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La quarta fase del rincoglionimento

“Gli zii che siamo noi medesimi di persona vi mandano questo perché il giovanotto e’ uno studente che studia che si deve prendere una laura che deve tenere la testa al solito posto, cioè sul collo.”

Mi chiedo e vi chiedo. Secondo voi, la notizia, uscita nei quotidiani questa mattina, che la deputata pentastellata Maria Pallini abbia depositato una proposta di legge che prevede «il divieto di inserire il requisito del voto di laurea nei bandi dei concorsi pubblici» può essere considerata:

  • il desiderio di essere citata nella rubrica “Strano ma vero” della Settimana Enigmistica
  • la logica conseguenza di un partito che ha come leader un bibitaro non laureato e come portavoce un partecipante al grande fratello
  • lo specchio di una società che rifugge il merito, avendone di fatto accettato la sua irrealizzabile valorizzazione
  • la conseguenza di un uso eccessivo di alcol a stomaco (e testa) vuoto
  • l’invito ai nostri giovani migliori, neanche troppo velato, a emigrare al più presto

Stamattina il mio amico Pank su FB ricordava le tre fasi del rincoglionimento: nella prima lo sai solo tu, nella seconda lo sai tu e lo sanno gli altri, nella terza lo sanno solo gli altri. Purtroppo temo che arriveremo ad una quarta. Quella in cui non lo saprà più nessuno.

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Ancora futili motivi di felicità

Un momento sei felice e un attimo dopo è lunedì“: c’è una profonda verità in questa battuta che gira su FB in questi giorni. In effetti tra la situazione generale del Paese, le preoccupazioni di tutti giorni, lo spread che sale, l’umore che scende, essere felici sta diventando un’impresa complessa. Diventare ministro dei trasporti, tanto per dire, è senza dubbio più semplice e richiede molto meno impegno. Mantenere a lungo la felicità poi è un po’ come scalare l’Everest con le espadrillas.

Ecco perché ritorno sui futili motivi di felicità. Perché nonostante le moltitudini di sfracassamenti di zebedei a cui quotidianamente siamo sottoposti, non possiamo arrenderci. Non possiamo derogare da quell’imperativo categorico che dentro di noi ci impone di ricercare la felicità. Fosse anche temporanea nella sua durata, magari blanda nella sua intensità, ma non possiamo desistere. E quando ci troviamo a viverla, sarebbe cosa buona rendersene conto. E mai sottovalutarla! Che sia ritrovare 10 euro nella tasca di una giacchino o un bel piatto di spaghetti alla carbonara, i motivi per essere felici hanno sempre una loro dignità e un loro valore. Anche i più futili!

Per questo, dopo averne elencati alcuni in questo post ho pensato che fosse ora di fissarne degli altri, sempre rigorosamente futili, perché sono quelli che più facilmente possono sfuggire, annegando nel flusso degli eventi giornalieri. Comincerei con un’attività preparatoria che però è quasi più divertente ed appagante del fatto in sé: pianificare un viaggio. Forse, dovessi elencare uno degli aspetti della vita che più sono stati migliorati dall’avvento di internet, metterei proprio questo. Internet ci avvicina al mondo: con maps possiamo dare una sbirciata ad un parco in Nuova Zelanda, ad una spiaggia argentina e poi ad un ghiacciaio in Groenlandia. Con i siti che comparano i prezzi possiamo trovare biglietti aerei a tutti i prezzi, con quelli alberghieri trovare una sistemazione di qualsiasi tipo. Viaggiare resta secondo me il miglior modo di spendere soldi, ma quella è felicità seria. Costruirsi un itinerario, pianificare gli spostamenti giorno per giorno, individuando le diverse tappe e le cose da vedere, magari anche per altri, viaggi che prima o poi farai, chissà quando, resta un gran bel modo di impiegare il tempo.

Il secondo motivo di felicità, lascio a voi giudicare quanto futile, è tornare a casa la sera, a qualsiasi ora e fare l’ultima passeggiata con il cane. Avere un animale, ma soprattutto un cane, mette d’accordo tutti: chi non ce l’ha è contento di non averlo, chi ce l’ha spesso non ne può fare a meno. E ognuna delle due posizioni ha mille motivi che spiegano e danno serie motivazioni per la propria scelta. Io ho vissuto i miei primi trent’anni senza avere un cane, ma quando ho cominciato non ho più smesso. E penso che mai smetterò. Anzi, fatico a capire perché si dovrebbe rinunciare ad un tale carico di affetto incondizionato, immotivato, gratuito che un cane può portare nelle nostre vite. Ma non entro nel merito, anche perché la questione in sé rientra a pieno titolo per me nei motivi veri, seri, fondanti della felicità. E qui cerchiamo solo cose futili. Ecco, la passeggiata serale è proprio questo. Una scusa per uscire, per fare due passi, per chiarirsi le idee.

Collegata a questa, c’è poi un altro motivo di futile felicità: guardare la luna. Sì, certo, lo si può fare anche senza cane, ma per me le due attività sono strettamente connesse. Anche perché quante volte vi capita di stare lì a guardare la luna altrimenti? Una cosa che fino ad un centinaio di anni fa e soprattutto per alcune categorie di persone, aveva una sua grande utilità. Ma ora? Cosa c’è di più bello, ma anche di più futile di stare lì con il naso all’in sù a fissare la luna? A me piace proprio tanto.

Certo, mai come andarsi a comperare l’ultimo CD del tuo gruppo musicale preferito (mi chiedo come avessi potuto non inserirlo fra i primi 10 motivi, ma forse solo perché dentro di me già sapevo che avrei dovuto prima o poi continuare la lista). Amazon e il commercio elettronico hanno fatto perdere un po’ di poesia alla cosa: entrare in un negozio di musica, anche senza aver nulla da comprare, bighellonare fra gli scaffali, andando a controllare i soliti autori, facendo una sorta di appello (celò, celò, mi manca) è molto divertente. Ma anche avere la possibilità con un click di avere subito disponibile la musica non è per niente male. Un piacere forse più prosaico, ma comunque molto soddisfacente.

Come la volta scorsa, ce ne sarebbero ancora molti, il mare a fine settembre, le domeniche di sole di ottobre, le castagne a novembre e il ponte dell’immacolata, preludio delle feste natalizie, i giri in bici a Villa Ada, una birra artigianale il sabato sera e la lezione di nuoto, una pizza a Testaccio e andare nei campi di calcio la domenica mattina e sentire “proprio bravo quel sette” realizzando che parlano di tuo figlio, ma non voglio tediarvi oltre. Ne cito solamente un altro perché è diverso dagli altri, più che futile lo definirei immaginifico. Uno di quei motivi che riescono ad illuminare anche le giornate più nere, che squarciano il velo della quotidianità e ti rimangono addosso come l’odore di fritto della sera prima. Ecco la scena: sei in fila per l’imbarco, in piedi senza motivo, perché tanto i posti sono già assegnati, sei lì stanco e senza pensieri, insieme ad una folla di sconosciuti. Squilla un cellulare, lei risponde distratta, senza neanche vedere il numero, ma appena capisce chi è, le si illuminano gli occhi. Non senti cosa dice, ma il suo volto si è trasfigurato, non sente più la stanchezza, non è più lì in fila con gli altri, chissà dove sta! E così, ti viene naturalmente da sorridere anche a te e ti rendi conto che un futile immaginifico motivo di felicità è pensare a chi possiamo illuminare con una semplice telefonata.

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Analisi di un disastro. E una previsione

Questo vorrebbe essere un post serio (o quasi). E lo so che la natura fondamentalmente minchiona del blog fa sì che quando mi avventuro in discorsi seri nessuno se ne accorge. Anzi, sono quasi certo che siate convinti che stia comunque cazzeggiando. Però una volta ogni tanto permettetemi una divagazione seria (o quasi). Il post nasce da una domanda semplice semplice: com’è stato possibile arrivare a questo punto? Sì d’accordo, abbiamo avuto Cicciolina in Parlamento, Berlusconi presidente del Consiglio, ma….Salvini??? Di Maio??? Toninelli???

Posto quindi che siamo all’anno zero, al punto più basso di 70 anni di Repubblica, la domanda è: com’è stato possibile? Come ci siamo arrivati? Quali e quanti danni hanno fatto i precedessori per far sì che la maggioranza degli italiani scegliesse questi mentecatti per governarci? Ecco quello che penso, in estrema sintesi.

1. Prima i denti, poi i parenti. E’ un’illusione pensare che puntare sui diritti civili sia una priorità per chi non sa come sbarcare il lunario. Testamento biologico, unioni civili, battaglie portate avanti da anni, ma quanti voti fanno guadagnare se non dai una prospettiva a chi non arriva a fine mese?

2. Precario non è bello ed è pure litigarello. Dare flessibilità alle aziende sperando di incentivare il mercato del lavoro è stata una illusione che non aveva illuso nessuno. Globalizzazione, delocalizzazione, liberalizzazione estrema, questo è il contesto mondiale su cui ci si muove: essere di sinistra significa inventarsi una strada diversa. Forse non i dazi, ma qualche vantaggio fiscale sul made in Italy è proprio impossibile? Punire chi delocalizza o premiare chi resta è così irrealizzabile? Ma soprattutto, doveva venir giù un ponte per capire che liberalizzare reti e servizi significava vendere i gioielli di famiglia, senza portare benefici a lunga scadenza né al Paese, né ai cittadini?

3. “Gli immigrati piacciono a quelli di sinistra perché tanto non sono loro ad averceli come vicini di casa”. In questa frase un po’ paradossale di Pif (guarda un po’ chi siamo ridotti a dover stare a sentire!) c’è una verità indubitabile. E’ facile fare gli accoglienti con i vicini di casa degli altri! Nei nostri bei quartieri residenziali, gli spacciatori o le prostitute di colore non si vedono. Aver lasciato il tema sicurezza – che solo la spocchia di qualcuno poteva ritenere essere un tema marginale – in mano alla destra è stata una stronzata enorme. Quando hai paura ad uscire di casa o che i tuoi figli facciano brutti incontri, è più facile dar retta al primo cialtrone che ti promette paradisi terrestri.

4. E così arriviamo al populismo. Certo che i pentaleghisti al governo sono populisti, certo che il 99% di quello che dicono è semplice propaganda irrealizzabile, ma non sono stupidi. Sono ignoranti, brutti, sporchi e cattivi, ma non stupidi. Faranno in modo di scaricare su altri i loro insuccessi, le promesse non mantenute: i poteri forti, la stampa, la magistratura, l’Europa, il destino cinico e baro, le democrazie plutocratiche…è un film già visto. Insultarli per aver confuso una data o la regione di appartenenza di una città, rischia paradossalmente di farli sembrare simpatici. Lo so, preculeggiarli per gli sfondoni che dicono ogni giorno è anche divertente, ma non credo ci farà recuperare consensi.

5. C’eravamo tanto amati (mica tanto). In un contesto diverso, con una legge elettorale maggioritaria, aver creato un blocco democratico aveva un senso: l’Ulivo è stata un’idea vincente, una grande esperienza democratica, il famoso partito di centro che guarda a sinistra vagheggiato già da De Gasperi. Ma ora che senso ha continuare a stare insieme? L’anima popolare centrista e quella più propriamente socialista faticano a convivere. A sinistra nei diritti, a destra sul lavoro, iscritti al gruppo socialista in Europa, ma liberisti in economia: quella dell’ultimo governo non era una logica maggioritaria, ma bipolare! L’attuale crisi del PD non è colpa di Renzi. Lui era già stato una possibile soluzione alla crisi (in effetti forse l’unico che avrebbe potuto tenere insieme le due anime, non essendo veramente né dell’una, né dell’altra): ma la crisi viene prima di lui e nasce esattamente quando cade Berlusconi, l’unico motivo reale per continuare a stare insieme. Qualcuno farà fatica ad ammetterlo, ma morto (politicamente) il nemico, bisognava capire che la santa alleanza non aveva più un futuro.

Mi avventuro in una previsione: fra cinque anni (qualcosa in più, qualcosa in meno), l’esperienza dei cinquestelle sarà un bizzarro ricordo della nostra storia politica, un fenomeno folcloristico da studiare per capire su quali derive può deragliare la democrazia rappresentativa. Ci sarà un partito di destra, populista, antieuropeo come ce ne sono in tutti i Paesi e una volta scomparso definitivamente Berlusconi (mica deve morire…se ne andasse ad Antigua a fare cene eleganti!), dalle ceneri del PD ci saranno due partiti, uno di sinistra ed uno di centro, che continueranno a litigare come Sandra e Vianello, ma mi auguro troveranno il modo di governare.

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Ahi settembre

Settembre è il vero inizio dell’anno. Il mese in cui tutto ricomincia, in cui vengono al pettine tutti i “questo lo vediamo a settembre” accumulati nei mesi della gran calura. Settembre si volta pagina, settembre dei buoni propositi e delle promesse al vento, delle energie ritrovate e delle spinte costruttive, dei tanti compleanni dei figli di capodanno, delle prove di riparazione. Ma è anche il mese delle formiche.

Quelle piccole, laboriose formiche che hanno faticato tutta l’estate, accumulando giorni di ferie, che si godranno ora, mentre noi povere cicale torniamo a sgobbare. Che poi i colleghi che si tengono le ferie per settembre li vedi e hai subito un deja vu:  sono i compagni di scuola che durante la ricreazione rimanevano in classe per avvantaggiarsi dei compiti del giorno dopo. Chi fa le ferie a settembre non ama la calca, preferisce le spiagge deserte, adora rimanere a Roma ad agosto, con le strade libere e i negozi chiusi. Sono quelli proiettati nel domani, che vivono il presente con sopportazione, pregustando le gioie future.

E va bene aspettare il futuro, immaginare il domani, per carità, ma senza dimenticare di vivere l’oggi. Che a tenersi tutto per dopo, può capitare che poi a settembre piova. E se piove, che ci fai con tutti quei giorni di ferie?

 

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Nuntereggaepiù (duemiladiciotto version)

Abbasso e alè (NUNTEREGGAEPIU’)
abbasso e alè (NUNTEREGGAEPIU’)
abbasso e alè con gli antivax, con le ex e con la flat tax,
chi parla di razz mi imbarazz, allora mi metto una corazz
ma soprattutto mi incazz (NUNTEREGGAEPIU’)
Reddito di cittadinanza (NUNTEREGGAEPIU’)
Vegetariani, vegani, fruttariani, pastafariani
amo gli animali, ma non disdegno il filetto,
non è colpa mia se amo il pistacchio,
ma non disdegno l’abbacchio (NUNTEREGGAEPIU’)
sovranisti, populisti, fascioleghisti, pentafascisti
tutti razzisti  ( NUNTEREGGAEPIU’)                                                                                                                          la superiorità dell’uomo bianco nord europeo                                                                                                              come la faccia di Trump (NUNTEREGGAEPIU’)                                                                                                           mi provoca il reflusso esafageo
non sanno fare neanche un cruciverba                                                                                                                      con l’espressione compita e le facce cattive,
ma sono solo merda                                                                                                                                                         Tutti a casa loro (NUNTEREGGAEPIU’)
Feisbuc
Tuitterbuc
Instanbuc
Uozbuc
Ai cellulari preferisco il ragù
ci tengono informati
ma sono la nuova schiavitù (NUNTEREGGAEPIU’)
PD PDL PD senza ELLE (NUNTEREGGAEPIU’)
PD 5 ELLE, Lega ELLE, Fratelli di ELLE, ci cascano le palle
cascano pure i ponti e anche gli orizzonti
ai ragazzi rimangono solo bei tramonti (NUNTEREGGAEPIU’)
Metto Renzi, Matteo Salvini, Matteo Di Maio
Matteo Toninelli, dribla Ronaldo che passa a Balotelli,
che ha tatuaggi molto belli (NUNTEREGGAEPIU’)
(NUNTEREGGAEPIU’)
Maurizio Belpietro col sorriso a sonagli (NUNTEREGGAEPIU’)
e Vittorio Feltri che fa fare sbadigli
Marco Travaglio e i suoi poveri figli
Roberto D’agostino e le sue tante mogli
Mario Giordano e la sua voce tenorile
tutti gradevoli come un attacco addominale
NUNTEREGGAEPIU’
Il contratto di governo (NUNTEREGGAEPIU’)
Il lunedì mattina (NUNTEREGGAEPIU’)
il traffico sul raccordo anulare (NUNTEREGGAEPIU’)
La connessione lenta (NUNTEREGGAEPIU’)
chissà se Rino apprezzerebbe
secondo me gli piacerebbe
quarant’anni dopo siamo messi così
forse neanche lui ci crederebbe
che la nostra Italia è ancora all’abc
volevamo andare in Europa
ma sogniamo ancora il venerdì
e mi scappa la pipì
la cistite mi colpì
mi si risveglia quando vedo la De Filippi in TV (da leggere “ti vi”, se no non fa rima. Nota del redattore)
NUNTEREGAEPIU’
Amore mio, dammi retta, fuggiamo via
in macchina, in monopattino o in bicicletta
scappiamo via senza fretta
il domani non c’aspetta
in montagna c’abbiamo sempre la nostra casetta
voglio fare l’asociale, prendiamo solo l’essenziale
solo tu, io e la cana
giusto per il fine settimana
chiudiamo fuori il mondo
gli facciamo vedere chi comanda
così nessuno ci potrà dire più
Nun te regghe più!
NUNTEREGGAEPIU’
NUN-TE-REGGAE-PIU’

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Un lustro di blog

WordPress ci teneva molto a farmi sapere che Viaggi Ermeneutici ha compiuto cinque anni. Chi l’avrebbe detto, era un pupetto in fasce e ora è pronto per la scuola! 782 follower, quasi 600 articoli, oltre 90 mila visualizzazioni. Certo meno di un video di youporn, ma più degli spettatori di una partita dell’Italia, tanto per dire.

La domanda quindi è: cinque anni sono un lustro o danno lustro? Se quando è nato era una cosa ora che ha cinque anni ne è diventata un’altra? Un po’ come il vino che migliora invecchiando? Non saprei dire, cinque anni sono molti per un blog? Non ne ho idea, essendo questo il primo per me. In ogni caso, resta il posto più comodo dove infilare dentro pensieri, emozioni, insulti, minchiate, ricordi, insomma tutto quello che mi smuove le sinapsi.

E ora che succede? Dopo 5 anni di solito anche le garanzie più lunghe scadono. Sarà quindi un blog scaduto? Chissà, speriamo non sia scadente. Certamente continuerà ad essere futile, perché questo è il suo compito precipuo (ho sempre sognato poter utilizzare “precipuo” in una frase di senso compiuto): futile perché non utile. Futile ma spero non inutile. E per rendere più chiaro questo concetto mi viene in aiuto un altro ricordo (in questo caso di FB), stavolta di 4 anni fa, quando ero un po’ depresso a casa con una gamba ingessata e un mio amico cercò di tirarmi su il morale.

  • Il problema di questo incidente è che non riesco a fare nulla. Stare bloccato a casa in questo modo mi fa sentire totalmente inutile!
  • Ma no, dai. Ognuno può rendersi utile!
  • Tipo?
  • Potresti cospargerti la testa di porporina viola e rosa, così ci daresti informazioni quando cambia il tempo!

Quindi, se un giorno tornando tra queste pagine le trovaste puntinate di rosa e di viola saprete il motivo. Perché anche le cose futili possono non essere inutili. E in fondo cosa c’è di più futile di una previsione del tempo, che basta una nuvola o un soffio di vento a rendere inutile?

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9 verità e una bugia

  1. E’ tutta una questione di priorità. Si può provare ad essere, ad avere o a fare qualsiasi cosa. Ma alla fine bisognerà scegliere. E lì decidi cosa vuoi davvero.
  2. Quando vado in ufficio in macchina rimpiango spesso di non aver preso la metropolitana. Ma non così tanto spesso come quando prendo la metropolitana e rimpiango di non aver preso la macchina.
  3. Ho scoperto che, nonostante non tolleri il sapore dei fichi, la marmellata di fichi è buonissima.
  4. Il virologo Roberto Burioni, pur essendo nato a Pesaro, è tifoso della Lazio. Non solo per quello ultimamente lo proporrei come presidente del consiglio.
  5. Penso che Greys’Anatomy sia, fino ad oggi, la più bella serie mai andata in onda.
  6. Il mondo del calcio è malato. Dalle fondamenta. Dai più alti livelli a quelli più infimi. Riformarlo penso sia impossibile, oltre che inutile. Andrebbe raso al suolo e ricostruito da zero.
  7. A diciotto anni ero già assolutamente in grado di discernere la buona dalla cattiva politica, con una lungimiranza che ancora mi stupisce.
  8. Mi sto convincendo che il giorno in cui deciderò di attaccare gli scarpini al chiodo, la bicicletta potrebbe diventare un’alternativa.
  9. Curare il giardino e saper fuggire un cretino. Già solo per questi versi Battisti dovrebbe essere studiato nelle scuole.
  10. Se potessi tornare indietro probabilmente rifarei quasi ogni cosa, ma certamente non nello stesso modo.
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Ad esempio quelli che fanno la fila da Starbucks

Io non ho nulla contro quelli che fanno la fila da Starbucks per comperarsi un caffè americano e pagarlo 1,80, il 90% circa di più di quanto pagherebbero un buonissimo espresso italiano in qualsiasi bar nei dintorni. Non ho nulla neanche contro quelli che si mettono in fila alla Apple quando esce l’ultimissimo modello dell’Iphone, che costa su per giù quanto una settimana di vacanza in qualche bellissima isola greca. Ognuno spende i suoi soldi come crede.

Non ho nulla nemmeno contro quelli che non leggono un libro dai tempi delle medie ma non si perdono una puntata di Uomini e Donne o dell’isola dei famosi. Ognuno spende il suo tempo come vuole.

Niente da ridire neanche con chi si fa le sopracciglie a ali di gabbiano o si fa tatuare due ali di angelo dietro la schiena (giuro, li ho visti quest’estate!). Ognuno è libero di mostrificarsi fare del proprio corpo quello che vuole.

Non ho nulla perfino contro quelli che ascoltano Despacito o A Capoeira, ma poi credono che Pink Floyd sia una marca di deodoranti. Ognuno è libero di ascoltare quel che preferisce.

Con una qualche fatica debbo dire che non ho nulla nemmeno contro chi crede agli oroscopi ma non crede ai vaccini. Ognuno è libero di credere in quello che vuole (c’è pure chi crede che il goal di Turone era buono, figuriamoci un po’!).

Diciamo solo che ho qualche difficoltà ad accettare che il loro voto conti quanto il mio. Sono tempi difficili, come cantano i REM ma ci sto lavorando. D’altra parte la saggezza si acquisice con gli anni ed io sono solo un giovane cinquantenne. Datemi tempo!

P.S. Questo post nasce da un simpatico scambio di battute in quel di faccialibro con la mia carissima gemellina Chiara: evidentemente quando ci hanno separato alla nascita, da una parte è fluita la minchioneria e dall’altra la lungimiranza. Indovinate a me qualche parte è toccata?

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Qualcosa da perdere

Se non diventassimo forti con quello che perdiamo, con ciò che ci manca, con quello che desideriamo e non abbiamo, non saremmo mai forti abbastanza.” (J. Irving, Hotel New Hampshire)

E’ vero che apprezziamo davvero qualcosa quando non è più in nostro possesso o nelle nostre disponibilità? Possibile che capiamo il valore della salute solo quando stiamo male? O la gioia di avere un amico quando non lo sentiamo più? Perdere qualcosa o qualcuno sarebbe dunque l’unico modo per capire quanto è importante? Sicuramente “abituarsi” a quello che si ha, pensare di aver acquisito ora e per sempre certe situazioni consolidate, ci fa correre il rischio di dare per scontate persone o cose al punto di non riuscire più ad apprezzarle.

Quando perdiamo qualcuno o qualcosa, tra l’altro, scatta quel naturale sentimento di rimpianto che ci fa rimpiangere cose, persone, situazioni che poi in realtà non è che fossero poi così realmente importanti. La nostalgia per “i bei tempi andati” ci fa ricordare con benevolenza quello che avevamo, aumentandone il valore al di là della realtà oggettiva. Nei ricordi capita di mettere gli occhi azzurri e i capelli biondi anche a qualche scarrafone! D’altra parte però, sarà stato pure uno scarrafone, però era il nostro! Stava sempre lì con noi, ci faceva compagnia, lo davamo per scontato e ora che non c’è ci manca.

E’ un rischio abbastanza frequente a cui tutti possiamo incorrere e forse è il motivo che spiega meglio di qualsiasi altro concetto perché in amore vince chi fugge: fuggire è determinare una mancanza, il modo migliore per capire quanto sia importante qualcuno. D’altra parte, come dice il papà della strana famiglia di Irving al figlio in Hotel New Hampshire (a proposito, libro straordinario, devo ricordarmi di  inserirlo nella prossima puntata dei consigli di lettura), se vogliamo essere forti dobbiamo imparare a perdere qualcosa o qualcuno. Qualcosa o qualcuno a cui teniamo, che ci mancherà nel momento in cui lo perderemo. Per essere forti abbastanza, dobbiamo essere forti con quello che perdiamo.

Vero, verissimo. Ma chi vuole essere forte? O meglio, cosa siamo disposti a perdere per diventare forti? Io nessuno. E non mi chiedete nulla al riguardo, perché non ho alcuna intenzione di essere forte. Tutt’al più lo posso essere per qualcuno, ma certamente non per me stesso. Posso essere forte per chi mi sta vicino e vuole appoggiarsi a me. Ma se diventare forte significa abituarsi a perdere qualcuno, resterò deboluccio come sempre. A fuggire poi non sono mai stato capace, forse per questo in amore non è che proprio abbia una collezione di successi. Pochi ma buoni direi e comunque, fossero anche pochi, ma farò tutto quello che è nelle mie capacità per non perderne proprio nessuno. Con la testa e con il cuore, proprio come questo gruppo di Seattle che ho scoperto da poco.

 

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Cose antiche e cose nuove

“Il regno dei cieli è come uno scriba che trae dal suo tesoro cose antiche e nuove” (Mt 13,52)

In fondo anche l’amicizia è così e anche l’amore. Imparare il modo giusto di voler bene forse significa proprio questo: trovare cose nuove, senza dimenticare quelle antiche e fare tesoro di entrambe.

Perchè, come sempre, non è un problema di quantità. Il problema è il come. Come voler bene, come essere vicini senza soffocare, come essere trampolini per crescere o scudi dietro cui ripararsi. Non quanto dare, quanto aprire, ma come farlo.

E così, pedalando fra i boschi del mio amato altipiano, mi imbatto in una strana costruzione. Che mi fa balenare un pensiero banale. Mentre uno (io, per esempio) è tutto impegnato a capire se e quanto aprire quella porta, spesso la realtà è molto più aperta di qualsiasi porta.