Avatar di Sconosciuto

Le stelle sono tante, milioni di milioni

Quello che diceva il mio amico Topper qui merita una qualche riflessione, perché mi sembra interpelli un po’ tutti quelli che presumono di avere qualcosa da dire al punto da aprire un blog e scriverci sopra. Chi presume è presuntuoso? Forse sì. Forse sarebbe meglio tacere. In fondo su cosa si basa questo pre-giudizio, di avere qualcosa di intelligente, di interessante, di spiritoso da raccontare agli altri? Perché certo, possiamo anche pensare di scrivere per noi stessi (e certamente è anche così). Ma se scrivi su un blog non scrivi solo per te stesso. Scrivi con la possibilità che qualcuno legga. Qualche volta questa possibilità è un’attesa, qualche volta una certezza. Qualche volta è un accessorio, qualche volta il vero motivo per cui hai scritto quella cosa.

La nostra pre-visione è che qualcuno legga perché pre-sumiamo che quello che scriviamo sia degno di attenzione da parte di qualcuno. E i commenti, i like, sono come delle piccole (o grandi) dosi di alimento per questo pre-giudizio. E’ probabile che abbiamo qualcosa da dire, come qualsiasi persona dotata di cuore e cervello, istinti e ragione. Ma se non sappiamo ascoltare, se il nostro scrivere si basa solo sulla presunzione di avere in tasca qualcosa da elargire agli altri (che ovviamente presumiamo non vedano l’ora di essere lì per raccogliere i frutti di tanta sapienza), allora rischiamo di perdere il contatto con la realtà. Rischiamo di ritenerci addirittura delle stelle! Rischiamo di essere talmente presuntuosi da dare consigli non richiesti, di esprimere opinioni non cercate. Con le migliori intenzioni, per carità, con tutto l’affetto del mondo, ma l’effetto è catastrofico e presunzione chiama presunzione. Il consiglio non richiesto giustifica il non ascolto e il dialogo fra sordi a quel punto diventa una realtà di fatto.

Non mi consola il fatto che questa presunzione sia molto diffusa e certo non circoscritta a chi ha un blog (in fondo sarebbe presunzione anche questa!). Scrivere è parlare, leggere è ascoltare. E come chi scrive, a volte anche semplicemente chi parla non sa ascoltare, non sa leggere gli altri e la realtà che lo circonda e quindi parla (o scrive) a vanvera. Scambia opinioni personali per fatti acclarati, scambia interpretazioni soggettive per spiegazioni razionali. Scambia l’amore per un calesse, magari anche con una ruota ammaccata. E pensa di poter fare a meno degli altri.

Al contrario, se il nostro scrivere è un mettersi in gioco, un condividere un pezzo (grande o piccolo poco importa) di noi con chi avrà la voglia di farlo, allora i ruoli possono invertirsi. Chi scrive e chi legge, chi parla e chi ascolta si alternano per creare un dialogo. E allora scopri che il vero arricchimento è proprio questo gioco di dare ed avere.

Per  questo il blog è un luogo, uno spazio, anche se solo virtuale, in cui si può creare il dialogo. Si può imparare ogni giorno qualcosa, dai propri errori (di comunicazione e non solo). Abbandonando ogni presunzione: quella di avere in tasca la verità, quella che non ti fa perdonare, quella che non ti fa ascoltare, che non ti fa capire i punti di vista degli altri. La presunzione di pensare che non ci siano alternative, che non valga neanche la pena cercarle. Perché magari pensiamo di non saper dare più nulla. Oppure (che poi forse è una presunzione ancor maggiore) che gli altri non abbiano più nulla da darci.

 

c-una-sola-cosa-che-si

 

Avatar di Sconosciuto

Dell’Araba fenice o della supercazzola, che dir si voglia

E poi effettivamente capisci che non hai capito niente. Ma come hai fatto a non capirlo? Com’è stato possibile? Gli elementi c’erano tutti: i tempi coincidevano, i modi erano gli stessi. Come ho fatto a non riconoscerti?

Perché siamo esseri semplici, ingenui. Ma come dici tu, anche un po’ de coccio. Che poi tra tutti quanti proprio tu! Di nuovo? Non lo trovi bizzarro? Ci dev’essere un qualche fluido, una qualche alchimia particolare. A questo punto forse avevano ragione gli Smiths: se non sarà l’amore sarà la bomba che ci porterà via insieme!

Ma del resto, come potremo mai competere e sperare di vincere, contro individui che una volta al mese hanno un’emorragia e ogni volta ne escono indenni e più agguerrite di prima? Altro che Araba Fenice! Una resa senza condizioni, cos’altro?

Avatar di Sconosciuto

Apocalissauria

Con questo tempo un po’ così, con questa faccia un po’ così, che abbiamo noi, quando leggiamo il blog, mi andava di ripostarlo qui, a un anno dalla prima uscita, per i nuovi e i vecchi lettori. E buona fine del mondo a tutti!

Avatar di romolo giacaniViaggi Ermeneutici

“Is this the real Life, is this just Fantasy?”

E poi ci fu un gran botto. Fortissimo. Rimanemmo tutti perplessi, solamente i più coraggiosi, così tanto per darsi un tono, cominciarono a cantare cori da stadio. Qualcun altro invece preferì buttarsi su “Walk on the wild side”, perché il ritornello era facile “E du dudu dudu du du du du dudu”, faceva molto fico e poi, non sapendo l’inglese (mica l’avevano inventato l’inglese nel giurassico), non capiva tutte le porcate che stava cantando.

Il boato si protrasse a lungo, come un peto di brontosauro, che in effetti si chiama così mica perché brontola. Io però glielo dicevo che tutta quell’erba mica gli faceva così bene. “Dammi retta, Bronty! Fumatela, piuttosto”, ma lui niente, continuava imperterrito a ingurgitare, e rideva e toccava, sembrava lui il padrone.

Dopo il botto arrivò un lampo. Molto forte pure quello che accecò tutti, tranne quelli…

View original post 459 altre parole

Avatar di Sconosciuto

Jeeg Robot, io e i buoni propositi

Jeeg-Robot-Acciaio-Finale-66

E così finalmente ci siamo. 34 giorni dopo l’infausto evento domani mi toglieranno il gesso.

Da domani comincia una nuova vita. C’è un ché di metaforico e un ché di metafisico in questa cosa. Jeeg Robot aveva un cuore di acciaio, io avrò una caviglia al titanio. Vorrà pure dire qualcosa. Il cosa mi sfugge, ma sicuramente qualcosa vorrà dire.

Mi sento pronto a un nuovo inizio. Potrò rivedere la mia gamba, potrò lavarmi, potrò grattarmi. G R A T T A R M I! Ho un sussulto erotico al pensiero, ma non ci distraiamo. Da domani potrò ricominciare a camminare o almeno a provarci. E poi pian piano ricomincerò ad andare a lavorare, a guidare e poi a fare sport. Tornerò al prato con Rose e il sabato mattina tornerò al mercato a fare la spesa e poi a cucinare.

Riprenderò a correre, ad andare in bicicletta, a giocare a pallone. Se convinco Ale potremmo segnarci ad un corso di balli di gruppo. Chissà, potrei imparare il Dada unpa. E già che ci sono potrei segnarmi in piscina e imparare a nuotare. O forse potrei andare a cavallo. Oppure potrei aprire un allevamento di dromedari. O inventare un rimedio definitivo contro la forfora. O contro i malumori premestruali.

Se poi dovesse avanzarmi tempo, che dite, do una mano a Marino per la metro C o finisco la Salerno Reggio Calabria?

Avatar di Sconosciuto

Smetto quando voglio

Mi contraddico? Certo che mi contraddico! Sono vasto, contengo moltitudini (Walt Withman)

(se vi va, questo post prosegue, approfondisce e quindi, ovviamente, confonde, quello che avevo scritto qui)

Non ho dubbi al riguardo: volere è potere.  E poi bisogna saper cambiare, bisogna sapersi adattare alle situazioni. Perché le situazioni cambiano, i rapporti evolvono e tu, necessariamente, evolvi con loro. Ho letto da qualche parte che il nostro corpo in due anni cambia totalmente tutte le sue cellule. L’io di oggi, fisicamente, è totalmente diverso dall’io di due anni prima. Quello che è valso fino ad oggi, quello che avevi ritenuto vero, giusto, quello che avevi dato per scontato, domani potrebbe non essere così. Per questo io, smetto quando voglio.

Non sono mica schiavo delle situazioni Decido io se come e quando. Perché io sono l’unico a cui debbo dare conto. Mi va, lo faccio, non mi va, non lo faccio. Voglio dormire, dormo, voglio stare sveglio, sto sveglio. Voglio guardare, guardo, voglio girarmi dall’altra parte, mi giro. E poi tanto…smetto quando voglio.

Non sono schiavo delle convenzioni. Si è sempre fatto così? E chissene importa. Si cambia, si evolve. Non è detto che quello che pensavamo, quello che si è sempre pensato, quello che ha funzionato nel migliore dei modi, non possa essere cambiato, non possa essere migliorato. O forse no, forse cambiando lo peggiori. Ma tanto…smetto quando voglio.

Non sono schiavo dei rapporti. Aria, soffoco, lasciatemi respirare. Tutti sono importanti, nessuno è indispensabile. Che è tutta quest’ansia di condivisione? Non sarà semplicemente frutto della paura della solitudine. O forse della noia. Io sto tanto bene da solo, sapeste quanta compagnia che mi faccio! Posso fare a meno di tutto e di tutti. E che in realtà, se potessi dirti addio, ti chiamerei. E se guardandoti negli occhi, sapessi dirti basta, ti guarderei. Se poi rivedendoti fossi certo che non soffri, ti rivedrei. Per questo, smetto quando voglio.

Ora però mi vado a fumarmi una bella sigaretta. Ho il vizio? Ma no. Smetto quando voglio.

 

 

 

 

Avatar di Sconosciuto

Quando la tempesta sarà finita

images

Rompersi un osso è – lapalissianamente – un’esperienza traumatica.

Già quando era appena successo, sotto i fumi della morfina, avevo buttato giù qualche considerazione che andava al di là del mero fatto fisico (se ve l’eravate persi, esattamente qui). Perché in effetti la rottura ha in sé dei significati che vanno al di là, che metaforicamente alludono a situazioni diverse.

Quando qualcosa si rompe, rimani sempre senza parole. Fino a quel momento ci contavi, pensavi di poterci fare affidamento. Lo davi per scontato. Per questo può succedere che tu abbia esagerato, che anche involontariamente l’abbia caricato di troppi pesi, troppe responsabilità. In questi casi la rottura è preceduta da qualche scricchiolio, da qualche segnale di insofferenza. Che dovresti essere bravo a cogliere (se solo fossi meno distratto da tutto il resto, se solo fossi capace di concentrarti su quello che il mondo ti vuole dire).

Altre volte invece la rottura avviene in modo del tutto inaspettato. Senza alcun avviso. Dal tuo punto di vista anche senza alcuna ragione. Ma chi l’ha detto che ci debba sempre essere una ragione? In ogni caso sei lì, perso in tutt’altri pensieri, e lui si rompe. A quel punto è chiaro che forse la tua fiducia era stata mal riposta e sarai costretto a rivedere qualcosa. La miglior cosa di una giornata sbagliata è sapere che non sarà passata invano. Sapere che quando sarà finita tu avrai un giorno in più, non sarai più lo stesso e soprattutto ne avrai preso coscienza. Da domani saprai meglio su chi e su cosa contare.

Avatar di Sconosciuto

Piovono estrogeni (test-minchionfemminista)

Lo so, lo so! Avevo detto basta test. Avevo detto che ormai l’estate era finita. Pensavo che nessuno (a parte il solito Zeus che dall’alto del suo Olimpo non ha una beneamata cippalippa da fare) avesse più tempo per Settimane Enigmistiche o test minchioni. Ma come rimanere indifferente al grido che come un sol uomo (?), le mia amiche blogghettare mi hanno lanciato, per avere una versione femminile del test per scoprire la propria personalità nascosta? No, non potevo rimanere indifferente a cotante richieste. E quindi ora, beccatevi anche questo (poi però basta eh!)


1. Per fare colpo gli racconti:

A – Che da piccola giocavi a pallone e ti eri innamorata di Burnich

B – Che conosci tutti i testi delle canzoni di Baglioni a memoria

C – Che su What’up sai scrivere 380 caratteri al minuto, compresi gli smile

 

2. Lui è in macchina sotto casa tua. Stai scendendo, la tua preoccupazione:

A – Oddio, mi si sono smagliate le calze

B – Oddio, mi sono scordata gli assorbenti

C – Oddio, ho finito il fondo tinta

 

3. A prescindere dalla risposta precedente, come superi la preoccupazione che hai avuto?

A – Lo chiamo e gli dico di andare subito a comprarli, mentre finisco di prepararmi, giusto due minuti e scendo, sicuro sono quasi pronta

B – Ho un mal di testa lancinante ed improvviso. Ci vediamo domani.

C – Sticazzi, tanto non gliela do

 

4. Omo de panza…

A – Deve andare in palestra

B – Poverino, avrà avuto un trauma infantile che insieme riusciremo a superare

C – Sai quanto suda…per carità!

 

5. Il tuo ideale di uomo

A – Ama il sapone

B – Ama farti regali

C – Ama starti a sentire

 

6. Ti fa arrabbiare se

A – Non si accorge che sei stata dal parrucchiere

B – Si scorda il tuo compleanno

C – Non apprezza la tua cucina

 

7. La tua scusa più improbabile

A – Certo che mi è simpatica tua madre, è solo che sono allergica al suo profumo

B – Certo che ero pronta, solo che mi sono arrivate quelle 7 o 8 telefonate e allora…

C – Certo che non ha salutato me, non hai visto che era strabico?

 

8. Devi conquistarlo, lo inviti a casa tua e

A. Gli apri la porta vestita come Crudelia De Mon

B. Gli fai trovare un maxi schermo per vedere la finale di Champions

C. Gli prepari una cena con i fiocchi

 

9. La tua paura più grande

A – Le sue ex

B – La sua squadra di calcio

C – Sua madre

 

10. La tua fantasia proibita

A – Vestito da Batman

B – Vestito da topolino

C – Vestito da Orso Yoghi

 

A. Cat Woman. Ammaliatrice. Sei una Femme Fatale, sicura di te e delle tue capacità. Tendi a prendere l’iniziativa, convinta che oramai non esistono più i ruoli tradizionali. Da piccola ascoltavi Cindy Lauper e non hai più smesso di darle retta. La tua più grande paura è la noia. Ma anche il brutto tempo nel week end riesce a metterti di cattivo umore. 

B. Crocerossina. Ambivalente: da una parte ritieni gli uomini esseri inferiori, deboli e soggetti a malattie. Creature da accudire e coccolare. D’altra però c’è una vena di irrequietezza, di passione, di film erotici anni 60, che scorre sotterranea dentro di te. E quando le lasci libero sfogo, allora riesci a stupire, perfino te stessa. 

C. Cedrata Tassoni. Tradizionale, affidabile, ma nello stesso tempo effervescente. Inutile nasconderlo, il tuo ideale è la villetta con giardino, da riempire di bambini. Prima, ovviamente, un bel matrimonio in bianco. Adori i particolari, tutto dev’essere fatto esattamente nei modi e nei tempi che stabilisci tu. Ascolti anche le opinioni altrui. Soprattutto quando collimano con le tue!

Avatar di Sconosciuto

Che uomo sei? Test minchion-sciovinista

L’estate sta finendo, domani se ne va…ma oggi, nonostante questo tempo di merda che sembra di essere a Bankok, nonostante questo gesso sia sempre più insopportabile, oggi ragazzi è ancora estate. E S T A T E!!! E state lieti allora! Andate a ballare, ubriacatevi, fate l’amore. Ma soprattutto, sparatevi quest’ultimo test minchione (Zeus, io la mantengo le promesse!) che poi se ne riparlerà l’anno prossimo!

 

1. Per fare colpo gli racconti:

A – Il finale del Signore degli anelli

B – La formazione dell’Italia che vinse i mondiali nell’82

C – Che i maiali hanno un orgasmo che dura 30 minuti

 

2. Tu sei in macchina sotto casa sua. Lei sta scendendo, la tua preoccupazione:

A – Oddio, mi sono ho scordato i soldi!

B – Oddio, mi sono scordato il roll on per le ascelle

C – Oddio, mi sono scordato i preservativi

 

3. A prescindere dalla risposta precedente, come superi la preoccupazione che hai avuto?

A – Sticazzi, ce li avrà lei

B – Sticazzi, l’omo ha da puzzà

C – Sticazzi, tanto non me la dà

 

4. Ogni lasciata…

A – E’ persa

B – E’ da consolare

C – E’ una scassaminchioni

 

5. Il tuo ideale di donna

A – Non teme parcheggio

B – Non teme ceretta

C – Non teme alcol

 

6. Siamo tutti sportivi

A – Con i tuoi sbalzi d’umore batteresti il record di salto in alto della Simeoni

B – No, non sei permalosa e chi dice il contrario non sa distinguere Fiona May da una ragazza di colore

C – Ma no, non hai i piedi freddi. Solo se li avesse così anche la Kostner eviterebbe di mettersi i pattini

 

7. La tua scusa più improbabile

A – No, non sono miei, quei peli sul bidet li avrà portati il vento

B – Avevo buttato la mondezza, lo giuro: casa nostra è infestata dai Gremlins e l’hanno riportata su per dispetto

C – Ma no che non ha salutato me, non hai visto che era strabica?

 

8. Devi conquistarla, organizzi sotto casa sua una serenata e le canti

A. L’inno dei Boy Scout

B. Sono un pirata e un signore di Julio Iglesias

C. Gli stornelli romani (magari evitando i numeri delle osterie)

 

9. La tua paura più grande

A – L’eiaculazione precoce

B – Il preservativo bucato

C – L’alito pesante

 

10. La tua fantasia proibita comincia con la C

A – Vestita da Crocerossina

B – Vestita da Catwoman

C – Vestita da Cedrata Tassoni

 

A. L’Orso Yoghi. Un orsacchiotto tenero e coccolone, premuroso e un po’ letargico. Sei un diesel, hai bisogno di tempi lunghi, conquisti con tenacia, senza lasciarti scoraggiare dalle difficoltà del percorso e da qualche buca imprevista. Sei Yoghi, ma ricordati che in fondo dentro di te batte un cuore da orso! E allora coraggio. Anche perché, lo dice pure il proverbio, quando l’orso bramisce, ogni resistenza svanisce!

B. Batman. Intrepido e tenebroso. Te ne vai in giro in calzamaglia, vestito da pipistrello e ti credi di essere un eroe. Ma che te fumi? Con te di certo non ci si annoia. Tutto nasce quando da piccolo ti dissero “Americà, facce tarzan” e tu ti buttasti in quella fontana. Insomma, vedi troppo film. Ti salva solo un fatto: le donne amano gli uomini che le fanno ridere. Anche se tu le fai ridere a tua insaputa.

C. Topolino. Brillante, erudito, affidabile. Un po’ scassaminchioni a dire il vero, ma insomma, nessuno è perfetto. Su di te ci si può contare e questo le donne lo sanno. Inoltre anche la cultura ha il suo fascino. Ma siamo sicuri che recitare versi del Kamasutra in sanscrito originale sia il miglior uso che si possa fare di quel libro?

Avatar di Sconosciuto

Un anno di Blog

L’uomo scrive soltanto perché si tormenta, perché dubita e perché deve continuamente dimostrare a se stesso e agli altri che davvero vale qualcosa. Ma se sapessi con certezza di essere un genio…perché dovrei continuare a scrivere? Me lo sa dire perché? (dal film “Stalker” di A. Tarkovskij)

WordPress ci tiene a farmi sapere che il mio Blog ha un anno. Effettivamente è così e tutto cominciò da qui  https://giacani.wordpress.com/2013/09/20/ed-ecco-a-voi-il-blog/. E come appunto scrivevo in quel primo post, aprendo un blog cercavo semplicemente un contenitore dove mettere dentro le cose che qui e là mi capitava di scrivere. Ovviamente pensavo che con un blog avrei scritto. In realtà ho anche (anzi, soprattutto) letto. Pensavo di farmi conoscere. In realtà, molto di più ho conosciuto. E posso dire di aver conosciuto persone straordinarie: sono nate delle belle amicizie, ho vinto dei premi (più d’uno abbastanza farlocchi, a dire il vero!), mi sono divertito e mi sono commosso. Mio malgrado sono addirittura riuscito a litigare. Insomma, fermo restando che la vita vera è altrove, quest’angolo virtuale è stata una piacevole scoperta, che è andata anche al di là delle aspettative.

Un anno può essere tanto o poco, comunque può essere un’occasione per fare un bilancio. In quest’anno sono saliti a bordo del blog oltre 180 viaggiatori abituali e ci sono state oltre 13 mila visite, più di mille al mese. Non so se sia poco o tanto, né mi interessa saperlo. Spero solo che siano state visite piacevoli. Scorrendo nelle statistiche i termini di ricerca attraverso i quali si è arrivati al blog debbo dire che mi viene qualche dubbio sulla  sanità mentale dei miei lettori. In assoluto mi piacerebbe sapere cos’avesse fumato chi ha digitato “ricevere una testata contro un muto potrebbe essere pericoloso?” Perché uno dovrebbe farsi una domanda simile? Perché cercare nel mio blog una risposta? Ma soprattutto perché dare una testata ad un muto? Forse perché tanto, poverino, non può urlare? Sarei altrettanto curioso di sapere per quali strane vie telematiche chi ha digitato “strani modi per cunnilingus” sia arrivato al mio blog. Non mi pare di essermi mai seriamente applicato su questa tematica, né tantomeno di poter fornire chissà quali segreti. Mah, che dire? Grandi domande senza risposte!

Ci sono lettori affezionatissimi che non si perdono un post e quelli da una botta e via. La bellezza di questo tipo di comunicazione è forse proprio nella massima libertà che concede a chi scrive e a chi legge di esserci o no, mostrarsi o rimanere un passo indietro. Ci sono stati post molto apprezzati, altri molto meno. Alcuni con molte letture, altri quasi ignorati. Anche per chi scrive non sono stati tutti uguali. Non vale il detto “ogni scarrafone è bello a mamma sua”. O comunque, qualcuno è più scarrafone di altri. Alcuni post sono venuti fuori di getto, quasi a voler fissare su carta un’emozione. Altri sono stati più ragionati. Qualcuno è stato scritto quasi fosse una lettera personalizzata in cui solo il destinatario aveva tutti i codici di lettura, altri erano rivolti quasi solo a me stesso. Alcuni mi hanno aiutato a ricostruire ricordi, fissandoli in maniera chiara, altri sono stati liberi sfoghi della fantasia. Molto spesso il blog è stato semplicemente lo strumento per fare una delle cose che mi viene meglio. Il minchione!

In conclusione, parafrasando il mitico Woddy Allen sarei già molto soddisfatto se qualcuno, leggendo queste righe, pensasse fra sé…”be’, certo, non sarà Le anime morte di Gogol, però è un bel blog”.

Avatar di Sconosciuto

Ritornerò, in mutande da te

Come il mio amico Gintoki ho deciso deliberatamente di appioppare una bel titolo fuorviante a questo post. Ma non per scatenare pruriginose curiosità, come biecamente usa fare quel gattaccio di cui sopra per attrarre gatte curiose nella sua tana. No. I motivi sono altri. Il titolo dev’essere per forza fuorviante, perché per raccontarvi quello che mi è capitato in questi ultimi 3 giorni avrei dovuto ammorbarvi con un post davvero, ma davvero noioso.

Ad esempio avrei potuto scrivere sulle coincidenze che ci portano ad essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Vi avrei potuto raccontare di come le circostanze a volte si alleano per danzare intorno a noi, invitandoci ad un ballo a nostra insaputa. Un ballo che inevitabilmente si conclude con un bel capitombolo che ci fa ritrovare con il culo per terra.

Altrimenti avrei potuto intrattenervi sulla fugacità del tempo che passa. Sul fatto che, ahimè, a vent’anni un contrasto come quello l’avrei retto molto meglio e che vuoi o non vuoi, puoi pure continuare a pensare di avere vent’anni. Puoi anche provare a raccontarlo in giro. Ma alla fine della fiera, i muscoli, le ossa, i legamenti ti portano il conto.

Oppure avrei potuto scrivere questo post incentrandolo sulla nostra lapalissiana fragilità. Sul fatto che siamo esseri complessi, articolati, interconnessi, ma sostanzialmente fragili. E basta un nulla, veramente un nulla e fai crack. Anzi, per essere precisi, il rumore che ha fatto l’altra sera il mio perone è stato più uno “strap”, manco fosse stato una pagina di un libro, ma non stiamo qui a sottilizzare.

Avrei anche potuto testimoniare che poi, al momento del bisogno, ognuno di noi tira fuori risorse che nemmeno lontanamente pensava di avere. E se un fifone ipocondriaco come me riesce a non svenire mentre due energumeni gli raddrizzano un piede che ha deciso momentaneamente di andarsene per conto suo (dopo il suddetto strap), allora davvero possiamo fare qualsiasi cosa. Se escludiamo quindi la paura che il cielo ci cada in testa, non dobbiamo temere proprio un bel niente.

Forse avrei anche potuto dire che arrivare in un Pronto Soccorso in calzoncini e maglietta da calcio, mentre c’è gente che soffre per malattie serie, incidenti veri, ti può portare a rivedere la considerazione che hai di te stesso.

Oppure avrei potuto dare una testimonianza. Sono ormai più di 10 ore che mi stanno sparando direttamente in vena la morfina. E allora, visto che non ho sonno, ho pensato fra me e me….”ma se Verlaine, Rimbaud e tutti quei poeti francesi ricchioni scrivevano così belle poesie sotto l’effetto di questo derivato dell’oppio, vuoi vedere che mi ci scappa pure a me un bel post di quelli gagliardi?” Niente da fare, la morfina non aiuta!

Infine avrei potuto dirvi che la prospettiva di tre mesi di inattività ti spalanca la porta su una realtà alternativa. Ti fa capire che in fondo pianificare, organizzare, affannarsi è davvero il segno più evidente di quanto siamo folli. Di come rischiamo di buttare nel cesso la vita, sprecandola in progetti, quando sarebbe certamente meglio viverla e basta, senza troppe seghe mentali.

Insomma, avrei potuto dirvi tutte queste cose. Ma in realtà quello a cui davvero tenevo era ribadire una cosetta semplice semplice. Una cosetta che volevo dire prima di tutto a me stesso, dovesse passarmi di mente. Tornerò a giocare a calcetto. Nonostante forse non ne abbia più l’età (e il fisico). Tornerò a farlo perché, nonostante siamo fragili, nonostante abbiamo paura, nonostante i progetti, il tempo che passa, nonostante tutto questo, la vita va vissuta fino in fondo. E fino a prova contraria, tirare calci ad un pallone resta una delle cose più belle che si possa fare su questa terra.