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Le parole sono importanti!

L’avrete intuito, io sono uno di quelli a cui piace parlare. Credo fermamente nella forza delle parole, sono convinto nella possibilità di poter spiegare, argomentandole, le proprie ragioni. Così come sono altrettanto convinto della necessità di ascoltare le parole degli altri. Sono sicuro che ci sia sempre un aspetto che ti sfugge, una prospettiva che non avevi visto o che non avevi previsto. Per questo è importante parlare, spiegarsi, assumersi la fatica di provarci, senza dare nulla per scontato, per già detto. Provarci e riprovarci. Sì, costa fatica. Ma se vuoi cogliere entrambi i lati della storia è inevitabile.

Altre volte però bisogna anche saper tacere. Perché se parli fai peggio. E devi andare contro la tua natura,  devi stravolgere il tuo modo di pensare, il tuo modo di essere. Senti le sinapsi che vorticano nella mente, parole che irrompono nella gola, ma sai anche che non devi permettergli di uscire. Le rivomiti dentro di te perché quella è la scelta giusta.

Le parole sono importanti, come diceva Nanni Moretti. Sono importanti i contenuti, ma sono anche più importanti le parole, il momento in cui si dicono, il modo in cui si dicono. Per questo parlare a vanvera a volte è peggio che non parlare. Restando in tema di citazioni, come diceva Lincoln, “meglio tacere e sembrare stupidi che parlare e togliere ogni dubbio”.

Meglio tacere, anche per mettere in salvo le parole già dette o quelle che dovremo diremo, nei modi e nei tempi giusti. Altrimenti c’è anche il rischio di passare per coglioni.

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In sottofondo un Phil d’annata!

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Nel sussurro di una brezza leggera

È quasi incredibile quanto riusciamo a non capire la realtà che ci circonda. Quanto riusciamo ad equivocare le persone, le situazioni, i sentimenti. E così diamo risposte errate, scambiamo silenzi per richieste di aiuto, appelli accorati per semplici battute. La realtà è che dovremmo smettere di proiettare la nostra immagine, i nostri desideri, le nostre paure su chi ci sta di fronte. E magari vuole semplicemente essere lasciato in pace. Oppure vuole essere ascoltato, se solo avessimo la pazienza di lasciarlo parlare.

Nel nostro affannarci cerchiamo nei posti sbagliati. Cerchiamo risposte dove non ci sono, scambiamo semplici domande per accuse. Come se il mondo girasse intorno a noi. Come se davvero fossimo noi il centro di questa galassia. Ci diamo da fare, pensiamo di ottenere chissà quali risultati, ma rischiamo solamente di essere sordi e ciechi. Cerchiamo un confronto e rischiamo di fermarci di fronte ad uno specchio.

Ci aspettiamo che le cose avvengano come diciamo noi, quando diciamo noi, per i motivi che abbiamo stabilito. Ma non è così, non è quasi mai così! E quando capita – in un sussulto di concretezza e di presa d’atto della realtà – che ci rendiamo conto che le cose non stanno come pensavamo, allora può capitare che ci lasciamo sopraffare dai cattivi pensieri, dal dubbio di aver sbagliato tutto, di non aver costruito null’altro che castelli di sabbia. E come bambini capricciosi ci andiamo a nascondere negli anfratti delle nostre solitudini, soli ed incompresi…poveri cocchi di mamma!

E allora, dopo esserci esaltati per i venti impetuosi, dopo aver tremato di fronte ai terremoti, dopo essere rimasti immobili di fronte al grande fuoco, novelli Elia, proprio quando non ci speravamo più, nel sussurro di una brezza leggera, ci sentiamo chiedere “Cosa ci fai tu qui?”

Perché la verità è che, come cantava la povera Mimì, continuiamo a cercare l’acqua, quando abbiamo il mare nelle tasche.

 

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Mica penseranno che siamo così stupidi?

Ma che sarà, che cosa t’offrirà, quest’altra storia, quest’altra novità…l’unico rischio, è che sia tutto finto e che sia tutta pubblicità!

 

Non so se avete fatto caso ad una recente novità della reti Mediaset: dopo il meteo tradizionale, quello di casa nostra, ci raccontano il meteo di qualche paese esotico. Una volta la Giamaica, un’altra volta le Antille Olandesi, un’altra le Hawaii.

Ora, capisco che questa è un’estate di merda. Capisco che il turismo soffre e i consumi languono. Ma mica penseranno che siamo così stupidi che vedendo le previsioni metereologiche di questi paradisi, miracolosamente ci torna la voglia di andare in vacanza e ci precipitiamo da Decathlon a comprare pinne, fucile ed occhiali?

No, dai! Non è possibile! Sarebbe come se pensassero che mandano in onda, che so, un programma finto dove uomini e donne si mettono in mostra, invogliassero la gente a socializzare. O se provassero a farci credere che si scelgono i candidati con il televoto, invece che dentro le urne. È inverosimile!

Oppure, che so, sarebbe come se uno, volendo arrivare alla guida del Paese, si comprasse prima le televisioni, poi una squadra di calcio e cominciasse a sparare cazzate dalla mattina alla sera, promettendo milioni di posti di lavoro, l’abolizioni delle tasse e si tingesse i capelli per far credere di essere sempre giovane. Dai! Ma chi mai ci potrebbe credere!

È ovvio che non possono pensare che siamo così stupidi. Queste previsioni servono a farci conoscere nuovi Paesi, ad allargare le nostre conoscenze. Un unico dubbio mi rimane: com’è che non mandano le previsioni di Pyongyang, oppure di Riga o di Tblisi? Possibile che a nessuno interessi se domani a Ulan Bator piove o c’è il sole?

 

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Premio “Oh che bel mestiere fare il test col bicchiere”

ATTENZIONE! POST ALTAMENTE MINCHIONE SE NE SCONSIGLIA VIVAMENTE LA LETTURA DA SOBRI

Visto l’inspiegabile e per certi versi inquietante successo del primo test minchione della scorsa settimana, ho preso in mano il bicchiere e sorseggiando un buon mojto mi son chiesto, “e perché non fare il bis?” E su cosa poter intrattenere i miei lettori se non nell’argomento più cool dell’estate, quando estrogeni e testosterone si galvanizzano e  tuffandosi in danze leggiadre vagano beati nell’area tiepida della sera, al suono melodioso delle cicale? Parliamo dunque dell’Ammore!

E per farlo dovrò ricorrere ai versi del cantante che ha segnato in modo indelebile l’adolescenza di noi che l’abbiamo vissuta tra la fine dei settanta e gli inizi degli ottanta. Una mezza sega, con i capelli tinti e cotonati che ci ha fatto sognare ed innamorare per la prima volta e che ogni anno, d’estate immancabilmente scalava le classifiche con una canzone minchiona. L’Elvis-de-pelvis-intheMephis de noantri. Al secolo Umberto Tozzi. Era l’epoca dei 45 giri, gli LP erano cose da grandi, noi ci accontentavamo della radio e dei Juke box e dunque questi tormentoni estivi ti scassavano la uallera in una maniera così persistente che ti entravano nella testa e non ne uscivano più. Le parole erano minchione, come le musiche: giro di do e rime baciate. Però funzionavano, capperi se funzionavano! Ma che volevano dire quelle canzoni? Quali criptici messaggi si nascondevano dietro quei versi? E soprattutto, cosa risuona dentro di noi riascoltandoli ora? In base alle varie interpretazioni usciranno fuori determinati profili. Rispondete sinceramente e scoprirete che amante siete.

1 – Donna amante mia, donna dell’addio, scoiattolo impaurito che farai, e chi si accorgerà che sei donna!

A. Scoiattolina, magari se ti tagliassi i baffi, toglieresti di mezzo qualche dubbio

B. Scoiattolina lo dici a tua sorella

C. Attenzione, chi disprezza compra e donna baffuta è sempre piaciuta

 

2 – Ti amo e chiedo perdono, ricordi chi sono, apri la porta a un guerriero di carta igienica, e dammi il tuo vino leggero che hai fatto quando non c’ero?

A. Ricordi chi sono? Che è un indovinello? Certo che me lo ricordo, mica c’ho l’alzhaimer!

B. Un guerrieri di carta igienica? Un altro attacco di colite eh!

C. Che ho fatto quando non c’eri? No, ti assicuro scoiattolina, non sono stato io!

 

3 – Tu, stiamo qui, stiamo là, c’è l’amore a cena e tu, dimmi sì se ti va, il mio letto è forte e tu pesi poco di più della gommapiuma tu

A.Insomma stai qui o stai là? Sei un tipo ondivago!

B.L’amore a cena? Ho capito, anche stasera non t’andava di cucinare

C.Il letto sarà anche forte, però tu, scoiattolina, qualche chiletto potresti anche buttarlo giù

 

4 – Gloria, manchi tu nell’aria, manchi come il sale, manchi più del sole, sciogli questa neve che soffoca il mio petto, t’aspetto Gloria

A.Mi son sempre chiesto, il sale fino o il sale grosso?

B.La neve sul petto? Se ti sente Lapo…

C.Ma già che c’eri non era meglio una rima con la cicoria?

 

5 – Stai stella stai finché c’è nei suoi occhi un S.O.S. chi mi dà brividi, tipo quando al sole stai.

A.Stai? Ma che giochi a sette e mezzo e c’hai paura di sballare?

B.Ma soprattutto tu non stai tanto bene eh!

C.Quel “brividi” con l’accento sull’ultima i, ha segnato la mia adolescenza in maniera indelebile

 

6 – E naufragio farò più possibile a sud, notte rosa sembra esplosa dolore di raso dimmi chi ti ha preso

A.E ancora non avevamo visto Lost, per giunta

B.Secondo me da piccolo hai mangiato troppe Big Bubble

C.Questo è forse il verso più stupido di tutta la storia della canzone italiana

 

7 – Eva abbracciami di mare dolce piovra, Eva e ci respireremo finché vuoi con le ali di arcangelo nello spazio di un attimo al di la’ degli oceani

A.Dolce piovra? E meno male che non gli hai dato della cozza!

B.Ci respireremo se ti sarai lavato le ascelle, soprattutto

C.No, forse questo verso è ancora più stupido di quello di prima

 

A

Dongiovanni. Dove vai farfallone amoroso, notte e giorno d’intorno girando… sei sempre a caccia di nuove avventure, spiagge affollate e discoteche assordanti sono il tuo territorio. Ti piace piacere, guardarti allo specchio e farti vedere in giro. Fatti vedere, ma da uno bravo. Piuttosto rilassati! L’ansia da prestazione può fare brutti scherzi. Consigli di lettura per l’estate  https://giacani.wordpress.com/2013/09/18/samarcanda-2001/

B

Platonico. Quanto ti piacciono i film strappalacrime, regalare i fiori e leggere i foglietti dei baci perugina. Segui l’oroscopo e magari ci credi pure, sai a memoria i testi di Baglioni e le poesie di Neruda. Insomma ti perdi nei dettagli. La dolcezza va bene, ma tu rischi di cariare i denti! Consigli di lettura per l’estate https://giacani.wordpress.com/2013/09/18/e-venne-il-giorno/

C

Sfigato. A volte sarebbe meglio dedicarsi allo sport. O ad un nuovo hobby. Non è che poi l’amore sia proprio questa cosa insostituibile. Per esempio, hai mai provato con il golf? Sempre di un’attività con palle, mazze e buche si tratta. Con degli indubbi vantaggi: stai a l’aria aperta, non devi inventarti cose romantiche, non sudi e l’alito pesante e l’areofagia non sono un problema. Consigli di lettura per l’estate https://giacani.wordpress.com/2013/09/19/pensieri-volanti/

 

Ed eccoci arrivati alla parte più divertente. Si sa, il dolce alla fine: le nomination! Così tanto per frantumare un po’ l’apparato riproduttivo a qualcuno. Chi ha la ventura di essere insignito di questo autorevole riconoscimento avrà l’onere e l’onore di rispondere alle minchionissime domande, nominando poi a sua volta altri 20 blogger, andando però in ordine alfabetico, secondo la prima lettera del nome del blog, che dovrà avere meno di 162 followers e l’immagine di un animale nel gravatar. Altrimenti si potrà optare per le seguenti alternative:

A) Dichiarare guerra alla Kamchatka (ma solo con due carrarmatini)

B) andare in monopattino da Roma a Ostia, senza passare dal via (e quindi senza ritirare le 20 mila lire)

C) esibirsi nel casting del prossimo X Factor con una versione rappata di un grande successo (ovviamente di Umberto Tozzi)

 

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Premio “Com’è bello fare i test da Trieste in giù”

Torna l’estate, il bel tempo e la voglia di cazzeggiare (be’ quella effettivamente non è che durante l’inverno sia proprio scomparsa). E cosa meglio di un bel test minchione per passare il tempo? In questo modo restituisco, un po’ a modo mio, le nomination ricevute recentemente da Sun (http://pensieridistesialsole.wordpress.com/) e da Agnese (http://colpoditacco.me/), che mi avevano omaggiato con premi certamente più prestigiosi di questo.

Qual è la tua vacanza ideale? Come vorreti spendere questo periodo di ferie? Rispondete a queste 7 domande, controllate qual è la lettera dominante e finalmente saprete quello che nessuno ha mai avuto il coraggio di dirvi. Buon divertimento!

1 Mogli e buoi
A. E’ preferibile non soffrano di areofagia
B. Ruminano dopo mangiato
C. Ti fanno vergognare quando decidono di partecipare al Karaoke

2 Chi fa da sé
A. Generalmente s’annoia
B. E’ rimasto solo
C. Da grande diventa miope

3 Gioca con i fanti
A. Primiera e settebello
B. Non è meglio secchiello e paletta?
C. Ma non imitarli dal barbiere…hanno un taglio un po’ naif

4 Rosso di sera
A. Non hai messo la crema
B. Non più di due bicchieri
C. E’ una promessa o una minaccia?

5 Chi semina vento
A. Ha mangiato fagioli
B. Gioca all’allegro fattore
C. E’ imbecille, perché si dovrebbe seminare vento?

6 Gallina vecchia
A. Cuscino in faccia e vai!
B. Difficilmente sarebbe diventata ministro con il Berlusca
C. Gallina e pure vecchia? E va be’, ma allora dillo!

7 Occhio non vede
A. Mette l’occhiali
B. Orecchio non sente
C. Ma che è, mosca cieca?

A
Sei un tipo poetico. Ameresti passare le tue vacanze sulla riva di un lago, leggendo i poeti dello Strum und Drang e ascoltando la discografia completa di Angelo Branduardi. Adori seguire il volo delle farfalle e ti incanti di fronte ad un tramonto. Insomma, sei più noioso di film francese sottotitolato in bulgaro. Il consiglio è datti una svegliata se non vuoi che il tuo compagno/a si sloghi la mascella a furia di sbadigliare ogni volta che sta con te.

B
Sei un tipo avventuroso. Ti piace passare le tue vacanze con spirito d’avventura, andando in giro per il mondo zaino in spalla, dormendo nelle bettole e mangiando formiche o grilli fritti. E pazienza se al termine puzzerai peggio di un cane bagnato. L’emozione innanzitutto, il tuo ideale è Indiana Jones. Il consiglio è rilassati! A volte anche capocotta potrebbe avere un suo perché.

C
Hai qualche problema. E’ inutile nasconderlo…per te andare in vacanza è uno vero stress. Una tortura, di cui faresti decisamente a meno. Preferiresti di gran lunga chiuderti in casa, svegliarti a settembre, magari con qualche bella foto esotica e qualche avventura da raccontare agli amici. Il consiglio è fallo sul serio. Non scassare più gli zebedei lamentandoti della file in autostrada, gli affitti cari e le spiagge affollate. Chiuditi in casa, scopri l’ebrezza di cercare un negozio aperto, fai godere i tuoi trigliceridi dal Mac. Scommettiamo che quest’altr’anno agognerai persino Ladispoli?

A questo punto le nomination. Chi è insignito di questo prestigiosissimo premio dovrà, oltre a rispondere alle minchionissime domande, cimentarsi in un altrettanto minchionissimo test. E chi non lo fa? Sarà costretto ad invitare a casa sua per Ferragosto tutti quelli che hanno risposto C, davanti al barbecue, preparando bruschette per tutti.

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L’omo ha da puzzà. Fenomenologia della mascolinità

Fin dall’antichità la componente maschile del genere umano ha sentito il bisogno di manifestare la propria essenza nell’ostentazione di oggetti, di per sé utili, ma soprattutto con una forte valenza simbolica, che esprimessero la sua forza, le sue capacità peculiari.

L’uomo delle caverne aveva la clava, con cui andava a caccia, con cui guerreggiava contro le tribù ostili. Le legioni romane avevano il gladio, il coltello d’ordinanza, che era così importante, così identificativo, da dare il nome ai guerrieri stessi. E via via che lo sviluppo tecnologico è andato avanti, c’è sempre stato quest’oggetto, un fido compagno di avventure, pratico, adatto all’uso che se ne voleva fare, ma allo stesso tempo carico di significati. Pensiamo all’arco dei pellerossa o alle spade medievali, le colt dei cow boy.

Sudore e sangue. Non credo sia una caso che, alla fine fine, questa rapida carrellata abbia elencato esclusivamente delle armi. Le capacità cambiavano (a volte la forza bruta, altre volte la precisione), ma l’obiettivo era sempre lo stesso: la mascolinità è la sopraffazione. Lo sforzo è primeggiare, è raggiungere il west, la frontiera, sbarcare sulle nuove terre  e conquistarle, insieme a compagni d’armi e di avventure e contro qualcun altro. Siamo arrivati anche sulla luna (e anche il mssile, non ne ha mica pochi di significati simbolici, a pensarci bene)

E noi, poveri maschi del XXI secolo? Abbandonate miseramente ogni velleità di conquista, confusi e mica tanto felici da questa dilagante promiscuità di ruoli, raggiunti e miseramente superati da amiche, compagne e colleghe che – ammettiamolo – hanno imparato a far meglio di noi (quasi) in ogni campo, noi, moderni Pier Capponi de noantri, quali campane faremo suonare contro le trombe altrui? Quale oggetto rimane, utile e simbolico, compagno fedele delle nostre battaglie, nel quale indirizzare gli ultimi sussulti dell’antico spirito guerriero?

Quale altro se non questo?

 

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Woman do it Better

C’è riuscita un’altra volta! Incredibile….certo, il fatto lo stesse facendo mentre nel frattempo stavo cucinando il pesce mi lascia qualche dubbio su quale modello di famiglia stiamo trasmettendo ai nostri figli. Ma questo è un altro discorso!

Avatar di romolo giacaniViaggi Ermeneutici

E’ scontato che i bisogni sviluppano le soluzioni o per dirla con i proverbi, “necessità fa virtù”.

Ad esempio, io che ho sempre fatto una fatica titanica a prendere sonno (e quando sono più stanco fatico anche di più), ricordo che quando i pargoli si svegliavano 10 volte a notte avevo imparato ad addormentarmi subito, all’istante. Poi però, finita la necessità, ho ricominciato a stare sveglio e guardare il soffitto.

Questo presupposto spiega un po’ la vicenda. Solo un po’, perché per il resto, per me resta un mistero inspiegabile.

E’ un po’ come se io provassi a fare le previsioni del tempo. Sarebbe utilissimo saperle fare:

Però non sono capace, non ho le conoscenze, gli strumenti, le facoltà. Sarebbe utile trovare l’acqua con un bastoncino da rabdomante. Oppure provare ad andare in bicicletta fino al polo nord. O imparare l’arabo o suonare l’arpa. Tutte cose belle e utili, che…

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Il sesso forte

Con il premio di produzione quest’anno volevo finalmente dotare casa di un impianto di climatizzazione. La mia dolce metà invece avrebbe preferito comprare un antifurto. E’ che io soffro moltissimo il caldo. Ho caldo anche in pieno inverno. Secondo lei, che invece ha sempre freddo, sarà un anticipo di andropausa. Chi lo sa. Fatto sta che odio sudare, odio quella sensazione di appiccicaticcio sulla pelle, soprattutto a letto, quando le lenzuola ti si incollano addosso e ti svegli in piena notte bocceggiando, sperando in un refolo di vento, in un ombra di ponentino, che però nelle torride nottate estive oramai è giusto un ricordo.

D’altra parte ho cercato di razionalizzare le sue paure, dicendo che in fondo abitiamo al 4 piano, in un quartiere tranquillo. Abbiamo già le inferriate alle finestre, dove per altro potrebbe arrivare giusto l’uomo ragno in una serata di grazia. Abbiamo una bella porta blindata e una serratura europea, quelle di nuova generazione antiscasso. Le ho fatto notare che queste sirene che suonano in piena notte servono a poco, che rompono solo l’anima e ti fanno prendere dei colpi perché a volte partono così, a sproposito.

Le ho spiegato che non fa bene tutta questa umidità, le ho magnificato le capacità dei climatizzatori attuali, che non sparano più quelle botte di aria gelida, ma possono essere ben calibrati, a seconda delle esigenze, temporalizzando l’accensione e lo spegnimento. Ho sottolineato il fatto che non consumano neanche più molta energia e che potevamo approfittare ancora per quest’anno dei contributi statali.

Le ho ricordato che abbiamo un cane, seppur piccolo, che però fa una cagnara d’inferno ogni volta che qualcuno prova ad avvicinarsi alla porta. Le ho fatto notare che essendo un palazzo abitato prevalentemente da anziani non si svuota mai completamente, neanche d’estate. C’è sempre qualcuno e c’è sempre qualcuno che si impiccia, che sta a lì a guardare, a chiedere, chi è lei, cosa desidera, dove va?

Impianto o antifurto? Impianto o antifurto? Impianto o antifurto…

Alla fine di queste lunghe discussioni abbiamo ordinato un bellissimo impianto. Di antifurto.

 

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Nuntereggae più. Ovvero le 10 cose che mi urtano i nervi

Abbasso e Alè con le canzoni senza fatti e soluzioni…

Come sapete (forse, chissà, almeno qualcuno fra quelli che leggono abitualmente) sono una persona molto tollerante, che tende a giustificare oltre misura gli altri. Non è una dote, non penso sia un pregio e comunque non è questo che volevo dire. Era solo una premessa utile per affermare che però anch’io, nella pur grande magnanimità e nello sforzo di voler capire sempre le ragioni altrui, ho dei punti deboli. Delle idee fisse. A volte illogiche o stravaganti, altre volte eccessive. Delle cose che tendono a rompere il mio equilibrio psicofisico e la mia bonomia verso il prossimo. Cose insomma che mi danno un po’ come l’impressione che qualcosa stia ballando la rumba, la samba ed il cha cha cha sul mio apparato riproduttivo. E quindi, considerato che stiamo invecchiando e quindi non abbiamo raggiunto il numero legale per la consueta partita di calcetto del giovedì, giusto per continuare sulla scia dei post minchioni e delle liste dei 10, ecco le mie 10 fisime, le 10 cose che davvero mi urtano i nervi.

Le persone che puzzano. E’ vero, sono tollerante, accetto quasi sempre le altrui stranezze, ma ho capito che l’olfatto è il mio senso debole. Volete vestirvi accoppiando insieme il verde pistacchio e il rosa confetto? Nulla da dire. Avete una voce stridula e fastidiosa come una gesso sulla lavagna? D’accordo. Mi proponete di mangiare cibi dai gusti improbabili? Ce la posso fare. Ma perché tenersi due gatti morti sotto le ascelle? Perché? E potrei anche arrivare a capirlo la sera, dopo una giornata di duro lavoro sui campi. Ma alle 7 e 30 della mattina, in metropolitana, in giacca e cravatta, perché?

Le persone che vanno piano. In macchina, camminando per strada, in fila. Perché? Soprattutto perché tutti davanti a me che invece vado di corsa anche quando non c’è motivo? Non è che sono contro la lentezza in assoluto. Anzi! Le cose belle vanno assaporate…mangiare, ascoltare musica, bere vino, leggere, fare l’amore (non in questo rigoroso ordine cronologico, s’intende), dovrebbero essere fatti con tutta la lentezza del mondo. Ma tutto il resto no! Tutto il resto anzi va fatto presto (e bene). In modo che poi puoi dedicare tutto il tempo che vuoi alle cose che davvero la meritano.

I vestiti tolti e lasciati al contrario. Lo so, questa è proprio una fisima. Ma è più forte di me! Mi urta i nervi! Ti sei tolto la maglietta? Ma rimettila dritta. Ovviamente questo è una di quelle cose che cerchi di insegnare ai figli fin da piccoli. E che regolarmente non fanno.

Il rotolo di carta igienica vuoto. Vedi sopra. Battaglia persa.

Certe pubblicità in tv mentre si mangia. Ad esempio, la crema contro i funghi delle unghie o quella contro i pruriti vaginali. Perché pensate che la gente, guardando questa pubblicità mentre sta mangiando, possa essere mai invogliata a comprare il vostro prodotto? Cos’è in realtà, una scommessa?

I Decoder quando saltano i programmi. Perché? Ieri sera li avevi tutti lì, belli in  fila, ti accendo oggi e niente. Avviare ricerca canali? E certo! Ma perché? Hai la memoria corta?

Qualsiasi cosa che abbia un abbinamento cromatico giallorosso. Ad esempio due mollette sui panni stesi o due libri vicini nella libreria, i piatti di Ikea. Va be’, questa è un po’ da malati di mente, lo riconosco. Ma è più forte di me.

I ritardi. Odio arrivare in ritardo. Sono molto più tollerante con i ritardi altrui. Molto di più! Ma arrivare in ritardo da qualche parte mi dà davvero un fastidio urticante.

Le porte dell’ascensore aperte. Lo so. Diventerò vecchio anch’io. E inevitabilmente anch’io lascerò l’antina dell’ascensore a metà, mezza aperta e mezza chiusa. Quel tanto che basta per bloccarlo ad un piano qualsiasi e non permettere agli altri, soprattutto a quelli che hanno fatto la spesa e sono pieni di buste, di poterlo chiamare. Ma fino a quel momento permettetemi di farmi bonarimanete insultare il reparto geriatrico in cui vivo.

Le catene di email inviate per conoscenza. Scrivi a me? Ok. Non mi scrivi? E allora perché devi scassarmi la uallera e intasarmi la casella? Sul lavoro è una paraculata, lo capisco. Della serie, io te l’ho detto! Un domani non potrai dire che non lo sapevi. Ma ultimamente ho potuto constatare che anche la catena di email e i ripetuti “rispondi a tutti” che non trattino materie lavorative riescono a sfrancicarmele ben benino lo stesso…cos’è, vi pagano? Ricevete un premio ad ogni inoltro di email? Dai, sul serio, spiegatemi!

A parte quindi queste 10 minuzie, se escludiamo poi i politici populisti, i giovedì sera senza il calcetto, i bottoni delle camicie che saltano, la pasta scotta (ma anche quella troppo al dente), i nazisti dell’Illinois, il pezzetto d’aglio che si confonde con le patate arrosto, il traffico sul raccordo, il filo di cicoria che si incastra fra i denti, uscire con il cane quando piove, la batteria del cellulare che si scarica improvvisamente, gli attacchi di colite, i call center che telefonano all’ora di cena, le sere in cui mi accorgo che ho finito il vino, gli amici che non rispondono al cellulare e neanche richiamano…a parte ciò, non potete non riconoscere che sono un tipo molto comprensivo, che non perde mai la calma e il buon umore, paziente e conciliante verso il mondo circostante.

Ora però vi lascio perché ho un pensiero che mi frulla per la testa che non riesco bene a focalizzare…

scimmia

 

 

 

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Le 10 minchiate più minchione

Pur non avendone ancora scritti nel blog sono sempre stato morbosamente attratto dai post fatti di elenchi di cose. Danno quel senso di completezza, di conclusività, che però lascia sempre aperta la porta a nuove cose, ad un “più uno” che naturalmente ti viene in mente solo dopo. Da qualcosa si doveva pur cominciare. E cosa meglio delle vaccate fatte in gioventù, poteva inaugurare questo filone in questi miei viaggi? La colpa in effetti è della scintillante Tilla che mi titilla la papilla e mi proietta indietro nel tempo così da solleticare vecchi ricordi e gesta eroiche (?) realizzate – ahimè – qualche annetto fa. Così fra il lusco e il brusco (che non so bene cosa voglia dire, ma suona bene), mi sono tornate alla mente un po’ di minchiate fatte anni addietro. Quelle cose che quando le fai ti sembrano molto fiche. Ripensandoci il giorno dopo pensi “ma cosa cazzo mi ero fumato ieri”  “be’ però effettivamente avrei potuto evitare”, rimembrandole oggi dici, possibile eravamo così cazzoni? “oh, che zuzzerelloni che eravamo!”

Tirare il freno a mano della macchina nella discesa del Muro Torto. Qui solo i romani mi capiscono. Una cazzata. Non la fate, neanche per scherzo. Neanche se siete ubriachi quanto lo eravamo noi quella sera.

Fare scherzi telefonici. Va be’ questo è proprio datato. Oggi gli scherzi te li fanno quelli di Wind o di Edison che ti scassano la uallera all’ora di cena. Eppure andavano molto di moda. Sospiri, canzoni…mi ricordo soprattutto un periodo in cui per mesi e mesi chiamavano a casa di Dario e mandavano Careless Whisper degli Wham…non abbiamo mai capito chi fosse, ma così tanto per aumentare lo sfrancicamento di zebedei del poveretto, per un po’ lo facemmo anche noi. Senza dirglielo, ovviamente!

Pisciare dallo Zodiaco. Anche questo lo capiscono solo i romani: lo Zodiaco è il punto più alto di Roma, sulla collina di Monte Mario. Una minchiata anche questa, però non posso nascondere una certa poetica e catartica soddisfazione illusoria, come si stesse facendo pipì sul tetto del mondo.

Giocare a vodkapoker. Non lo fate. Vomiterete anche l’anima e non berrete più vodka per anni, anni e anni.

Entrare ad un concerto scavalcando. Vale anche se era il concerto dei Level 42 ed era mezzo vuoto? Va be’, fatto anche questo.

Partecipare a corse con la macchina. Assolutamente da cancellare! Il percorso era via Livorno, ponte Lanciani e ritorno. Considerando che i concorrenti erano la mia 127, l’A112 di Dario, l’A112 di Massimo, la cinquecento di Stefano e la Panda di Paolo, c’è da dire che eravamo proprio scemi. Epperò quanto ci divertiva!

Imbucarsi alle feste. Questa era diventata una moda in 1 classico: in settimana si cercava in giro, soprattutto a ricreazione, chi e dove c’era qualche festa nel week end. Saputo l’indirizzo aspettavamo sotto casa del festeggiato che arrivasse qualcuno e ci aggregavamo. Si mandava avanti Daniele, che notoriamente era quello con la faccia da culo e la parlantina migliore di tutti. L’importante era togliersi i giacconi e salutare cordialmente tutti i presenti. A nostra discolpa posso dire che, a differenza di altri, non abbiamo mai fatto danni. Anzi, a volte abbiamo risollevato feste anche piuttosto moscette.

Rubare nei supermercati. C’è altro da aggiungere? Scommesse sceme!

Ruttare in faccia ad una professoressa. Guardandola negli occhi e rispondere così alle sue invettive sulla tua crassa ignoranza…va be’, questa è una bucia. Al momento più opportuno, di fronte alla famigerata professoressa di Fisica mi mancò il coraggio. Ma quante volte mi è venuto in mente di farlo!

Fare la cacca dentro un barattolo del caffè, portarlo in classe bello incartato e infiocchettato con l’intenzione di darlo come regalo dei 17 anni del già citato Dario. So che sembrerà strano, ma questo l’abbiamo fatto sul serio, io e quell’altro stordito di Sandro. Che però poi buttò tutto perché faceva davvero troppo schifo.

Effettivamente, non mi consola il fatto che siano ormai andate tutte in prescrizione, né  di averle compiute insieme a illustri cardiochirurghi, colonnelli dell’esercito, stimati professionisti. Minchiate erano, minchiate sono. Ripensandoci ora anzi mi chiedo se siamo diventati quello che siamo perché abbiamo fatto anche queste cose o nonostante le abbiamo fatte. Ma tant’è! Il blog è un luogo non luogo dove si possono anche rinvangare scheletri nell’armadio, cose di cui non essere fieri, che però inevitabilmente ti fanno tornare indietro a quando avevi più capelli e meno pancia, eri incerto del futuro, ma sicuro del domani. Quando se ci fermava la polizia e ti perquisiva la macchina come quella sera davanti alla Mosca Bianca, capitava che ti cacavi sotto dalla strizza (vero Pà?) Quando tutte le strade erano aperte e noi avremmo voluto percorrerle tutte. O almeno la buona parte!