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Di scie chimiche, dinosauri scoreggioni e papere mute

Perché effettivamente c’è gente che crede che le compagnie aeree di tutto il mondo si siano messe d’accordo con chissà qualche organizzazione segreta (sicuramente giudaico-massonica e pure plutocratica) per spargere nel cielo sostanze atte a rincoglionire la gente. Ma quando mai! State tranquilli, la gente è rincoglionita da sé.

Certo, noi italiani, considerando i ritardi, gli overbooking, gli scioperi e la nebbia saremmo avvantaggiati rispetto al resto del mondo. Considerando però le scelte politiche degli ultimi vent’anni, hai voglia a scie chimiche.

Ma credere alle scie chimiche sarebbe come dare fiducia, che so, a un comico che improvvisamente decide di fondare un partito. No, mi sa che ho sbagliato metafora.

Sarebbe come se qualcuno pensasse che i dinosauri si sono estinti perché la loro aerofagia creò una nube tale da oscurare il sole e causare un abbassamento della temperatura della terra. Ah, c’è qualcuno che l’ha già detto? E non in un post minchione, ma in una rivista scientifica? Fico! Ma continuo a non azzeccare le metafore.

Però una metafora azzeccatissima ce l’ho! Perché io non credo alle scie chimiche, non credo ai dinosauri scoreggioni, non credo a quel minchione di Grillo, ma in compenso sono un devoto praticante, ma che dico devoto praticante, sono un bigotto osservante, ma che dico bigotto osservante, sono un seguace fondamentalista, ma che dico seguace fondamentalista, sono un talebano integralista del sugo di papera muta. Con cui condire le pappardelle che, com’è noto, sono un’iperbolica allegoria del regno dei cieli.

Ecco. E ora venitemi a dire che ho sbagliato metafora.

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Falsi profeti, il naso di Cleopatra e anniversari inutili. Ovvero il post che non c’è

Nel post che non c’è avrei dovuto scrivere di pecore e lupi. Di lupi che si mascherano da pecore e pecore che belano tutte in coro ad applaudire “oh che bel travestimento“. Ma del resto si sa, la realtà è un punto di vista. Magari il lupo non si traveste da pecora per chi sa quale ragione. No, lui forse, in cuor suo, pensa davvero di essere un pecora. Ma del resto anch’io chissà potrei passare per uno stalker. Non sempre quello che siamo (o che pensiamo di essere) è quello che riusciamo a far arrivare e allora forse c’ha ragione il lupo. Oppure, chissà boh!

Oppure nel post che non c’è avrei potuto trattare del naso di Cleopatra. Voglio dire, sì lo sappiamo, la storia è mossa dall’economia, l’uomo è quel che mangia, uno spettro si aggira per l’Europa, la dialettica e la sovrastrutture. E però invece, Cesare, Antonio, Roma, la guerra, tu quoque Brute…la storia, perché è la gente che fa la storia, se Cleopatra avesse avuto un naso diverso, avrebbe cambiato il suo corso. Forse ora eravamo tutti egiziani. E magari stavamo anche meglio, chi lo sa, boh!

In realtà nel post che non c’è avrei voluto festeggiare uno strano anniversario, di due che si riconoscono prima di conoscersi e le discese ardite e poi risalite. Magari, ingenuamente, avevano pensato che sarebbe stato sufficiente non innamorarsi e il resto sarebbe stato semplice. Ma niente è semplice a questo mondo. E quindi poi ci furono ipotetici venditori di fumo sul lungomare di Senigallia, strane citazioni di Grey’s Anatomy, musica, tanta musica: quella che viaggia con Amazon e quella che sta dentro le chiavette Usb. E poi risotti con i funghi e serate troppo alcoliche, racconti di stelle e radio libere e poi libri e treni, spesso insieme, puntuali come i chiarimenti dopo le incomprensioni. Grandi aspettative e forti delusioni, lunghe chiacchierate e tristi silenzi, con la voglia di ricominciare e la certezza che ne valeva comunque la pena. Sempre! Per questo come sottofondo del post sarebbe stato bello riascoltare Bridge over troubled water… All your dreams are on their way. See how they shine. If you need a friend, I’m sailing right behind. 

Ma questo post in realtà non c’è, perché chissà se c’ha ancora senso. E allora boh!

 

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Chi è Stato alzi la mano

Riporto su questo vecchio post, perché purtroppo mi sembra quanto mai attuale. Le sentenze si rispettano, non c’è dubbio. Ma non c’è dubbio nemmeno su una cosa: se in primo grado stabiliscono una cosa e in appello l’esatto contrario, una delle due sentenze è sbagliata. Ma la vergogna è un sentimento che esiste ancora in questo paese, qualcuno che dica, “sì ho sbagliato,” c’è ancora da qualche parte?

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Ma se invece tornassimo, ognuno per parte sua, a ridiventare responsabili di quello che facciamo? Come si fa a dire “non odio nessuno, ma ero disperato”. Eri disperato? Embè? Questo giustifica l’andare in piazza a sparare al primo che passa? E vogliamo parlare dei giornalisti che vanno ad intervistare il figlio undicenne di questo poveraccio? Diritto di cronaca? Ma che razza di Paese siamo diventati? Un Paese in cui 101 deputati votano contro l’elezione a presidente del fondatore del proprio partito, senza ovviamente avere il coraggio poi di dirlo. Un Paese governato da 20 anni da un uomo che ha innalzato la ricerca delle attenuanti a metafora dell’esistenza. Un Paese in cui la novità politica è un movimento fatto di portavoce, più che di individui, ambasciatori della volontà della rete. E come si sa ambasciator non porta pena. Né responsabilità.

Sì, professoressa, è vero, non sono preparato, ma ieri dovevo…

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Le stelle sono tante, milioni di milioni

Quello che diceva il mio amico Topper qui merita una qualche riflessione, perché mi sembra interpelli un po’ tutti quelli che presumono di avere qualcosa da dire al punto da aprire un blog e scriverci sopra. Chi presume è presuntuoso? Forse sì. Forse sarebbe meglio tacere. In fondo su cosa si basa questo pre-giudizio, di avere qualcosa di intelligente, di interessante, di spiritoso da raccontare agli altri? Perché certo, possiamo anche pensare di scrivere per noi stessi (e certamente è anche così). Ma se scrivi su un blog non scrivi solo per te stesso. Scrivi con la possibilità che qualcuno legga. Qualche volta questa possibilità è un’attesa, qualche volta una certezza. Qualche volta è un accessorio, qualche volta il vero motivo per cui hai scritto quella cosa.

La nostra pre-visione è che qualcuno legga perché pre-sumiamo che quello che scriviamo sia degno di attenzione da parte di qualcuno. E i commenti, i like, sono come delle piccole (o grandi) dosi di alimento per questo pre-giudizio. E’ probabile che abbiamo qualcosa da dire, come qualsiasi persona dotata di cuore e cervello, istinti e ragione. Ma se non sappiamo ascoltare, se il nostro scrivere si basa solo sulla presunzione di avere in tasca qualcosa da elargire agli altri (che ovviamente presumiamo non vedano l’ora di essere lì per raccogliere i frutti di tanta sapienza), allora rischiamo di perdere il contatto con la realtà. Rischiamo di ritenerci addirittura delle stelle! Rischiamo di essere talmente presuntuosi da dare consigli non richiesti, di esprimere opinioni non cercate. Con le migliori intenzioni, per carità, con tutto l’affetto del mondo, ma l’effetto è catastrofico e presunzione chiama presunzione. Il consiglio non richiesto giustifica il non ascolto e il dialogo fra sordi a quel punto diventa una realtà di fatto.

Non mi consola il fatto che questa presunzione sia molto diffusa e certo non circoscritta a chi ha un blog (in fondo sarebbe presunzione anche questa!). Scrivere è parlare, leggere è ascoltare. E come chi scrive, a volte anche semplicemente chi parla non sa ascoltare, non sa leggere gli altri e la realtà che lo circonda e quindi parla (o scrive) a vanvera. Scambia opinioni personali per fatti acclarati, scambia interpretazioni soggettive per spiegazioni razionali. Scambia l’amore per un calesse, magari anche con una ruota ammaccata. E pensa di poter fare a meno degli altri.

Al contrario, se il nostro scrivere è un mettersi in gioco, un condividere un pezzo (grande o piccolo poco importa) di noi con chi avrà la voglia di farlo, allora i ruoli possono invertirsi. Chi scrive e chi legge, chi parla e chi ascolta si alternano per creare un dialogo. E allora scopri che il vero arricchimento è proprio questo gioco di dare ed avere.

Per  questo il blog è un luogo, uno spazio, anche se solo virtuale, in cui si può creare il dialogo. Si può imparare ogni giorno qualcosa, dai propri errori (di comunicazione e non solo). Abbandonando ogni presunzione: quella di avere in tasca la verità, quella che non ti fa perdonare, quella che non ti fa ascoltare, che non ti fa capire i punti di vista degli altri. La presunzione di pensare che non ci siano alternative, che non valga neanche la pena cercarle. Perché magari pensiamo di non saper dare più nulla. Oppure (che poi forse è una presunzione ancor maggiore) che gli altri non abbiano più nulla da darci.

 

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Dell’Araba fenice o della supercazzola, che dir si voglia

E poi effettivamente capisci che non hai capito niente. Ma come hai fatto a non capirlo? Com’è stato possibile? Gli elementi c’erano tutti: i tempi coincidevano, i modi erano gli stessi. Come ho fatto a non riconoscerti?

Perché siamo esseri semplici, ingenui. Ma come dici tu, anche un po’ de coccio. Che poi tra tutti quanti proprio tu! Di nuovo? Non lo trovi bizzarro? Ci dev’essere un qualche fluido, una qualche alchimia particolare. A questo punto forse avevano ragione gli Smiths: se non sarà l’amore sarà la bomba che ci porterà via insieme!

Ma del resto, come potremo mai competere e sperare di vincere, contro individui che una volta al mese hanno un’emorragia e ogni volta ne escono indenni e più agguerrite di prima? Altro che Araba Fenice! Una resa senza condizioni, cos’altro?

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Apocalissauria

Con questo tempo un po’ così, con questa faccia un po’ così, che abbiamo noi, quando leggiamo il blog, mi andava di ripostarlo qui, a un anno dalla prima uscita, per i nuovi e i vecchi lettori. E buona fine del mondo a tutti!

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“Is this the real Life, is this just Fantasy?”

E poi ci fu un gran botto. Fortissimo. Rimanemmo tutti perplessi, solamente i più coraggiosi, così tanto per darsi un tono, cominciarono a cantare cori da stadio. Qualcun altro invece preferì buttarsi su “Walk on the wild side”, perché il ritornello era facile “E du dudu dudu du du du du dudu”, faceva molto fico e poi, non sapendo l’inglese (mica l’avevano inventato l’inglese nel giurassico), non capiva tutte le porcate che stava cantando.

Il boato si protrasse a lungo, come un peto di brontosauro, che in effetti si chiama così mica perché brontola. Io però glielo dicevo che tutta quell’erba mica gli faceva così bene. “Dammi retta, Bronty! Fumatela, piuttosto”, ma lui niente, continuava imperterrito a ingurgitare, e rideva e toccava, sembrava lui il padrone.

Dopo il botto arrivò un lampo. Molto forte pure quello che accecò tutti, tranne quelli…

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Jeeg Robot, io e i buoni propositi

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E così finalmente ci siamo. 34 giorni dopo l’infausto evento domani mi toglieranno il gesso.

Da domani comincia una nuova vita. C’è un ché di metaforico e un ché di metafisico in questa cosa. Jeeg Robot aveva un cuore di acciaio, io avrò una caviglia al titanio. Vorrà pure dire qualcosa. Il cosa mi sfugge, ma sicuramente qualcosa vorrà dire.

Mi sento pronto a un nuovo inizio. Potrò rivedere la mia gamba, potrò lavarmi, potrò grattarmi. G R A T T A R M I! Ho un sussulto erotico al pensiero, ma non ci distraiamo. Da domani potrò ricominciare a camminare o almeno a provarci. E poi pian piano ricomincerò ad andare a lavorare, a guidare e poi a fare sport. Tornerò al prato con Rose e il sabato mattina tornerò al mercato a fare la spesa e poi a cucinare.

Riprenderò a correre, ad andare in bicicletta, a giocare a pallone. Se convinco Ale potremmo segnarci ad un corso di balli di gruppo. Chissà, potrei imparare il Dada unpa. E già che ci sono potrei segnarmi in piscina e imparare a nuotare. O forse potrei andare a cavallo. Oppure potrei aprire un allevamento di dromedari. O inventare un rimedio definitivo contro la forfora. O contro i malumori premestruali.

Se poi dovesse avanzarmi tempo, che dite, do una mano a Marino per la metro C o finisco la Salerno Reggio Calabria?

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Smetto quando voglio

Mi contraddico? Certo che mi contraddico! Sono vasto, contengo moltitudini (Walt Withman)

(se vi va, questo post prosegue, approfondisce e quindi, ovviamente, confonde, quello che avevo scritto qui)

Non ho dubbi al riguardo: volere è potere.  E poi bisogna saper cambiare, bisogna sapersi adattare alle situazioni. Perché le situazioni cambiano, i rapporti evolvono e tu, necessariamente, evolvi con loro. Ho letto da qualche parte che il nostro corpo in due anni cambia totalmente tutte le sue cellule. L’io di oggi, fisicamente, è totalmente diverso dall’io di due anni prima. Quello che è valso fino ad oggi, quello che avevi ritenuto vero, giusto, quello che avevi dato per scontato, domani potrebbe non essere così. Per questo io, smetto quando voglio.

Non sono mica schiavo delle situazioni Decido io se come e quando. Perché io sono l’unico a cui debbo dare conto. Mi va, lo faccio, non mi va, non lo faccio. Voglio dormire, dormo, voglio stare sveglio, sto sveglio. Voglio guardare, guardo, voglio girarmi dall’altra parte, mi giro. E poi tanto…smetto quando voglio.

Non sono schiavo delle convenzioni. Si è sempre fatto così? E chissene importa. Si cambia, si evolve. Non è detto che quello che pensavamo, quello che si è sempre pensato, quello che ha funzionato nel migliore dei modi, non possa essere cambiato, non possa essere migliorato. O forse no, forse cambiando lo peggiori. Ma tanto…smetto quando voglio.

Non sono schiavo dei rapporti. Aria, soffoco, lasciatemi respirare. Tutti sono importanti, nessuno è indispensabile. Che è tutta quest’ansia di condivisione? Non sarà semplicemente frutto della paura della solitudine. O forse della noia. Io sto tanto bene da solo, sapeste quanta compagnia che mi faccio! Posso fare a meno di tutto e di tutti. E che in realtà, se potessi dirti addio, ti chiamerei. E se guardandoti negli occhi, sapessi dirti basta, ti guarderei. Se poi rivedendoti fossi certo che non soffri, ti rivedrei. Per questo, smetto quando voglio.

Ora però mi vado a fumarmi una bella sigaretta. Ho il vizio? Ma no. Smetto quando voglio.

 

 

 

 

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Quando la tempesta sarà finita

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Rompersi un osso è – lapalissianamente – un’esperienza traumatica.

Già quando era appena successo, sotto i fumi della morfina, avevo buttato giù qualche considerazione che andava al di là del mero fatto fisico (se ve l’eravate persi, esattamente qui). Perché in effetti la rottura ha in sé dei significati che vanno al di là, che metaforicamente alludono a situazioni diverse.

Quando qualcosa si rompe, rimani sempre senza parole. Fino a quel momento ci contavi, pensavi di poterci fare affidamento. Lo davi per scontato. Per questo può succedere che tu abbia esagerato, che anche involontariamente l’abbia caricato di troppi pesi, troppe responsabilità. In questi casi la rottura è preceduta da qualche scricchiolio, da qualche segnale di insofferenza. Che dovresti essere bravo a cogliere (se solo fossi meno distratto da tutto il resto, se solo fossi capace di concentrarti su quello che il mondo ti vuole dire).

Altre volte invece la rottura avviene in modo del tutto inaspettato. Senza alcun avviso. Dal tuo punto di vista anche senza alcuna ragione. Ma chi l’ha detto che ci debba sempre essere una ragione? In ogni caso sei lì, perso in tutt’altri pensieri, e lui si rompe. A quel punto è chiaro che forse la tua fiducia era stata mal riposta e sarai costretto a rivedere qualcosa. La miglior cosa di una giornata sbagliata è sapere che non sarà passata invano. Sapere che quando sarà finita tu avrai un giorno in più, non sarai più lo stesso e soprattutto ne avrai preso coscienza. Da domani saprai meglio su chi e su cosa contare.

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Piovono estrogeni (test-minchionfemminista)

Lo so, lo so! Avevo detto basta test. Avevo detto che ormai l’estate era finita. Pensavo che nessuno (a parte il solito Zeus che dall’alto del suo Olimpo non ha una beneamata cippalippa da fare) avesse più tempo per Settimane Enigmistiche o test minchioni. Ma come rimanere indifferente al grido che come un sol uomo (?), le mia amiche blogghettare mi hanno lanciato, per avere una versione femminile del test per scoprire la propria personalità nascosta? No, non potevo rimanere indifferente a cotante richieste. E quindi ora, beccatevi anche questo (poi però basta eh!)


1. Per fare colpo gli racconti:

A – Che da piccola giocavi a pallone e ti eri innamorata di Burnich

B – Che conosci tutti i testi delle canzoni di Baglioni a memoria

C – Che su What’up sai scrivere 380 caratteri al minuto, compresi gli smile

 

2. Lui è in macchina sotto casa tua. Stai scendendo, la tua preoccupazione:

A – Oddio, mi si sono smagliate le calze

B – Oddio, mi sono scordata gli assorbenti

C – Oddio, ho finito il fondo tinta

 

3. A prescindere dalla risposta precedente, come superi la preoccupazione che hai avuto?

A – Lo chiamo e gli dico di andare subito a comprarli, mentre finisco di prepararmi, giusto due minuti e scendo, sicuro sono quasi pronta

B – Ho un mal di testa lancinante ed improvviso. Ci vediamo domani.

C – Sticazzi, tanto non gliela do

 

4. Omo de panza…

A – Deve andare in palestra

B – Poverino, avrà avuto un trauma infantile che insieme riusciremo a superare

C – Sai quanto suda…per carità!

 

5. Il tuo ideale di uomo

A – Ama il sapone

B – Ama farti regali

C – Ama starti a sentire

 

6. Ti fa arrabbiare se

A – Non si accorge che sei stata dal parrucchiere

B – Si scorda il tuo compleanno

C – Non apprezza la tua cucina

 

7. La tua scusa più improbabile

A – Certo che mi è simpatica tua madre, è solo che sono allergica al suo profumo

B – Certo che ero pronta, solo che mi sono arrivate quelle 7 o 8 telefonate e allora…

C – Certo che non ha salutato me, non hai visto che era strabico?

 

8. Devi conquistarlo, lo inviti a casa tua e

A. Gli apri la porta vestita come Crudelia De Mon

B. Gli fai trovare un maxi schermo per vedere la finale di Champions

C. Gli prepari una cena con i fiocchi

 

9. La tua paura più grande

A – Le sue ex

B – La sua squadra di calcio

C – Sua madre

 

10. La tua fantasia proibita

A – Vestito da Batman

B – Vestito da topolino

C – Vestito da Orso Yoghi

 

A. Cat Woman. Ammaliatrice. Sei una Femme Fatale, sicura di te e delle tue capacità. Tendi a prendere l’iniziativa, convinta che oramai non esistono più i ruoli tradizionali. Da piccola ascoltavi Cindy Lauper e non hai più smesso di darle retta. La tua più grande paura è la noia. Ma anche il brutto tempo nel week end riesce a metterti di cattivo umore. 

B. Crocerossina. Ambivalente: da una parte ritieni gli uomini esseri inferiori, deboli e soggetti a malattie. Creature da accudire e coccolare. D’altra però c’è una vena di irrequietezza, di passione, di film erotici anni 60, che scorre sotterranea dentro di te. E quando le lasci libero sfogo, allora riesci a stupire, perfino te stessa. 

C. Cedrata Tassoni. Tradizionale, affidabile, ma nello stesso tempo effervescente. Inutile nasconderlo, il tuo ideale è la villetta con giardino, da riempire di bambini. Prima, ovviamente, un bel matrimonio in bianco. Adori i particolari, tutto dev’essere fatto esattamente nei modi e nei tempi che stabilisci tu. Ascolti anche le opinioni altrui. Soprattutto quando collimano con le tue!