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Siamo tutti calabroni

No. Non “calabresi”, come cantava simpaticamente la nord ai tifosi della Juve qualche tempo fa. No, no. proprio calabroni. Quegli insetti ciccioni, ciccioni che

Einstein

Ognuno di noi può essere meglio di quello che pensa di essere. Ognuno di noi si merita di essere meglio, anche se non lo sa, anzi pensa esattamente il contrario. Perché anche questo discorso del merito andrebbe rivisto. Voi pensate che il calabrone pensa di meritarsi di saper volare anche se in realtà non potrebbe farlo? Io non credo.

Il problema sono sempre le paure e in particolare quella paura, quella fottutissima paura che abbiamo di avere paura. La paura delle nostre paure ci fa creare gli alibi e ci impedisce di volare, anche se in realtà saremmo in grado perfettamente di farlo.

Sì, saremmo in grado di esser felici. E non so se ce lo meritiamo o no, è una domanda da non porsi, perché inevitabilmente senza risposta. Piuttosto allora rilassiamoci. Sappiamo volare, ovvero siamo in grado di essere felici. Così, naturalmente, senza farsi troppe seghe mentali. Sdraiamoci in terra, guardiamo le nuvole, magari con un buon libro. Magari ascoltando Baba O’ Riley. Come si fa a non provare a volare ascoltando Baba O’ Riley?

 

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Tanti auguri, burummm! A chi tanti award ha! Tanti auguri burummm, in campagna e in città

Vengino signori venghino…addirittura due in un colpo solo! Sono davvero, ma davvero orgoglioso, molto orgoglioso, arriverei a dire orgoglione, di aver avuto due nomination per dei prestigiosissimi premi. Nientepopodimeno che dal mitico Zeus (http://musicfortraveler.wordpress.com) che mi ha omaggiato del Ma guarda che bel libro amorevole che ho trovato AWARD” e soprattutto del “Mi piace guardarti mentre ti fai il bidè AWARD“.

E partiamo dunque con il primo:

1 – Come scegli i libri da leggere? Ti fai influenzare dalle recensioni? No. Le recensioni mi scassano a prescindere. Se un autore mi piace tendo a leggere tutto quello che scrive. Per i nuovi mi lascio influenzare dal titolo o dal consiglio di qualche amico, dallla copertina, dal prezzo, da qualsiasi altra cosa. Ma non dalle recensioni

2  – Dove compri i libri: in libreria o online? In libreria. Anche se sarrebe carino, che so, comprarli dal fornaio. In ogni caso le librerie penso restino il posto più bello dove si possa passare il tempo.

3 – Aspetti di finire la lettura di un libro prima di acquistarne un altro oppure hai una scorta? Quando entro in una libreria difficilmente ne esco con un libro solo. Quindi o non ne ho proprio (succede raramente) o ne ho molti

4 – Ti fai influenzare dal numero delle pagine quando compri un libro? Sì, perché adoro sia i libercoli molto corti sia i tomi stile Signore degli anelli. Dipende da periodi.

5 – Hai un autore e un genere preferito? Molti autori preferiti. Oggi la mia classifica sarebbe Landsdale, Fante, Pennac.

6 – Quando è iniziata la tua passione per la lettura? Da sempre. Ma ad essere precisi direi dai fumetti.

7 – Leggi un libro alla volta oppure riesci a leggerne diversi insieme? Di solito uno alla volta.

8 – Se tutti i libri del mondo dovessero essere distrutti e potessi salvarne uno soltanto quale sarebbe? Che domanda scema è? Perché uno dovrebbe distruggere tutti i libri del mondo?

9 – Perché ti piace leggere? Perché “all’infuori del cane, il libro è il miglior amico dell’uomo. Dentro il cane è troppo buio per leggere” (cit. Groucho)

10 – La tua libreria è ordinata secondo un criterio o tieni i libri in ordine sparso? All’inizio gli avevo dato un ordine geografico:  gli inglesi qui, gli americani là, i tedeschi su, i francesi giù. Dopo 10 anni che abitiamo in questa casa, essendo i libri aumentati e le librerie sempre quelle sono passato ad un ordine zoologico: a pene di segugio.

Veniamo alle domande del “Mi piace guardarti mentre ti fai il bidè AWARD“. Premio molto impegnativo in cui finalmente potrò dare libero sfogo alla minchioneria che è in me (ma anche in te che mi leggi, caro il mio lettore!)

1 – COME TI CHIAMI REALMENTE: Va bene che a quest’ora, considerato il tasso di alcol non mi metterei alla guida, va bene che sono uno stravagante, ma giuro (quello di spero, promicto e iuro che vogliono sempre l’infinito futuro e sono imparentati con sparo, uccido e ammazzo, il latino m’ha rotto il…zzo), giurin giurella, che non mi sono mai chiamato. Né realmente, né fantasiosamente. Neanche, che so, “ehi tu”, oppure “pss”, “secco”, “maschio”, niente. Ve lo posso assicurare: non mi sono mai chiamato.

2 – QUAL È LA TUA VERA ETA’: Quella vera in che senso? Rispetto a quella finta? Quella anagrafica? Considerando che stasera ho vinto a calcetto giocando con gente che poteva essere mio figlio, citando i Jethro Tull, direi “too old for Rock’n roll, too young to die”.

3 – E QUELLA CHE VORRESTI AVERE: vorrei avere l’età che ho. Solo con trent’anni di meno.

4 – QUAL È L’ULTIMO SMS CHE HAI RICEVUTO: “rincoglionito ero dietro di te”. L’ho detto… trent’anni di meno

5 – COM’E’ STATO IL TUO PRIMO BACIO: non intendevate bacio perugina vero? Lo immaginavo. E come vuoi che sia stato…umido.

6 – COS’HAI SOGNATO STANOTTE: che arrivava Sharon Stone e mi diceva…Rò è stato veramente fantastico. No eh? Va be’, dai poteva anche essere!

7 – DOMANI PARTI DOVE VAI: in Arizona. A dire a Sharon Stone che sì, niente male. Ma posso fare di meglio.

8 – A COSA STAI PENSANDO: Ma davvero c’è qualche svitato che è arrivato a leggere fin qui? Siete strani eh!

9 – COSA FARAI STASERA: mi baloccherò sull’idea di quanto sia erotico giocare a pallone con gente che potrebbe essere tuo figlio, vincere e continuare ad essere il più forte. E fanculo agli ultimi trent’anni! Dopo di ché, finisco di scrivere minchiate, porto fuori il cane, continuo a bere (non solo acqua) e magari spero che l’adrenalina si acquieti e magari così riesco anche a dormire

10 – SE POTESSI INCONTRARE DAL VIVO UN SOLO BLOGGER CHI SCEGLIERESTI E PERCHÈ?: allora, una l’ho già incontrata ed è stato amore a prima vista. L’altra è lontana. Ma lei sa che è nel mio cuore e prima o poi ci incontreremo. A metà strada tra la Liguria e la Luna…!

Ma adesso viene il bello. Ovvero scassare la uallera ad altri blogger. Che ovviamente non potevano non essere:

http://unblogunpocosi.wordpress.com

http://labloggastorie.wordpress.com

http://luceashanghai.wordpress.com

http://tilladurieux.wordpress.com

http://cineclan.wordpress.com

http://migrazioniinterne.wordpress.com

http://ilafdl.wordpress.com

http://pinocchiononcepiu.com

http://elinepal.wordpress.com

http://latisanadellasera.wordpress.com

http://crazyaliceandwonderland.wordpress.com

http://vetrocolato.wordpress.com

 

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Could we start again please?

I’ve been very hopeful, so far. Now for the first time, I think we’re going wrong. Hurry up and tell me, This is just a dream. Oh could we start again please?

Immaginate la scena. Immaginate se qualcuno miracolosamente ci riportasse indietro ad un determinato punto, a quel giorno in cui ci fu fatta quella specifica domanda, prima della nostra risposta. A quel punto in cui tutto ebbe inizio. Quell’istante che ha preceduto l’inizio della storia. Perché tu originariamente non sai che da lì comincia la storia. Ti hanno fatto una domanda e tu, ingenuamente, stai per dare la tua risposta. Non sai che quella risposta è solo il primo anello della catena, l’inizio appunto della storia.

Lo capisci solo dopo. Solamente molto tempo dopo. Quando la storia ha preso il suo corso, è andata avanti e magari si è anche conclusa. Oppure no. Forse non si è conclusa, perché per quei strani giri che prendono le strade delle nostre storie, improvvisamente un determinato giorno, così, senza un reale motivo, ti ritrovi esattamente in quello stesso punto. Di fronte quella stessa domanda.

Ma allora sei in grado di capire. Sei in grado di valutare quale sia la risposta giusta, o almeno, quella meno sbagliata. Allora considerati un privilegiato. Uno baciato dalla sorte. Perché non capita mica a tutti di avere una seconda possibilità. Dando una risposta diversa puoi sperare di non ripetere gli stessi errori. Anche se tu, in cuor tuo rimani convinto della prima risposta, rimani convinto che quest’altra sia la risposta sbagliata. Ma a volte bisogna anche avere l’umiltà di dare le risposta sbagliate. Chi l’ha detto che bisogna sempre dare le risposte esatte? E quindi dai la risposta sbagliata, ma almeno puoi sperare che la storia prenda una piega diversa. E puoi davvero ricominciare tutto da capo.

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30 maggio 1984. Il fuoco amico dei ricordi

“Notte di sogni, di coppe e di campioni…”

E’ difficile ricordare, a trent’anni di distanza, una giornata in ogni singolo momento, come se l’avessi vissuta ieri. E infatti capita raramente e sempre quando il ricordo è legato a qualche evento particolare: il giorno in cui morì Kennedy, il giorno in cui rapirono Aldo Moro. O più recentemente l’11 settembre. Qui nella capitale, per le persone che hanno diciamo dai 40 anni in su, il 30 maggio 1984 è una di quelle giornate. Per me poi ci sono anche elementi in più del tutto personali. E allora, trent’anni dopo, cado sotto i colpi del fuoco amico dei ricordi (leggete l’ultimo di Piperno e poi ne riparliamo).

Bang! Il primo colpo mi riporta ad una mattinata di sole. Le 8,30, prima campana, e spegni quella sigaretta…17 anni, secondo classico, per chi non lo sa, 4 anno (sapete perché noi del classico siamo delle seghe in matematica? ma è normale, prima facciamo il 4 e 5 e poi il 1, 2 e 3!), con la scuola agli sgoccioli, c’era il rito della foto di classe. Come ogni anno, il più fortunato con la bandiera in mano, avremmo salutato l’anno che se ne andava, già proiettati al prossimo e all’esame di maturità che ci aspettava.

Bang! Il secondo colpo dei ricordi vola al pomeriggio, all’Aventino, alla clinica Salvator Mundi, per la precisione. mamma quel giorno doveva uscire. Finalmente! Due settimane prima aveva subito un’operazione e fortunatamente era andato tutto bene. Quello stesso tumore che poi se la sarebbe portata via qualche anno dopo, quella volta fu sconfitto. Un piccolo contrattempo fece slittare la dimissione il giorno dopo. “E va be’ – pensai – il peggio è passato, cosa vuoi che cambi un giorno in più o in giorno in meno”? L’importante è che si poteva ricominciare a vivere, a cazzeggiare, a pensare alle ragazze. E al calcio!

Bang! Il terzo colpo, quello che rende indimenticabile quella giornata, che la fa entrare nella storia. Allo stadio Olimpico la Roma si gioca la possibilità di entrare nella storia, di arrivare sul tetto del mondo. Mio padre, mio fratello ed io, laziali fino al midollo, come tutte le sere in quel periodo siamo a cena dal fratello di papà, in una casa di romanisti agguerriti e pronti a festeggiare. E sarà per riconoscenza verso i nostri ospiti, sarà perché anche noi percepivamo di trovarci di fronte alla Storia, con la S maiuscola, non potevamo tifare contro come avevamo fatto fino a quel giorno e come avremmo continuato a fare dal giorno dopo in poi.

Dario e Paolo, i miei migliori amici erano allo stadio, mio cugino lì a fianco a me, più della metà della città con il fiato sospeso, ad un passo dal traguardo. E certo, sapevo bene l’inferno che avrebbero scatenato, i mesi e mesi di festeggiamenti e di rosicamenti che stavo per subire. Avrebbero invaso la città, l’avrebbero messa a ferro e fuoco con i loro orrendi colori come avevano fatto pochi mesi prima con lo scudetto. Anzi, molto di più: Campioni d’Europa! Ma io la mia coppa dei campioni l’avevo già vinta. Mia mamma l’aveva vinta e tutto il resto contava davvero poco. Per questo avevo uno stato d’animo altalenante, un po’ rassegnato all’ineluttabile, un po’ rinfrancato comunque dallo scampato pericolo. E quasi impassibile, con una calma atarattica, assistetti alla disfatta dei cugini, al clamoroso harakiri che li portò a perdere la finale di fronte al proprio pubblico.

E così torno al primo colpo e torno a guardare quella foto. Ma pensa se avessero inventato la macchina del tempo. Pensa se si potesse andar lì ad interrogare quelle belle facce, a farsi raccontare i loro sogni, le loro speranze. Per esempio quello lì dietro con gli occhiali, il nano della compagnia. “Ehi tu? Che mi dici?” Chissà se tu potessi vedermi oggi come io posso vedere te. Perché io mi ricordo chi eri e cosa avevi in testa e ora posso giudicarti. Ma tu? Tu come mi giudicheresti? E quell’altro là, con la bandiera in mano e quell’orrida maglietta? Che direbbe oggi quello lì, che aveva tanta fretta quel giorno perché doveva correre allo stadio? Chissà se pure lui questa sera è stato colpito dal fuoco amico dei ricordi…

 

classe

 

 

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Domani è un altro giorno

Per essere felici bisogna avere una memoria corta e una salute di ferro (A. Hepburn)

Un amico mi raccontava del sua cagnetta che aveva partorito 5 splendidi cucciolotti. Per due mesi le loro vite erano state stravolte, tutto era stato orientato in funzione dei nuovi arrivati. La cosa più incredibile, a suo dire, era stato il modo in cui la sua cagnetta, una giocherellona sempre vogliosa di correre dietro ad un pallina, oppure sempre in cerca di cibo, avesse assunto un’aria tutta seria, completamente calata nel ruolo di mamma amorevole per i suoi cuccioli, che non perdeva mai di vista un attimo.

Allo scadere dei due mesi, dopo tanti contatti e tanta fatica, era riuscito a piazzarli tutti e dalla mattina alla sera la casa si era nuovamente svuotata. La sua cagnolina sembrava impazzita: correva di qua e di là, cercando in tutta casa, annusando l’aria, guaendo e abbaiando senza tregua. Non c’era modo di tranquillizzarla, era in preda alla disperazione più totale. Poveretta!

Ma la cosa più sconvolgente è successa il giorno dopo. La cagnetta sembrava aver completamente resettato gli ultimi due mesi, compresa la drammatica giornata precedente. Scodinzolava felice per casa con la sua immancabile palletta e l’instancabile voglia di correrle dietro. Tutto passato, almeno apparentemente, tutto dimenticato. Il mio amico era davvero incredulo…come si fa a dimenticare in questo modo, in così breve tempo, un dramma così forte, un dolore tanto profondo?

Ma è strana la cagnetta del mio amico o siamo strani noi? Non sarà che invece ha ragione lei? Davvero domani è un altro giorno e si vedrà? Tralasciando il discorso genitori figli e i nostri legami a volte patologici, ma questa capacità di passare oltre il dolore, questa inesauribile voglia di riattaccarsi alla vita e alle sue gioie quotidiane, non sarà invece la cosa più naturale del mondo?

Guarda un po’ se il punto di vista giusto, quello del gustare il singolo istante dell’oggi, in cui il passato è davvero passato e il futuro non è un’ansia, ce lo debba insegnare un cagnolino! La prospettiva dell’eternità, non è in fondo esattamente questa?

 

 

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La politica (part. 1 e part. 2)

La politica è il modo in cui alcuni ingannano e sfruttano gli altri, nascondendosi dietro grandi idee, per raggiungere i propri interessi egoistici.

Lo ripeterò un’altra volta. La politica è il modo in cui alcuni ingannano e sfruttano gli altri, nascondendosi dietro grandi idee, per raggiungere i propri interessi egoistici.

Non credo in Pericle e nella democrazia Ateniese. Non credo nel Cives e nella repubblica romana. Non credo nella grandezza dell’impero. Non credo nella lega di Pontida e nemmeno nel Barbarossa. Non credo nei comuni e nelle signorie. Non credo nelle dinastie reali, non credo negli imperi coloniali. Non credo nella borghesia e neanche nel terzo stato. Non credo nella restaurazione e nell’Ancien Regime. Non credo nei progressisti e neanche nei conservatori. Non credo nei repubblicani e neanche nei democratici. Non credo nell’unità nazionale, non credo nelle terre irredente. Non credo nel fascismo, non credo nel comunismo, non credo nella democrazia cristiana, non credo nell’arco costituzionale, non credo nell’Europa unita, non credo nei sindacati, non credo nella destra e nemmeno nella sinistra.

Non credo negli imbonitori, nei populisti, non credo nei comici quando non fanno i buffoni, non credo nelle facce nuove e nemmeno in quelle vecchie. Non credo nell’uomo solo al comando, non credo nell’unto del signore. Non credo nella massa delle persone, non credo alle ragioni delle minoranze, né tanto meno all’arroganza delle maggioranze.

I sogni sono finiti. Che posso dire? C’è stato un tempo in cui avevo riposto la mia fiducia in qualcuno. Ma ora i sogni sono finiti.

 

Io credo nelle persone che hanno speso la loro vita per per inseguire un sogno.

Credo in quelli che partono per l’Africa, credo in quelli che si impegnano nelle mense della caritas. Io credo nei volontari che scavano nelle macerie, credo in quelli che si mettono un naso finto e regalano un sorriso negli ospedali. Credo nelle persone che non hanno paura del diverso, che non chiedono ragioni per dare il loro aiuto.

Io credo in quelli che si impegnano ogni giorno per rendere questo mondo un posto migliore. Credo in quelli che non vogliono convincere nessuno. Credo in quelli che fanno, senza parlare troppo. Credo in quelli che non chiedono, ma piuttosto danno.

Stop.

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Nuntereggae più. Ovvero le 10 cose che mi urtano i nervi

Abbasso e Alè con le canzoni senza fatti e soluzioni…

Come sapete (forse, chissà, almeno qualcuno fra quelli che leggono abitualmente) sono una persona molto tollerante, che tende a giustificare oltre misura gli altri. Non è una dote, non penso sia un pregio e comunque non è questo che volevo dire. Era solo una premessa utile per affermare che però anch’io, nella pur grande magnanimità e nello sforzo di voler capire sempre le ragioni altrui, ho dei punti deboli. Delle idee fisse. A volte illogiche o stravaganti, altre volte eccessive. Delle cose che tendono a rompere il mio equilibrio psicofisico e la mia bonomia verso il prossimo. Cose insomma che mi danno un po’ come l’impressione che qualcosa stia ballando la rumba, la samba ed il cha cha cha sul mio apparato riproduttivo. E quindi, considerato che stiamo invecchiando e quindi non abbiamo raggiunto il numero legale per la consueta partita di calcetto del giovedì, giusto per continuare sulla scia dei post minchioni e delle liste dei 10, ecco le mie 10 fisime, le 10 cose che davvero mi urtano i nervi.

Le persone che puzzano. E’ vero, sono tollerante, accetto quasi sempre le altrui stranezze, ma ho capito che l’olfatto è il mio senso debole. Volete vestirvi accoppiando insieme il verde pistacchio e il rosa confetto? Nulla da dire. Avete una voce stridula e fastidiosa come una gesso sulla lavagna? D’accordo. Mi proponete di mangiare cibi dai gusti improbabili? Ce la posso fare. Ma perché tenersi due gatti morti sotto le ascelle? Perché? E potrei anche arrivare a capirlo la sera, dopo una giornata di duro lavoro sui campi. Ma alle 7 e 30 della mattina, in metropolitana, in giacca e cravatta, perché?

Le persone che vanno piano. In macchina, camminando per strada, in fila. Perché? Soprattutto perché tutti davanti a me che invece vado di corsa anche quando non c’è motivo? Non è che sono contro la lentezza in assoluto. Anzi! Le cose belle vanno assaporate…mangiare, ascoltare musica, bere vino, leggere, fare l’amore (non in questo rigoroso ordine cronologico, s’intende), dovrebbero essere fatti con tutta la lentezza del mondo. Ma tutto il resto no! Tutto il resto anzi va fatto presto (e bene). In modo che poi puoi dedicare tutto il tempo che vuoi alle cose che davvero la meritano.

I vestiti tolti e lasciati al contrario. Lo so, questa è proprio una fisima. Ma è più forte di me! Mi urta i nervi! Ti sei tolto la maglietta? Ma rimettila dritta. Ovviamente questo è una di quelle cose che cerchi di insegnare ai figli fin da piccoli. E che regolarmente non fanno.

Il rotolo di carta igienica vuoto. Vedi sopra. Battaglia persa.

Certe pubblicità in tv mentre si mangia. Ad esempio, la crema contro i funghi delle unghie o quella contro i pruriti vaginali. Perché pensate che la gente, guardando questa pubblicità mentre sta mangiando, possa essere mai invogliata a comprare il vostro prodotto? Cos’è in realtà, una scommessa?

I Decoder quando saltano i programmi. Perché? Ieri sera li avevi tutti lì, belli in  fila, ti accendo oggi e niente. Avviare ricerca canali? E certo! Ma perché? Hai la memoria corta?

Qualsiasi cosa che abbia un abbinamento cromatico giallorosso. Ad esempio due mollette sui panni stesi o due libri vicini nella libreria, i piatti di Ikea. Va be’, questa è un po’ da malati di mente, lo riconosco. Ma è più forte di me.

I ritardi. Odio arrivare in ritardo. Sono molto più tollerante con i ritardi altrui. Molto di più! Ma arrivare in ritardo da qualche parte mi dà davvero un fastidio urticante.

Le porte dell’ascensore aperte. Lo so. Diventerò vecchio anch’io. E inevitabilmente anch’io lascerò l’antina dell’ascensore a metà, mezza aperta e mezza chiusa. Quel tanto che basta per bloccarlo ad un piano qualsiasi e non permettere agli altri, soprattutto a quelli che hanno fatto la spesa e sono pieni di buste, di poterlo chiamare. Ma fino a quel momento permettetemi di farmi bonarimanete insultare il reparto geriatrico in cui vivo.

Le catene di email inviate per conoscenza. Scrivi a me? Ok. Non mi scrivi? E allora perché devi scassarmi la uallera e intasarmi la casella? Sul lavoro è una paraculata, lo capisco. Della serie, io te l’ho detto! Un domani non potrai dire che non lo sapevi. Ma ultimamente ho potuto constatare che anche la catena di email e i ripetuti “rispondi a tutti” che non trattino materie lavorative riescono a sfrancicarmele ben benino lo stesso…cos’è, vi pagano? Ricevete un premio ad ogni inoltro di email? Dai, sul serio, spiegatemi!

A parte quindi queste 10 minuzie, se escludiamo poi i politici populisti, i giovedì sera senza il calcetto, i bottoni delle camicie che saltano, la pasta scotta (ma anche quella troppo al dente), i nazisti dell’Illinois, il pezzetto d’aglio che si confonde con le patate arrosto, il traffico sul raccordo, il filo di cicoria che si incastra fra i denti, uscire con il cane quando piove, la batteria del cellulare che si scarica improvvisamente, gli attacchi di colite, i call center che telefonano all’ora di cena, le sere in cui mi accorgo che ho finito il vino, gli amici che non rispondono al cellulare e neanche richiamano…a parte ciò, non potete non riconoscere che sono un tipo molto comprensivo, che non perde mai la calma e il buon umore, paziente e conciliante verso il mondo circostante.

Ora però vi lascio perché ho un pensiero che mi frulla per la testa che non riesco bene a focalizzare…

scimmia

 

 

 

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La rosa sentinella

Do you know who you are? Do you know what’s happened to you? Do you want to live this way? (Grey’s Anatomy, 10 stagione, episodio 17)

Fin dal medioevo al principio di ogni filare di vite i contadini erano soliti piantare un cespuglio di rose. Non era per bellezza, non era per una qualche gusto estetico. Semplicemente la rosa era la sentinella: se qualche parassita era nei paraggi, avrebbe attaccato prima lei. E quindi era sufficiente guardare la rosa. Finché stava bene lei era tutto a posto e non c’era da preoccuparsi.

Ecco perché se fai parte del mio filare devi stare sereno.

On the long plain, see the rider in the night, see the chieftain, see the braves in cool moonlight. Who will love them, when they take another life. Who will hold them, when they tremble for the knife!

 

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Con le migliori intenzioni

Ma non l’ho fatto apposta! E dunque? Questo che vorrebbe dire? E’ una scusante o un aggravante? Non sarà che le intenzioni delle azioni siano un po’ sopravvalutate? Non sarà che dietro il paravento delle intenzioni (che noi autodichiariamo buone) ci si senta liberi di fare quel che si vuole? E sì, lo so, il codice civile, il codice penale, colposo, preterintenzionale…ma nella vita di tutti i giorni, è così decisivo davvero sapere con quali intenzioni si è fatto (o detto), non fatto (o non detto) quella determinata cosa?

L’ho fatto con le migliori intenzioni! E pensa se invece volevi fa’ lo stronzo! La verità è che le intenzioni spesso vengono prese come attenuanti: io volevo far bene, (all’inizio, nella mia testa) se poi ne è uscita fuori una cagata pazzesca, in fondo non è mica colpa mia. Sei tu che te la prendi, è il destino cinico e baro, non mi sono spiegato/non mi hai capito.

E’ vero quello che dice la mia amica V. è verissimo: per avere cose mai avute, bisogna fare cose mai fatte. Per averle bisogna averne il coraggio, bisogna crederci fino in fondo. Bisogna andare oltre, trovare nuove strade e un po’ di coraggio in più. Ma bisogna anche valutarne le conseguenze, perché poi non ci saranno buone o cattive intenzioni da prendere come scuse. Perché in fondo, diciamocelo chiaramente: non frega una benamata ceppa a nessuno delle intenzioni con cui fai o non fai, dici o non dici una determinata cosa. Come cantava Bertoli, bisogna avere un piede nel passato, ma lo sguardo dritto e aperto nel futuro. Le intenzioni con cui facciamo qualcosa, nel bene o nel male, sono il passato. E quindi sticazzi! Sticazzi se hai fatto o non fatto detto o non detto quella cosa perché avevi (forse, chissà) un bel fine nobile ed altruistico. Non importa a nessuno. Le conseguenze sono importanti. Le cose che costruisci o le rovine che lasci. Di queste sei responsabile.

Ma come mi chiedevo qualche post addietro…c’è ancora qualcuno che, al di là delle intenzioni, si prenda le responsabilità di dire “sì, sono stato io” senza distinguo, senza attenuanti, o giustificazioni di sorta? Come dicono quelli bravi, “senza se e senza ma”? C’è qualcuno che ammetta infine di essere lui, sì, esclusivamente lui, il mandante delle sue azioni?

 

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Le 10 minchiate più minchione

Pur non avendone ancora scritti nel blog sono sempre stato morbosamente attratto dai post fatti di elenchi di cose. Danno quel senso di completezza, di conclusività, che però lascia sempre aperta la porta a nuove cose, ad un “più uno” che naturalmente ti viene in mente solo dopo. Da qualcosa si doveva pur cominciare. E cosa meglio delle vaccate fatte in gioventù, poteva inaugurare questo filone in questi miei viaggi? La colpa in effetti è della scintillante Tilla che mi titilla la papilla e mi proietta indietro nel tempo così da solleticare vecchi ricordi e gesta eroiche (?) realizzate – ahimè – qualche annetto fa. Così fra il lusco e il brusco (che non so bene cosa voglia dire, ma suona bene), mi sono tornate alla mente un po’ di minchiate fatte anni addietro. Quelle cose che quando le fai ti sembrano molto fiche. Ripensandoci il giorno dopo pensi “ma cosa cazzo mi ero fumato ieri”  “be’ però effettivamente avrei potuto evitare”, rimembrandole oggi dici, possibile eravamo così cazzoni? “oh, che zuzzerelloni che eravamo!”

Tirare il freno a mano della macchina nella discesa del Muro Torto. Qui solo i romani mi capiscono. Una cazzata. Non la fate, neanche per scherzo. Neanche se siete ubriachi quanto lo eravamo noi quella sera.

Fare scherzi telefonici. Va be’ questo è proprio datato. Oggi gli scherzi te li fanno quelli di Wind o di Edison che ti scassano la uallera all’ora di cena. Eppure andavano molto di moda. Sospiri, canzoni…mi ricordo soprattutto un periodo in cui per mesi e mesi chiamavano a casa di Dario e mandavano Careless Whisper degli Wham…non abbiamo mai capito chi fosse, ma così tanto per aumentare lo sfrancicamento di zebedei del poveretto, per un po’ lo facemmo anche noi. Senza dirglielo, ovviamente!

Pisciare dallo Zodiaco. Anche questo lo capiscono solo i romani: lo Zodiaco è il punto più alto di Roma, sulla collina di Monte Mario. Una minchiata anche questa, però non posso nascondere una certa poetica e catartica soddisfazione illusoria, come si stesse facendo pipì sul tetto del mondo.

Giocare a vodkapoker. Non lo fate. Vomiterete anche l’anima e non berrete più vodka per anni, anni e anni.

Entrare ad un concerto scavalcando. Vale anche se era il concerto dei Level 42 ed era mezzo vuoto? Va be’, fatto anche questo.

Partecipare a corse con la macchina. Assolutamente da cancellare! Il percorso era via Livorno, ponte Lanciani e ritorno. Considerando che i concorrenti erano la mia 127, l’A112 di Dario, l’A112 di Massimo, la cinquecento di Stefano e la Panda di Paolo, c’è da dire che eravamo proprio scemi. Epperò quanto ci divertiva!

Imbucarsi alle feste. Questa era diventata una moda in 1 classico: in settimana si cercava in giro, soprattutto a ricreazione, chi e dove c’era qualche festa nel week end. Saputo l’indirizzo aspettavamo sotto casa del festeggiato che arrivasse qualcuno e ci aggregavamo. Si mandava avanti Daniele, che notoriamente era quello con la faccia da culo e la parlantina migliore di tutti. L’importante era togliersi i giacconi e salutare cordialmente tutti i presenti. A nostra discolpa posso dire che, a differenza di altri, non abbiamo mai fatto danni. Anzi, a volte abbiamo risollevato feste anche piuttosto moscette.

Rubare nei supermercati. C’è altro da aggiungere? Scommesse sceme!

Ruttare in faccia ad una professoressa. Guardandola negli occhi e rispondere così alle sue invettive sulla tua crassa ignoranza…va be’, questa è una bucia. Al momento più opportuno, di fronte alla famigerata professoressa di Fisica mi mancò il coraggio. Ma quante volte mi è venuto in mente di farlo!

Fare la cacca dentro un barattolo del caffè, portarlo in classe bello incartato e infiocchettato con l’intenzione di darlo come regalo dei 17 anni del già citato Dario. So che sembrerà strano, ma questo l’abbiamo fatto sul serio, io e quell’altro stordito di Sandro. Che però poi buttò tutto perché faceva davvero troppo schifo.

Effettivamente, non mi consola il fatto che siano ormai andate tutte in prescrizione, né  di averle compiute insieme a illustri cardiochirurghi, colonnelli dell’esercito, stimati professionisti. Minchiate erano, minchiate sono. Ripensandoci ora anzi mi chiedo se siamo diventati quello che siamo perché abbiamo fatto anche queste cose o nonostante le abbiamo fatte. Ma tant’è! Il blog è un luogo non luogo dove si possono anche rinvangare scheletri nell’armadio, cose di cui non essere fieri, che però inevitabilmente ti fanno tornare indietro a quando avevi più capelli e meno pancia, eri incerto del futuro, ma sicuro del domani. Quando se ci fermava la polizia e ti perquisiva la macchina come quella sera davanti alla Mosca Bianca, capitava che ti cacavi sotto dalla strizza (vero Pà?) Quando tutte le strade erano aperte e noi avremmo voluto percorrerle tutte. O almeno la buona parte!