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Post minchionpolitico. Ovvero, parliamo un po’ di Renzi

Stasera avrei voluto approfondire con voi una questione appartenente ai massimi sistemi filosofici. Oppure avrei potuto scrivere un raccontino romantico. Però, sarà stata l’aria frizzantina del venerdì, sarà stato il limoncello della mamma di I. che annacqua l’acido lattico della palestra, mi è venuta l’idea di intrattenervi con un bel post minchionpolitico. E chi meglio del nostro premier può esserne il protagonista?

Che Renzi non fosse simpatico l’avevamo capito al volo. Del resto doveva governare il Paese, mica venire con noi a mangiare la pizza il sabato sera. Sta facendo bene? Sta facendo male? Nell’uno o nell’altro caso mi sembra che dall’innamoramento generalizzato e abbastanza immotivato si stia rapidamente passando ad un altrettanto generalizzato e sempre abbastanza immotivato sfanculamento.

Dalle stelle alle stalle, come sempre capita nel Paese degli eccessi. E quindi ora Renzi sarebbe stato a capo dei 105 (che poi, secondo la questura erano al massimo venti) dell’imboscata a Prodi. Avendo lanciato questo scoop niente po po di meno che Fassina (chiiii?), penso che il prossimo passo sarà quello di accusarlo di aver ucciso Laura Palmer o di essere un compagno di merende di Pacciani.

Siamo proprio sicuri valga la pena rottamare il rottamatore? E chi vorremmo al suo posto? Perché se lui non mi entusiasma, le alternative, a voler essere buoni, sono semplicemente raccapriccianti. La verità è che probabilmente non è il salvatore della patria che qualcuno (lui per primo) ipotizzava. Ma neanche la reincarnazione di Mengele come qualche fenomeno da baraccone vorrebbe far passare. Il fatto che di lui parli male Salvini certo è un gran punto a suo favore. Ma parlano male di lui anche D’Alema, Fassina (chiii???), tutte le vecchie garampane della sinistra, tutti i puttanieri, i nani e le ballerine del centro destra, Grillo e il suo circo barnum. Diciamo la verità, sta un po’ sul cazzo a tutti. E questo è davvero un bell’endosement.

Io per il momento sospendo il giudizio, ma dovessi proprio sbilanciarmi penso che ancora gli si può dare fiducia. Certo, anche i più sfegatati ammiratori, dovranno ammettere che nonostante la somiglianza con Fonzie, l’inglese non è proprio il suo forte…

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Stessa spiaggia, stesso mare

Un po’ come dare un’imbiancata a casa: cambi una scarpiera, sposti una libreria, butti quella cassettiera che proprio non potevi vedere più, levi la carta da parati, metti la tinta lavabile, più pratica, più fresca. Ma le stanze sono sempre le stesse.

Oppure come cambiare vestito. Certo quello era proprio comodo, ti si era adattato alla perfezione e ti cadeva a pennello, sembrava proprio fatto su misura per te. Ne conoscevi tutte le pieghe e le tasche, anche quelle più nascoste.

Perché in realtà l’aspetto esteriore, la faccia esterna delle cose, non è mai una cosa così asettica. Perché non puoi non associarla, non solo al contenuto, ma anche – anzi direi soprattutto – ai momenti, alle sensazioni che hai vissuto quando la casa aveva quelle pareti o quando indossavi quell’abito.

Per questo cambiare può essere un rischio. Per questo può essere disorientante. Ma resta il fatto che ogni tanto il cambiamento diventa necessario, diventa quasi un bisogno fisico. Come aprire una finestra per far cambiare aria nella stanza.

Insomma, aria nuova. Però tranquilli, è cambiato solo l’aspetto. Le minchiate sono sempre le stesse.

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Teorema (minchion and prosaic version)

Non solo perché curi il tuo igiene personale e direi nonostante i ciuffi di peli nella doccia

Certo non per la musicalità della voce e nonostante i rumori molesti che riesci a riprodurre

Non per la salute di ferro e nonostante i lamenti per ogni minimo malanno

Non perché ami lo sport e nonostante il calcetto tutti i giovedì sera

Non tanto per il tuo eloquio forbito e nonostante spesso capita che parli a vanvera

Sicuramente non perché ti piace andare in giro e nonostante i pranzi della domenica a casa di parenti

Non solo per il buongiorno con il sorriso e direi nonostante l’alito pesante appena sveglio

Non perché sei preso da pensieri profondi e soprattutto nonostante ti dimentichi qualsiasi cosa, appuntamento o ricorrenza

E insomma, nonostante tu non sia proprio esattamente la migliore versione di te stesso, una volta che hai trovato quella lei (o lui) e nessun altro, se non ti ha già mandato affanculo, fai in modo che questo “una volta” duri per sempre (o comunque il più al lungo possibile!)

 

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Le statistiche non ufficiali. Ovvero quello che WordPress non ti ha mai raccontato

Non vorrei mai far parte dei lettori di un blog che avesse me come autore

E così c’era questo folletto particolarmente ciarliero. Era stanco di andare su e giù, Sidney, New York, tra un blog e un altro e così gli ho detto “folletto, perché non ti fermi un fottuto minuto e ti bevi con me una fottuta birra?” Il minuto sono diventati dieci, così come le birre e il folletto ha cominciato a cantare, raccontando la verità vera…quello che wordpress non mi ha mai raccontato. Vi riporto fedelmente le sue rivelazioni, scusandomi per la traduzione dall’elfico, abbastanza approssimativa, ma è una lingua che non frequento più da parecchio.

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 16.000 volte in 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 6 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Questo è quello che scriviamo. La differenza è che i fottuti frequentatori del teatro dell’opera di Sydney solitamente sono sobri, non si mettono le dita nel naso, pagano per andare a quel fottuto teatro e poi sono australiani. Tu hai fottuti lettori australiani? No! E allora, che pretendi?

Hai caricato 23 immagini, per un totale di 2 MB. Son quasi 2 immagini al mese.

Ti dirò due cose a riguardo, una negativa e una positiva. La prima è che non avevi proprio un fottuto nulla da fare. Un bel giretto su youporn, ad esempio no? La seconda è che il 23 è un bel numero a tombola, questo devo riconoscertelo.

Il giorno più trafficato dell’anno è stato il 27 giugno con 213 pagine lette.

Tu pensavi che il giorno più trafficato fosse il primo sabato di agosto…ahahahah che fottuta battuta che mi è venuta! E invece no. I tuoi fottuti lettori il 27 giugno non avevano veramente, ma veramente nient’altro da fare. C’è da aggiungere che questi 231, appena letto, hanno giurato a loro stessi che mai più si sarebbero fatti vedere dalle tue parti.

Nel 2014, ci son stati 139 nuovi articoli, che hanno portato gli archivi totali del tuo blog a 229 articoli.

Considerato che ci sono 365 fottuti giorni, 52 fottute settimane, significa che ogni due fottuti giorni e mezzo hai scritto qualcosa. Ce n’era proprio bisogno? Pensi sul serio che qualcuno ne sentiva la mancanza? E quanti di questi 139 sono articoli minchioni? Ecco, appunto. Non era meglio dedicarsi, che so, a riparare fottute biciclette usate? O imparare a costruire fottuti cancelli? Trovare un rimedio contro il fottuto acne giovanile? Pensaci in futuro, dai retta a me.

L’articolo più letto è stato “Ma l’amore vero esiste per davvero?”

Ti rendi conto che il tuo fottuto articolo più letto è quello con una fottuta domanda nel titolo? Una fottuta domanda senza una fottuta risposta, anche perché è una domanda notoriamente, anzi direi, fottutamente minchiona? Non ti dice forse qualcosa sui frequentatori del tuo fottuto blog?

I tuoi lettori ti hanno trovato soprattutto tramite Facebook e venivano da 66 Paesi.

La prima notizia non è una notizia, ma la conferma della minchioneria del blog, la seconda invece potrebbe ben figurare nella rubrica “strano, ma vero” della Settimana Enigmistica, oppure nella rubrica “Non ce ne frega una benamata ceppa”, della Settimana Follettica. Possibile che le tue fesserie interessano gente che sta in ben 66 Paesi nel mondo? Dove andremo a finire?

E passiamo ai commentatori più assidui: Vetrocolato (http://vetrocolato.wordpress.com/) , Zeusstamina (http://musicfortraveler.wordpress.com/), Tilladurieux (http://tilladurieux.wordpress.com/), Bia (http://vivodasola.wordpress.com/), Claire (http://latisanadellasera.wordpress.com/).

Ora, a parte Tilla, che com’è noto si è data alla coltivazione di fottuti papaveri indiani, mi rivolgo agli altri quattro…vi rendete conto? Cioè, voglio dire, a parte quelle volte che soffrivate di insonnia o di aerofagia e reflusso gastrico, ma tutte le altre…perché? Non mi sembra che questo Romolo vi debba dei soldi. Forse era ubriaco quando ve ne ha promessi, ma tanto vedrete che farà finta di non ricordarselo!

E così, finita la mia scorta di birre, facendo un rutto di una certa consistenza, mi ha augurato un “fottuto buon anno” e se n’è andato, canticchiando i Blink 182

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Test minchionatalizio: albero o presepe?

In effetti dagli ultimi post poteva anche sembrare che questo fosse un blog serio. Ma avvicinandosi le feste la mia vena minchiona si stura e riviene fuori in modo quasi inevitabile. E così, eccomi qui ad intrattenervi con un bel test. Minchione, ovviamente. Siete tipi da Presepe o da Albero? Come tutte le grandi alternative o di qua o di là, mare o montagna, carbonara o matriciana, bagno o doccia, o restando nel periodo, panettone o pandoro? Tocca a voi!

1)  Sei a una festa che tende al moscio andante, quando improvvisamente, parte il trenino
A. Ti chiudi in bagno fingendo un attacco di colite, avvalorando la cosa con rumori inequivocabili
B. Ti unisci al flusso inarrestabile, contento come un bambino, in realtà ubriaco come un barbone
C. Fingi di essere una pianta grassa, nascondendoti dietro il divano.

2) Dopo un pranzo luculliano, mentre agogni un divano per appisolarti un po’, ecco che qualcuno ha la balzana idea di tirar fuori la tombola
A. Senti che è il tuo momento, ti proponi per il cartellone, fissi il costo delle cartelle a 10 euro e speri così finalmente di cambiare la macchina
B. Accetti stoicamente l’avverso destino, ma ti riprometti di dar fuoco alla sedia del primo minchione che urla “ambo” appena esce il primo numero
C. Scateni una rissa quando si tratta di stabilire se è valido fare terno sulla stessa fila dove si è fatto ambo.

3) Al pranzo per i saluti di Natale, ti si incolla come una patella allo scoglio, il collega molesto, evitato da tutti per via dell’alito pesante
A. Per allontanarlo gli racconti di aver contratto una malattia infettiva molto contagiosa
B. In un momento di distrazione gli dai una capocciata sul naso e fuggi via con le patatine.
C. Pensi che in fondo è Natale e bisogna essere più buoni. Fuggi con le patatine, senza dargli capocciate

4) Sei al cenone di capodanno. Parte il countdown: meno dieci, meno  nove, meno otto…
A. Meno male che è finito!
B. L’anno prossimo vendo tutto e scappo alle Fiji
C. E dai che c’ho sete e si riscalda lo spumante

5) Qualche giorno prima di Natale ti piomba a casa un vecchio amico che non senti e non vedi da anni e per di più ti porta anche un regalo
A. Fingi di essere contento e per ricambiare gli rifili un libro sull’arte bizantina nell’avellinese
B. Cogli l’occasione per offrirgli il panettone aperto per sbaglio, che tanto a casa nessuno lo mangia
C. Pensi che sicuramente ti chiederà dei soldi

6) Cena di compleanno, fra un brindisi e un altro, tutto d’un tratto, parte il coro “discorso, discorso” e ovviamente tocca a te
A. Ti aggrappi alla grappa e per celebrare l’occasione tiri giù un rutto da guinness dei primati
B. Pensi dentro di te che in fondo la poltrona del dentista non è poi così male
C. Ringrazi dei regali e fai il verso a Verdone, spiegando che quella è una situazione….”sssstrana, proprio ssstrana

A
L’Albero è il tuo preferito, quello che esemplifica la tua essenza. No, non sto dicendo che hai le palle solo per bellezza, volevo dire invece che luci e pajette sono dentro di te, come la mortadella dentro la pizza bianca. Dai, ammettilo che hai sempre sognato di mascherarti da Babbo Natale e regalare pacchetti a bambini entusiasti. Il consiglio è: va bene mascherarsi, va bene la slitta, ma evita il Raccordo Anulare, che in questi giorni, neanche con le renne riusciresti a camminare.

B
Magari ancora non lo sai, ma il tuo Karma propende per il Presepe. Ti rimane questo dubbio del bue e l’asino (chi ha cominciato? il bue che dava del cornuto all’asino o l’asino che dava del ricchione al bue?), ma per il resto in occasioni come queste la tua natura agreste riemerge come la schiuma quando versi la birra. Il consiglio è: fatti amico i pastori! E già che sei, scegli un bell’abbacchio a scottadito, con un po’ di rosmarino e un filo d’olio e vedi che bel Natale!

C
Francia o Spagna, purché se magna. La diatriba non ti appassiona e inoltre il nome dei Re Magi non ti ha mai convinto fino in fondo (tanto tanto passi per Gaspare e Melchiorre, ma Baldassarre! E dai su!) e gli aghi di pino ti urtano non poco. Il consiglio è: evita, fuggi via. Se le Hawaii sono troppo lontane, c’è sempre capocotta, che in fondo anche d’inverno ha il suo perché.

Buon Natale a tutti!!!

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Arriva Lancillotto…

Se ci pensate è abbastanza incredibile che una cosa successa quasi duecento anni fa abbia dato vita ad un modo di dire che usiamo ancora oggi: “è scoppiato un quarantotto”, “andare a carte quarantotto”…quanto ha cambiato il mondo, le persone, il modo di pensare quello che successe in quel fatidico anno? Eppure nel frattempo ci sono state le guerre di indipendenza, la riunificazione d’Italia, le guerre mondiali, la caduta della monarchia. In teoria ci sono stati anni molto più decisivi di quello. Chissà se anche nelle altre lingue europee c’è lo stesso modo di dire.

Il quarantotto. Ma lo sapete che alla smorfia napoletana vuol dire “morto che parla”? Ed io che ero sicuro che fosse il quarantasette. C’è sempre da imparare. Sarebbero meglio due da ventiquattro? Chi lo sa. Personalmente mica sono così sicuro che a 24 anni fossi meglio di ora.

Quarantotto fa rima con “osso rotto” e questa cosa avrebbe dovuto mettermi in guardia. E pensare che invece la rima che mi è sempre venuta automatica con questo numero è quella canzoncina di carosello (ma anche questo sta a significare che sono ormai vicino ai cinquanta!)

Comunque, pensate che fortuna, anche quest’anno, per l’ennesima volta,il mio compleanno è caduto esattamente il giorno in cui sono nato. Ma non trovate che sia una coincidenza incredibile?

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Ingenui e malfidati

Siamo così. O se non lo siamo, ci diventeremo. Ingenui e malfidati. E più siamo ingenui, più crediamo a qualsiasi cosa, più cadiamo vittima di chi si approfitta della nostra buona fede. Allora diventiamo malfidati, cominciamo a vedere minacce dove non esistono, non ci fidiamo più di nessuno. Ci chiudiamo in noi stessi, ci inaridiamo e insieme ci indeboliamo, vediamo tutto nero.  Ma noi non vogliamo essere aridi, non vogliamo essere deboli, vogliamo ancora vedere una luce. E così ridiamo fiducia, magari proprio a chi non se la merita. Non crediamo al vicino, ma compriamo tappeti in tv. Non ci fidiamo di persone che conosciamo da anni, ma non ci perdiamo un oroscopo. Quando capiamo di aver riposto male la fiducia, ridiventiamo malfidati e il circolo ricomincia.

Ne parlavo con Matteo, il mio amico fornaretto, che somiglia a Johnny Deep e ha un punto di osservazione straordinario rispetto a tutto quello che succede nel quartiere. Il suo forno infatti è uno di quei punti nevralgici da cui tutti prima o poi passano. Gente, notizie, pettegolezzi, anticipazioni. E lui, sapientemente, tra una rosetta e una ciriola, tra un pezzo di casereccio e qualche pizzetta, raccoglie e rielabora. Gli ho detto che dovrebbe scrivere un libro. E non è detto che prima o poi non lo faccia.

Cliente A. “Matteo, mi dai una ciabattina. Però la voglio fresca, non come quella di ieri”.

Cliente B. “Matteo, mi dai tre schiacciate” “Quelle grandi le ho finite, mi sono rimaste queste piccole” “Ma lo so che là dietro ce le hai, è che non me le vuoi dare!

Cliente C. “Matteo, ce l’hai il pane azzimo, sai ho cominciato la dieta” “Ce l’ho, ma guardi che, non essendo lievitato, è più calorico di quell’altro” “Davvero? Va be’, ma tu dammelo lo stesso“.

Il cliente A praticamente gli ha appena detto che vende pane rifatto. Matteo ha un forno che, tranne il sabato, è aperto tutta la notte. Dalle 5 della mattina sale dalle scale un profumo per cui varrebbe la pena svegliarsi solo per una sniffata…perché dovrebbe vendere pane rifatto? Ma soprattutto, se è questo che pensi, caro Cliente A, perché continui ad andarci?

Il Cliente B invece, evidentemente, è convinto che Matteo non si alza ogni giorno alle 5 per vendere il pane che suo padre e suo zio fanno in piena notte. No! Chissà, forse pensa che lui in realtà stia lì per collezionarlo!

Sul cliente C non c’è molto da aggiungere. Io gli ho detto, “Matte’, ma il pane azzimo, non costa di più di quell’altro?” “Eh sì!” “Ma allora fatticazzituoi e daje ‘sto pane azzimo no!” Che, ammettiamolo, fra tutte le prelibatezze del forno di Matteo, non è che sia proprio il top. Ma sì, lasciamolo alle chiattone che pensano di dimagrire!

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Di scie chimiche, dinosauri scoreggioni e papere mute

Perché effettivamente c’è gente che crede che le compagnie aeree di tutto il mondo si siano messe d’accordo con chissà qualche organizzazione segreta (sicuramente giudaico-massonica e pure plutocratica) per spargere nel cielo sostanze atte a rincoglionire la gente. Ma quando mai! State tranquilli, la gente è rincoglionita da sé.

Certo, noi italiani, considerando i ritardi, gli overbooking, gli scioperi e la nebbia saremmo avvantaggiati rispetto al resto del mondo. Considerando però le scelte politiche degli ultimi vent’anni, hai voglia a scie chimiche.

Ma credere alle scie chimiche sarebbe come dare fiducia, che so, a un comico che improvvisamente decide di fondare un partito. No, mi sa che ho sbagliato metafora.

Sarebbe come se qualcuno pensasse che i dinosauri si sono estinti perché la loro aerofagia creò una nube tale da oscurare il sole e causare un abbassamento della temperatura della terra. Ah, c’è qualcuno che l’ha già detto? E non in un post minchione, ma in una rivista scientifica? Fico! Ma continuo a non azzeccare le metafore.

Però una metafora azzeccatissima ce l’ho! Perché io non credo alle scie chimiche, non credo ai dinosauri scoreggioni, non credo a quel minchione di Grillo, ma in compenso sono un devoto praticante, ma che dico devoto praticante, sono un bigotto osservante, ma che dico bigotto osservante, sono un seguace fondamentalista, ma che dico seguace fondamentalista, sono un talebano integralista del sugo di papera muta. Con cui condire le pappardelle che, com’è noto, sono un’iperbolica allegoria del regno dei cieli.

Ecco. E ora venitemi a dire che ho sbagliato metafora.

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Falsi profeti, il naso di Cleopatra e anniversari inutili. Ovvero il post che non c’è

Nel post che non c’è avrei dovuto scrivere di pecore e lupi. Di lupi che si mascherano da pecore e pecore che belano tutte in coro ad applaudire “oh che bel travestimento“. Ma del resto si sa, la realtà è un punto di vista. Magari il lupo non si traveste da pecora per chi sa quale ragione. No, lui forse, in cuor suo, pensa davvero di essere un pecora. Ma del resto anch’io chissà potrei passare per uno stalker. Non sempre quello che siamo (o che pensiamo di essere) è quello che riusciamo a far arrivare e allora forse c’ha ragione il lupo. Oppure, chissà boh!

Oppure nel post che non c’è avrei potuto trattare del naso di Cleopatra. Voglio dire, sì lo sappiamo, la storia è mossa dall’economia, l’uomo è quel che mangia, uno spettro si aggira per l’Europa, la dialettica e la sovrastrutture. E però invece, Cesare, Antonio, Roma, la guerra, tu quoque Brute…la storia, perché è la gente che fa la storia, se Cleopatra avesse avuto un naso diverso, avrebbe cambiato il suo corso. Forse ora eravamo tutti egiziani. E magari stavamo anche meglio, chi lo sa, boh!

In realtà nel post che non c’è avrei voluto festeggiare uno strano anniversario, di due che si riconoscono prima di conoscersi e le discese ardite e poi risalite. Magari, ingenuamente, avevano pensato che sarebbe stato sufficiente non innamorarsi e il resto sarebbe stato semplice. Ma niente è semplice a questo mondo. E quindi poi ci furono ipotetici venditori di fumo sul lungomare di Senigallia, strane citazioni di Grey’s Anatomy, musica, tanta musica: quella che viaggia con Amazon e quella che sta dentro le chiavette Usb. E poi risotti con i funghi e serate troppo alcoliche, racconti di stelle e radio libere e poi libri e treni, spesso insieme, puntuali come i chiarimenti dopo le incomprensioni. Grandi aspettative e forti delusioni, lunghe chiacchierate e tristi silenzi, con la voglia di ricominciare e la certezza che ne valeva comunque la pena. Sempre! Per questo come sottofondo del post sarebbe stato bello riascoltare Bridge over troubled water… All your dreams are on their way. See how they shine. If you need a friend, I’m sailing right behind. 

Ma questo post in realtà non c’è, perché chissà se c’ha ancora senso. E allora boh!

 

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Chi è Stato alzi la mano

Riporto su questo vecchio post, perché purtroppo mi sembra quanto mai attuale. Le sentenze si rispettano, non c’è dubbio. Ma non c’è dubbio nemmeno su una cosa: se in primo grado stabiliscono una cosa e in appello l’esatto contrario, una delle due sentenze è sbagliata. Ma la vergogna è un sentimento che esiste ancora in questo paese, qualcuno che dica, “sì ho sbagliato,” c’è ancora da qualche parte?

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Ma se invece tornassimo, ognuno per parte sua, a ridiventare responsabili di quello che facciamo? Come si fa a dire “non odio nessuno, ma ero disperato”. Eri disperato? Embè? Questo giustifica l’andare in piazza a sparare al primo che passa? E vogliamo parlare dei giornalisti che vanno ad intervistare il figlio undicenne di questo poveraccio? Diritto di cronaca? Ma che razza di Paese siamo diventati? Un Paese in cui 101 deputati votano contro l’elezione a presidente del fondatore del proprio partito, senza ovviamente avere il coraggio poi di dirlo. Un Paese governato da 20 anni da un uomo che ha innalzato la ricerca delle attenuanti a metafora dell’esistenza. Un Paese in cui la novità politica è un movimento fatto di portavoce, più che di individui, ambasciatori della volontà della rete. E come si sa ambasciator non porta pena. Né responsabilità.

Sì, professoressa, è vero, non sono preparato, ma ieri dovevo…

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