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American Love

Se escludiamo le comiche di Stanlio e Ollio, i film western con John Wayne, i thriller con Robert De Niro, i musical di Fred Astaire e Ginger Roger, la faccia da gangster di Humpry Bogart e i capelli biondi di Marylin Monroe, la colonna sonora dei Blues Brothers e tutte le commedie di Woody Allen, la saga di Guerre Stellari e l’epopea di Forrest Gump, i sogni dell’Attimo Fuggente e le atmosfere degli anni 50 di Grease, quelle dei 60 di Hair e quelle dei 70 del Grande Freddo, gli 80 di Harry ti presente Sally, le serie TV, Ricky Cunningam e Fonzie di Happy Days, Starsky e Hutch,  Mork e Mindy, Saranno Famosi, Twin Peaks, Lost, Desperate e Grace Anatomy.

Non considerando la musica, il rock, il country, il jazz e lo swing, il Rock’n roll di Elvis, la musica della west coast degli Eagles, di Jackson Browne e dei Greatful Dead, Neil Young e Crosby, Still e Nash, il Boss e i REM, il grunge dei Pearl Jam, il southern Rock dei Lynard Skynard, i Green Day, la tromba di Satchmo, il clarinetto di Benny Goodman, la Swing Era di Glenn Miller.

A parte i romanzi di Hemingway e di Steinbeck, quelli di Mark Twain e la saga di Hap e Leonard di Lansdale, Fitzgerald e Bukowsky, tutti i racconti di Fante, i cartoni animati di Walt Disney e quelli di Hanna & Barbera, l’Uomo Ragno e tutti i fumetti della Marvel, ma anche Batman e quelli della DC Comics, gli acrobati della NBA, il gancio cielo di Ja Bahr, i miti del Baseball, i mostri del Football, Tiger Woods e le sfide Connors Mc Enroe.

Tralasciando il sogno di Martin Luther King, le battaglie civili delle Black Panthers, la guerra contro la mafia di Al Capone e il proibizionismo, la dinastia di Kennedy e il Vietnam, la guerra di Secessione e le Torri Gemelle, il primo presidente nero, il mito della frontiera, sognando la California, la conquista dello spazio, Houston abbiamo un problema, il Grand Canyon, il parco di Yellostone, le immense praterie e la Route 66, la regione dei grandi laghi e le 4 teste delle Black Hills, le cascate del Niagara e le paludi della Florida, la causa degli indiani, le riserve, le grandi battaglie, Geronimo e Toro Seduto, gli Apache e i Sioux, i Navajo e i Cheyennes.

Se escludiamo questo, posso affermare tranquillamente che l’America non ha esercitato su di me nessunissima influenza, né il benché minimo interesse.

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Elogio delle donne

Le considerazioni di oggi partono da una constatazione, da una citazione e da un anniversario.

La constatazione è algebrica.

Quando avevo 10 anni intorno a me c’erano tanti bambini e tante bambine, all’incirca dello stesso numero. Così anche a 20 anni, tante ragazze, tanti ragazzi.

Dai 30 anni in poi comincia uno strano fenomeno: via via che passano gli anni le ragazze (diciamo le donne) aumentano. A parte le coppie ci sono molte donne single e non altrettanti uomini. Così, a mente, senza starci a pensare troppo, mi vengono in mente decine di amiche, belle, intelligenti, simpatiche, affermate nel lavoro, più o meno felicemente single. Ho difficoltà a riempire le dita di una mano per quanto riguarda gli uomini. Forse negli ultimi anni grazie (si fa per dire) alle separazioni il numero cresce, ma sempre in percentuale minoritaria.

Com’è spiegabile questo fatto? C’è una ragione demografica? O semplicemente gli uomini non sanno stare da soli?

E qui arriva la citazione (per altro già riportata in altre note, perché mi piace molto). Diceva Gloria Stein “una donna senza un uomo è come un pesce senza una bicicletta”.

E un uomo senza una donna?

Perché effettivamente forse tutte queste amiche single non saranno sempre al 7 cielo, ma avete presente gli uomini single? Ammettiamolo amici, siamo una frana! Nostalgici quando abbiamo una grande storia alle spalle (non parliamo dei vedovi, che santificano mogli che hanno stressato per una vita!), schizofrenici e tendenzialmente vittimismi, nevrotici e autoassolutori quando non c’è neanche quella.

Non c’è dubbio che l’altra metà del cielo abbia più energie, più tempra, più coraggio e forse anche più fantasia per andare avanti.

Spiega questo il dislivello di cui parlavo prima? E’ per questo che ad un certo punto le donne, tante donne, o per scelta o per necessità, si ritrovano sole e noi maschietti no? Non lo so, non ho una risposta certa.

L’anniversario che conclude la nota mi riguarda da vicino e cade esattamente tra 7 giorni.

Infatti il 17 prossimo venturo saranno ben 25 anni che Ale ed io stiamo insieme.

Come sarebbe stata la mia vita se in quel torrido agosto dell’86 la nostra comune amica Federica non mi avesse proposto “perché non andiamo a trovare Alessandra a Tor San Lorenzo?”

Non lo so, ovviamente. Senza dubbio non sarei quello che sono.

Stare insieme ad una persona per 25 anni è una cosa bellissima. Ma non sto qui a raccontarvelo, che forse non è che ve ne importa chissà poi quanto. Una sola cosa voglio raccontare. Quello che potrei definire un beneficio obliquo, che non molti possono affermare di avere.

Essere innamorato per 25 anni della stessa donna, mi ha dato modo di stringere amicizie profonde con molte rappresentanti del gentil sesso. Cogliendo aspetti e sfumature che in genere noi maschietti tralasciamo, naturalmente attratti da altre cose.

Non vorrei fare torto a chi non cito, questo è solo un campione significativo che ovviamente non completa tutte le mie amicizie, né su FB, né tanto meno nella vita in generale. Ma in questo modo, proprio grazie ad Ale posso dire di essere rimasto affascinato dalla determinazione di Tery, dalla visione strategica di Maria Elena, dalla spiritualità di Antonella, dall’allegria di Isy, dalla voglia di farcela di Anna Maria. Sono rimasto incantato dalla grinta di Eleonora, dalla tenerezza di Chiara e di Serenella, dalla fantasia di Letizia, dall’energia di Paola e dalla capacità di analisi di Sara. Mi hanno conquistato la capacità di sognare di Madhu e l’energia di Benedetta, l’ironia di Emanuela e la voglia di cambiare il mondo di Laura.

Un uomo senza una donna è come…una bicicletta senza pedali!

Grazie amiche mie! Con voi me la cavo così…con la mia dolce metà mi sa che mi tocca pensare a qualcosa di un po’ più pirotecnico!

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La barricata fa miracoli

E allora mi fa “vogliamo andare a Pompei?” “Pompei? Ma è passato?” “Be’ sì, ci sono le rovine del passato”. Ah! E io che pensavo fosse passato remoto. Prima persona.

Io invece ho una proposta per te, però prima di tutto devo farti questa domanda per vedere se hai capito: qual è quell’animale che ha quattro gambe, vive in periferia e non mangia, ma divora.

Dunque, quattro gambe…ma è maschio o femmina?

Penso di sì.

E’ morto?

Chi?

Lui, oppure lei

A volte.

Va be’ mi arrendo.

E’ perché tu pensi che siamo amici perché sei ricco, hai una Ferrari, un superattico ai parioli e guadagni 10 mila euro al mese. Ma ti sbagli, invece. Sarei amico tuo anche se ne guadagnassi 90 mila.

Questo è molto consolatorio per me. Sai ho problemi, soffro di alitosi.

A sì, pensa se non me l’avessi detto, parlando con te al telefono non me ne sarei mai accorto.

Ma cosa ci fa qui questa libreria?

Ah, ora ti riconosco…mi stai prendendo in giro! Pensi che io sia stupido? La libreria non sta facendo proprio niente.

Forse ti sbagli.

Su cosa mi sbaglio? Sul fatto che la libreria sta facendo qualcosa?

No, sul fatto che non sei stupido.

Comunque, tu inventa una storia credibile ed io farò finta di crederci.

Una volta, ero in Africa, appena svegliato sparai ad un elefante in pigiama. Però non ho mai capito perché a mezzo giorno quello avesse ancora il pigiama.

Va bene, ho capito, è un segreto. Tieni, prendi questi cento euro e non dirlo a nessuno. Anzi, sono troppi, ridammeli e puoi dirlo a chi vuoi.

E’ la storia della mia vita. C’è sempre uno che ama la ragazza che mi piace e lei ama lui. Il fatto che da quando l’ho vista non resisto, non ce la faccio,non riesco a pensare ad altro che a lei. Vorrei solo avere una possibilità, solo un momento da soli io e lei. E la luna. E allora, la prenderei fra le braccia. La stringerei forte. E le direi….”Mi scusi signora, non è che mi laverebbe la canottiera?”

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Anche per te

Quest’otto marzo è anche per te. Per te a cui non dovevo mai spiegare nulla. Che mi hai capito più e meglio di chiunque altro. Per te che amavi i fiori, ma odiavi le mimose. Che ci sei stata sempre e sempre ci sarai. Per te che sei nei miei pensieri insieme a e prima di ogni altra cosa. Che non eri la mia donna, ma era come se lo fossi. Per te che non chiedevi mai, perché sapevi già. Che non dovevo nulla, perché dovevo tutto. Per te che eri stonata, ma ti piaceva canticchiare. Ecco va, canticchiamo insieme…

e così, e così, e così
io resto qui
a darle i miei pensieri,
a darle quel che ieri
avrei affidato al vento,
cercando di raggiungere chi…
al vento avrebbe detto sì.

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Scuole paritarie

A Bologna fra due settimane ci sarà un referendum per abrogare il finanziamento alle scuole materne paritarie voluto dal sindaco Merola (del Pd).

Uno studente di una qualsiasi scuola pubblica costa allo Stato Italiano 7.500 euro annui.

Uno studente di una scuola paritaria gliene costa 600 euro.

Ma l’idea che lo stato debba finanziare le “scuole dei preti e delle monache” è indigeribile ai più (mi sa che con questa nota rischio di rovinarmi qualche amicizia…).

Eppure il discorso è molto semplice. Fatto 100 il numero di studenti in Italia, lo Stato ha i soldi (ovvero, i docenti, le aule, gli edifici) per garantire la scuola a 80.

Gli altri 20 che fa, li butta in mezzo alla strada? Li manda a lavorare?

Potrebbe essere un’idea – invece, guarda un po’ –  si organizza coinvolgendo un soggetto diverso. E così a 72 ci pensa direttamente lui, agli altri 28 ci fa pensare i privati e in cambio gli dai i soldi per 8.

Togliere i soldi alle scuole paritarie sarebbe, come si dice a Roma, il risparmio di Maria calzetta. Con le risorse “risparmiate” infatti non si garantirebbe affatto un miglioramento della scuola pubblica, anzi. Si aiuterebbe la chiusura di quelle paritarie (che già stanno in crisi per conto loro) e quindi si manderebbe in tilt tutto il sistema.

Senza contare – tra l’altro – che mandando i figli alle scuole paritarie, non solo faccio risparmiare lo stato (che per i miei figli spende il 92% in meno), ma con le mie tasse finanzio una struttura pubblica di cui non usufruisco.

Ma vuoi mettere quant’è fico dire “aboliamo i finanziamenti alle scuole private”!

Tipico esempio di populismo tafazzista che fa sì che la sinistra rimanga minoritaria nel paese e riesca a perdere le elezioni anche quando le vince.

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Limiti e confini

Nei manifesti pubblicitari del Gay Village di Roma capeggia uno di quegli slogan che vorrebbero essere tanto fichi. Quegli slogan che vorrebbero evocare significati alternativi, disegnare orizzonti diversi, immaginare mondi  anticonformisti. E invece, probabilmente proprio al contrario di quello che avrebbero voluto esprimere i creatori, è una perfetta riproduzione della mentalità corrente, di quello che più o meno coscientemente pensa la massa delle persone. Massa non solo come maggioranza, ma proprio nella peggiore accezione del termine, come insieme indistinto, banale, scontato, meschino e calcolatore.

Lo slogan in questione dice su per giù “Abbiamo confini, non abbiamo limiti”.

E questa sarebbe la rivendicazione della diversità?

A me sembra proprio che tutti vogliano i confini e nessuno vuole limiti.

Il razzista fissa i confini del suo territorio, per far sì che l’altro ne sia fuori. E per farlo non ammette limiti.

Il manager rampante stabilisce confini fra la sua vita (e magari la sua etica) privata e la sua carriera pubblica. Nel farlo spesso non vuole limiti.

L’uomo che non guarda al di là del suo naso, che sta giornate, mesi, anni a rimirare il proprio ombellico stabilisce con ferma tenacia i proprio confini, invalicabili da vicini o lontani. Ovviamente alle sue masturbazioni (intellettuali e non) non può e non vuole porre alcun limite.

Ma insomma, passiamo ad un piano metafisico. L’egoismo fissa confini, chiari e ben definiti. E per farlo non ammette e non riconosce alcun limite.

Sarebbe interessante riflettere del perché, proprio una “comunità” che fa dell’orgoglio della diversità ed insieme della richiesta di uguaglianza, scelga, magari inconsciamente, di farsi rappresentare da uno slogan massimamente conformista come questo.

Ma davvero il conformismo alla “mentalità del mondo” è la strada migliore per arrivare ad alcuni sacrosanti diritti fino ad oggi negati? Non so rispondere, in ogni caso invece penso che a volte per essere originali non basta mettersi piume di struzzo e vestiti sgargianti, se poi, alla fine della fiera, si è tali e quali a quelli da cui avremmo voluto distinguerci.

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Quando soffia il vento

Quando soffia il vento c’è chi tira su muri e chi costruisce mulini.

I primi si nascondono per paura di essere portati via. I secondi pensano al modo di incanalarlo per tirarci fuori nuova energia.

Dietro ai muri i primi si sentono al riparo, ma non possono vedere dove li avrebbe portati il vento, non possono vedere cosa il vento gli avrebbe portato. Non sentono più l’aria! Per paura vivono senza rischiare, ma per paura rischiano di non vivere.

Costruendo mulini i secondi si espongono, ma nel bene e nel male si accorgono sempre prima cosa sta per succedere. Annusano l’aria! Non hanno paura di rischiare, perché non hanno paura di vivere.

Chi tira su muri non ha più niente da attendersi, se non guai. Per questo non si fida e pensa sempre a difendersi. Ha piedi e testa ben piantati sul terreno, perché per lui il vento è sempre una minaccia.

Chi costruisce mulini ha sempre la speranza che il vento giri dalla sua parte. Per questo sa aspettare fiducioso il suo momento. Ha i piedi in terra, ma la testa fra le nuvole, perché per lui il vento è un’opportunità.

I primi hanno bisogno di certezze e nascondo le loro insicurezze ricercando risposte definitive. Gli altri si nutrono di dubbi e mettono in gioco le loro sicurezze ponendosi sempre nuove domande.

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Poro nonno

Guardiamola da un altro punto di vista…

Ma se voi aveste un nonno che si tinge i capelli, si mette i tacchi, corre appresso alle ragazzine, fa battute volgari in contesti ufficiali, vede nemici ovunque, stravolge il senso della realtà…ma non vi vergognereste? Non cerchereste di fare l’occhiolino ai vostri interlocutori per fargli capire garbatamente le condizioni del “poro nonno”, come si dice a Roma? “Eh poro nonno, quando era giovane quante ne ha combinate…” E non pensereste seriamente di farlo vedere, da qualcuno bravo o al limite di metterlo in una struttura adeguata dove potrebbero seguirlo, accudirlo a dovere?

Perché non vergognarsi? Perché invece continuare a frequentarlo? Perché andare da lui a pranzo tutte le domeniche? Per pietà, forse? In ricordo dei tempi andati, di quando ancora ci si poteva ragionare? O forse perché è ricco? Forse perché sotto banco vi passa qualche euro. E cinque oggi, dieci domani. Cento la prossima settimana. Tanto con la testa non ci sta più… “nonno, mi presti il bancomat così vedo quanti soldi hai in banca?” e così la visita dal nonno serve ad arrotondare la paghetta. E in questo modo cresce la corte di ruffiani, leccaculo, nani e ballerini. Perché loro gli vogliono bene, poro nonno, tanto ‘na brava persona…quando il cielo se lo riprenderà vedrete come parleranno bene di lui…già se lo rimpiangono, poro nonno, quante battute, che risate che ci faceva fare!

Ma la vergogna? C’è ancora qualcuno che si vergogna in questo paese?

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Lazialità

Lazialità è un concetto con cui noi misuriamo il nostro essere.

Lo dico di nuovo, Lazialità è un concetto con cui noi misuriamo il nostro essere…della Lazio!
Non credo in Claudio Lotito
Non credo in Giorgio Chinaglia
Non credo in Paolo Di Canio
Non credo in Sergio Cragnotti
Non credo in Michele Plastino
Non credo in quelli che hanno portato il calcio a Roma
Non credo ne “i laziali so fascisti”
Non credo ne “i laziali so burini”
Non credo ne “i laziali so pariolini”
Non credo nelle marce per non far vendere i giocatori
Non credo nelle marce per non fallire
Non credo nelle marce in generale
Non credo nei derby vinti, né in quelli persi
Non credo alle vittorie, né alle sconfitte
Non credo nella Banda Mancini
Non credo negli Irriducibili
Non credo nella Curva Nord
Non credo negli Eagles Supporters
Non credo in Romulus Rex
Non credo in Lazionet

Io credo nel bianco e celeste
e nell’Aquila che vola nelle immensità del cielo.

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E venne il giorno

E poi venne quel giorno.

Il giorno in cui tutto era diverso. Quel giorno di novembre quando le formiche cominciarono un po’ ad alterarsi. Con quel caldo che faceva loro continuavano a sgobbare, facendosi un notevole fondoschiena, mentre quelle donnine allegre delle cicale continuavano a cantare a squarciagola, neanche fosse piena estate. Eh che cazzo Lafontaine! Ma mica vale così! A questo punto, noi avremmo dovuto starcene tranquille a bere e a trombare al calduccio dei nostri formicai e quelle peripatetiche delle cicale avrebbero dovuto essere già belle che schiattate…allora? Dobbiamo scioperare anche noi? Dobbiamo scendere in piazza? Bloccare la città come fossimo blechebloc? Guarda che non ci mettiamo niente, eh! Tanto il passamontagna nero neanche ci serve! Scesero in piazza miliardi di formiche, secondo la questura però erano centinaia di milioni.

A quel punto davvero qualcosa sembrava diverso. Ma era una sensazione sbagliata. Non c’era qualcosa di diverso. Era tutto completamente diverso. Gli uomini che avevano ordinato le guerre, si decisero ad ordinare delle pizze. Di vari gusti e le inviarono ai quattro angoli del mondo conosciuto, sfamando più di cinque miliardi di persone. Ad un certo punto la birra cominciò a scarseggiare e i più sfortunati finirono la pizza con la gazzosa. Ma tutti erano abbastanza contenti lo stesso. I poveri diventarono ricchi e i ricchi diventarono poveri. E tutti quanti insieme cominciarono a cantare “Che confusione, sarà perché ti amo”.

I politici smisero di rubare e i ladri smisero di fare politica. Perfino Berlusconi sembrava una brava persona: non raccontava barzellette, non faceva cucù e non si tingeva i capelli. Canticchiando “ho visto la mia fine sul tuo viso”, decise di ritirarsi su un’isoletta del pacifico, non prima di aver dichiarato il proprio amore per una culona inchiavabile. Era veramente tutto diverso. Tutti sembravano più simpatici. Persino i romanisti.

E pure la signorina Rottermeier smise per un po’ di sfracassare i minchioni alla povera Heidi, anzi, decise di accettare le advances del nonno della bambina ed insieme fuggirono per una notte d’amore in un romantico alberghetto alla periferia di Alassio. I bambini cominciarono ad insegnare ai grandi come si fa a giocare. Ma non alla play station, se no che diverso era? I bambini insegnarono ai grandi a giocare a nascondino, a chiapparella e quelli più arditi provarono anche a spiegare i rudimenti del subbuteo. Con alterne fortune però.

Alcune fanciulle, a detta di molti un po’ bruttarelle, trovarono marito. Più che bruttarelle, per la precisione l’espressione usata per definirle fu “brutte come un rutto d’oca”. Ad usarla fu un uomo di colore, che parlava con un forte accento pisano. Fra le pagine chiare e le pagine scure l’uomo cercava in tutti i modi di comprare vere borse di Fendy da impellicciate signore di mezza età, che però non volevano darle via. Le borse, che avevate capito? Non ne volevano sapere, finché lui tirò fuori uno scudo. Non quello spaziale di Goldrake, no! Un’autentica banconota da cinquemilalire e con quello si portò a casa tutto.

I ciechi vedevano e i sordi sentivano, i muti intonavano canti tirolesi e qualcuno giurò di aver visto anche una partita fra arbitri e guardalinee, dove i tifosi avversari, invece di insultarsi da una curva all’altra cominciarono una gigantesca partita a nomicosecittà. A scuola era obbligatorio iniziare le lezioni cantando tutti insieme Stand by me. I vecchi smisero di morire. E questo forse fu l’aspetto più bello.

Venne quel giorno e tutti lo ricordammo a lungo. Quello fu il problema, lo ricordammo e allora non ci insegnò nulla. Perché invece di ricordare il passato sarebbe meglio inseguire il futuro. Un futuro in cui davvero tutto potrebbe essere diverso.

Quando scende la notte e la terra è scura
E la Luna è l’unica luce che vedremo
No, non avrò paura, io non avrò paura
Almeno finché tu stai, tu stai qui accanto a me

Allora tesoro, tesoro stai accanto a me, oh stai accanto a me
Oh stai, stai accanto a me, stai accanto a me

Se il cielo che guardiamo lassù, dovesse cadere e precipitare
O se le montagne dovessero sbriciolarsi nel mare
Io non piangerò, io non piangerò, no, non spargerò una lacrima,
Almeno finché tu stai, tu stai accanto a me

E tesoro, tesoro, stai accanto a me, oh stai accanto a me
Oh stai adesso, stai accanto a me, stai accanto a me

E tesoro, tesoro, stai accanto a me, oh stai accanto a me