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Io e le donne (per tacer della cagna)

Cari lettori, ma soprattutto care lettrici…(avevo sempre sognato cominciare un post così, ma non avevo mai trovato un soggetto così assolutamente minchione, adatto a questo incipit). Come voi ben sapete e se non lo sapete, sapetolo….sapatelo, sap.. è bene che si sappia, ho una grandissima stima del genere femminile. Sono assolutamente convinto della superiorità fisica, psichica, intellettuale (avete notato che gli ultimi 4 consigli di lettura che vi ho dato riguardano 4 scrittrici?), delle donne, rispetto a noi poveri maschietti.

Del resto, forse non a caso, uno dei primissimi post di questo blog era proprio un Elogio delle donne. Sarà che la mia mamma mi manca da morire. Sarà che sono innamorato della mia donna. Sarà che ho bellissimo rapporto con mia figlia. Sarà che ho delle “sorelle” meravigliose, delle amiche stupende e sul lavoro, quattro collaboratrici semplicemente fantastiche. Sarà che la mia piccola Rose mi fa delle feste quando rientro a casa persino esagerate. Saranno tutte queste cose, ma davvero penso che le donne abbiano una marcia in più.

Le ragazze fanno grandi sogni, forse peccano di ingenuità,  ma l’audacia le riscatta sempre, non le fa crollare mai.
cantava così Bennato qualche anno fa. E aveva ragione. Le donne sanno leggere fra le righe. Capiscono le cose prima di noi. Gli basta un’occhiata per cogliere le sfumature più recondite, i pensieri più nascosti, le intenzioni più celate. Come riuscire a starvi al passo? Come non soffrire questo ancestrale complesso di inferiorità, che qualche deficiente prova a mascherare con la forza bruta?

Le ragazze fanno grandi sogni, era il titolo di quella canzone che citavo prima. Ma in certe circostanze i sogni dovrebbero rimanere tali, perché il rischio è che altrimenti il vostro intuito tenda un tantino ad esagerare. E così può capitare che il vostro saper prevedere le conseguenze le enfatizzi. Si può arrivare al punto che la fantasia travalichi la realtà e nascano castelli, ma che dico castelli, grattacieli, ma che dico grattacieli, interi quartieri residenziali fatti di villette a schiera con giardino, piscina, barbecue e casetta per gli attrezzi. Dal nulla.

E qui dall’altra parte siamo noi, incerti ed affannati siamo noi, violenti ed impacciati siamo noi che, non ne veniamo mai a capo, mai a capo… Ancora una volta debbo dire che Edoardo non aveva affatto torto. Ma del resto, che alternativa abbiamo? Eh no, almeno per me, alternative non ce ne sono!!!

 

 

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Consigli di lettura non richiesti / 14. Dawson – Faye

“Candelora, candelora, dall’inverno semo fora. Ma se piove o tira vento, dall’inverno semo dentro“. Oddio, qui da noi oggi piove e tira vento, ma è un vento di scirocco, caldo e appiccicoso che a tutto fa pensare tranne che all’inverno. No, il grande freddo sembra finalmente passato e le giornate cominciano sensibilmente ad allungarsi. Ma che sia inverno o arrivi la primavera, che faccia freddo o l’aria cominci un po’ a farsi tiepida, almeno per me, non cambia la voglia di leggere. Soprattutto di leggere belle cose! E quindi, mi sono detto, perché non tornare ad intrattenere i viaggiatori ermeneutici con qualche buon consiglio di lettura?

Come sempre alterniamo. Un consiglio per letture divaganti, scorrevoli, piene di leggerezza ed ironia ed uno più sanguigno, palpitante, che tiene svegli la notte per la voglia di vedere come prosegue la trama. E parto da quest’ultimo, tornando a consigliarvi Lidsay Faye, un’autrice che già vi avevo segnalato esattamente qui quando vi avevo suggerito il primo capitolo della saga del poliziotto della New York del 1850. Einaudi finalmente ha pubblicato il seguito, il secondo capitolo (ce n’è anche un terzo, ancora non tradotto in italiano) intitolato Il segreto di Gotham. Se il primo mi era piaciuto moltissimo, questo secondo non ha tradito le attese, arricchendo la storia dei protagonisti ed inserendola nella vicenda storica dell’America di quegli anni, con i difficili rapporti fra i vari gruppi di emigrati e la questione razziale che poi avrebbe portato alla guerra di secessione. Non vedo l’ora che esca il seguito!

Per il consiglio rilassante vi suggerisco invece Non c’è niente che non va, almeno credo di Maddie Dawson. Un libro che scorre leggero e divertente dall’inizio alla fine, portando avanti una storia improbabile, talmente stravagante da poter essere vera. Una storia dei giorni nostri, di persone che si amano (o forse no) che si sposano (o forse no) che non vogliono legami (o forse sì), non vogliono figli (o forse sì). Che sembrano sul punto di innamorarsi di nuovo (forse sì o forse no). Tutto chiaro no? Un po’ come la vita vera….Se poi volete sciogliere questi forse e capire da che parte della bilancia penderà la storia, non dovete far altro che leggerlo. Non ve ne pentirete!

Buona lettura!

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Stasera il vostro viaggiatore ermeneutico in TV

Io avevo proposto il concetto di Kehre in Heidegger oppure la dialettica servo padrone in Hegel. In alternativa si poteva parlare di calcio: un bell’approfondimento sulla Lazio di Maestrelli, perché no? Oppure potevo fare un’ampia descrizione di Cuba, suggerendo un percorso fuori dalle mete più famose. Al limite avrei potuto intrattenere il pubblico con la mia ricetta dell’arrosto di maiale con la senape e le mele. Oppure, più semplicemente, potevo raccontare qualche storiella minchiona. Invece no.

Mi tocca un’altra volta parlare di Fondi Immobiliari.

Che noia, che barba.

Stasera alle 19,00, ad Attenti al Lupo, su TV2000 (canale 28 del digitale terrestre).

 

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(il)leggittimi malumori

E’ ovvio che sia arrabbiato per i politici bugiardi, populisti, ladri ed incapaci. Ma la classe politica rispecchia la società civile che la elegge. Con chi te la vuoi prendere?

E’ scontato che sia stufo dell’ignoranza e della stupidità, dell’egoismo e della maleducazione che c’è in giro. La gente si sa, presa singolarmente è fatta per lo più di brave persone: tutti insieme però emergono le colpe e le omissioni, tutti insieme gridiamo Heil Hitler o Barabba. Con chi te la vuoi prendere?

Certo che sono indignato per le terribili disgrazie che capitano senza un motivo, senza una vera ragione. Dovremo attendere la parousia, perché si sa, la giustizia non è di questo mondo. Con chi te la vuoi prendere?

E’ chiaro che mi rattrista vedere quanto spreco di intelligenza, di risorse, di energie ci sia intorno a noi. Non sappiamo dare le giuste priorità alle cose, ci perdiamo nei particolari e a volte ci sfugge l’essenziale. Siamo uomini, creature imperfette. Con chi te la vuoi prendere?

Bisogna avere pazienza. Tanta pazienza e comprensione. Bisogna sdrammatizzare, prendere la vita per il verso giusto, ridimensionare le vicende, viverle con leggerezza, con ironia.

Però non c’è niente da fare. E’ più forte di me. Non esiste nessuna cosa che mi faccia salire il veleno, che mi faccia infuriare, che mi rovini l’umore e le giornate più di questo. Perdere in casa con un goal al 90, dopo che hai attaccato tutta la partita e ti sei mangiato milioni di occasioni. Con chi me la voglio prendere?

Alcuni credono che il calcio sia una questione di vita o di morte. Non sono d’accordo. Il calcio è molto, molto di più.
(Bill Shankly)

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The second wind (la libertà delle scelte provvisorie)

Il bello delle storie è che non finiscono. La definitività delle cose, l’immutabilità delle situazioni, l’irrevocabilità delle scelte, sono tutte seghe mentali, costruzioni astratte delle nostra mente.

In questo discorso anche i proverbi non ci aiutano: “i treni passano una volta sola”. Ma chi l’ha detto? A volte possono saltare qualche corsa, ma basta andare in qualsiasi stazione per verificare una cosa abbastanza ovvia: i treni passano sempre, tutti i giorni, a tutte le ore. Come anche quell’altro che dice “si vive una volta sola”. Ma quando mai? Si muore una volta sola, si vive tutti i giorni.

Cambiare lavoro, fare un viaggio non pianificato, innamorarsi nuovamente, portare avanti una gravidanza imprevista, smettere di fumare, farsi crescere i baffi. Possiamo. La storia non è scritta, il destino non esiste. Lo costruiamo noi, oppure dicediamo che siano altri a farlo, ma è sempre una nostra possibilità. Ora è così, ma domani potrebbe cambiare. Forse decideremo di non cambiare mai. E’ probabile che (io per primo) continueremo a scegliere quello che abbiamo scelto fino ad oggi. Ma questo non cambia il discorso di fondo. Le scelte non realizzate non hanno meno valore di quelle che abbiamo compiuto. Il fatto di non averle scelte non le rende meno possibili.

Per questo le storie non finiscono, le situazioni possono cambiare, le scelte possono essere revocate. E non dovremmo permettere a nessuno – noi per primi – di credere nel contrario. Non arrendiamoci alla pigrizia e alla poca fantasia che ci vorrebbe far credere che non ci siano alternative. Le nostre scelte sono provvisorie, ma non per questo meno valide. Ed anzi, il sollievo, la sensazione di libertà, dovrebbero essere straordinariamente più forti e più piacevoli delle sicurezze che potrebbero darci delle apparenti situazioni immutabili o scelte irrevocabili.

Perché nella realtà non c’è nulla di irrevocabile. Nulla.

 

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Era meglio Peter Gabriel o Robert Plant?

“Fino alla fine, ci giurammo amicizia eterna, sulle strade secondarie, nascondendoci sulle strade secondarie…”

Trent’anni sono una giusta distanza. Il tempo è davvero un grande medico, che cura le ferite, ma soprattutto cristallizza i sentimenti, aiutando a dimenticare i ricordi che fanno male, restituendo invece intatti quelli più belli. Almeno per me funziona così. Come dice il mio saggio amico Pank, ogni cosa è illuminata all’interno della memoria. Ci sono stati anni che questo 21 gennaio era un incubo: il giorno più brutto dell’anno. Il dolore, il senso di colpa, la sensazione di impotenza. Un mix venefico di tristezza nera e acidità che dalla stomaco arrivava al cervello.

Ora non è più così. Non so perché, non so come sia successo. Forse semplicemente sono riuscito a fare pace con me stesso. E quindi anche con te. Forse perché ora ho dei figli quasi di quell’età, forse perché ho capito ormai che certe cose non si possono capire, fatto sta che non sono più arrabbiato. Non sono più arrabbiato con me stesso per quello che avrei potuto/voluto/dovuto fare o dire. Non sono più arrabbiato con te per quello che hai fatto, per quello che non mi hai detto, banalmente per non avermi chiesto aiuto. Non ho più nemmeno quell’energia di per sé positiva, che mi dava la forza per andare avanti, per affermare che tu eri nel torto ed io avevo ragione, che tu avevi sbagliato tutto ed io te lo avrei dimostrato con la mia vita. Anche quella non c’è più. Non voglio e non devo dimostrarti nulla. Vorrei solo riaverti qui.

Vorrei averti qui per ricominciare una delle nostre lunghe disquisizioni musicali (una ve l’ho già raccontata qui a proposito dei Beatles). Come quella notte in cui stavamo lì, ubriachi di sonno, a sentire alternativamente i Led Zeppelin ed i Genesis, per cercare di dimostrare l’uno a l’altro chi fosse la voce del rock tra Peter Gabriel e Robert Plant (per la cronaca, continuo a pensare che Gabriel sia inarrivabile, ma tu ora continuerai a dire il contrario). Eh sì. Di musica eri un grande esperto.

Molto meno di motori. Un’altra cosa che ci accomunava. Ricordo un pomeriggio che andammo a prendere un gelato al bar del tennis, al Foro Italico, con Federica e Ale. Come spesso accadeva la già ricordata 127 decise di non ripartire. “Proviamo a spingere!“……”ma com’è che non parte, eppure quando lo facciamo con papà funziona“. E meno male che, non ricordo chi delle fanciulle, ci disse che se non avessimo ingranato la seconda, con la macchina in folle, avremmo potuto continuare a spingerla dallo stadio fino a Tor di Quinto! Non capivamo nulla di macchine e motori. Eppure ne abbiamo percorse di strade secondarie e molte altre ne faremo ancora. Ciao indimenticabile amico.

“We swore forever friends on the backstreets until the end. Hiding on the backstreets, hiding on the backstreets, hiding on the backstreets, hiding on the backstreets, hiding on the backstreets, hiding on the backstreets…”
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Condividi anche tu la foto di un maiale al tramonto

Ho visto uno che entrava in un negozio di musica e con esagerata esuberanza, comprava un CD di Giggi D’Alessio.

Ho visto uno che, con una fastidiosa espressione di autocompiacimento, aveva un piercing sul capezzolo destro. E pure un altro sul sinistro.

Ho visto uno che camminava sulla spiaggia con un tatuaggio di due ali d’angelo che gli copriva tutta la schiena. E non si vergognava neanche un po’.

Ho visto uno che aveva comprato un divano da Poltrone & Sofà senza avere sconti. No, va be’ scherzo.

Ho visto uno che, felice e contento come un acciuga dentro un fiore di zucca, passeggiava al centro commerciale indossando una tuta con i colori della peperonata.

Ho visto uno che affermava, anche con una certa sicumera, che Milinkovic Savic è una pippa al sugo.

Ho visto gente che, con malcelato entusiasmo, guardava Uomini e Donne parteggiando per qualcuno contro qualcun’altro, come se poi gliene venisse in tasca qualcosa.

Ho visto uno che giurava e spergiurava che la pora nonna nei bucatini all’amatriciana ci metteva il soffritto con la cipolla.

Ho visto uno che, con viva e vibrante riprovazione, se la prendeva con il governo perché nevicava troppo.

Ho visto uno, anzi era più d’uno, che riteneva, anche con una certa aria seriamente corrucciata, che 54 milioni fossero un nonnulla, quisquilie, pinzillacchere.

A quel punto ero un po’ depresso. Che fine ha fatto il buon gusto? Dov’è andato il senso dell’estetica? Quando abbiamo perso la voglia di circondarci di cose belle? Perché in giro non si trova più l’armonia, lo stile, l’eleganza ? Allora ho condiviso sulla bacheca di Facebook la foto di un maiale al tramonto.

Ho visto che è stata molto apprezzata.

E mi è tornato il buonumore.

Ho visto un re. “Sa l’ha vist cus’è?”, ha visto un re, “Ah beh, sì beh”. Un re che piangeva seduto sulla sella, piangeva tante lacrime, ma tante che bagnava anche il cavallo! “Povero re” “E povero anche il cavallo!”

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Ragionare con il cuore (magari ascoltando i Pink Floyd)

Continuiamo a ragionare con il cuore perché siamo fatti di sangue, di ossa, muscoli, tendini, tessuti. Siamo una combinazione di sostanze chimiche e campi elettrici che muovono impulsi fisici e che determinano il nostro stato di salute fisica e mentale. Ma non siamo solo quello.

Per questo, come giustamente diceva qualcuno nei commenti al post di ieri, ci nutriamo anche con le orecchie. Perché siamo fatti anche di desideri, slanci, ansie, sogni, rimorsi, inquietudini, fantasie, illussioni, rimpianti, nostalgie, scommesse, speranze. E con quello che siamo ognuno di noi deve scalare la sua collina e deve farlo trovando la sua strada. Senza paura.

E per scalare la collina potremmo voler mangiare con le orecchie. Oppure camminare con le mani. Potremmo aver bisogno di risciacquare i polmoni, così da agevolare la salita. Potremmo dover bere con la mente, cantare con i piedi, guardare con il colon, ridere con il fegato. Scaleremo la collina, arriveremo in cima, ma ognuno a modo suo, perché non c’è una regola prestabilita. Non ci sono strade asfaltate, tutt’al più troveremo dei sentieri, ma sono appena accennati e non è detto che siano quelli più adatti a noi.

Ecco perché continuiamo a provare a ragionare con il cuore. E perché poi non dovremmo?

“Dici che la collina è troppo lunga da scalare. Dici che vorresti vedermi cercare di scalarla. Tu scegli il posto e io il momento. Ed io salirò la collina a modo mio. Devo soltanto aspettare il giorno giusto e poi spunterò dalle macchie d’alberi e dalle nubi, guarderò giù e saprò sentire il suono delle parole che hai detto oggi.”

 

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Avete mai provato a mangiare con le orecchie?

Qualcuno dice che si mangia prima di tutto con gli occhi: se un piatto è ben guarnito, se le pietanze hanno un aspetto invitante ed appetitoso sicuramente mangeremo con più gusto. Il sapore di quello che si mangia però lo si coglie con l’olfatto: in effetti quando siamo raffreddati ogni cosa perde sapore, che sia pasta, carne o dolce, ci sembra di mangiare la stessa cosa. Anche la sensazione tattile è importante: una cosa morbida oppure croccante, il caldo di una minestra, il freddo di un gelato. E poi ovviamente c’è il gusto, che comprende e raccoglie tutti i dati che vengono dagli altri sensi.

L’unico che rimane escluso è l’udito. Eppure l’orecchio non è  certo da meno degli altri. Se ci pensate è semplicemente fantastico, riesce a percepire suoni, melodie, rumori, semplici vibrazioni, echi lontani. Ci fa orientare in un luogo buio, ci diletta con musiche e canti, facendoci cogliere sfumature ed accordi sublimi. Fra tutti quanti io penso sia il top, il numero uno, il più importante. Ma nessuno avrebbe mai la malsana idea di utilizzarlo per mangiare. Nessuno! E nessuno sano di mente pensa che questo sia una limitazione, sia un difetto dell’orecchio. Perché tutti sappiamo che per quanto sia perfetto, per quante capacità abbia, quella cosa lì non è proprio capace di farla.

E perché invece continuiamo a tentare di ragionare con il cuore?

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Breve storia triste di un matrimonio che non s’ha da fare

“Si potrebbe andare tutti allo zoo comunale. Vengo anch’io. No tu no. Ma perché? Perché no”

  • Toc toc
  • Chi è?
  • Siamo quelli che fino a ieri vi hanno mandato affanculo. Vorremmo venire a casa vostra così potremmo mandarvi affanculo meglio
  • No, grazie, non ci interessa
  • Mi permetto di insistere. le assicuro che come mandiamo affanculo noi…
  • Ma guardi, le ho detto che…
  • E’ un’occasione unica. Se vuole potremmo anche accusarvi di un bel complotto giudaico-massonico-plutocratico
  • No, grazie, abbiamo già tutto
  • Un po’ di scie chimiche?
  • Le lasci dal portiere
  • Establishment! Establishment!
  • Le ho detto dal portiere
  • Un’offerta per il nostro giornalino on line?
  • Mi scusi, non ho spicci
  • E allora il PD? E la casta? Eh che mi dice della casta?
  • Eh quella effettivamente è carina, però ora la saluto
  • Allora, arrivederci a Bruxelles!

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