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Gli effetti collaterali della felicità

E poi vien l’Epifania che tutte le feste si porta via“, ci siamo arrivati anche stavolta. Un po’ ingrassati e un poì scazzati, magari con il calendario in mano, “quando capita Pasqua quest’anno?” oppure “il 25 aprile è ponte?” Ma poi mica tutti. Penso che ognuno di noi ha un amico sociopatico, malato di mente che su FB verso il 20 dicembre ha scritto “non vedo l’ora che finiscano” oppure, “vorrei svegliarmi il 7 gennaio“.

Ma come si fa a non essere contenti delle vacanze? Come si fa a non godere del tempo libero, del fare quel che ci pare, dello svegliarsi o dell’andare a dormire quando meglio vogliamo? Comunque, volevate che fossero finite? Ora godetevi questo 8 gennaio, ma mi raccomando, non vi divertite troppo. Dovesse mai sembrarvi di essere in vacanza. E poi sperare che finisca presto.

Perché poi, in realtà, voi pensate che ora saranno felici? Ma neanche per sogno! Secondo me non vedono l’ora di tornare alla vita di tutti i giorni per potersi lamentare del traffico, del lavoro, dei figli, della squadra di calcio, del governo, del proprio gestore telefonico, del vicino di casa, della pioggia e del freddo.

Per questo voglio prenderla come una sfida. Se odiate le vacanze perché volete lamentarvi del quotidiano, allora io che amo le vacanze voglio farmi piacere anche il quotidiano. Insomma, alla faccia di tutti gli sfracagnaminchioni che infestano le nostre giornate, nonostante questo 8 gennaio, il lunedì più luneidoso che c’è, voglio essere felice. Così da scoprire quali siano questi effetti collaterali.

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I 10 modi più originali di passare il Capodanno

E così siamo arrivati anche alla fine di questo 2017. Potrei intrattenervi con le solite classifiche dell’anno: i migliori libri, i migliori cd, oppure potrei sfrancicarvele un po’ con i buoni propositi per l’anno prossimo. Ma quest’anno voglio essere minchione fino alla fine originale fino all’ultimo minuto. Qual è il dubbio che vi assale in questi giorni? Qual è la domanda che vi sentite ripetere da parenti, amici e conoscenti? Il classico, “ma voi che fate a capodanno”! E così, ottemperando alla missione che mi sono dato di spandere luce e dolcezza in questa terra, voglio proporvi questa classifica dei 10 modi più originali per passare capodanno.

Una cosa davvero originale ed alternativa potrebbe essere provare ad organizzare una tombolata con quei pastori di nazionalità più varie che si incontrano a volte nei prati di quartieri con tanto di greggi e cani, usciti dal nulla, diretti chissà dove. L’unica difficoltà potrebbe essere quella di incontrarli in prossimità della mezzanotte del 31. Potreste trovarvi a vagare per i prati senza una meta, magari pestando una merda di cane. Insomma, un modo originale sicuramente, ma non ve lo consiglio. Multietnico.

Se invece volete essere originali nella banalità, cosa meglio di andare a fare la spesa al Carefur? Sapete che questa catena di supermercati ha lanciato l’apertura h24, 365 giorni l’anno? Pensate che grande soddisfazione che dareste a quel genio del marketing che ha fatto questa scelta! E poi potreste scambiarvi gli auguri con quei poveri disgraziati che stanno lì alle casse. Consumistico.

Volete rendervi utili? Potreste farvi un giro in città raccogliendo i rifiuti ingombranti lasciati vicino ai cassonetti. Potreste organizzare una gara con gli amici: vince chi ne raccoglie di più. Menzione particolare a chi raccoglie il più grosso, premio della critica per quello più pesante. Ecologico

In realtà volete la gratitudine degli altri, ma non generica, volete proprio che qualcuno vi dica “grazie come avrei fatto senza di te?” Potete sempre andare in giro per la città offrendovi di aiutare chi ha bucato una gomma della macchina. Immaginate questi poveretti tutti vestiti bene che se ne vanno a ballare per il veglione ed ecco che Bum! Una ruota a terra! Disdetta, disdetta, come facciamo? Ed ecco che vi fate avanti voi ed in men che non si dica risolvete la situazione. Sicuramente vi farete degli amici. L’unica avvertenza, premunitevi di portare con voi un crick. E ovviamente dei chiodi da spargere con generosità sulla strada, altrimenti correte il rischio che nessuno buchi. Altruistico

Un’altra modalità argutamente originale potrebbe essere quella di passare la notte cercando parcheggio. Non per andare da qualche parte, solo per il gusto di trovare un posto libero, magari nelle zone più affollate della città. Ma volete mettere che soddisfazione? E poi c’è sempre il grande vantaggio che se non trovate neanche un buco libero potete spostarvi a cercare parcheggio da un’altra parte. Soddisfacente

Rimanendo sempre nell’ambito metropolitano, penso che un altro modo di sicura originalità, potrebbe essere quello di passare la mezzanotte sugli autobus. Senza una meta, andando di qua e di là, scambiando due chiacchiere con gli autisti, lamentandosi del traffico e dei politici. Certo, c’è il rischio di annoiarsi un po’, però torni a casa contento di non farlo mai più nella vita. Qualunquista

Siete amanti del rischio? Vi piacciono gli sport estremi? Che ne dite di una bella pedalata lungo la pontina? Da Roma a Latina, brindisino verso Pomezia, colazione a Sabaudia e ritorno. Se non vi arrotano lungo il tragitto sarà un’esperienza da raccontare ai nipoti. Estremo

Se invece volete essere proprio originali potreste sempre chiudervi in ascensore facendo finta che sia rotto. Ve ne state chiusi lì dentro, tranquilli e sereni, vi evitate il discorso di Mattarella, i botti di mezzanotte e quando si fa l’una, l’una e mezzo uscite fuori e ve ne andate a dormire, con il vantaggio di non essere appesantiti dal cenone. Misantropo

Avete bisogno di coccole? Sognate una bella tazza di brodo e il caldo delle coperte? Fatevi venire una bella febbre! Sciroppo, pezza fredde, pollo lesso…non me la sottovalutate questa alternativa che in realtà, anche se non sembra, un bel capodanno febbricitanti può dare grandi soddisfazioni. Coccolosi

Narra un’antica legenda che chi pianta patate a capodanno, raccoglie patate tutto l’anno. Ecco dunque un modo davvero originale per fare una buona fine e un buon inizio: datevi all’agricoltura! E invece di piantare grane al prossimo, piantate patate. Perché poi la patata ha sempre il suo perché (ah ma voi dite che il proverbio in realtà…cioè la patata non è il tubero, ma invece sarebbe….va be’, se lo dite voi). Bucolico

Fosse per me, organizzerei una bella sfida a calcetto, con brindisi a mezzanotte, questo sì che sarebbe un bel modo per passare capodanno! Ma insomma, se volete fare gli originali non avete che l’imbarazzo della scelta. Magari non farete nulla di tutto ciò, ma dite la verità, vi ho dato qualche idea originale per rispondere al prossimo che vi chiede “che fai a capodanno?”

 

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Una storia postale

A volte capita che le cose vadano esattamente come dovrebbero. Capita molto più spesso di quanto si pensi. Ma non è facile, né scontato. Perché non bisogna  andarci vicino: andarci vicino può valere se giochi a bocce, nella vita o ce la fai o non ce la fai. Andarci vicino non serve a niente.

Allora mettete il caso di un concorso per un dottorato nella più prestigiosa università d’Italia. La Normale di Pisa, tanto per non fare nomi. Mettete un movimento inverso: non un cervello in fuga, ma uno che rientra a casa. Da Cambridge, dove insegna in una Università altrettanto famosa, il nostro eroe decide di voler rientrare nel suolo patrio per provare a vincere quel suddetto dottorato. La scadenza del concorso è il 31, che però è domenica, quindi la data ultima utile per presentare la domanda diventa venerdì 29.

Mettete gli incroci del destino, notoriamente cinico e baro, che fanno sì che l’efficientissima Royal Mail presa in carico la documentazione necessaria al nostro uomo il 18 dicembre, complici anche le vacanze natalizie, la spedisca in Italia il 26. Il 27 mattina però a Milano (punto di ingresso della corrispondenza estera nel nostro Paese) non se ne trova traccia.

Considerate che la corrispondenza cartacea è in netto calo, i volumi in dieci anni si sono quasi dimezzati. Nonostante questo calo oggi in Italia viaggiano circa 5 miliardi e mezzo di pezzi, un milione e mezzo di pezzi al giorno circa. Si può perdere qualcosa? Certo. Diciamo che se fossimo così bravi da consegnare il 99,9% delle lettere e quindi ne perdessimo lo 0,1 significherebbe che ogni giorno ce ne perderemmo 1500. Fortunatamente siamo anche più bravi di così e quindi che una lettera svanisca nel nulla non è così frequente. Infatti la raccomandata in questione compare a Torino il 28 mattina. Ma a quel punto sarebbe arrivata a Macerata (indirizzo del nostro eroe, aspirante dottorando alla Normale) il 29, quindi con forte rischio di non essere consegnata in tempo.

Questo ritardo poteva costare caro, perché come dicevo all’inizio, a parte le bocce, è raro che andarci vicino sia sufficiente. Questo ritardo poteva impedire al nostro eroe di provarci, poteva comportare il suo mesto ritorno in Inghilterra, con il rammarico di aver perso una possibilità di rientrare a casa, di fare quello che aveva sempre sognato fare. Invece una volta tanto le cose sono andate in modo diverso: da Torino abbiamo fatto inviare la raccomandata a Pisa, dove il nostro eroe è andato a ritirarla direttamente al Centro di Meccanizzazione Postale questa mattina presto. Entro mezzogiorno la documentazione era alla segreteria dell’Università.

Morale della favola, ho dei colleghi proprio in gamba, che ce la mettono tutta e stavolta, come spesso accade, hanno fatto l’impossibile. Ora però tocca a te. In bocca al lupo e vinci ‘sto dottorato anche per noi!

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Happiness is a Warm Gun

A Natale siamo tutti più buoni. A Natale ci vogliamo tutti più bene. A Natale siamo tutti più felici. O almeno ci proviamo. O almeno dovremmo provarci. O almeno dovremmo far finta di provarci. E a chi dice che tutto ciò sia profondamente ipocrita, rispondo: sarebbe meglio essere cattivi? Sarebbe meglio volere il male degli altri? Sarebbe meglio essere infelici e non provarci nemmeno, nemmeno a fare lo sforzo di far finta? Siete proprio sicuri che sarebbe meglio?

Aveva ragione il grande John: la felicità è una pistola calda. A volte fa paura. A volte abbiamo timore ad usarla. Temiamo di farci del male o di farne a chi ci sta vicino. Questo rischio ci spaventa. Ma la felicità è contagiosa, colpisce chi ci sta vicino come un colpo di pistola e se non proviamo a spararlo il rischio di ferire chi ci sta vicino è ben più alto. E così la teniamo chiusa nella fondina la pistola della felicità, in attesa chissà di cosa, forse di tempi migliori. O forse del prossimo Natale. Be’, se è così allora vi do una notizia: Natale è oggi, via le paure, prendete la mira e fate fuoco. Auguri a tutti!

Happiness is a warm gun, Happiness is a warm gun mama. When I hold you in my arms and I feel my finger on your trigger. I know nobody can do me no harm. Because happiness is a warm gun

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Cercasi impiegata di bella presenza

Che in realtà poi non sarebbe mica strano. Se ad esempio si ricercasse un posto in cui non si deve fare nulla e non un impiego in cui bisogna anche mettere in moto anche l’intelletto. Soprattutto non sarebbe strano se un annuncio simile si trovasse in un qualche bacheca anonima in un bar o su internet e non sul portale istituzionale per un progetto  governativo della Repubblica Italiana (quella fondata sul lavoro). Ma del resto di che ci stupiamo? Di cosa ci meravigliamo? C’è ancora qualcuno che crede che l’aspetto fisico sia un elemento irrilevante soprattutto per le componenti del gentil sesso nella ricerca del lavoro, come in qualsiasi altro contesto relazionale?

Non è giusto? Ma certo che non lo è. Ma da quando in qua il mondo in cui viviamo è giusto? Quell’annuncio in un sito istituzionale rompe il velo dell’ipocrisia, svela l’assassino prima del tempo, per questo è stato rimosso. Non perché sia falso, non perché l’aspetto fisico non verrà preso in considerazione, non perché finalmente il merito, la sostanza, le capacità varranno più di un fisico perfetto.

Viviamo nella società dell’esteriorità, in cui l’apparire è molto più importante dell’essere, una società che non è meritocratica, che non premia le competenze, ma le fattezze e alle conoscenze preferisce le referenze. Una società per di più profondamente maschilista, piena di pregiudizi al punto che un ministro donna (mi rifiuto di chiamarla ministra almeno finché voi non dite giornalisto, di uno che scrive sul giornale di sesso maschile) di bella presenza è inammissibile che sia anche intelligente e capace, dev’essere per forza raccomandata o mezza zoccola (sono quasi certo che se la Boschi fosse stata una tipo la Bindi, avrebbe avuto meno della metà della metà delle critiche che ha avuto in questi anni).

Potrà farci piacere o meno, ma così funziona la realtà: basteranno due belle tette per sbaragliare moltitudini di neuroni, non ci sarà mai partita fra il sensuale accavallamento di due gambe stile Sharon Stone e l’ardito e fantasioso accavallarsi delle sinapsi (ma non è che poi per noi maschietti sia molto diverso. Solo che essendo appunto una società maschilista, dove gli uomini sono nel 90% dei posti di comando, siamo quindi noi a decidere).

E se non la pensate così siete controcorrente, siete fuori moda. Oppure vi atteggiate a bastian contrario. Come quegli illusi che ancora non si arrendono alla realtà così com’è. Allora vi potrebbe capitare di scrivere un elogio della bruttezza. E magari mettervi a ballare i Bee Gees, perché non vi acconteterete di una impiegata di bella presenza, vorrete More than a Woman!

 

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51 Montesacro tutto cominciava

Chissà come sarebbe stata la storia se non fossi nato qui, all’ombra del Cuppolone. Se non fossi cresciuto nel quartiere più bello, più fintamente snob e più autenticamente amabile della città più bella del mondo.

E chissà se non mi fossi innamorato di Tex, se non fossi stato della Lazio, se non avessi inseguito le nuvole, se non avessi amato i sentieri delle montagne, i profumi del vino, il ritmo del rock, l’adrenalina che ti dà il tirare calci ad un pallone.

Chissà se avessi preferito il chi o il cosa, il quando o il dove. Chissà come sarebbe stata se non avessi scelto sempre il perché. Chissà se avessi preferito l’oggettività nei giudizi, invece della presunzione dell’essere di parte. Se non mi fossi intenerito di fronte all’affetto smisurato ed incondizionato dei cani e non mi fossi emozionato di fronte a una puntata di Grey’s Anantomy.

Chissà se fossi stato intonato, se avessi saputo parlare le lingue, se avessi imparato a nuotare, se non avessi avuto paura delle analisi del sangue, se mi fosse piaciuto il latte. Se avessi imparato a dire di no. Se fossi stato un po’ più coerente e un po’ meno fedele.

Chissà se non ci fosse stata Ale. Questa però è la cosa fra tutte che riesco ad immaginare di meno.

Insomma, sarei potuto essere un altro. Invece eccomi qui. Da 51 anni, su per giù sempre lo stesso. Grazie ai miei compagni di viaggio, a chi c’è oggi e chi c’era da ieri, a chi c’è sempre stato e a chi continuerà a starci. Il viaggio continua!

 

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Pensieri ambivalenti

Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia.

Ma voi siete più contenti che da domani le giornate ricominciano ad allungarsi (anche fosse solo un minuto, ma avremo un minuto in più di luce, promessa delle belle giornate che verranno) o più sconfortati dall’idea che manca ancora una settimana all’inizio dell’inverno? (Inizio? Ma come inizio? Perché ora che è? Inizio…ed io che pensavo che era lì lì per finire!)

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Tra il dire e il fare

Tra il dire e il fare. Quante volte ve lo siete sentiti dire? Quante volte questa divaricazione voleva essere la saggia linea di demarcazione tra i nostri desideri e la realtà? Tra i buoni propositi e le cocenti delusione? Tra la conferma delle promesse e il loro inevitabile tradimento? Il confine tra le grandi aspettative di chi guarda avanti e i “te l’avevo detto” e gli “io lo sapevo” di chi si volta indietro.

Che poi che vorrebbe dire? Fai quel che dico non quel che faccio? E allora? Almeno qualcuno che dice le cose giuste ci dovrà pur essere. Poi lascia stare se le fa o no. Stai a guardare i dettagli. Intanto te l’ha dette, ti pare poco? In fondo come è sopravvissuto per duemila anni il cristianesimo? Certo, per lo Spirito Santo. Sicuramente grazie al sangue dei martiri. Ma io, francamente lo Spirito Santo in 50 anni di vita quante volte l’ho incontrato? E quanti martiri ho conosciuto? Invece ho incontrato qualche uomo di buona volontà, che diceva cose giuste. Sul metterle in pratica possiamo discuterne, ma almeno sapeva dire con chiarezza quello che era giusto fare. Come sempre, tra il dire e il fare.

C’è di mezzo il mare, ci dice il proverbio. Ma quale mare poi? Un mare di guai? Il mar dei Sargassi, quello dei quattro pirati che andavano su una zattera fatta di assi? Il mare d’inverno che è come un film in bianco e nero visto alla tv? Un mare in tempesta o un mare calmo come una tavola? Un mar piccolo come quello di Taranto, dove ci stanno le cozze pelose? O un mare grande come un oceano da attraversare per arrivare fino alle Indie che poi si rivelano essere l’America e tu la scopri e trecento anni dopo quei coglioni fanno diventare Donald belli capelli l’uomo più potente del mondo?

Be’ allora sapete che vi dico? Fanculo i proverbi. Fanculo il mare, fanculo soprattutto belli capelli. Il dire diventa fare quando le possibilità diventano realtà. Ma se la distanza tra il dire e il fare ti spaventa al punto da non farti più dire, al punto da non farti più fare, ricordati che ogni giorno ha le sue possibilità e sta a te tramutarle in realtà. Dipende da te e solo da te, perché tra il dire e il fare c’è di mezzo “e il”. E nient’altro. Fino a prova contraria.

You sit on a swing in the dark with a girl, and she tells you she wanted to kiss you, and you know the worst part of a good day is hearing yourself say goodbye to one more possibility day. It goes on and on

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Di borse dell’acqua calda, ombrelli, Scalfari e ciabatte pelose

Siamo capaci di apprendere. Questa è una verità rassicurante. Se siamo capaci di apprendere, siamo capaci di migliorare, di imparare dagli sbagli, di rubare le buone idee, di superare gli errori di ieri per costruire i successi di domani. Oggi. In ogni momento. Apprendiamo, incameriamo informazioni utili e quasi inconsapevolmente siamo in grado di utilizzarle al momento opportuno.

Oggi, ad esempio, ho imparato che le borse dell’acqua calda sono un presidio medico. E quindi sono scaricabili. Perché le pasticche per il colesterolo no e le borse dell’acqua calda sì? Ma soprattutto, considerato che le pasticche per il colesterolo costano 20 euro e durano 20 giorni e le borse dell’acqua calda costano 7 e 50 e durano una vita, perché non fare l’inverso? (Che poi, contrariamente alle donne di casa mia che la adorano io ho una sana repulsione per la borsa dell’acqua calda. Ma che beneficio può fare buttarsi addosso sta roba gommosa con 750 gradi fahrenhei??? Mah!).

Poi ho scoperto che si può anche venire in ufficio in ciabatte. Pelose. In pieno inverno. Senza calze. E nonostante ciò essere alla moda. Poi magari la sera hai bisogno della borsa dell’acqua calda. E vedi che tutto torna.

Perché non solo apprendiamo. Siamo anche capaci di insegnare, di diffondere cultura, nuove tecniche, che magari un giorno faranno tendenza, saranno copiate e diffuse in ogni luogo. Ad esempio noi, quando venimmo ad abitare in questo palazzo (che è una succursale di un reparto geriatrico) siamo stati i primi a lasciare gli ombrelli zuppi aperti davanti alla porta di casa (perché, voi invece siete di quelli che se li portano dentro e li fanno sgocciolare di qua e di là? Ma che male c’è a lasciarli di fuori? Posto che abbiate abbastanza fiducia nel genere umano e conoscenza dei vostri vicini, tale che siete sicuri che non se li freghino). Insomma, arrivati qui ci guardavano un po’ storti. Alzavano il sopracciglio. Sbuffavano. Ma noi imperterriti abbiamo perseverato. Ed ora quando piove, in ogni piano è un fiorire di ombrelli! Arrivo a dire che ci sono ombrelli aperti anche quando non piove!

Forse per questo ci spaventano le novità assolute, l’ignoto, ciò che sta fuori da tutte le nostre esperienze precedenti. Figuriamoci se uno ha 90 anni! Ce la possiamo prendere quindi con il povero Scalfari? Da una parte un puttaniere, ladro, corrotto e corruttore. D’altra il vuoto siderale, l’uomo senza qualità, dalla geografia fantasiosa e la cultura da perito industriale (con tutto il rispetto per i periti industriali). E gli hanno detto scegli. C’era poco da imparare. E poco da insegnare. Un po’ come se gli avessero chiesto, preferisci un cancro maligno o il nulla cosmico? Pover’uomo, che avrebbe dovuto dire?