Le dieci cose che succederanno dopo il referendum

Vigilia del voto, giorno di silenzio non si dovrebbe fare campagna elettorale. E quindi io, da buon minchione, mi limito a fornirvi gli scenari palusibili (!) su ciò che accadrà dopo la consultazione referendaria. Ecco su per giù quello che succederà.

Se vince il Sì

  • Renzi sposterà la capitale a Firenze, dichiarerà la Finocchiona patrimonio dell’Unesco, assegnerà lo scudetto alla Fiorentina, romperà i rapporti diplomatici con gli Usa finché la Marvel non cambierà il colore di Hulk da verde a viola e infine proclamerà la Boschi Miss Italia ad honorem.
  • Poi farà un accordo con il Vaticano per cui anche i preti potranno sposarsi, ma soltanto donne di una certa età, con taglie forti, che sono segretarie della CGIL e hanno nomi che iniziano con la S.
  • Quindi scenderà a patti con le democrazie plutocratiche (ed il complotto giudaico massonico) e gli regalerà il Molise, che così diventerà il più grande costruttore di scie chimiche del mondo. Ma tanto il Molise non esiste.
  • Di seguito stabilirà che il Senato verrà eletto con le figurine del Risiko e i futuri senatori pagati con i soldi del Monopoli. In compenso però i senatori potranno assistere ai lavori nei cantieri delle metropolitane e avranno un parcheggio dedicato all’Ikea di Porte di Roma.
  • Infine, in ossequio ai poteri forti forti forti, introdurrà il Braccio di Ferro come prova dell’esame di maturità.

Se vince il No

  • Grillo, rimettendosi l’imbuto in testa, a cavallo del suo destriero, si autopraclamerà imperatore del Sacro Genovese Impero e liberalizzerà rutti e scuregge, come forme di protesta contro la casta.
  • Berlusconi proporrà di reintrodurre lo ius prime noctis, non contro ma piuttosto insieme alla casta. Ma anche insieme alla zozzona.
  • Gasparri esulterà così forte che gli usciranno le emorroidi, ma insieme gli si addrizzeranno gli occhi e guardandosi allo specchio per la prima volta si metterà così paura che comincerà a balbettare per il resto dei suoi giorni.
  • Salvini sarà così contento che farà il bagno nudo in una vasca di tavernello. Una volta uscito, camminando come un’oca ubriaca, dopo aver attaccato una caccola sul cappotto di Renzi, rivelerà al mondo il suo amore per Luciana Turina, la sua passione per le zucchine alla scapece e le sue origini abruzzesi.
  • D’Alema proverà a dire qualcosa di sinistra, ma morirà strozzato dal tentativo. Al ché Grillo, sceso dal destriero infilandogli l’imbuto in testa lo riporterà in vita. D’Alema si risveglierà con i capelli bianchi e credendosi Shel Shapiro, diventerà vegano e finirà a fare concertini nei locale di Gallipoli.

E ora buon voto a tutti!

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Fidel de corazòn

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Un giorno, sebbene i nostri ricordi siano una vela più lontana dell’orizzonte e il tuo ricordo sia una nave incagliata nella mia memoria, spunterà l’aurora per gridare con stupore vedendo i fratelli rossi all’orizzonte camminando gioiosi verso l’avvenire. (Ernesto Guevara)

Com’è strana la vita. Lotti per un obiettivo, spendi tutto te stesso, contro tutti, contro la logica, contro il buon senso, rischi la vita, quella dei tuoi cari e alla fine raggiungi il tuo obiettivo. Ma la lotta non finisce, anzi i nemici diventano più forti, più numerosi, tu però non ti arrendi. Vuoi fare del bene, sai di essere nel giusto, non vuoi nulla per te stesso, rifiuti ogni privilegio, rimani uno come gli altri. Il tempo passa e quello che hai costruito sembra non stare al passo con i cambiamenti, ma tu insisti, rimani solo contro tutti. Solo la tua gente è con te, perché loro, tutti loro, sono i tuoi figli e tu ti prenderai cura di loro.

Ma prorpio come ai figli, a che serve avergli dato l’istruzione, se poi non possono avere una loro opinione? Che serve aver curato le loro malattie, se non lasci loro la libertà di sbagliare? Hai preservato i tuoi figli, li hai difesi sempre, nella tua terra non c’è un’arma, non c’è droga, ma tutto questo che senso ha se non gli lasci la possibilità di scegliere? E tu, che hai sempre lottato per liberare le persone, finisci per sembrare un tiranno, tu rivoluzionario passi per dittatore.

Voi mi condannate, ma la storia mi assolverà“. Io penso che, come spesso ti capitava, avevi ragione: come quando 40 anni fa immaginasti un presidente degli Usa nero e un papa sudamericano. La storia ristabilirà la verità. Perché la storia non finisce certo oggi. Che la terra ti sia lieve e tu possa riposare in pace, nel paradiso degli eroi.

Si dovrebbe poter comprendere che le cose sono senza speranza ed essere tuttavia decisi a cambiarle (F. Scott Fitzgerald)

 

Uno spettro si aggira per l’Europa

Quando le persone smettono di credere in Dio, cominciano a credere a qualsiasi cosa (G. Chesterton).

L’occidente come entità geografico-politica è sempre più malato di populismo. Due elementi secondo me più di altri stanno determinando questo fenomeno: la paura per la pressione del sud del mondo povero (che si manifesta violentemente con l’Isis e drammaticamente con le folle di disperati che fuggono da fame e carestie), la crisi economica che ha impoverito le classi medie. Di fronte a questo si capisce che ha buon gioco chi offre soluzioni miracolose, low coast, senza chiedere in cambio nulla tranne il voto. I leader ed i movimenti populisti fanno questo da sempre: dicono quello che la gente si vuol sentir dire. Ovviamente non sono in grado di realizzare nulla di quello che promettono e spesso lasciano situazioni peggiori di quelle che avevano lasciato. Ma tant’è! La storia sembra non insegnare nulla.

Usciamo dall’Europa e ridiventeremo ricchi” vale come “il milione di posti di lavoro“. “Manderemo via tutti gli immigrati” somiglia a “meno tasse per tutti“, oppure “reddito di cittadinanza“. Soluzioni semplici a problemi complessi. Credere a questi imbonitori è un po’ come puntare i risparmi su chi promette di farti vincere la lotteria o farsi prevedere il futuro da qualche ciarlatano. Perché questi sono! Ma il bello è che, secondo me, sotto sotto lo sa anche chi li vota. Il fatto che la Brexit o la vittoria di di Trump siano venute fuori contro ogni sondaggio è indicativo. Le persone che fanno queste scelte tendono a non ammetterlo pubblicamente. Trovatemi oggi uno che affermi di aver votato Berlusconi! Eppure quasi un italiano su tre lo votò e non una volta sola.

Ma la gente non è stupida. Può essere disperata, incazzata, depressa, sfiduciata, ma non è affatto stupida. E quando ci sono alternative credibili, improvvisamente torna razionale. Il guaio è quando queste alternative non ci sono. Quando chi ha responsabilità politiche si stacca dalla realtà o sfacciatamente pensa di perseguire i propri obiettivi (più o meno leciti) con arroganza e superficialità. Aver ridato fiato a dei minus habens come quelli della Lega, aver fatto nascere e moltiplicare un movimento senza né capo, né coda guidato da un comico, continuare a tenere in vita (politica) un personaggio come Berlusconi, sono responsabilità enormi del Partito Democratico. E mi dispiace che anche Renzi abbia ripercorso lo stesso iter di chi l’ha preceduto. Continuo a pensare che questo governo abbia fatto più di quanto abbiano fatto gli altri negli ultimi quindici anni, ma se come sembra il no vincerà (ed io spero ancora che non sia così) sarà una sua personale responsabilità politica.

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10 motivi per cui (non) voterò no

Perché mio cugino ha detto che una volta Renzi gli ha violentato il gatto. Ma i giornali, schiavi del PD, mica le scrivono queste cose.

Perché il testo autentico del quesito referendario, era “anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribàcchi confaldina? Come antifurto, per esempio. Perché il dito lo prematura ma allora io le potrei dire, anche con il rispetto per l’autorità, pàstene soppaltate secondo l’articolo 12, abbia pazienza, sennò posterdati, anche un pochino antani in prefettura?” Ma gli estensori del referendum, schiavi del PD, mica le dicono queste cose.

Perché è vero, se vince il sì non avremmo più il bicameralismo perfetto, non avremmo più le province, sarà abolito il Cnel. Ma la fame nel mondo? E le cura contro il cancro? E il prezzo delle ciliege fuori stagione? Ma i fruttivendoli, schiavi del PD, mica lo dicono quanto costano.

Perché una volta Renzi ha fatto una puzza in ascensore. Non me l’ha detto nessuno, ma una volta dev’essere successo per forza. Ma il portiere, schiavo del PD, mica le dice queste cose.

Perché hanno messo il voto a dicembre, quando le giornate sono più corte e fa buio presto, così la gente ha sonno e non va a votare. Ma il meteo, schiavo del PD, mica le prevede queste cose.

Perché quando ero in quinta la maestra mi ha insegnato le province. So perfino dov’è Isernia. E pure Biella. E ora che le ho imparate così bene, me lo volete abolire?

Perché la figlia della sorella (era gobba pure quella, era gobba pure quella) lavora al Cnel.

Perché Renzi è convinto che nell’amaro benedettino ci sta il segreto della felicità.

Perché a me piace il ping pong. E questo andare alla Camera e poi al Senato e torna alla Camera e poi ritorna al Senato e vai su e torna giù, vai a destra e torna a sinistra. Senza passare dal via e ritirare le venti mila lire. Starei ore, ma che dico ore. Starei giorni, ma che dico giorni. Starei mesi, ma che dico mesi. Starei anni a guardarlo. Tanti, tanti anni!

Perché io mi fido di Beppe. E di Baffino. E di Silvio. E di Brunetta. E di Gasparri. E di Salvini. E di Pacciani. Ah no quello era compagno di merende di Renzi. Ma la cosa fondamentale è che loro mica sono schiavi del PD!

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Roma ladrona

Egregi rappresentanti delle nazioni,

vi scrivo per certificare l’infimo livello e il degrado irrecuperabile in cui versa la città di Roma. Infestata dai ladri, sommersa dalla mondezza, incapace di gestire una mobilità degna di una capitale europea, destinata ad un fallimento irrecuperabile. Cosa volete che siano 8 anni? 96 mesi, 416 settimane, 2920 giorni. Insomma, è un attimo! Sì, forse per quel periodo sarò riuscita a trovare tutti gli assessori, ma mica lo so. E poi, pensate sul serio che noi, con le nostre forse, le nostre capacità, la nostra buona volontà, in questo nonnulla saremmo in grado di risollevare questa situazione? Saremmo diventati capaci di governare? Suvvia! Roma non si è fatta mica in un giorno.

E poi non abbiamo bisogno dei milioni di euro che volete metterci a disposizione. Abbiamo ben altro a cui pensare: faremo il GRAB, il grande raccordo anulare per biciclette, una cosa di cui veramente si sente la mancanza a Roma. Come anche la funicolare per Monte Mario. E poi ci sono le scie chimiche. Mica si può pensare di far venire tutti quei turisti qui, mentre sopra le nostre teste volano milioni e milioni di scie chimiche.

Io di sport non è che ne capisco molto, ma a voi sembra che noi romani siamo così sportivi? Lazio e Roma hanno vinto 5 scudetti in due! Ma allora, se proprio dobbiamo farla in Italia, questa benedetta Olimpiade organizziamola a Juventus. Non so bene dove sia, ma quelli sì che sono bravi nello sport. E’ un’idea, può piacere, può non piacere. Quasi quasi chiedo a Beppe se ci fa un bel sondaggio sul blog.

Comunque ve lo ribadisco, Roma non è pronta. E non lo sarà mai. Andate a Parigi, fanno delle brioche favolose. Certo, come sistemi di sicurezza hanno qualche lieve margine di miglioramento, ma cosa volete che sia! Se no Los Angeles… Hollywood, gli attori, sai che bello. Altrimenti  Budapest: avete mai assaggiato il gulash ungherese? Date retta a me, non ve ne pentirete. Del resto qui cosa potremmo offrirvi? I rigatoni con la pajata. E come diceva il compianto Albertone cos’è la pajata? Ecco, io oggi sto dicendo al mondo, che è questo quello che noi siamo in grado di offrirvi: Merda.

La vostra affezionatissima Virginia.

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Il bambino scoreggione

Dopo tanti anni, come un flash dal passato, un fatto accaduto ieri mi ha fatto tornare in mente F. un mio amico di quando eravamo piccoli. Amico in realtà è una parola grossa. Un ciccione che non mi era per niente simpatico. A dire il vero a nessuno era simpatico, perché era il classico ragazzino iracondo e sbruffone, presuntuoso e poco intelligente. Uno di quelli che cercano sempre la rissa, che non colgono al volo le cose e quindi, inevitabilmente, diventano i soggetti preferiti di scherzi e prese in giro da parte degli altri. Ma se le meritava tutte, perché era proprio insopportabile.

Aveva un’unica capacità. Oddio, probabilmente ne aveva anche altre, ma per questa era davvero famoso. Riusciva a scoreggiare a comando. Per tutto il resto era un disastro, ma in questo, bisogna ammettere, era proprio bravo. Riusciva anche a tenere il tempo, imitando i motivetti più famosi. Un vero e proprio virtuoso del peto. Ovviamente tutti ridevamo alle sue spalle, ma lui mica lo capiva. Anzi, era orgogliosissimo di questa sua dote. E quindi noi, nelle situazioni meno appropriate, andavamo lì a stuzzicarlo, invitandolo a mettersi in mostra, facendoci poi grasse risate alle sue spalle.

A pensarci oggi, eravamo proprio dei gran fetenti. Ma eravamo piccoli, non capivamo che così facendo aumentavamo il distacco dalla realtà di questo poveraccio, facendogli credere che quella che lui pensava fosse una dote, in realtà era solo il motivo per ridere alle sue spalle. Ieri, quando quei giornalisti, nel giorno in cui muore un galantuomo, un gigante della politica come Ciampi, sono andati a intervistare Salvini, mi è tornato in mente il mio amico scoreggione. Chissà che fine ha fatto. Con i tempi che corrono, si fosse buttato in politica, magari a quest’ora era diventato il leader di un partito.

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Il condottiero, il professore e la secchiona

Barbara luna rosso scudo, il re degli Unni guardava Roma. Uomo di poca fantasia, lui la scambiò per una stella. Quando gli uomini giunsero in collina aveva sciolto l’armatura. E fu per ignoranza o per sfortuna, che perse il treno, il treno per la luna.

Il primo ci mise cinque anni, il secondo due, la terza tre mesi.

C’era una volta il grande condottiero, ordine e disciplina. Parlava alla pancia della gente, risvegliava le loro paure, così da offrirgli poi la sua protezione. Ma poi arrivò la nevicata. Grande condottiero, perché non ci hai protetto? La gente si risvegliò. Come da un sogno, che era diventato un incubo, lungo 5 anni.

Poi arrivò il professore antipatico, quello che si divertiva a bocciare gli alunni somari. Ma anche quelli bravi. Anzi, soprattutto quelli bravi, perché nessuno doveva essere bravo come lui. Odiava tutti, nessuno escluso, nessuna eccezione, tutti uguali, tutti bocciati. Andate a studiare, non siete preparati, non siete all’altezza. Non mi capite e io me ne vado. E infatti dopo neanche due anni se ne andò.

Allora arrivò la secchiona. Aveva studiato, le sapeva tutte. O almeno così diceva. Era tutta seria, non dava confidenza. Non la dava a nessuno! O almeno, così diceva. In verità qualcuno lì per lì si accorse dei fili che aveva dietro la schiena. Ma fece finta di non vederli, perché se anche fosse stata una favola, era bello, almeno per un po’, far finta di crederci. Magari avrebbe anche potuto dura di più, se solo quei fili non si fossero ingarbugliati in quel modo, alla prima volata di vento. Ma lei che sapeva tutto, doveva saperlo però, che qui soffia il ponentino.

E il ponentino, cari miei, non lo ferma nessuno.

Quando i carri gli volsero le spalle Leone levò il calice al cielo. E fu per ignoranza o per sfortuna che questa stella figlio è ancora a Roma. Che questa stella figlio è ancora a Roma

La presa della Bastiglia

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Dopo la lettura dell’ultimo post, la mia amica cazzeggiante poneva una domanda non da poco: “tu dici che sia possibile andare a prendere la Bastiglia?” Me la sono cavata con una battuta, ma se devo per un attimo fare la persona seria è ovvio che la risposta è assolutamente no!

Non siamo un popolo adatto alle grandi gesta, per fortuna o per sfortuna giudicate voi. Forse una volta, gli antichi romani, gli unici così fichi che erano fichi anche con un paio di sandali, ma poi dopo? Non abbiamo mai fatto una rivoluzione vera e propria, non siamo riusciti a liberarci delle varie dominazioni straniere se non grazie ad altri stranieri. Abbiamo una staterello ben impiantato proprio all’interno del centro vitale del Paese, che nel bene o nel male (anche qui, sospendo il giudizio) influenza quello che facciamo. Noi siamo il popolo che non è popolo. Che riscopre l’identità nazionale solo per una partita di calcio, anzi neanche più lì. Forse non è un dettaglio che siamo forse l’unica nazione che ha per colore identificativo (l’azzurro) un colore che non compare nella bandiera. Il blu Savoia: ma se i Savoia stanno sul cazzo a tutti? Ma lasciamo stare va!

Siamo il paese dei mille campanili: Pisa e Livorno, Potenza e Matera, Rocca di sopra contro Rocca di sotto, meglio un morto dentro casa che Tizio, Caio e Sempronio alla porta. Il paese delle contrade, dei Pali, dei derby. Altro che i Savoia, in realtà ci stanno sul cazzo tutti! Abbiamo questa singolare attitudine ad innamorarci del primo minchione che si atteggia a capetto, promettendo mari e monti, mentendo sapendo di mentire. Insomma no, ma quale Bastiglia vorremmo andare a prendere?

Siamo il popolo che si arrangia. Quelli delle regole da interpretare, delle norme da aggirare, senza senso civico, privi di qualsiasi senso del bene comune. Viviamo in una striscia di terra in cui si trovano il 70% delle opere d’arte di tutto il mondo e non siamo capaci non dico di valorizzarle, ma almeno di evitare che vadano in malora. Come dice la mia saggia amica Frà Squadra, “la magra consolazione è che qui da noi per le stragi non c’è bisogno del terrorismo islamico. Basta un binario unico, qualche politico corrotto e ce la caviamo benissimo anche da soli“.

Forse per questo le grandi imprese eroiche non fanno per noi. Siamo troppo poco tragici e troppo poco eroici. Ma forse siamo anche troppo saggi per pensare che basti prendere una Bastiglia per poter cambiare le cose. Perché la verità è che ci salva il buon senso, la capacità di saperci adattare, di stare con gli occhi asciutti nella notte scura: né santi, né eroi, forse navigatori, senza dubbio paraculi. Da noi vale il detto “non dire gatto se non c’è l’hai nel sacco“. Ma io soprattutto aggiungerei, mai e poi mai e per nessun motivo, non dire “mulo“.

La città dei sogni

Va be’ certo, a sparare minchiate sei bravo, ma se dovessi invece proporre qualcosa tu? Troppo facile perculeggiare tutti i candidati, tu al posto loro che faresti?

Premesso che odio la democrazia partecipativa, le proposte dal basso, il suffragio universale, tutto ciò che solo lontanamente puzza di demagogia e di volgo profano e che invece sarei per una tirannide illuminata (insomma sono davvero un gran minchione, non è che faccio finta), mi sento di buttare lì una sola ed unica proposta per trasformare radicalmente la situazione di Roma e salvarla da gran parte dei suoi mali.

Una sola, semplicissima. Basta togliere di mezzo tutti i romani. Ma no, che avete capito? Non intendo invadere la Polonia al suono della cavalcata delle Valchirie. Semplicemente prenderei tutti i ministeri, la Camera, il Senato, il tribunale, l’anagrafe, il comune, la telecom, l’eni, l’enel, le poste, le ferrovie, insomma tutti gli uffici con più di 20 dipendenti e li sposterei fuori dalla città.

Roma è il più grande museo a cielo aperto del mondo, il centro della cristianità e la capitale d’Italia. Una cosa è di troppo. Le prime due sono difficilmente spostabili, ma la terza no. Certo, prima bisognerebbe costruire una città solo di uffici a una trentina di chilometri a nord o a sud lungo l’autostrada del sole, con un servizio di treni navette continui, dalle stazioni della metro e dalla stazione ferroviarie e il gioco sarebbe fatto. Che ce vo?

A quel punto Roma diventerebbe una città a misura di turista, valorizzando il più straordinario insieme di opere d’arte esistenti al mondo. Senza traffico, senza smog, dove i mezzi pubblici sarebbero finalmente funzionanti. Anche perché dalle 8 alle 20 vieterei l’uso delle macchine private dentro il raccordo anulare. Poi, già che ci sono, vieterei pure gli scioperei nei servizi pubblici. Solo scioperi virtuali: vai a lavorare, ma non prendi lo stipendio. Contemporaneamente l’azienda, per ogni dipendente che sciopera, versa il corrispettivo di tre volte lo stipendio, devolvendo il tutto ad un fondo gestito direttamente dai sindacati per iniziative a favore dei lavoratori.

Dite che è un’utopia irrealizzabile? Può darsi. Anche se i palazzinari romani avrebbero una città da costruire, quindi forse…ma poi io scrivo minchiate su un blog, che volete da me? Mica faccio il politico! Anzi, come Peter Pan/Bennato, posso assicurarvi che…

Mai nessuno mi darà, il suo voto per parlare o per decidere del suo futuro. Nella mia categoria, tutta gente poco seria di cui non ci si può fidare!

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Quod non fecerunt barbari…

Premessa. Volevo scrivere un post minchione, l’avevo promesso al mio amico Topper, ma invece mi è venuto fuori un post sulle minchiate. Quelle che stiamo ascoltando in questi ultimi giorni di campagna elettorale. Almeno noi qui nella capitale (ma temo che anche altrove non sia tanto diverso).

Eppure, con tutte le emergenze che ci sono, non dovrebbe essere difficile. Tre cose, le prime tre che farai. E già dalla scelta si dovrebbe capire qualcosa. Perché la politica (ma forse la vita in generale) è fatta di priorità. Dimmi quali sono le tue priorità e ti dirò chi sei. O almeno capirò se sei in un modo o in un altro. Di destra o di sinistra, ad esempio (detto per inciso: chi dice che destra e sinistra non esistono più, chi dice che sono categorie superate, è di destra. State tranquilli, è così. Magari lui non lo sa, ma è così, fidatevi). Criminalità, traffico, rifiuti, emarginazione, integrazione, istruzione, verde. Che pensate di fare? Ed ecco le alternative a nostra disposizione.

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La Meloni è alleata con Salvini. Devo aggiungere altro?

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L’eterodiretta Raggi, fra le altre perle, ha detto che per risolvere il traffico di Roma, proporrà la costruzione di una funivia a Montemario. Una funivia. Ma già che ci sei perché no un bello skylift su per i sette colli? E un’ ovovia fra Montesacro e Monteverde? Daje Virgì, sei sulla buona strada per realizzare un’impresa che qualcuno potrebbe pensare al di là delle tue forze. Ma tu ce la puoi fare, me lo sento: tu e solo tu forse, se proprio ti impegni, riuscirai nella titanica impresa. Quella di farci rimpiangere Marino.

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Ah dite che questo non è Marchini? Ho sbagliato foto? Sì, effettivamente Ridge è molto più espressivo. E soprattutto più vero, perché Arfio, nipote di una famiglia di palazzinari romani mi dicono di sinistra (calce e martello chiamavano il nonno) è autentico come una moneta di tre euro. Ecco, andasse lui al ballottaggio forse sarebbe l’unico motivo per andare a votare. Per l’altro candidato, ovviamente.

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Che, a parte la faccia un po’ così, a parte essere il candidato del partito (quello per cui di solito voto, detto per inciso) che, avendo dalla sua, il governo, il presidente della regione, 20 presidenti su 20 Municipi, il sindaco precedente, non è riuscito a risolvere nemmeno uno dei problemi della città (anzi, è riuscito a ridar fiato e credibilità (?) a delle opposizioni di per sé impresentabili). A parte questo, ha detto che per risolvere il problema delle periferie, chiederà consiglio a Totti. A Totti. Va be’, lasciamo stare va.

Uno di questi sarà il prossimo sindaco di Roma…poveri noi. Ma tanto passerà anche lui. E se siamo sopravvissuti ai barbari e ai Barberini, se siamo ancora qui dopo Alemanno e Marino, penso che ce la possiamo fare. Io però stavolta salto un turno. Non ce la faccio, non ce la posso fa. Uno di voi sarà il sindaco. Not in my name.

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