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Le statistiche non ufficiali. Ovvero quello che WordPress non ti ha mai raccontato

Non vorrei mai far parte dei lettori di un blog che avesse me come autore

E così c’era questo folletto particolarmente ciarliero. Era stanco di andare su e giù, Sidney, New York, tra un blog e un altro e così gli ho detto “folletto, perché non ti fermi un fottuto minuto e ti bevi con me una fottuta birra?” Il minuto sono diventati dieci, così come le birre e il folletto ha cominciato a cantare, raccontando la verità vera…quello che wordpress non mi ha mai raccontato. Vi riporto fedelmente le sue rivelazioni, scusandomi per la traduzione dall’elfico, abbastanza approssimativa, ma è una lingua che non frequento più da parecchio.

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 16.000 volte in 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 6 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Questo è quello che scriviamo. La differenza è che i fottuti frequentatori del teatro dell’opera di Sydney solitamente sono sobri, non si mettono le dita nel naso, pagano per andare a quel fottuto teatro e poi sono australiani. Tu hai fottuti lettori australiani? No! E allora, che pretendi?

Hai caricato 23 immagini, per un totale di 2 MB. Son quasi 2 immagini al mese.

Ti dirò due cose a riguardo, una negativa e una positiva. La prima è che non avevi proprio un fottuto nulla da fare. Un bel giretto su youporn, ad esempio no? La seconda è che il 23 è un bel numero a tombola, questo devo riconoscertelo.

Il giorno più trafficato dell’anno è stato il 27 giugno con 213 pagine lette.

Tu pensavi che il giorno più trafficato fosse il primo sabato di agosto…ahahahah che fottuta battuta che mi è venuta! E invece no. I tuoi fottuti lettori il 27 giugno non avevano veramente, ma veramente nient’altro da fare. C’è da aggiungere che questi 231, appena letto, hanno giurato a loro stessi che mai più si sarebbero fatti vedere dalle tue parti.

Nel 2014, ci son stati 139 nuovi articoli, che hanno portato gli archivi totali del tuo blog a 229 articoli.

Considerato che ci sono 365 fottuti giorni, 52 fottute settimane, significa che ogni due fottuti giorni e mezzo hai scritto qualcosa. Ce n’era proprio bisogno? Pensi sul serio che qualcuno ne sentiva la mancanza? E quanti di questi 139 sono articoli minchioni? Ecco, appunto. Non era meglio dedicarsi, che so, a riparare fottute biciclette usate? O imparare a costruire fottuti cancelli? Trovare un rimedio contro il fottuto acne giovanile? Pensaci in futuro, dai retta a me.

L’articolo più letto è stato “Ma l’amore vero esiste per davvero?”

Ti rendi conto che il tuo fottuto articolo più letto è quello con una fottuta domanda nel titolo? Una fottuta domanda senza una fottuta risposta, anche perché è una domanda notoriamente, anzi direi, fottutamente minchiona? Non ti dice forse qualcosa sui frequentatori del tuo fottuto blog?

I tuoi lettori ti hanno trovato soprattutto tramite Facebook e venivano da 66 Paesi.

La prima notizia non è una notizia, ma la conferma della minchioneria del blog, la seconda invece potrebbe ben figurare nella rubrica “strano, ma vero” della Settimana Enigmistica, oppure nella rubrica “Non ce ne frega una benamata ceppa”, della Settimana Follettica. Possibile che le tue fesserie interessano gente che sta in ben 66 Paesi nel mondo? Dove andremo a finire?

E passiamo ai commentatori più assidui: Vetrocolato (http://vetrocolato.wordpress.com/) , Zeusstamina (http://musicfortraveler.wordpress.com/), Tilladurieux (http://tilladurieux.wordpress.com/), Bia (http://vivodasola.wordpress.com/), Claire (http://latisanadellasera.wordpress.com/).

Ora, a parte Tilla, che com’è noto si è data alla coltivazione di fottuti papaveri indiani, mi rivolgo agli altri quattro…vi rendete conto? Cioè, voglio dire, a parte quelle volte che soffrivate di insonnia o di aerofagia e reflusso gastrico, ma tutte le altre…perché? Non mi sembra che questo Romolo vi debba dei soldi. Forse era ubriaco quando ve ne ha promessi, ma tanto vedrete che farà finta di non ricordarselo!

E così, finita la mia scorta di birre, facendo un rutto di una certa consistenza, mi ha augurato un “fottuto buon anno” e se n’è andato, canticchiando i Blink 182

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Classifiche dell’anno

E così, come ogni anno, questo è il periodo dei bilanci, di guardarsi indietro e fare una lista delle cose belle capitate nell’anno.

Cominciamo con i libri. Quest’anno ho letto più del solito: l’incidente prima, il riprendere la metropolitana poi, hanno alzato vertiginosamente la media annua. Ho letto davvero dei gran bei libri: molti di autori già frequentati come Lansdale, Mc Carthy, fra gli italiani Carofiglio e Piperno, però la mia classifica dei primi tre vede: al terzo posto di R. Mcliam Wilson “Eureka Street“, al secondo di P. Meier “Il Figlio“, al primo posto di J. Guenassia “La vita sognata di Ernesto G“. Tre libri che consiglio vivamente a tutti. Bellissimi!

Passiamo alla musica. A differenza dei libri non ci sono stati picchi eccelsi. A parte Somewhere under Wonderland dei Counting Crows (molto bello), stento a trovare Cd da ricordare. Coldplay e Kasabian non all’altezza dei precedenti, vecchi leoni tipo Jackson Browne o gli U2 abbastanza deludenti: forse l’unica altra bella conferma è Passenger (che ho visto anche dal vivo e ne è davvero valsa la pena), con Whispers. Fra gli italiani il trio Gazzé, Silvestri, Fabi, ma giusto per voler mettere qualcosa.

Passando agli eventi, di questo 2014, ricorderò senza dubbio il bel giro in Germania fatto a Pasqua. 3000 km in macchina su e giù con tutta la famiglia sono stati faticosi, ma divertenti. E a parte che ho scoperto di avere due Tamagochi al posto dei figli (fame, sonno, mi annoio, devo andare al bagno e poi si ricomincia, fame, sonno, ecc.), sicuramente è stata una bella vacanza.

Sul lavoro grandi cambiamenti. Non per me, almeno per il momento, ma senza dubbio, dopo 12 anni il cambio dei vertici aziendali ha portato una ventata di novità dopo tanto tempo. Vedremo cosa succederà nei mesi che verranno, ma certo la sensazione di essere ad un punto di svolta è abbastanza tangibile.

Dovendo scegliere una giornata da cancellare, ovviamente, dico l’11 settembre. Il mio undicisettembre! Il perone ha fatto crack e i due mesi successivi non sono stati niente di entusiasmante. Va be’ è passato, ci ho scritto in questo post e poi anche in quest’altro, è il caso di non rinvangare. Invece, se devo scegliere una sola giornata bella che sicuramente ricorderò, dico il 27 marzo. Ed è strano, perché in realtà quel giorno per me è il più brutto di tutti. 15 anni fa, proprio in quella data, se ne andava mia mamma. Ma quest’anno, contrariamente al solito, è stata invece una giornata inaspettatamente bella. Una giornata di lacrime, ma diverse dal solito, una giornata non ripiegata sula passato, anzi, al contrario, aperta sul futuro. Una giornata speciale, grazie ad una persona speciale, che ormai fa parte della mia vita.

In conclusione comunque un anno, che ricorderò con piacere. Ma ormai dovreste conoscermi, per me il bicchiere è sempre mezzo pieno…generalmente di qualcosa di alcolico. Perché come ho letto recentemente, l’ottimista è quello che guardando una foglia di mentuccia in automatico ci vede un bel mojito.

Buon Natale a tutti!

 

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Test minchionatalizio: albero o presepe?

In effetti dagli ultimi post poteva anche sembrare che questo fosse un blog serio. Ma avvicinandosi le feste la mia vena minchiona si stura e riviene fuori in modo quasi inevitabile. E così, eccomi qui ad intrattenervi con un bel test. Minchione, ovviamente. Siete tipi da Presepe o da Albero? Come tutte le grandi alternative o di qua o di là, mare o montagna, carbonara o matriciana, bagno o doccia, o restando nel periodo, panettone o pandoro? Tocca a voi!

1)  Sei a una festa che tende al moscio andante, quando improvvisamente, parte il trenino
A. Ti chiudi in bagno fingendo un attacco di colite, avvalorando la cosa con rumori inequivocabili
B. Ti unisci al flusso inarrestabile, contento come un bambino, in realtà ubriaco come un barbone
C. Fingi di essere una pianta grassa, nascondendoti dietro il divano.

2) Dopo un pranzo luculliano, mentre agogni un divano per appisolarti un po’, ecco che qualcuno ha la balzana idea di tirar fuori la tombola
A. Senti che è il tuo momento, ti proponi per il cartellone, fissi il costo delle cartelle a 10 euro e speri così finalmente di cambiare la macchina
B. Accetti stoicamente l’avverso destino, ma ti riprometti di dar fuoco alla sedia del primo minchione che urla “ambo” appena esce il primo numero
C. Scateni una rissa quando si tratta di stabilire se è valido fare terno sulla stessa fila dove si è fatto ambo.

3) Al pranzo per i saluti di Natale, ti si incolla come una patella allo scoglio, il collega molesto, evitato da tutti per via dell’alito pesante
A. Per allontanarlo gli racconti di aver contratto una malattia infettiva molto contagiosa
B. In un momento di distrazione gli dai una capocciata sul naso e fuggi via con le patatine.
C. Pensi che in fondo è Natale e bisogna essere più buoni. Fuggi con le patatine, senza dargli capocciate

4) Sei al cenone di capodanno. Parte il countdown: meno dieci, meno  nove, meno otto…
A. Meno male che è finito!
B. L’anno prossimo vendo tutto e scappo alle Fiji
C. E dai che c’ho sete e si riscalda lo spumante

5) Qualche giorno prima di Natale ti piomba a casa un vecchio amico che non senti e non vedi da anni e per di più ti porta anche un regalo
A. Fingi di essere contento e per ricambiare gli rifili un libro sull’arte bizantina nell’avellinese
B. Cogli l’occasione per offrirgli il panettone aperto per sbaglio, che tanto a casa nessuno lo mangia
C. Pensi che sicuramente ti chiederà dei soldi

6) Cena di compleanno, fra un brindisi e un altro, tutto d’un tratto, parte il coro “discorso, discorso” e ovviamente tocca a te
A. Ti aggrappi alla grappa e per celebrare l’occasione tiri giù un rutto da guinness dei primati
B. Pensi dentro di te che in fondo la poltrona del dentista non è poi così male
C. Ringrazi dei regali e fai il verso a Verdone, spiegando che quella è una situazione….”sssstrana, proprio ssstrana

A
L’Albero è il tuo preferito, quello che esemplifica la tua essenza. No, non sto dicendo che hai le palle solo per bellezza, volevo dire invece che luci e pajette sono dentro di te, come la mortadella dentro la pizza bianca. Dai, ammettilo che hai sempre sognato di mascherarti da Babbo Natale e regalare pacchetti a bambini entusiasti. Il consiglio è: va bene mascherarsi, va bene la slitta, ma evita il Raccordo Anulare, che in questi giorni, neanche con le renne riusciresti a camminare.

B
Magari ancora non lo sai, ma il tuo Karma propende per il Presepe. Ti rimane questo dubbio del bue e l’asino (chi ha cominciato? il bue che dava del cornuto all’asino o l’asino che dava del ricchione al bue?), ma per il resto in occasioni come queste la tua natura agreste riemerge come la schiuma quando versi la birra. Il consiglio è: fatti amico i pastori! E già che sei, scegli un bell’abbacchio a scottadito, con un po’ di rosmarino e un filo d’olio e vedi che bel Natale!

C
Francia o Spagna, purché se magna. La diatriba non ti appassiona e inoltre il nome dei Re Magi non ti ha mai convinto fino in fondo (tanto tanto passi per Gaspare e Melchiorre, ma Baldassarre! E dai su!) e gli aghi di pino ti urtano non poco. Il consiglio è: evita, fuggi via. Se le Hawaii sono troppo lontane, c’è sempre capocotta, che in fondo anche d’inverno ha il suo perché.

Buon Natale a tutti!!!

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Il fine, i mezzi, Benigni e arditi paragoni

Certo che siamo uno strano Paese. Tolleriamo e anzi, continuiamo a votare una classe politica che in confronto i 40 amici di Ali Babà erano una congrega di santi, ma poi ci scandalizziamo se Benigni guadagna 4 milioni di euro incollando davanti al teleschermo 1 italiano su 3, battendo tutti i record di ascolto e probabilmente, tra diritti all’estero e pubblicità, facendo guadagnare l’azienda che l’ha ingaggiato. In un contesto così avvelenato che ci spaventa organizzare un’Olimpiade, tanto siamo sicuri che mafie e camorre varie si ruberanno tutto (che sarebbe come dire, non mi voglio innamorare più, perché sono sicuro che poi mi spezzerà il cuore), non ci può venire a fare la morale uno che guadagna una cifra così sproporzionata.

Qualcuno, al contrario, ha tentato di giustificare l’operazione mettendola un po’ sul vecchio detto che il fine giustifica i mezzi. Vale la pena spendere 4 milioni per dar voce ad un talento simile, che ci ha ridato una luce e una speranza, in questo periodo così buio e così drammatico per il nostro Paese. Ma se questo era il fine, capisco anche chi si è incazzato per i 4 milioni. Il fatto è che i “fini” non interessano a nessuno. Perché i “fini” non esistono. Sono mete, obiettivi, più o meno raggiungibili. Quello che interessano sono i “mezzi”. Perché quelli sono la nostra quotidianità, il nostro reale, la vita di tutti i giorni. E’ il come arrivi all’obiettivo, la strada che percorri, i compagni di viaggio quello che davvero ci interessa. Arrivare alla meta, alla fine dei conti, è quasi ininfluente.

Molto più banalmente, a me benigni è piaciuto. Mi è piaciuto proprio tanto. A qualcuno non è piaciuto? Certo. Del resto c’è chi compra i CD di Gigi D’Alessio, c’è chi adora le torte con la zucca e la cannella e c’è perfino, addirittura, so che è dura comprenderlo, chi è tifoso della Roma. Il gusto è quanto di più soggettivo ci possa essere. Rispetta il mio naso, se vuoi che io rispetti il tuo.

Però non dovremmo confondere i piani e pensare che un attore, pur bravo, pur dicendo cose bellissime, possa diventare la guida che ci porterà fuori dalla crisi. Benigni fa il suo mestiere, lo fa bene, si fa pagare bene e fa bene a farlo. Non credo abbia altre aspirazioni. Non penso dovremmo dargli altri ruoli. Perché altrimenti sarebbe come se per assurdo, uno solo perché scrive belle canzoni pensasse di poter lanciare una rivoluzione. Oppure, proseguendo nelle iperboli delle assurdità, sarebbe come se un comico si mettesse a fondare un partito.

Mi sa che i paragoni non sono il mio forte.

 

 

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Arriva Lancillotto…

Se ci pensate è abbastanza incredibile che una cosa successa quasi duecento anni fa abbia dato vita ad un modo di dire che usiamo ancora oggi: “è scoppiato un quarantotto”, “andare a carte quarantotto”…quanto ha cambiato il mondo, le persone, il modo di pensare quello che successe in quel fatidico anno? Eppure nel frattempo ci sono state le guerre di indipendenza, la riunificazione d’Italia, le guerre mondiali, la caduta della monarchia. In teoria ci sono stati anni molto più decisivi di quello. Chissà se anche nelle altre lingue europee c’è lo stesso modo di dire.

Il quarantotto. Ma lo sapete che alla smorfia napoletana vuol dire “morto che parla”? Ed io che ero sicuro che fosse il quarantasette. C’è sempre da imparare. Sarebbero meglio due da ventiquattro? Chi lo sa. Personalmente mica sono così sicuro che a 24 anni fossi meglio di ora.

Quarantotto fa rima con “osso rotto” e questa cosa avrebbe dovuto mettermi in guardia. E pensare che invece la rima che mi è sempre venuta automatica con questo numero è quella canzoncina di carosello (ma anche questo sta a significare che sono ormai vicino ai cinquanta!)

Comunque, pensate che fortuna, anche quest’anno, per l’ennesima volta,il mio compleanno è caduto esattamente il giorno in cui sono nato. Ma non trovate che sia una coincidenza incredibile?

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How to save a life

Non serve essere il passante notturno di Modugno che appare improvvisamente vicino ad uno che vuole buttarsi da un ponte. Non succede quasi mai, purtroppo. Non serve fare il vigile del fuoco e strappare dalle fiamme l’ignaro malcapitato. E’ il loro dovere, non vorranno un grazie per questo. Non devi essere un eroe che sprezzante del pericolo sconfiggi i cattivi e salvi la fanciulla indifesa. Quello è un film di Hollywood, non la vita vera. Non è neanche necessario essere il magnate generoso che spandi e spendi il tuo superfluo per risollevare le sorti di qualche disgraziato vittima di disastri finanziari. Quello non succede più neanche a Hollywood.

Non serve avere tutte le risposte e tutti i consigli più saggi. Se fai così anzi, rischi pure di diventare un po’ stronzo. Non è necessario alimentare i sogni più belli e più arditi. Quelli sono gli spacciatori e non è detto che ti vogliano davvero bene. Non devi difendere e proteggere, coprire ed aiutare. Così non aiuti, anzi forse soffochi.

Non serve essere un medico che grazie alle sue capacità e al suo intuito salva un malato con un’ardita operazione. Neanche loro vorranno il tuo grazie, perché anche per loro in fondo salvare vite è un lavoro. Non devi sacrificare la tua vita, annullandoti per sottostare ai capricci e alle paranoie. La linea da salvatore e carnefice in quei casi è un confine molto labile. Non è necessario essere un angelo caduto dal paradiso. Anche perché ormai è già stato detto che noi non vogliamo andare in paradiso se da lì non si vede il mare.

No, non è necessario nessuna di queste cose. Basta ascoltare con la testa, sorridere con il cuore e stare in piedi insieme tutta la notte, senza dormire. Ecco, soprattutto non dormire.

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Una giornata da ricordare

Ci sono giornate in cui non te ne va bene una. Nate male e finite peggio. Quando ogni circostanza si incastra mirabilmente come pezzi di un puzzle per romperti ogni piano (e anche qualcos’altro). Quando persone e cose si danno appuntamento per ballare il tip tap sul tuo apparato riproduttivo. Giornate al termine delle quali se uno ti chiede, “buona giornata?”, ti verrebbe da rispondere “buona giornata un cazzo!”

Ecco, questa NON è stata una di quelle.

Oggi, come scrivevo altrove, era una di quelle giornate in cui c’era molto in gioco. Molto da perdere, soprattutto. E invece sembrerebbe che la prova del 9 (che giorno era oggi? tutto torna!) sia stata ampiamente superata. L’adrenalina continua a scorrere imperterrita e sarà il digiuno calcistico prolungato, sarà la sorpresa per quello che è successo, mi sa che prima di dormire mi ci vorrà un altro goccetto di quello buono.

Perché il bello è che mentre l’appuntamento importante andava come meglio non avrebbe potuto, succedeva un’altra cosa bella. Un cosa inaspettata, improvvisa, assolutamente insperata. Ci avevo lavorato su, è vero, avevo fatto tutto quello che era in mio potere, ma a quel punto non dipendeva più da me, qualcun’altro avrebbe deciso.

Così ti rendi conto che in fondo è proprio vero che le vere soddisfazioni nella vita sono altre. Sono quelle che non arricchiscono il tuo conto in banca, ma solo la considerazione di te stesso. Non hanno peso, non hanno consistenza, non hanno riscontri se non negli occhi di un’amica. Non servono neanche parole. Basta uno sguardo.

E’ inutile illudersi. Tendiamo ad avere più giornate come quelle che dicevo prima, che giornate come oggi. Come nei sulla schiena, come cicatrici che quando cambia il tempo ci rifanno male, le giornate di merda si fissano nella memoria come pidocchi nei capelli unti. E allora invece io mi voglio ricordare questo 9 dicembre, voglio ricordarmi quello sguardo luminoso, come un sole che arriva dopo un temporale.

 

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I 10 luoghi comuni

Frasi fatte, luoghi comuni, modi di dire, pseudo proverbi. Come potremmo portare avanti una conversazione in ascensore con il vicino attaccabottoni? E in metropolitano con il collega molesto? Nella sala d’attesa del medico quando incontriamo un conoscente che ha voglia di parlare?

Sono cose banali, scontate, sentite e risentite, spesse volte spudoratamente false, però mi hanno sempre suscitato una strana attrazione. Perché sentiamo il bisogno di ripeterle? Quando le sento mi si accende subito una lampadina. Vorrei dire all’interlocutore, ma perché stai dicendo ‘sta stronzata? Probabilmente le tiriamo fuori quando non abbiamo proprio niente da dire. Oppure quando temiamo di dire cose sconvenienti e allora per non sbagliare ci rifugiamo nel già detto.

Ma io lo posso capire appunto da uno sconosciuto o da una conoscenza superficiale. Quando però le tirano fuori gli amici o comunque persone con cui ho un po’ più di confidenza, se sono in vena, la cosa più divertente del mondo è contraddire drasticamente: “il cane è più affettuoso del gatto? Ma quando mai! Gli scozzesi sono tirchi? Assolutamente no. Quella non è bella, però è un tipo? Sì, un tipo di scorfano, forse quello di scoglio.”

L’effetto disorientante dell’interlocutore è davvero spassoso. Ancora meglio (sempre che se ne abbia tempo e voglia) è insistere nella tesi contraria, tanto da portarlo a negare quello che aveva appena detto. “Il nuoto è uno sport completo, ma ci si raffredda spesso. E poi non stai all’aria aperta. E ti vengono le spalle troppo grandi. Quando smetti ingrassi sicuro. Rischi sempre che ti venga l’otite. E le infezioni che prendi con quell’acqua, chissà che ci sta dentro”. Lo so, quando mi ci metto sono un vero scassaminchioni!

E dunque, visto che tra l’altro le classifiche minchione mancavano da un po’, ho pensato di elencare quelle più eclatanti, quelle che nascondono un modo di pensare, un approccio alla vita o semplicemente alla relazione con l’altro, catalogandole per categorie.

Geografico. Venezia è bella, ma non ci vivrei. Perché dovresti viverci? Chi te l’ha chiesto? E hai pensato i veneziani come la prenderebbero?

Metereologico. Non ci sono più le mezze stagioni. Io ho 48 anni…avessi mai visto una mezza stagione! Dove sono finite, chi se l’è imbertate? Dai su, tiratele fuori!

NostalgicoNon ci sono più i sapori di una volta. Anche qui. Chi se li è presi? Ma soprattutto, siamo sicuri che a questo famoso ristorante “diunavolta” si mangiasse proprio così bene?

Bugiardo. Non è per soldi, ma per principio. Ecco, quando uno premette non è per questo, ma è per quest’altro, state sicuri che invece è proprio esattamente per quello. E per nient’altro!

Storico. Se Mussolini non entrava in guerra. Questa tipologia è fantastica, perché scatena le discussioni più minchione. E se i Babilonesi non avessero attaccato l’impero assiro? E se invece i Maya avessero respinto le truppe di Cortez?

Populista. I politici rubbano tutti. Rigorosamente con due b. Che poi se è un politico a dirlo si ritorna al paradosso di Epimenide su cui già vi ho intrattenuti. Quando però fai notare che in fondo li abbiamo votati noi, allora spesso ci si aggancia qualche altra perla di saggezza appartenente alla categoria successiva.

Fatalista. Nella vita nessuno ti regala niente. Che poi ‘sto signor Nessuno, da Polifemo in poi, ancora lo cercano. Perché poi dovrebbe regalarci qualcosa resta un mistero.

Etnologico. I cinesi sono tutti uguali. Anche qui ognuno ha la sua: quelli so tirchi, quegli altri mangiano patate, quelli guidano male, quegli altri non si lavano. E le olive? So’ greche.

Iperbolico. Qui una volta era tutta campagna. Questo è quello che adoro più di tutti. Un’affermazione assolutamente indimostrabile, legata a ricordi probabilmente inesistenti, ma soprattutto assolutamente priva si qualsiasi interesse per l’interlocutore.

TautologicoNei luoghi comuni c’è sempre un fondo di verità. Di quest’ultima categoria ne abbiamo avuto un fulgido esempio proprio qualche giorno fa. Il Censis (cioè, non il primo minchione che scrive su un blog) ci fa sapere che i gggiovani in Italia non vengono valorizzati. Me cojoni! E ci dovevate fare un’indagine sociologica sopra? Ma si sa, le tesi per convincere devono essere suffragate da prove. E allora che ti fa quel genio che dirige il Censis? Se ne va in pensione e lascia il posto al figlio! Ma non lo trovate straordinario? Perché in fondo è proprio vero che nei luoghi comuni c’è sempre un fondo di verità. E poi, volendo restare in tema, “ogni scarrafone è bello a mamma sua“. Ed evidentemente pure a papà.

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Su attese, pretese e ancora sulle Radio

C’è chi aspetta e chi attende. Perché una cosa è aspettare, una cosa è at-tendere. Nel primo caso si sta fermi sperando che l’oggetto del cercare arrivi. E ci incazziamo se non arriva come e quando diciamo noi. Nel secondo gli si va incontro e si fa tutto quello che è in nostro potere per arrivare ad incontrarlo. Così facendo, difficilmente avremo aspettative fuori dalla realtà, né tanto meno pretenderemo chissà cosa. L’attesa sarà comunque un lungo cammino, una strada verso, in cui spereremo di raggiungere e di essere raggiunti, tenendo alto lo sguardo, mantenendo però i piedi per terra.

Oggi un anno fa mi venne fuori questo post. Ed è buffo pensare a quante cose sono cambiate e quante sono invece esattamente le stesse. Quindi riprendiamo quell’esempio. Come scrivevo lì, certe sintonie nascono spontanee, sono come affinità elettive, che tu riconosci al volo, senza neanche sapere il nome. Le senti e…bamm, contatto! Ed è per questo che ci attendiamo molto da quelle radio: perché ci teniamo. Ci attendiamo di ascoltare certe canzoni, perché abbiamo scelto noi di entrare in quella sintonia e abbiamo fatto di tutto per rimanere collegati. E’ chiaro che più la ascoltiamo, più la conosciamo e più sapremo cosa attendere. Sapremo cosa manderà in onda nelle giornate uggiose e cosa in quelle piene di sole. Sapremo quando il segnale farà capricci e ci lascerà in silenzio e quando invece urlerà a squarcia gola. Ma per quanto conosciamo quella radio sarebbe stupido, arrogante (e anche inutile) pretendere di sentire la musica che vogliamo noi, perché comunque non siamo noi a decidere la programmazione.

Certo dall’attesa alla pretesa il passo è breve e magari il persistere di una canzone dissonante da quella che aspettavamo può disorientarci. Rischiamo di rimanere delusi, di non essere felici della musica che stiamo ascoltando. Più che un rischio direi una certezza.

Ma tra quello che ci possiamo (dobbiamo) attendere e quello che non possiamo (dobbiamo) pretendere, forse sarebbe bene rivedere la nostra scala dei valori. Ho la netta sensazione che ci siano tante cose che sopravvalutiamo. I soldi, il potere, il sesso, l’altrui apprezzamento. Tutte cose belle, tutte cose che possono aiutarci a stare bene, che ci possono rendere appagati, soddisfatti di noi stessi…ma sono così determinanti per essere felici? E se state per rispondere che sì, in fondo è proprio così, con qualche distinguo e qualche sfumatura, allora arrivo a dire che forse la cosa più sopravvalutata di tutti è proprio la felicità. Ma sul serio rincorrere la felicità è l’obiettivo degli obiettivi, l’altare sul quale sacrificare ogni altra cosa? Essere felici è lo scopo della vita?

Non c’è forse qualcosa di più splendido?

 

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Per qualche like in più

Qual è la cosa più folle? Uccidere la persona che dicevi di amare, scriverlo sul social network per “condividere” questa bella impresa, oppure 300 persone che esprimono il loro apprezzamento (chissà su quali delle due precedenti follie)? Effettivamente è difficile scegliere, ma in fondo non sono fenomeni così nuovi. Il femminicidio purtroppo è vecchio come il mondo, così come il vantarsi di azioni simili. E cosa non si farebbe oggi per qualche like in più!

Ma anche l’ammirazione per le azioni efferate non ha nulla di nuovo. I frustrati sono sempre esistiti, così come il fascino perverso del male. Mentre un aguzzino infierisce sulla vittima, c’è spesso qualche miserabile che non avendo il coraggio di compiere nefandezze in prima persona, si accontenta di assistere ed applaudire. Il guaio di quest’epoca tecnologica è l’amplificazione di questi fenomeni, la vetrina mediatica che rischia di creare fenomeni di emulazione o quantomeno di rendere plausibili, accettabili, “condivisibili” certi orrori.

 

Va bene il diritto di cronaca, ma di fronte a queste atrocità non sarebbe meglio tacere? Non sarebbe meglio non dare risalto e vetrina ai mostri? Diffondere, non significa in fondo rendere lecito? Come giustamente si interrogava Iome  qui: quanti danni può fare l’informazione? Quanto può manipolare, influenzare, indirizzare le opinioni, anche a distorcere la realtà dei fatti?

Il male esiste, probabilmente è connaturato nell’uomo, insieme al bene. E non basta contrastare il male. Bisogna chiudere le vie attraverso cui si diffonde, tagliare le radici su cui si nutre, qualsiasi esse siano. A riguardo mi sembra assolutamente straordinaria l’attualità di quello che sta scritto nel Vangelo di Matteo: “E’ inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo.”