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Romko e le stelle

L’oroscopo si sa, dice solo delle grandissime minchiate, non sempre dice la verità. Personalmente avrei meno problemi a credere ai Teletubbies che fanno un pronostico sulle corse dei cavalli rispetto a quello che dice l’oroscopo. Però, c’è un però. Preferireste cominciare la giornata leggendo qualcuno che vi preannuncia attacchi di colite e qualche altra sfiga o qualcuno che vi dice che Marylin Monroe rincarnata suonerà alla vostra porta per annunciarvi che avete vinto 6 miliardi alla lotteria? Risposta esatta. Per questo noi leggiamo l’oroscopo. Perché sotto sotto speriamo sempre in una pacca su una spalla, in un incoraggiamento: sarà anche vero che quella stronza non chiama o che il mutuo aumenta. E’ vero che oggi è lunedì, che il capo in ufficio rompe, però almeno l’oroscopo mi ha detto che sarà una giornata fantastica! Vuoi mettere? Per questo io sono fermamente convinto nel valore e nell’importanza degli oroscopi. Solo quelli che prevedono cose belle ovviamente.

E’ con questa doverosa premessa che vi presento il primo (e penso unico) oroscopo di Romko e le stelle. Un autentico concentrato di minchiate tentativo di carpire i segreti delle stelle, che senza dubbio vi farà svoltare positivamente la giornata. Sicuramente meglio del pestare una merda di cane.

Ariete. In realtà a voi capiterà proprio di pestare una merda, ma questo vi farà alzare il piede, evitando di un soffio il motociclista ubriaco che altrimenti vi avrebbe preso come un birillo. Per quanto riguarda la salute, avete presente quel reflusso esofageo che vi tormentava da anni? Prima di dormire bevete una bottiglia di porto e vedrete che il reflusso sparirà come neve al sole. Ripetete ogni sera e nel giro di pochi giorni neanche saprete più scrivere correttamente “lansoprazolo”.

Toro. Qualcuno suonerà alla vostra porta: siete tori, ma non prendetelo a testate subito! Magari non è un testimone di Geova. Forse vuole offrirvi un contratto in esclusiva per pubblicare le vostre memorie, vendendo poi i diritti alla BBC per farne un telefilm in 12 puntate con sottotitoli in norvegese. Effettivamente è difficile, ma potrebbe anche succedere.

Gemelli. Vi sentite alla grande. State così bene che quasi quasi vi andrebbe di iscrivervi alla prossima maratona di New York, ma non volete fare troppo gli sboroni. Così opterete per un gita al parco. Magari senza monopattino, per non sfidare la sorte che per ora vi sorride. In amore mirate ai pesci. Doppi voi, doppi loro non soffrirete di solitudine.

Cancro. Avete un segno che ogni volta che lo nominate c’è qualcuno che tocca ferro, però in compenso quella cervicale che vi tormenta da mesi scomparirà nel giro di 6 ore. Sareste in grado di fare un doppio salto mortale carpiato all’indietro se solo ne avreste voglia. Però siccome siete persone modeste vi accontentate di addormentarvi sul divano senza poi lamentavi del mal di schiena.

Leone. Scoppiate di salute, oserei dire che vi sentite come leoni (e be’ certo, che altro se no?). Potete esagerare con il cibo: cosciotti di cinghiale, bistecche di cervo, filetto di gnu. Se vi rimane qualcosa sullo stomaco fatevi prestare il Lansoprazolo dall’ariete, tanto lui ha risolto in altro modo.

Vergine. Sul serio? Va be’, dai ancora per poco. Sta arrivando l’occasione della vita: il principe azzurro, la bella addormentata, Biancaneve, Alice guarda i gatti, Romeo il mejo gatto del Colosseo, chivepareavoi. Insomma, arriverà, è già lì. Che aspettate? Aprite la porta! E lasciate fuori i nani. Magari in giardino.

Bilancia. Avete uno stato di forma perfetto, molto bilanciato (non so se avete colto…). Per le vacanze sui vostri due piatti ci sono un mese in un resort alle Maldive e un mese in affitto a Milano marittima. Avete già un’idea di fondo, ma amate ragionare sulle cose per fare delle scelte ponderate, valutando i pro e i contro. Consultate le previsioni del tempo e poi sceglierete per il meglio.

Scorpione. Siete nati a novembre, sotto un segno che è brutto quasi quanto il cancro, effettivamente come potreste sentivi? E invece no! Ancora vi chiedete perché invece dello scorpione non l’hanno chiamato, che so, ippopotamo, oppure giraffa, però la vita vi sorride lo stesso. Vi faranno una multa per divieto di sosta, ma alla fine con due smancerie e un caffè convincerete la vigilessa a togliervela e magari ci scappa pure un invito a cena galante. Visto mai!

Sagittario. Andate al galoppo verso nuovi traguardi, saltando ostacoli e superando gli avversari come fosse il palio di Siena. Del resto siete mezzi uomini e mezzi cavalli, chi sta meglio di voi? Date una bella lucidata alla coda, rifate gli zoccoli e andate a bussare alla porta della vergine. Magari sul serio vi scambia per il cavallo azzurro!

Capricorno. Vi aspetta un periodo di forma smagliante. Comprate Gratta&Vinci, giocate al Lotto, fate la schedina, sfidate a braccio di ferro il Ciciarampa, spezzerete le reni alla Grecia. Insomma, vincerete qualsiasi gioco in cui proverete a cimentarvi. Tanto per cominciare potreste farvi un’accanita con il vicino di casa a forbici, sasso e carta. Ma sinceratevi prima che non sia del vostre stesso segno!

Aquario. A furia di bere acqua e fare plin plin il vostro organismo è un mix di Del Piero e la Chiabotto. Iscrivetevi in palestra, farete faville. E magari troverete anche un bel pesce pulitore disposto a pulire le alghe che si formano qua e là sulle pareti che diciamola tutta, fanno anche un po’ schifo.

Pesci. Siete sani come un pesce (ah ah, buona questa). Però voi siete almeno due, quindi esagerate di salute, fossi in voi ne approfitterei per buttarmi su una fritturina. Di paranza ovviamente. Benché dentro un acquario potreste trovarvi bene, dopo un po’ il vostro spirito vuole nuotare libero, risalendo le correnti. Vi aspetta un incontro con l’anima gemella, magari dei gemelli, così in quattro mal che vada potreste sempre favi un bel tresette.

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Un terno per Ferragosto

Soprattutto si mangia. Almeno dalle mie parti. Si comincia a preparare dal giorno prima, poi la mattina si accende il fuoco per il barbecue e poi ci sfondiamo come se non ci fosse un domani. E poi? Poi ci si trova qualche posticino ameno per digerire in santa pace, magari con un goccetto di quello buono, leggendo qualcosa che vinca la voglia di pennica. Questo è il tradizionale Ferragosto

Ed ecco quindi che sorge la necessità di trovare qualcosa di sfizioso da leggere. Allora mi sono chiesto, perché non cogliere l’occasione per scassare un po’ i minchioni ai miei amici blogger? Un terno. Di meno sono pochi, di più sono troppi. Fate conto che io non conosca il vostro blog e consigliatemi tre post che secondo voi valga la pena leggere. Quelli dimenticati dal tempo, ma che da soli valgono il tempo che voi avete speso per scriverli e che noi spenderemo per leggere. E se li ho già letti pazienza.

Invito a partecipare chi seguo e chi mi segue da più tempo, ma chi altro voglia partecipare al giro è assolutamente ben accetto!

Comincio io e vi segnalo un post minchione ma assai divertente sulla fine del mondo poi uno un po’ più serio su una notte movimentata e concludiamo con il resoconto di una giornata speciale di trent’anni fa (mamma quanto so vecchio!)

Partecipate numerosi! Se vi va. In fondo è solo un modo bloggettaro per augurarci…Buon Ferragosto!

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Volevo solo rincorrere i miei sogni

E’ passato un anno…chissà se stai ancora rincorrendo i tuoi sogni. Tu che mi hai fatto sognare forse più di qualsiasi altro, magari finalmente avrai sognato te stesso. E avrai capito che sotto tutti quei travestimenti non eri poi così male. Nanonano amico mio sconosciuto!

Avatar di romolo giacaniViaggi Ermeneutici

Sognavo di essere un alieno. Che arriva sulla terra e ogni giorno scopre cose nuove. Ogni cosa è fonte di meraviglia, anche il banale, anche il quotidiano. Ogni cosa è stupore, è incanto. Vivere l’entusiasmo per trovare  l’entusiasmo di vivere.

Per questo poi ho sognato di essere un dj. Per dare voce a chiunque, per poter dire quello che mi pare, in faccia ai potenti e ai superbi. Gridare ogni giorno la mia passione, il non arrendersi, il comico e il tragico. La vita!

Quindi ho sognato di essere un professore. Non per salire in cattedra, anzi piuttosto per salire sui banchi, per spiegare agli altri la necessità di cambiare punto di vista. Non avrei avuto nulla da insegnare, perché le cose bisogna impararle da sé. Per questo non avrei voluto aule, ma prati verdi, spazi aperti, per rincorre i sogni e succhiare la vita fino al midollo.

Nel massimo…

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Aspettando la manna dal cielo

Ma che fai, stai lì che aspetti la manna dal cielo?

Eh già. Proprio così. Una volta che ho lasciato l’Egitto, terra di schiavitù, ma anche di vacche grasse e pance piene, una volta che ho preso armi e bagagli e mi sono incamminato in mezzo al deserto, un volta che ho affrontato e sconfitto il Faraone, una volta che ho attraversato il mar Rosso in modo che le acque erano un muro alla mia destra e alla mia sinistra, una volta che mi sono lasciato alle spalle cavalli e cavalieri che mi stavano inseguendo. Allora e solo allora mi sembra giusto, anzi quasi doveroso, fermarsi e aspettare la manna dal cielo.

C’è chi non ce la fa a lasciare le proprie comode schiavitù. E c’è chi non se la sente di affrontare il nemico. C’è poi chi non trova la forza di avventurarsi in terreni sconosciuti. Ma soprattutto, chi trova il coraggio per fare tutte queste cose, a volte non ha la fiducia o l’incoscienza di fermarsi ad aspettare un dono inaspettato. In fondo chi sarebbe così pazzo da fermarsi in mezzo al deserto sperando che gli piova dal cielo la salvezza?

Eppure se hai avuto tanto coraggio per metterti in viaggio prima e hai tanta follia di fermarti ad aspettare dopo, allora la manna arriva. Ti arriva dal cielo, improvvisa, inaspettata, non capisci neanche bene cosa sia, ma è esattamente quella che volevi, quello di cui avevi bisogno.

Hai dunque risolto tutti i problemi? Neanche per sogno. Perché altrimenti sarebbe tutto troppo semplice. E invece a noi le cose troppo semplici mica ci piacciono. La manna non può essere conservata: dura un giorno e solo uno.  Tutte le sicurezze, tutte le riserve che avevi accumulato per i giorni che verranno, improvvisamente non valgono più. Devi continuare ad avere fiducia. Il giorno dopo devi sperare che ne arrivi altra. Perché ogni notte si azzera tutto e domani è un nuovo giorno. O un giorno nuovo.

Ecco, innamorarsi e rimanere innamorati per cento anni penso sia un po’ così.

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Il sesso, l’amore e la politica. Ecco a voi il test minchionestivo!

Simpatico come la sabbia nelle lenzuola, improbabile come un comico che si butta in poltica, atteso come la metro B a Roma, sincero come una cena elegante ad Arcore, sagace come un’intervista del premier in inglese, raffinato come un pezzo di cicoria nei denti, puntuale come le repliche di Montalbano in Tv, a grande richiesta, come ogni estate torna su questi lidi il test minchione.

Fare test d’estate è un po’ come leggere l’oroscopo. Sai che sono tutte minchiate, ma sei comunque irresistibilmente attratto a leggere, visto mai che poi ci azzecca? Invece no, peggio delle previsioni del tempo, il test estivo, come l’oroscopo, sta tranquillo che dirà sempre fischi per fiaschi. Che aspetti dunque? Cimentati in questo minchionissimo test sessualpolitico: in una botta sola ti rileverà, senza alcun dubbio, come la pensi sull’amore, sul sesso e sulla politica. Tre al prezzo di uno, venghino signori venghino!

1 – In amore chi la dura la vince. A) No, non chi l’ha duro, leggi bene! B) No vince chi scappa C) No, di solito vince chi viene.

2 – Secondo te la politica A) Serve a formare i nostri rappresentanti che verranno eletti per ricercare il bene comune B) Non lo so, ma voglio quello che ha fumato quello che ha votato A. C) E’ bella, ma non ci vivrei

3 – Fare sesso è come andare in bicicletta. A) Però si impara subito a farlo senza rotelle B) Però qui si diverte anche la bicicletta C) Però si suda di meno e ti viene meno sete

4 – Dio è morto, Marx è morto e… A) Bel tempo si spera. B) E povero anche il cavallo C) Ma no dai, quand’è successo?

5 – L’amore è eterno finché dura. A) No, no! Non finché è duro, ma hai un chiodo fisso? B) Ma se non dura, allora non è amore. Magari era un calesse C) Per questo non mi sposo

6 – Secondo te il Jobs Act. A) No, mi spiace non ho fatto latino a scuola B) E’ la sezione di youporn che preferisco C) Ricorda la corazzata Potiomky

7 – A proposito del sesso orale. A) Hai capito da poco che non è il contrario del sesso scritto B) Non è un buon rimedio contro il tartaro C) Aiuta a socializzare senza fare conversazione

8 – Alla Tv davanti ad un dibattito politico. A) Mi addormento quasi quanto davanti al GP di Formula 1. B) Spero sempre che prima o poi segni qualcuno C) Guardo le notifiche

9 – Il matrimonio. A) E’ il modo più costoso per farsi lavare la biancheria B) E’ il modo più sicuro per sapere chi butterà la mondezza la sera C) E’ la prima causa dei divorzi

10 – Destra o sinistra? A) Destra, perché non amo i tiri mancini. B) Sinistra, perché a destra in fondo c’è sempre il bagno. C) Nel dubbio prendo uno Spritz, con una fetta di limone, grazie!

 

A. Amore libero. Si dice che gli uomini pensano 20 volte al giorno al sesso. Tu no, tu una volta sola. Ma per 18 ore consecutive. Il problema è che prima o poi basta! E’ vero che gli uomini hanno una vita sessuale anche in età avanzata, ma fare sesso dopo gli ottant’anni è un po’ come giocare a golf con una corda. In politica saresti Berlusconi

B. Monogamo. Quando scegli difficilmente cambi idea. Un po’ come i pinguini imperatore. D’accordo, per loro forse è un tantino più semplice, se non altro perché vivono separatamente sei mesi l’anno, ma in fondo è il principio che conta. In effetti avevi anche proposto di adottare questa modalità alla tua dolce metà, che però ti ha colpito con un nodoso randello. In politica il tuo uomo è Renzi

C. Ambivalente. Sei un monogamo che amerebbe l’amore libero, oppure un libertino che sogna una relazione stabile. Insomma sei uno perennemente insoddisfatto. Tutto è cominciato da piccolo, quando ti hanno detto che il coso lì davanti, si chiamava “pene”. Perché non chiamarlo “divertimento”? Un motivo ci doveva pur essere. Questo fatto ha messo dentro di te i semi del dubbio. La tua scelta politica si chiama Grillo.

Non ne avete ancora abbastanza? Allora andate a dare un’occhiata ai test minchioni del passato!

Albero o Presepe?

Che donna sei?

Che uomo sei?

Che amante sei?

Qual è la tua vacanza ideale?

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Consigli di lettura non richiesti / 1. Guenassia – Winslow

Questo titolo vi ricorda qualcosa? Ma certo! Se seguite le pagine di quel minchione di Zeus vi sarete sicuramente imbattuti nei suoi consigli musicali (non richiesti). In effetti, essendo ormai universalmente noto che i gusti del suddetto in fatto di musica potrebbero essere paragonati a quelli di un daltonico in fatto di policromia, capirete bene che voler emulare le sue gesta, per di più su un terreno ultrascivoloso come quello delle letture, potrebbe sembrare un azzardo. O una gran minchiata. Oppure tutt’e due. In realtà invece è esattamente tutte e due le cose.

E’ anche vero che, soprattutto d’estate, oltre all’invito a scrivere test minchioni, spesso mi chiedono consigli di letture. E potevo io restare indifferente alle richieste (ma anche alle non richieste) che arrivavano da ogniddove (scritto tutto insieme ha tutto un altro fascino)? Cominciamo dunque questa nuova sezione dei viaggi che, almeno nelle intenzioni, potrebbe avere una qualche cadenza prestabilita. Che so, ogni 23 giorni. Vi chiederete, perché 23 giorni? Così, un po’ perchè il 23 porta bene, un po’ perché non ha alcun senso, come quasi tutto quello che potete leggere qui sopra. (In realtà ho fatto un conto dei libri letti dall’inizio dell’anno e l’ho diviso per i giorni: risulta che ho letto un libro ogni 11,5 giorni. Considerando che vi voglio consigliare due libri alla volta ecco che capite in realtà quanto sono minchione, che 23 ha un senso).

Come detto dividerò i consigli in due sezioni: libri da gustare e libri da divorare. Nella prima categoria rientrano quei libri sui quali va soppesata la singola frase, quelli fra le cui pagine vorresti perderti, quelli che speri non finiscano mai, per tanto sono belli. Quasi sempre sono romanzi nel più vago senso del termine. I secondi sono adrenalinici, hanno un ritmo, un susseguirsi di fatti che ti scatenano l’urgenza di finirli, ti impediscono di dormire. Leggerli diventa un bisogno fisico. Spesso sono gialli o polizieschi, ma non è detto. Alla fine la differenza è puramente teorica, perché di solito mi divoro i primi così come mi gusto i secondi, però in qualche modo, volevo suddividerli con qualche minchionissima categoria. E così, si comincia.

Per questa prima volta nella prima sezione vi segnalo, La vita sognata di Ernesto G. di J. M. Guenassia. Una storia lunga circa un secolo, che parte da Praga, passa per Parigi, poi per Algeri e poi di nuovo Praga. Una storia di amore e di avventura, politica e romantica insieme. Attraverso il protagonista si rivivono molti eventi tragici del 900, dalle persecuzioni antisemite alla dittatura comunista, ma sempre con una lettura diversa dal solito, fuori da ogni cliché. Il bello del libro infatti è proprio che dà dei punti di osservazione della realtà, tali che pur trattando fatti noti e arcinoti, assumono delle sfumature e dei significati totalmente nuovi. Nulla è scontato, nulla è come ce l’hanno sempre raccontato e il clou si raggiunge nella seconda parte in cui comparirà, come dal nulla, il fantomatico Ernesto G. del titolo, anche lui sospeso tra fantasia e realtà, laddove i confini di ciò che è vero e ciò che è solo sognato (dallo stesso Ernesto? dall’autore?) stentano ad essere delineati. Insomma, un libro bellissimo! Dello stesso autore mi era piaciuto molto anche “Il club degli incorreggibili ottimisti” (libro scelto in libreria solo per la bellezza del titolo), ma questo è ancora meglio. Tra l’altro si scoprono dei fili che legano i due romanzi cosìcché personaggi che erano lì si ritrovano più giovani qui e si capiscono anche storie lì solo accennate, tanto che pur essendo scritto dopo, forse vale la pena leggere prima questo. Non c’è che dire, Guenassia genio assoluto!

Per la sezione libri da divorare invece segnalo L’inverno di Frankie Machine, di Don Winslow. Un thriller, giallo che ha tutti le caratteristiche tipiche di libri di questo genere. Solo più bello di altri! Il protagonista infatti pur essendo il classico mafioso uscito dal giro e desideroso di una vita tranquilla dopo averne fatte di cotte e di crude, entra in un tunnel di situazioni che prende il lettore e lo porta sulle montagne russe di continui imprevisti. Situazioni al limite, senza apparenti vie d’uscita che quando poi sembrano miracolosamente risolversi, diventano invece solo un modo per complicare ulteriormente la storia. Se siete (come me) amanti del genere, in attesa che il grande Lansdale si decida a tirar fuori qualcosa di nuovo (Dio volesse con Hap e Leonard, ma ci accontenteremmo anche di altro), direi che potete benissimo buttarvi su questo.

Ovviamente il tutto non ha il minimo di oggettività ed è frutto esclusivo dei miei gusti personali. L’unica cosa di cui posso assicurarvi che si tratta di libri che ho letto recentemente (diciamo al massimo negli ultimi 12 mesi) e che a mio insindacabile giudizio valgono la pena essere letti. Se la cosa vi potrà essere di una qualche utilità sono contento, altrimenti ciccia al culo pazienza (soprattutto non sperate che vi dia indietro i soldi, nel caso non vi siano piaciuti!).

Buona lettura e segnatevi sul calendario: i prossimi consigli non richiesti arriveranno il 26 agosto!

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Resoconto semiserio (ovvero minchione) di una tre giorni a Praga

Quando a tordi e quando a grilli si dice dalle mie parti. Capita che per anni non muovi le chiappe dal suolo patrio neanche fosse il paradiso e poi invece, nel giro di una settimana, prima di qua e poi di là, perché per una serie di ragioni, più o meno piacevoli, si sono quasi accavallate queste due gite al di là dei confini. E quindi, poteva mancare il resoconto minchione anche di questa tre giorni praghese?

Effettivamente poteva anche mancare, perché Praga è talmente bella, talmente magica, talmente fuori dal mondo che quasi quasi mi si occludeva la vena minchiona e mi si sturava la vena sentimentale. Fortuna che poi invece sono tornato in me e così non vi si carieranno i denti a leggere di vicoletti poetici, scorci languidi, panorami romantici.

Per carità se qualcuno vuole qualche consiglio sarò ben lieto di darglielo: ma più che star qui a raccontarvi per filo e per segno quello che abbiamo fatto e visto (che immagino sia quello che fanno e vedono tutte le migliaia di turisti che ogni giorno vanno lì), più che spiegarvi che preferisco Malà Strana a Stare Mesto, più che consigliarvi lo stinco di maiale o la birra Kosel, vi dico solo che se non ci siete stati dovete andarci. E’ un posto fantastico. La gente è simpatica, l’italiano lo capiscono tutti e lo parlano in molti, si mangia bene e si spende poco. E a parte il fatto che fumano nei ristoranti e nei pub (mi sembrava di essere tornato vent’anni indietro), mi danno idea di essere avanti.

Sarei stato curioso di capire com’era lì trent’anni fa, ma sicuramente oggi danno idea di stare bene, di sapere cosa vogliono, come qualcuno che voglia recuperare il tempo perduto. Sono nella Comunità Europea, ma non hanno l’Euro (e forse questo non è un caso), sono slavi ma sembrano tedeschi, sono cechi ma ci vedono benissimo (e va be’ una minchiata ogni tanto me la dovete concedere!).

Purtroppo ogni volta che si esce dall’Italia diventano evidenti quante cose non funzionano qui. E io posso capire che la pulizia delle strade o le scritte sui muri dipendano dalla civiltà delle persone (e noi, ammettiamolo, siamo molto incivili e non abbiamo il senso della proprietà pubblica), ma il fatto che in giro per la città o sui palazzi non ci sia un filo che sia uno (eppure sicuramente la luce o il telefono ce l’hanno anche loro), il fatto che sui tetti non ci sia un’antenna o una parabola (eppure la tv la vedono anche loro), significa che anche l’organizzazione complessiva di una città si può fare in modo diverso. Si può fare meglio. Ecco, questa è la cosa più evidente. Si può fare meglio. E se ci riescono i cechi, perché noi no?

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Resoconto semiserio (ovvero minchione) di un viaggio a Barcellona

E quindi siamo andati a Barcellona. E potevo mai evitare di scassarvi i minchioni con un bel resoconto del viaggio di nessunissima utilità? Ma certo che no!

Allora, a Barcellona a luglio fa caldo. Ma mai quanto ne fa a Roma, quindi almeno su questo ci abbiamo guadagnato.  A parte questo, l’unica cosa che mi è dispiaciuta è che ho un figlio troppo serio: 13 anni e nessuna voglia di fare il cazzone. Non mi somiglia per niente! Perché a me sarebbe piaciuto da morire andare da un vigile urbano e fare il numero di Totò e Peppino a Milano “noio volevuam savuar lidiriss”… dai sarebbe stato fichissimo! Niente, si è opposto fermamente! E non l’ho convinto neanche con la promessa che gli avrei regalato la maglietta blaugrana (tanto lo sapeva che alla fine gliela prendevo lo stesso, come pure quella del Real e quella dell’Espanol!).

Dicevo, a parte questo, cinque giorni sono il tempo giusto per vederla per bene. Che poi, diciamola tutta, se escludiamo la Rambla, il Mercato della Boqueria, la zona del porto, la teleferica che porta al Montjuc, il Tibidabo, il Barrio Gotico e qualche Chiesa in centro, a Barcellona c’è solo Gaudì.

Ma questo non per dire che ci sia poco da vedere, perché le cose di Gaudì valgono da sole il viaggio. Park Guell, Casa Batllo, Casa Mila, palazzo Guell, ma soprattutto la Sagrada Familia che è una delle cose più fantascientifiche che io abbia mai visto. Un qualcosa da rimanere a bocca aperta per ore. Quell’uomo era un genio assoluto. Solo immaginare una cosa, sapere che non ne avresti visto la fine, lavorarci per 42 anni, lasciando ogni minima istruzione per portarla a termine è qualcosa che lascia interdetti.

Il fatto poi che abbia cominciato a costruirla lasciando volutamente ai posteri la costruzione della facciata principale mi sembra una metafora stupenda di quello che ognuno di noi dovrebbe fare della propria vita. Te la immagini in testa, cominci a costruirla, ce la metti tutta, ci lavori una vita, ne curi ogni minimo dettaglio, ma lasci agli altri la conclusione, anzi, gli lasci la parte più importante. Solo per questo Gaudì – che ammetto l’ignoranza, conoscevo pochissimo – è entrato nel mio personalissimo olimpo degli eroi, a fianco di Heidegger, Woddy Allen, Peter Gabriel, Giorgio Chinaglia e Tex Willer.

Un’altra metafora che non c’entra niente, ma che mi faceva pensare riguarda noi e gli spagnoli. Io non parlo spagnolo, loro non parlano italiano (non tutti almeno). E’ evidente però che sia molto facile capirsi: c’è poco da fare, siamo simili. Rispetto ad altre città straniere, Barcellona anche da un punto di vista architettonico somiglia ad una città del sud d’Italia (il Barrio Gotico e i quartieri spagnoli di Napoli sono gemelli separati dalla nascita). Insomma, ci somigliamo, le vicinanze e le affinità sono molte e vengono fuori in ogni occasione. Capita però che trovi quello un po’ più rigido, quello meno accogliente o forse meno disposto a venirti incontro, ecco allora che parte l’inglese. Ed è buffo che per capirsi tra simili, a volte bisogna rivolgersi ad un linguaggio altro, lontano ad entrambi. In fondo, se vogliamo nella vita è un po’ così. Anche fra vicini. Soprattutto fra vicini. Se succede un cortocircuito della comunicazione, fare entrambi un passo indietro e cercare un linguaggio diverso, uno spazio nuovo, lontano dai soliti confini, dove nessuno dei due si sente “a casa”, può essere l’unico modo per provare a capirsi.

Volevate qualche consiglio su un possibile itinerario? A parte le cose già dette, considerando che la metro è favolosa, arriva ovunque e passa con una frequenza imbarazzante (almeno per noi romani abituati a ben altri standard), vi consiglio di cercare l’albergo non proprio al centro. A meno ché non siate (beati voi) ancora negli enta e siate lì con un gruppo di amici per vivere la movida notturna, che probabilmente, oltre Gaudì, è l’altra eccellenza della città. Per mangiare non c’è che l’imbarazzo della scelta, con pochi soldi si mangia bene un po’ ovunque: tapas e paella su tutto! Per muovervi conviene prendere il biglietto con 10 corse: costa 10 euro (la singola corsa 2,20) ed è sicuramente più conveniente anche dei biglietti giornalieri (circa 5 euro), anche perché le cose da vedere sono molto concentrate in determinate zone, quindi non è che serva poi prendere tutti questi mezzi.

Consiglio conclusivo, per gli amanti del calcio ma non solo, non si può non andare a visitare il Camp Nou: tre ore ben spese, in particolare nel museo interattivo che con oltre 100 video a disposizione, ti dà la possibilità di rivedere alcune fra le immagini e fra i goal più belli in assoluto della storia.

 

 

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E vissero tutti felici e contenti

Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono. Perché questo i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti (Gilbert Keith Chesterton)

Poi ad un certo punto si cresce e non si crede più nelle favole. Di solito allora succede che non si crede più nemmeno che i draghi possano essere sconfitti: si comincia a credere che i draghi siano invincibili, che probabilmente sia inutile anche combatterli, che convenga piuttosto arrendersi e farci amicizia. allora si esce dalla favola e ci si arrende alla realtà.

In quella realtà in cui non ci sono principesse da salvare, mulini a vento da sfidare, burattini senza fili, ragazze ninja che si mascherano da uomini, orride bestie che diventano uomini bellissimi, lupi cattivi e nonne buone (da mangiare), streghe da sconfiggere, gatti che suonano il jazz, coccodrilli che mangiano sveglie e lepri con il panciotto.

Ma invece bisogna tornare a crederci alle favole. Alla morale della favola, che poi altro non è che la favola della morale. Seguendo la seconda stella a destra alla fine il drago sarà sconfitto. Alla fine “e poi vissero felici e contenti”. E  se non siamo felici e contenti vuol dire semplicemente che ancora non siamo alla fine.

 

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Te lo do io l’Expo

Tutto quello che dovete sapere prima, durante e dopo aver visitato l’Expo e che nessuno vi ha mai detto prima (anche perché prima di cosa? L’Expo è cominciato due mesi fa!)

Allora, prima di tutto comprate un biglietto. E uno direbbe, va be’ grazie, che vuoi entrare gratis? Ma io intendo comprate un biglietto solo, anche se dovete andarci in quattro. Lo comprate su internet, vi mandano il pdf, ve lo stampate quattro volte e andate. Tanto non controllano. Così mi avevano detto. Però io non mi fidavo e poi l’idea di entrare a sbafo non è che mi piacesse molto. Così ne ho comprati quattro. Però vi confermo che i controlli sono assolutamente farlocchi e davvero potevamo entrare tutti con uno solo. Va be’ io ve l’ho detto, poi fate un po’ come vi pare.

Secondo cosa. Avete figli adolescenti? Lasciateli al mare. Con la nonna. O la zia. O qualche amico. Volete portarveli con voi? Sappiate che ve le sfrancicheranno dall’inzio alla fine, senza soluzione di continuità. Lì c’è fila, quello che ce vai a fa? Quell’altro guarda quant’è brutto! Te pare che annamo a vede’ quello dei cinesi? Io so venuto solo per quello dell’Australia, quando si mangia? Senti che caldo, ma i bagni dove sono? Mi prendi un gelatino? Insomma, anche qui, io ve l’ho detto, poi fate un po’ come vi pare.

Passiamo alle indicazioni serie (ahahahah buona questa!)

– I padiglioni possono essere divisi in due grandi famiglie: quelli che presentano il Paese e quelli incentrati sul tema della nutrizione. I primi – a mio insindacabile giudizio – sono molto più belli e interessanti rispetto ai secondi. Quali sono? E be’ girate e scopritelo da soli, che vi devo dire tutto io?

–  Va be’ qualcosa vi dico. Dovendo fare una parzialissima, quanto soggettivissima classifica, direi che il più bello in assoluto e per distacco è quello del Kazakhstan. Del resto, i Kazari mi sono sempre stati simpatici. Poi la Germania, la Colombia e l’Angola. Molto belli anche quello della Corea e della Malaysia. Non sono riuscito a vedere quelli del Giappone e degli Emirati Arabi, che mi dicono molto belli.

– I padiglioni dei paesi europei non mi sono piaciuti, con l’unica eccezione della già citata Germania. Quello dell’Inghilterra (la riproduzione di un alveare) forse vale la pena vederlo di sera o comunque con il buio. Di giorno è assolutamente insulso.

– Evitate i padiglioni che uniscono diversi Paesi: sono semplicemente delle grandi bancarelle di prodotti.

– Quasi tutti i padiglioni hanno un ristorante con i prodotti tipici. Molto belli, ma molto molto cari. Evitate. Invece, se volete mangiare la cucina tipica di quegli stessi Paesi, di fronte o comunque nelle più strette vicinanze del padiglione di solito ci sono bancarelle che offrono sempre prodotti tipici. Hai la scomodità di stare in piedi o comunque seduto in modi scomodi, però si risparmia molto. A voi la scelta!

– Per esprimere un giudizio estetico sull’albero della vita vorrei essere aulico, ma vedendolo la prima cosa che mi è venuta in mente è stata la citazione sulla corazzata Potiomky di fantozziana memoria.

Noi siamo andati di venerdì e non abbiamo trovato fila all’ingresso, certo l’ideale è evitare i fine settimana e soprattutto, sfruttare al meglio le ore mattutine, perché dopo pranzo l’afflusso di gente aumenta a dismisura. Dopo le 19 cominci a sentir parlare milanese (a quell’ora l’ingresso è a 5 euro e ovviamente gli autoctoni ne approfittano). Entrati alle 10, siamo andari via verso le 19, distrutti ma soddisfatti. Con un unico dubbio irrisolto: ma dov’era il padiglione dell’Australia?

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