della vita. Forse avrei dovuto ascoltare il canto delle Sirene…perché non ti trovi un’altra moglie, come fai con la bambina, anche lei ha bisogno di una madre. Ed io a far finta che fossero tutte balle, a continuare a tentare di restare a galla Fra Le Onde, a fingere una felicità e una sicurezza che non ho più avuto. Non c’era più posto per un altro amore. Giusto qualche puttana, per passare insieme le notti più lunghe.

Per il resto c’eri tu, Figlia mia, amore di papà, come avrei potuto portarti in casa un’altra donna? Con la vita che faccio poi! Una corsa qua, un’altra là, come un Tracciato sulla sabbia, su e giù per gli Stati, un autodromo dietro l’altro. E tu sempre con me, sempre insieme. Ho fatto finta che non avessimo bisogno di niente, per non farti mancare nulla. Ora sei cresciuta, è giusto che tu vada, l’Università, il college. Non avevi il coraggio di chiedermelo, ma l’ho capito da solo.

  • Come facciamo papà, ci vogliono un sacco di soldi!
  • Quando mai i soldi sono stati un problema. Non ti preoccupare, papà risolve tutto. Lo sai che ti ho Dato tutto per farti volare. E ora tu dammi un bacio!

L’Ultimo Bacio. Ho chiesto a Mike un anticipo, in fondo con le mie vittorie gli ho fatto guadagnare una montagna di soldi in questi anni.

  • Vuoi arrivare a 50 campione, vuoi essere l’Uomo Migliore?
  • No, Mike, non hai capito. Non mi serve l’Immortalità, voglio solo tanti soldi, lo sai, non te ne ho mai chiesti, ma ora ne ho bisogno. E me ne servono tanti.
  • Allora svaligia una banca! Dai, vedo un po’ cosa possiamo combinare. Ma tu sei sempre il numero uno, il favorito, a puntare su di te ormai non ci si guadagna più come una volta.
  • Lo so, ma inventati qualcosa. Me lo devi!

Tutta la mia vita attraverso uno Specchietto Retrovisore: si parte da Una Donna Anziana Dietro Il Bancone Di Una Piccola Città, sposata con un Uomo da nulla che faceva su e giù per il Missisipi e la cui massima aspirazione era diventare Capitano Di Una Barca Dell’amore. Lì ho cominciato a chiedermi Chi vuoi essere e allora ho cominciato a fuggire, per costruirmi un futuro diverso. Passo dopo passo, vittoria dopo vittoria, per entrare nella storia.

E ora sono qui. Ci siamo quasi, l’ultima gara, il pezzo mancante del puzzle. Tutti si aspettano il mio trionfo, i giornali hanno pronti i titoli. Jeremy il numero uno oggi entrerà nella leggenda. Oppure solo l’ultima finzione, perché Mike me l’ha detto: puntare contro di me era l’unica strada. Le cinquanta vittorie, il record, la gloria da una parte e dall’altra parte i soldi per realizzare tuoi sogni. Cosa devo fare figlia mia, sai dirmelo tu? Non puoi, in questo momento certo che no. E io non devo chiamarti ora. Domani, tra una mese, un anno, tra trent’anni quando vedrai queste foto, allora capirai e forse potrai dirmi se ho fatto la scelta giusta.

 

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Un altro terno per Ferragosto

Ed ecco di nuovo, proprio in mezzo alle vacanze, il giorno più vacanziero dell’anno. Il cuore dell’estate, il giorno delle grandi mangiate (almeno dalle mie parti) e delle grandi sieste. E come scrivevo l’anno scorso, dopo appunto le grandi libagioni, cosa meglio di qualche lettura sfiziosa per favorire la siesta e la digestione.

Allora, come orami sta diventando tradizione, mi sono detto che bisognava per forza scassare gli zebedei ai minchioni ai miei amici blogger, chiedendo e offrendo un nuovo terno. Di meno sono pochi, di più sono troppi. Fate conto che io non conosca il vostro blog e consigliatemi tre post che secondo voi valga la pena leggere. Quelli dimenticati dal tempo, ma che da soli valgono il tempo che voi avete speso per scriverli e che noi spenderemo per leggere. E se li ho già letti pazienza.

Chi vuole partecipare al giochino è bene accetto! Io vi propongo un post minchione Tragicomico erotico stomp , uno visionario E venne il giorno ed uno breve breve ed un po’ più serioso Salvando le stelle di mare

Buona lettura, buon Ferragosto ed ora sotto con i vostri terni!