Avatar di Sconosciuto

Ma l’amore vero esiste per davvero?

La domanda delle domande – ma esiste l’amore vero? – a pensarci bene, è una domanda assai strana. Come dire, esiste la Basilicata vera? Se esistesse l’amore vero si distinguerebbe dall’amore falso, come dire appunto che se esistesse la Basilicata vera, esisterebbe anche la Basilicata falsa. Ma considerato che darei per certo il fatto che non esiste una Basilicata falsa, si darebbe che non esiste neanche una Basilicata vera. Voi mi direte, ma che c’entra la Basilicata con l’amore?  Nulla. A meno che voi non siate nati a Montalbano Jonico e non abbiate trovato lì la donna della vostra vita. Ma non divaghiamo.

Esiste l’amore vero? E quello falso? L’amore falso sarebbe un cosa che finge di essere tale, ma in realtà è qualcos’altro? Interesse, attrazione…pensavo fosse amore, invece era un calesse. Ma se è qualco’altro, allora non è amore. Dunque il falso amore non esiste.

Ma secondo me non esiste neanche l’amore vero. Esiste l’amore, né vero, né falso. Un po’ come la Basilicata. Esiste, è un dato di fatto assodato. Com’è? Vero? Falso? Quanto dura? Per sempre? Fino a che non ci stufiamo? Da uno che sta insieme ad una persona da quasi 30 anni ci si aspetterebbe un bel pippone a favore dell’amore con la A maiuscola, quello che dura per sempre e che esclude tutto e tutti…l’amore vero, appunto. E allora?

Allora sono arrivato ad una convinzione diversa. L’amore ha la memoria di un pesce rosso. E guai se non fosse così. Se amassimo una persona perché l’anno scorso l’amavamo o perché vent’anni fa aveva un bel culo, oppure perché quella volta che è morta la pora nonna è stata tanto caruccia, sarebbe l’inizio della fine. L’amore è oggi, forse domani. Fosse ieri, sarebbe tutt’al più riconoscenza. Quella che sentiamo per il nostro commercialista, perché ci ha evitato quella multa con l’agenzia delle entrate. O con quel medico che ci ha detto, “no, la colonscopia non è necessaria”.

La verità è forte. L’amore è debole, va protetto come una piantina di peperoncini in pieno inverno. La verità segue percorsi chiari, l’amore se ne va per sentieri tortuosi, quelli che si inerpicano in mezzo ai boschi in montagna. La verità è logica. L’amore è logico quanto un’intervista di Totti. La verità si nutre di certezze. L’amore non riesce a spiegarsi neanche i più piccoli dubbi. La verità riesce a giustificarsi con prove e controprove. L’amore…lasciam perdere!

L’amore improvvisa, non pianifica. E’ irragionevole, inspiegabile, immotivato, ingiusto, sproporzionato, imprevisto. E’ cuore e cervello sì, ma solo perché le budella prendono il cervello per le palle e lo portano dove vogliono loro. Potrebbe mai essere vero? Amore vero è un ossimoro. E’ come dire ghiaccio bollente, Berlusconi onesto. Non stanno bene insieme.

Smettiamola dunque di cercare l’amore vero. Smettiamola di interrogarci se quello che sentiamo durerà per sempre o solo fino a domani. In fondo nessuno può saperlo. A parte noi stessi. E smettiamo anche di pensare che se non l’abbiamo ancora trovato, allora non esiste. Altrimenti corriamo il rischio di vedercelo passare sotto il naso, senza riconoscerlo, andando a cercare chissà cosa, quando magari è sotto i nostri occhi.

Un po’ come la Basilicata.

Avatar di Sconosciuto

Shine on Award

Alice (http://alicesadventuresinfoodland.wordpress.com/) non solo guarda i gatti (che notoriamente guardano nel sole), ma non contenta di quello che già mi aveva assegnato l’altra volta (https://giacani.wordpress.com/2013/12/01/the-versatile-blog-award/ )   c’ha rintigna, come diciamo noi sotto il Cuppolone, e assegna un nuovo premio ai miei viaggi ermeneutici…Thank you very much!

Regolamento del premio:

–         Inserire il logo dell’Award sul front del post;

–         Riportare il nome del blog che ti ha nominato all’inizio del post;

–         Rispondere alle sette domande su noi stessi;

–         Nominare 15 bloggers per questo premio e riportare il link del loro blog;

–         Notificare a questi blogger la nomination.

Ecco le 7 domande e le rispettive risposte

1. Perchè hai iniziato questo blog?

Perché avevo voglia di un posto dove mettere insieme tutte (o quasi) le cose che avevo scritto in precedenza: metterle insieme per raggrupparle per tipologia, metterle insieme per rivederle e magari trovarne un senso complessivo. Insomma il blog è una sorta di scatola, una specie di cassettiera, ma anche un imbuto attraverso il quale far passare i pensieri più scoordinati.

2. Qual è la cosa più importante nella tua vita?

Nessuna “cosa” è importante nella mia vita, se si intende cosa come sinonimo di oggetto. Se invece la domanda intende “cosa” come sostantivo generico, la più importante è la musica.

3. Il cibo di cui non puoi fare a meno?

Quello che preferisco è il pesce. Qualsiasi tipo, cucinato in qualsiasi modo

4. Il tuo posto del cuore?

Le montagne dell’altipiano delle Rocche, in provincia dell’Aquila

5. Come ti vedi nei prossimi 10 anni?

Temo ingrassato, mi auguro più ricco, immagino sempre lo stesso

6. Tre cose senza le quali non esci di casa?

Il cellulare, qualcosa da leggere, la sensazione di aver scordato qualcosa

7.Una citazione che ti caratterizza?

Di vino, di poesia o di virtù: come vi pare. Ma ubriacatevi” (C. Baudelaire)

E ultime, ma non per importanza, le meritatissime nominations (peccato non poterne dare di più) ad alcuni (solo alcuni) tra i miei blog preferiti (in ordine casuale!). Escludo volutamente i blog già premiati la volta del Versatile Blog Award, con l’unica eccezione di quello della mia amica Neury perché ha pochi followers per un blog che trovo sempre straordinariamente divertente

http://ideliridiunaneuroromantica.wordpress.com/

http://musicfortraveler.wordpress.com/

http://tilladurieux.wordpress.com/

http://parfumdefemme.wordpress.com/

http://iansaiin.wordpress.com/

http://nauseapatica.wordpress.com/

http://disgracekellybites.wordpress.com/

http://paracqua.wordpress.com/

http://anitaliangirl.wordpress.com/

http://latexandlollipops.wordpress.com/

http://michiamoblogjamesblog.com/

http://luceashanghai.wordpress.com/

http://possibilipensieri.wordpress.com/

http://pinocchiononcepiu.wordpress.com/

http://masticone.wordpress.com/

Avatar di Sconosciuto

Il dilemma di Epimenide

Sono circa 25 secoli che il pensiero filosofico occidentale si diletta con il dilemma di Epimenide.

“Epimenide il cretese disse, tutti i cretesi mentono”.

Mente o dice la verità? Non c’è soluzione. Epimenide può essere il re dei bugiardi, o il paladino della verità, in ogni caso non si potrà mai dire se la sua affermazione corrisponde al vero o no, perché è autocontraddittoria.

Eppure anche la bugia ha una sua dignità. Dicono, ad esempio, i bambini che raccontano bugie sono quelli che hanno un senso della fantasia più sviluppato di altri. Mostri e fate, castelli e folletti…il mondo dei bambini è una costellazione di fantasia (quindi di non realtà, quindi di bugie), che però è massimamente educativo, perché fa distinguere il bene dal male, gli eroi dai cattivi. Non saremmo buoni genitori se non contribuissimo a creare il mondo incantato dove i nostri figli si allenano per affrontare poi la realtà. Come leggevo anche altrove, non importa quanta dignità tu pensi di avere: se un bambino ti passa una tazza vuota, tu devi bere. Devi cavalcare la sua bugia, devi accompagnarlo per farla diventare realtà, soprattutto quando la realtà è insostenibilmente brutta. Come fa il protagonista de La vita è bella, che in pieno campo di concentramento, continua nella sua bugia del viaggio e del carroarmato premio per cercare di salvare il suo bambino.

Epimenide il cretese disse, tutti i cretesi mentono

Il problema è che ad un certo punto si cresce e in teoria bisognerebbe smettere di credere a Babbo Natale. Oddio, c’è chi c’ha governato per 20 anni sparando minchiate, truccando la realtà – oltre che la propria immagine – fatta di cene eleganti, tubini neri e trucco leggero. Si cresce e forse continuare a dire bugie può non essere così formativo. Magari allora ammantiamo le bugie di buonismo: meglio una bella bugia che una brutta realtà. Ma in realtà lo sappiamo che non è così. Come sappiamo che una mezza verità è una bugia tutta intera. Invece proviamo in tutti modi a restare bambini, a crearci delle scuse per poter continuare a credere alle bugie. Quelle che ci raccontano gli altri, ma soprattutto quelle che raccontiamo a noi stessi.

Epimenide il cretese disse, tutti i cretesi mentono.

Mente o dice la verità? Conviene continuare a mentire o prima o poi bisognerà diventare adulti sul serio? Ma forse, come dicevo qui https://giacani.wordpress.com/2013/10/24/aut-aut/, quando non ci sono risposte esatte, significa che ad essere sbagliate sono le domande.

Avatar di Sconosciuto

I. il rubinetto della doccia e la domanda kantiana

La mia amica I. (una grande amica, che sa leggermi più e meglio di tanti altri), mi diceva giorni fa che non bisogna attendersi nulla dagli altri, nemmeno (o forse soprattutto) dagli amici, perché altrimenti si perde la spontaneità dei rapporti e soprattutto si rischia poi di rimanerci male se quello che ci si attende non arriva.

Nella casa in montagna il nostro idraulico Anatolio (già uno che si chiama così…va be’, non divaghiamo) ci ha montato sulla doccia un rubinetto spaziale. Bellissimo eh! Peccato che ogni volta che lo devo usare rischio il raffreddore. O una scottatura. Perché le manopole sono montate non per aprirsi da destra a sinistra, ma si girano verso la parete (o verso se stessi), sia per aprire l’acqua, sia per regolare la temperatura.  E non hanno nemmeno i classici colori indicatori (freddo blu, caldo rosso) o qualsiasi altro segno che ti possa far capire come andrebbero usati. E così regolarmente tu pensi che arriva la calda e invece stai andando verso il polo nord. Pensi di aumentare il getto e invece stai chiudendo. Bello questo rubinetto eh…bello, ma simpatico come una vongola chiusa.

E arriviamo così a Kant. Il saggio di Konisberg apre la sua Critica della Ragion Pratica con una domanda determinante. Una di quelle domande che mi accompagna da più di trent’anni (ma io so’ strano…non mi dite che non ve n’eravate accorti?). E la domanda è: “cosa ci è lecito sperare?”. Non cosa vorremmo o cosa potremmo. No! Cosa ci è lecito, ovvero cosa la nostra ragione ci rende possibile sperare. E partendo da qui arriva al cielo stellato, alla legge morale e bla bla…

Cosa possiamo aspettarci dagli altri? Soprattutto quando non abbiamo indicazioni chiare. Quando non sappiamo bene se girando di là arriverà un bacio o un cazzotto. Cosa ci è lecito sperare?

Come dicevo a I., penso che dobbiamo aspettarci molto dalle persone a cui teniamo. Moltissimo, direi. Mi aspetto che se giro la manopola di là, mi arriverà un caldo abbraccio per riscaldarmi d’inverno e se giro d’altra parte mi arriverà una bella scossa per rinfrescarmi dalla calura estiva. E se non arriva? Se sbaglio manopola? Avrò forse sperato qualcosa di illecito? La paura di sbagliare mi farà quindi evitare ogni manovra. Non sarà che l’unica speranza lecita è non sperare?

Certo che questo rischio esiste. Ma la vita è fatta di rischi. Mi aspetto che tu mi capisca, che non mi giudichi, che mi aspetti, che mi trascini, che chiuderai un occhio o che ne terrai aperti tutti e due anche per me. E se poi sbaglio manopola pazienza. Perché certo, quello che non posso sperare è che tutto ciò avvenga automaticamente.

Un po’ quello che dicevo già qui https://giacani.wordpress.com/2013/09/18/attese-e-aspettative/

Aspettarsi molto, pretendere nulla.

Penso sia questo il confine fra il lecito e l’illecito delle nostre speranze. Cosa replicherà la mia dolce I. lo saprò nei prossimi giorni. Per sapere cosa ne pensa il vecchio Immanuel spero di dover aspettare un po’ di più!

Avatar di Sconosciuto

A cavallo del mio destriero

Ti offro il mio coraggio, ma questo viaggio tocca a te!”

E così, a cavallo del mio destriero, mi appresto a salutare l’anno che se ne va e con un colpo di sprone a intraprendere i nuovi viaggi che ci prepara il nuovo anno. Il mio destriero fatto di parole… scritte, lette, messe in musica, cantate, sussurrate, urlate, suggerite, consigliate, ascoltate, rassicuranti, stimolanti, eccessive, inopportune, non dette. E’ questo il mio destriero!

La sua sella è fatta della musica che accompagna la mia vita, che ascolto e che ascolterò, la cavezza è il sudore che uscirà correndo appresso ad un pallone, le briglie sono gli abbracci e i baci che darò e che riceverò dalle persone amate, le staffe sono le affinità elettive quelle nuove che nasceranno e quelle vecchie che si fortificheranno fra una chiacchiera, un bicchiere di vino, un sms, un post del blog.

Perché, come dicevo anche l’anno scorso e dirò anche il prossimo, preferisco vivere da ottimista e sbagliarmi, che vivere da pessimista e avere ragione. Buon duemilaquattordici a tutti!

E’ il tuo biglietto per le stelle, quello lì, davanti a te! Ne vedrai di belle, ma resta speciale, non ti buttare via!”

 

Avatar di Sconosciuto

La stella del mattino

Ci si può trovare ad un punto della vita in cui tutto ha un suo ordine. Ad un punto in cui tutto è prestabilito e preordinato, gli eventi hanno un nesso causale e le cose sembrano avere una loro ragione. Non necessariamente ci piace questa situazione, ma ci siamo abituati, ci siamo adagiati, è la nostra quotidianità. Magari non è neanche comoda, però è la nostra. Sì, a volte ci viene mal di stomaco, altre volte ci svegliamo la notte senza motivo. Però è così. Questa è la vita, ci ripetiamo.

Di notte è buio. Ma a volte la notte è così lunga e senza luna che al buio ci siamo abituati, sembra una situazione normale. Eppure non è così. Non è così!

E il fisico, che a volte la sa più lunga della mente, lancia i suoi messaggi. Quel mal di stomaco è come una tirata di giacca. E se non riesci a dormire più è perché qualcosa dentro di te ti chiede di svegliarti. Ma tu continui a non sentire questi messaggi o forse semplicemente non riesci ad interpretarli e così continui a far finta che il buio sia la norma e che la notte non debba finire più.

E proprio nell’ora più buia, quando non c’è più neanche uno spicchio di luna, appare Sirio, la stella del mattino. E tu rimani confuso, ammirato, senza parole. Stenti a capire, a collocare, a dare un posto. Quella luce confonde, non era prevista. Però allo stesso tempo è bella, ti affascina. E soprattutto ti fa rendere conto del buio che avevi intorno a te. Allora ti verrebbe voglia di seguirla, o forse semplicemente di rimanere lì, incantato a guardarla, senza fare altro.

Ma è sbagliato anche quello. Sirio, la stella del mattino, la stella più luminosa, è un apripista. È voce di uno che grida nel deserto, per indicare la vera luce che deve arrivare. Sirio deve tramontare, per far sì che sorga il sole e arrivi il nuovo giorno. Dopo di lui niente sarà più uguale a prima, eppure anche lui deve passare, bisogna andare oltre.

E proprio Sirio, che sorge  quando sta per finire la notte e tramonta prima del sorgere del sole, che non vuole nulla per se stesso, che non è obiettivo, ma strumento, ci indica la strada. La indica a noi, che vorremmo essere la luna e invece corriamo il rischio di non riuscire ad essere nemmeno il dito che la indica.

Avatar di Sconosciuto

Danzando sul ciglio di un vulcano

The music’s playing, the notes are right. Put your left foot first and move into the right. The edge of this hill is the edge of the world. And if you’re going to cross you better start doing it right. Better start doing it right!

Sarà stato aprile. O maggio. No, era aprile. Una calda serata di un giovedì di aprile. Solita partita a calcetto, solita sudata e conseguente inappetenza e insonnia da accumulo di adrenalina. Avevamo ancora il piumino, perché Ale terrebbe il piumino anche ad agosto.

Mi sveglio intorno alle due, sudato come un piede dentro uno scarpone da sci, con una sete come mi fossi ciucciato una clessidra con tutta la sabbia. Mi alzo mezzo rintontito e senza accendere luci per non svegliare nessuno passo per il bagno per fare pipì. L’ultima cosa che ricordo è che stavo lì, di fronte al water. Mi risveglio per terra, con Ale che nel frattempo ha sentito un botto (ricostruendo poi il mio capoccione, anzi la mia mascella che sbatte sulla porta). Mi aiuta a rialzarmi in piedi e mi accompagna in cucina, ma intanto mi gira tutto, non riesco a svegliarmi? No, sono sveglio, solo che non riesco a parlare. Sudo, ma ho freddo, le provo a spiegare, ma le parole non mi escono, strascico come fossi ubriaco e penso quanto sia comica questa situazione. Vedo tutti pallini. Erano anni che non vedevo i pallini! E l’ultima volta (sarà stato il capodanno di antanni fa) aveva un bel sapore di pino. Sono seduto in cucina, provo ad alzarmi, ma non ci riesco, inciampo e mi rimetto seduto.

Forse la situazione non è così comica come mi era sembrato.

Infatti vedo chiaramente la sua espressione terrorizzata e quella è la cosa che mi fa capire che non sono ubriaco e che non c’è niente da ridere. Ed è allora, quando le gambe non rispondono e la lingua non ubbidisce, quando ti senti quasi in un sogno da cui non riesci più a svegliarti che un pensiero stranamente molto chiaro si fa strada nella tua mente. Capisci quanto sia facile morire.

Sarebbe bello poter raccontare che ti passa per la mente la tua vita, le partite a subbuteo con Enrico, le lezioni di guida con Edo, le corse dietro al motorino di Dario, i primi baci, le partite di calcio, le cose belle e quelle brutte, il giorno del matrimonio e la nascita dei figli, la morte di mamma e Andrea e tutto il resto. Cazzate. In quei momenti non ti passa per la mente proprio un bel nulla. La sensazione è quella di danzare sul ciglio di un vulcano. Capisci che ci manca poco, che basta un attimo e cadi giù. Basta un nulla e finisce tutto. Tutto e nulla.

Ale mi dà qualcosa che riesco a buttare giù (poi mi dirà che era semplicemente acqua e zucchero, ma per me poteva essere anche una pozione magica) e pian piano ho come l’impressione di tornare da un viaggio fuori me stesso. Nel giro di una manciata di secondi spariscono i pallini e con loro la sensazione lisergica. Ricomincio a parlare in maniera comprensibile e non dico che sarei in grado di improvvisare un passo double di danza, ma almeno riesco a tornare a letto camminando normalmente.

Il dottore il giorno dopo mi disse che non era stato nulla. Forse un collasso, probabilmente causato da una carenza di liquidi. Ovviamente la mia ipocondria mi avrebbe suggerito di sottopormi a tutte gli esami clinici conosciuti, ma mi fidai di lui e in effetti dalle analisi del sangue non risultò nulla.

Da quell’episodio mi rimase la mascella fortemente indolenzita per una settimana. Ma soprattutto la sensazione, poco piacevole, che non possiamo programmare e pianificare il futuro come vorremmo. Che basta un nulla per farlo essere diverso rispetto a quanto avevamo previsto.

Ed è vero che, non bisogna aver paura di nulla, tranne “che il cielo ci cada in testa” (cit.), ma è anche vero dell’altro. Che la vita è bella e fragile e breve.

È troppo breve “per provare ad imparare il tedesco” (cit.), ma anche per sprecarla appresso alle minchiate che ci angustiano le giornate.

Troppo fragile per pensare di essere eterni.

Troppo bella per sprecare anche un solo giorno, per non provare ad amare con tutto l’amore possibile, per trascurare anche una sola amicizia, per rinunciare anche ad un solo sogno da inseguire.

Avatar di Sconosciuto

Istintive sintonie e radio libere

E poi succede che accendi la radio e senza neanche toccare la manopola, così improvvisamente trovi una nuova stazione che manda un segnale perfetto. Non conosci troppo bene quale stazione sia, che musica manderà in onda, se suonerà le tue vecchie canzoni o ti farà conoscere nuove cose. Ma la sintonia è immediata, chiara, quasi naturale. E tu sei anche un po’ perplesso, ti chiedi come, se, perché.

Ecco soprattutto perché.

Ma non c’è alcun perché. La sintonia è istintiva, è come un riconoscersi che precede il conoscersi. Poi per conoscere che musica trasmetterà, basta lasciare accesa la radio. Fermarsi ed ascoltare. Una radio, come diceva Finardi può darti tantissimo, perchè con la radio si accende la fantasia e non si smette di pensare. Certo non puoi chiedergli quello che non ti può dare. Non potrà darti figure a colori, è anche inutile aspettarselo. Però potrà raccontartele, potrà fartele immaginare.

Perché forse è vero, come mi ha scritto una saggissima (a sua insaputa) blogger l’altro giorno: scrivere è parlare, leggere è ascoltare. Scrivere (e parlare) è prima persona, leggere (e ascoltare) è seconda. E tutti (chi più, chi meno) siamo bravissimi sulla prima e più deboli sulla seconda. “Ma se una radio è libera, ma libera veramente, piace anche di più perché libera la mente”. Basta rimanere in ascolto!

 

Avatar di Sconosciuto

The Versatile Blog Award

Sono stato nominato per The versatile blog award!

Ecco le regole:
– Mostrare il logo dell’award sul blog;
– Ringraziare il blogger che ti ha nominato;
– Nominare altri quindici blog;
– Mettere il link dei tuoi nominati nel post e informarli del premio con un commento;
– Scrivere sette cose su di te
Il punto 1 mi rimane un po’ oscuro (come si fa a mostrare il logo sul blog? Che mi succede se non lo faccio? Mah! Il punto 2 è più semplice: oddio, più che un premio mi sembra una catena di Sant’Antonio, però comunque è divertente, quindi grazie a Alice (http://alicesadventuresinfoodland.wordpress.com/)

Nomino dunque i 15 fortunati (anzi le 15 fortunate, perché mi sono inventato un’altra regola, che avrei premiato solo quote rosa) a cui assegno questo prestigiosissimo premio per cui mi aspetto un caffè quando mai ci incontreremo e una gratitudine melensa che verrà dimostrata nel fingere di apprezzare le minchiate che scrivo.

http://vetrocolato.wordpress.com/
http://tometooyou.wordpress.com/
http://ideliridiunaneuroromantica.wordpress.com/
http://menteminima.wordpress.com/
http://latisanadellasera.wordpress.com/
http://solounoscoglio.wordpress.com/
http://elinepal.wordpress.com/
http://viaggioperviandantipazienti.wordpress.com/
http://illatocomico.wordpress.com/
http://teverdenuvole.wordpress.com/
http://ilsuccodimela.wordpress.com/
http://unaragazzanoncomune.wordpress.com/
http://grovigliosorridente.wordpress.com/ http://meunexpected.wordpress.com/awards/ http://laragazzacoltacco12.wordpress.com/
Scrivere 7 cose su di me…ma non era meglio scrivere 15 cose e mandarle a 7 fortunati? Oppure si poteva fare 15 X 7, diviso il numero dei followers, per la radice quadrata dei blog…no eh? Va be’ dunque 7 cose su di me…potrei dirvi le 7 cose in cui eccello. Sapete per esempio che so dire Sopralapancalacapracampasottolapancalacapracrepa più e più volte? E poi so anche scrivere bene Vergingetorige, senza fare errori eh! Inoltre mi ricordo a memoria la declinazione dell’articolo greco: o e to, tou tes tou e via dicendo. Però facciamola facile, vi dirò i miei 7 preferiti: libro, cd, film, colore, viaggio, citazione, animale.
Per il libro preferito dico Il Signore degli Anelli di Tolkien, ma avrei potuto dire anche A Full of Life di Fante e Signori bambini di Pennac.

Per il cd numero 1 incontrastato per me è Sellin’England by the Pound dei Genesis. Dovessi fare un podio metterei il White Album dei Beatles e Breakfast in America dei Supetramp.

Il film dico L’Attimo fuggente. Podio a C’era una volta in America e Blues Brothers.

Il colore preferito è il celeste. Insieme al bianco ci sta anche meglio

Il viaggio più bello che ho fatto è stato quello in Arizona

La citazione una qualunque di Flaiano. Scelgo questa: I grandi amori si annunciano in modo preciso: appena la vedi dici “E mo’ chi è ‘sta stronza”

L’ animale è il cane. Anche se forse non sarebbe male anche avere un ornitorinco.

E adesso a voi! Buona domenica e buon Versatile Blog Award!

Avatar di Sconosciuto

Decadendo decadenza decadente

E così decadde.

In un momento di estrema gravità e generale commozione Lui decadde. Stuoli di lingue furono riarrotolate, chiappetettelabbra furono sgonfiati e fiumi di silicone furono sparsi in ogni dove. I nani da una parte le ballerine dall’altra, si sciolse la grande alleanza.

Qualcuna propose una giaculatoria, qualcun altro propose a Brunetta di darsi fuoco e qualcun altro organizzò invece una raccolta firme. Brunetta se ne mise a capo, anche perché l’idea di finire bruciato non lo entusiasmava. Visto il grande amore che la ggente aveva per Lui, raccolsero 7 milioni di firme in 7 ore. Qualcuno sollevò qualche dubbio sulla loro veridicità, ma erano i soliti magistrati di sinistra privi di eleganza e savoir faire. A puro titolo di cronaca elenchiamo le ultime dieci firme raccolte.

Pier Renato Brunetta

Gian Brunetto Renata

Renatone Brunetton

Brunetta dei Ricchiepoveri

Renabru Nettato

Nabrure Tattone

Brurena Tottane

René Van Brunetten (Passaporto olandese)

Renatò Brunettà (passaporto francese)

Nanosima Conaltredoti

In conseguenza di queste infondate calunnie le liste furono bruciate e allora, già che c’erano, qualcuno rilanciò l’idea di bruciare anche Brunetta, che stranamente però non sembrava entusiasta di essere lo Jan Palach de noantri.

Per uscire dall’empassse Gasparri, che più d’uno scambio per Marty Feldman,lanciò l’idea di scrivere una legge che per quelli con il cognome che comincia con la B e finisce per oni, con i capelli di plastica, alti un cazzo e mezzo nati il 29 settembre del 36, doveva prevedere:

il non pagare le 20 mila lire ogni volta che si passava dal via

l’autodeterminazione del 7 bello, che poteva anche essere di spade, denari, bastoni

l’esclusione dal conteggio del ponteponentepontepitappetapperuggia

una bandiera ad personam che non poteva essere rubata (e che? Vai a ruba’ a casa dei ladri?)

la vita eterna. Amen

Ma subito qualche giornalista prezzolato di Rai3 cominciò a puntualizzare che l’entrata in vigore di questa legge avrebbe creato un vulnus alla democrazia. Lui, sentito vulnus si rianimò, perché aveva capito un’altra cosa e poi a vedere tutte quelle olgettine vestite di nero gli tornarono in mente le serate eleganti con tubini neri e un trucco leggero che tanto aveva apprezzato in passato.

Ma il corso delle cose era segnato, i giudici brutti, cattivi e invidiosi, che avevano ormai un’orchite galattica sviluppata in un ventennio di inchieste senza fine e senza costrutto, andando contro la volontà popolare chiaramente espressa da 7 milioni di firme raccolte in 7 ore, espressero il loro giudizio finale. E Lui decadde.

Alte grida di dolore si levarono al cielo. Qualcuno gridò talmente forte che riuscì persino a svegliare Napolitano,
che fece un sussulto e pensando ancora alla sua giovinezza napoletana, gridò

“A ca fu? S’è schvejato o’ Vesuvio?”Ma si riassopì subito dopo.